Mister Hula Hoop (poster)

Mister Hula Hoop
(The Hudsucker Proxy)

di Joel Coen (Usa, 1994)
con Tim Robbins, Paul Newman, Jennifer Jason Leigh,
Charles Durning, Bruce Campbell, Steve Buscemi,
Anne Nicole Smith, John Mahoney, Bill Cobbs

Uno dei prii film dei fratelli Coen. Questa volta Joel lo troviamo alla regia, mentre Ethan è alla produzione. A scrivere la sceneggiatura, invece, si sonomessi in 3: loro due più Sam Raimi, ovverossia il regista dei primi tre episodi della saga cinematografica “Spiderman”.
Ancora una storia americana sul successo, sui vincenti e sui perdenti, sui self-made man, sul denaro, sul potere, sulla bontà delle cose semplici, sui sentimenti veri e sinceri, sulle rapide salite e sulle improvvise discese, sulle idee che funzionano, e così via.
“Mister Hula Hoop” racconta la storia (molto romanzata e piena di fantasia) dell’uomo che ideò l’omonimo giocattolo: quel cerchio di plastica colorata, pieno di sabbia, che per decenni ha fatto trascorrere ore di allegria a grandi e piccini. Sto parlando di Norville Barnes, un apparente sempliciotto che, dopo il college, si trasferisce in città. Arriva a New York dalla campagna, cerca lavoro ma non ha nessuna esperieza così finisce a fare il fattorino per le spedizioni interne di un gigante dell’industria americana dell’epoca: la Hudsuker Company. Siamo alla fine degli anni ’50. Quando improvvisamente il capo del capi, il presidente della società, si suicida, gettandosi dall’ultimo piano del grattacielo dell’azienda, il consiglio non perde la calma, anzi rilancia: per paura di perdere il controllo sulla compagnia, decide di giocare sporco. Tutti i consiglieri, su indicazione del perfido Sidney J. Mussburger, cercano di gettare cattiva luce sull’azienda per far crollare le azioni e ricomprare tutto a poco prezzo. Il loro gioco consisterà allora nel rastrellare titoli a prezzi stracciati. Per fare questo hanno bisogno di creare sfiducia sul mercato. A loro serve una testa di legno, un fantoccio incompentente, uno stupidotto messo a capo della società per mostrare al mondo quanto questa si trovi in cattive acque. L’uomo che fa per loro sarà ovviamente Norville Barnes. Che però tanto stupido non dimostrerà di essere, a partire dall’ideazione e messa in produzione dell’hula-hoop. In un primo momento a mettergli i bastoni tra le ruote ci sarà Amy Archer, una giovane giornalista arrivista di un quotidiano locale, già vincitrice del Premio Pulitzer. La tipa si fingerà una sempliciotta per entrare nelle grazie del neo presidente e scoprire cosa c’è sotto ma fortunatamente presto si renderà conto che è tutto un tranello messo in piedi dai pezzi grossi della Hudsuker. Quando Amy scoprirà che Norville è solo una pedina nelle mani di quei bifolchi, un animo dolce e sincero, finirà per innamorarsene.
Fiaba ben scritta e soprattuto ben recitata. Paul Newman quasi quasi ha recitato meglio da anziano che da giovane. Il vecchio uomo di finanza, arcigno e cattivo, lo speculatore col ghigno perpetuo e il sigaro Havana in bocca gli riesce davvero bene. Incarna perfettamente il cattivo assoluto, quello tipico delle fiabe.
Tim Robbins fa tanta simpatia. Seppure appare spesso buffo, risulta una valida scelta di cast grazie alla sua faccia da eterno bambinone, ai capelli impomatati col ciuffo, al sorriso generoso che si ritrova e al suo essere alto molto oltre la media.
La Leigh invece non riscontra tanta empatia da queste parti però ci sa fare. Bisogna ammetterlo. Il ruolo della donnina che vuole emergene in un mondo fatto a misura d’uomo le riesce. Il profilo della dura fuori ma tenera dentro riesce si palesa bene anche grazie alla messa in piega boccoluta e ai vestini gessati stretti stretti, lunghi sino a mezzo polpaccio.
Anne Nicole Smith ha solo un paio di scene piccolissime nei panni della fatalona che si accompagna a uomini di successo solo per apparire su copertine e farsi fotografare in giro per locali a fare la bella vita.
Steve Buscemi invece ha una sola posa: lo vediamo nei panni di una barista di un locale per intellettualoidi in cui non si servono alcoolici e si leggono poesie della cosiddetta ‘Beat generation’.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.