Diary - Chuck Palahniuk

“Diary”
di Chuck Palahniuk

Strade Blu Mondadori, 2003
288 pagg. – 9 Euro

Ancora una volta Mr. Palahniuk mi ha offerto una lettura gradevolissima. “Diary” è un piccolo capolavoro. Un romanzo meraviglioso – sia nella forma che nel contenuto – che si divora nel giro di pochissime ore.
Racconta la storia di Misty Marie Kleinman, una donna americana di 41 anni, che come lavoro fa la cameriera in un hotel. Sgobbando come una schiava riesce a mantenere sua figlia docicenne (Tabby) e sua suocera (Grace). Suo marito Peter Wilmot, invece, è all’ospedale in coma irreversibile poiché ha tentato il suicidio con i gas di scarico della sua auto, chiudendosi in garage.
La vita di Misty scorre amara: non fa altro che lavorare come un somaro e ricordare con dilaniante nostalgia di come trascorreva la sua infanzia chiusa nella roulotte di sua madre a sognare ad occhi aperti. Da bambina immaginava una vita tutta rosa e fiori, si divertiva a disegnare la città quasi perfetta in cui desiderava vivere. Da adulta è arrivata vicinissima a realizzare il suo sogno. Grazie agli sforzi economici di sua madre è riuscita a frequentare il college (una scuola d’arte). Lì ha conosciuto Peter, un bizzarro ragazzo di Waytandsea Island. Si è fatta conquistare dai suoi gioielli, vecchi e sporchi fondi di bottiglia che chiamarli bigiotteria sarebbe far loro un grandissimo complimento. Poi l’ha sposato, si è messa sotto la sua ala protettiva e si è fatta portare su quest’isola dove sembra che il tempo si sia fermato al diciottesimo secolo. Tutto appare perfetto, a partire dalla forma orografica del luogo, sino alla toponomastica delle strade, passando per l’architettura e gli interni delle case. Almeno così appare Waytandsea Island nel momento in cui Misty e suo marito si trasferiscono. Poi gli anni passano: hanno una bambina, Misty abbandona l’idea di diventare una grande artista, il marito si mette a fare operaio edile, dedicandosi alle ristrutturazioni, e pian piano tutta la ricchezza e i fasti delle grandi famiglie del posto scompaiono. I soldi finiscono per tutti quasi ad un tempo. Nel momento in cui il racconto inizia (circa tre mesi dopo il disgraziato tentativo di suicidio di Peter) l’isola è ridotta malissimo. I turisti hanno abbruttito ogni cosa, invadendo quello che un tempo poteva essere considerato una specie di Eden. Tutte le vecchie case delle famiglie alto-borghesi del posto sono state affittate per meri motivi economici. I signori del luogo si sono ridotti a vivere e lavorare come impiegati e/o operai nel rinomato hotel dell’isola, quello a forma di castello. Tutti gli abitanti di Waytandsea Island pare ripongano le proprie fiducie su Misty, a partire da sua suocera Grace e da sua figlia. Tutti vogliono che Misty riprenda in mano i pennelli e si dedichi alla pittura. A Waytandsea credono che la rinascita dell’isola sia nelle mani di questa grassa e stanca cameriera.
Il romanzo è redatto in forma di diario (da cui il titolo). Ogni capitolo è contrassegnato da una data e, in alcuni casi, da una fase lunare. E’ la stessa Misty a scriverlo. Racconta tutto quello che le accade e che vede in giro, i posti che frequenta, chi incontra e quello che pensa. Anche se a volte lo fa in terza persona. In realtà ama ancora suo marito e spera che un giorno possa svegliarsi dal coma – anche se sa benissimo che non accadrà mai. Vuole fargli leggere tutto quello che si sta perdendo mentre il suo cervello è spento.
“Diary” non deluderà affatto chi è già fan di Palahniuk. Anzi, potrebbe addirittura far nuovi proseliti. Chi non ha mai avuto modo di leggere qualcuna delle sue storie potrebbe trovare qui, più che altrove, un grande scrittore contemporaneo.
Romanzo più che consigliato.

La scheda di Bol.it e quella di Ibs.it.
Altre piccole recensioni di libri di Palahniuk che ho letto:
Ninna nanna,
La scimmia pensa, la scimmia fa.
Cavie
Soffocare
Invisible Monsters
Fight Club