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Archive for luglio, 2008

Ricette d’amore

luglio 31st, 2008

Ricette d’amore (poster)

Ricette d’amore

di Sandra Nettelbeck (Germania, Austria, Italia, Svizzera, 2001)
con Martina Gedeck, Sergio Castellitto, Maxime Foerste,
Sibylle Canonica, August Zirner, Ulrich Thomsen,
Olivier Broumis, Katja Studt, Diego Ribon

Ricordate “Sapori e dissapori”? Bene: è il remake di questo film.
Le differenze non sono tante. Per una volta gli americani si sono limitati a rifare tutto uguale, quasi scena per scena. Sommariamente si può dire che se la versione americana è più orientata alla commedia (basta guardare la recitazione un po’ sopra le righe di Catherine Zeta-Jones anche in frangenti non proprio ridicoli), qui invece l’atmosfera è molto più seria e drammatica. Nonostante tutto rimane un bel film. Anzi forse è anche meglio di “Sapori e dissapori”.
Certo Martina Gedeck può avere un suo fascino ma non è bella come Catherine Zeta-Jones. Il punto però non è questo. (Che poi, altrimenti il lettori di Smeerch.it iniziano subito a lamentarsi) Il punto è che questo è il film originale. Ed è sufficiente. E’ fatto bene. Il momento dell’incidente che occorre alla sorella della protagonista è tanto drammatico da risultare persino commovente. Lo giuro. Stavo quasi per piangere… forse perché sapevo già quello che stava accadendo sullo schermo. Boh. Chissà!
Martina Gedeck, dicevo, è perfetta per fare la cuoca isterica/nevrotica che imperversa per tutto il primo tempo del film. La faccia da trentenne precisina ma insoddisfatta ce l’ha. Non me ne vogliano i suoi fan(s). Ma ci saranno in giro fan della Gedeck?
Maxime Foerste, la ragazzina che veste i panni della nipote della cuoca, è molto brava, cioè rende bene l’idea della bambina che, chiudendosi in se stessa a causa della perdita di sua madre, diventa inappetente, scontrosa e dispettosa.
Anche Castellitto se la cava molto bene. E’ persino inutile dirlo. Certo, se paragonato con il biondo Aaron Eckhart potrebbe perdere lo scontro (le signore di sicuro preferiscono l’americano) Pero, oh: è sempre un bell’uomo. Nonostante i suoi 55 anni. E poi ha fascino da vendere ed è un grandissimo attore. Di questo non si dovrebbe nemmeno discutere.
Il finale della versione europea è leggermente diverso dal remake Usa, almeno per quello che ricordo. In quest’ultima non si faceva menzione di un possibile matrimonio tra i due cuochi, i quali però aprivano insieme un nuovo ristorante.
Mi fa piacere sottolineare come le prime battute di “Ricette d’amore” siano un sincero e gustoso tributo all’alta cucina. Di sicuro sono passaggi scritti e girati da veri appassionati del cibo.
Peccato solo per alcuni noiosi cliché come il cuoco italiano che mentre cucina canta “Nel blu dipinto di blu (Volare)” di Domenico Modugno.
Fa piacere comunque che nella colonna sonora di entrambe le versioni ci sia un pezzo così bello come “Via con me” di Paolo Conte.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

film

Squadra antifurto

luglio 31st, 2008

Squadra Antifurto (poster)

Squadra Antifurto

di Bruno Corbucci (Italia, 1976)
con Tomas Milian, Giuliana Calandra,
Olimpia Di Nardo, Lilli Carati, Robert Webber,
Giuseppe Pambieri, Mimmo Poli, Toni Ucci,
Massimo Vanni, Benito Stefanelli, Salvatore Billa,
Roberto Messina, Giancarlo Badessi, Franco Oppini

Finora non avevo mai visto per intero un film della saga dell’ispettore Nico Girardi, anche noto come Er Monnezza. Beh, la settimana scorsa l’ho fatto. Ne ho visto uno. E vi dirò: pensavo peggio. Non ho riso granché e alla lunga mi ha un po’ annoiato. Però certi film come questo andrebbero visti anche solo per comprendere il perché siano diventati dei cult: non esiste giovane tra i 20 e i 30 anni che non sappia chi sia “Er Monnezza”. Magari non tutti hanno visto un film della saga ma sanno a che cosa ci si riferisce con quel termine, non solo al personaggio, ma a tutto un modo di fare, di agire e soprattutto di parlare. Una certa sboccataggine della borgata romana che pare non morire mai e che di certo è stata ben fotografata da questa saga.
Questa commedia in particolare ha anche un risvolto drammatico sul finale: degli spietati malavitosi uccidono un ex-galeotto amico di vecchia data del commissario, solo perché ha osato aprire bocca con un poliziotto. Er Monnezza in questo frangente non può far altro che mostrare finalmente un lato meno duro della sua personalità, meno spaccone e più umano.
Soggetto e sceneggiatura sono dello stesso regista, Bruno Corbucci, e di Mario Amendola.
Nota: le musiche sono state composte dagli Oliver Onions ma senza pseudonimo, ossia come Guido e Maurizio De Angelis.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

film

Spaghetti House

luglio 31st, 2008

Spaghetti House (poster)

Spaghetti House

di Giulio Paradisi (Italia, 1982)
con Nino Manfredi, Rudolph Walker, Leo Gullotta,
Néstor Garay, Sandro Ghiani, Gino Pernice,
Elvis Payne, Renato Scarpa, Rita Tushingham,
Eddie Tagoe, Derek Martin, Rudolph Walker

Commedia dal sapore amaro ispirata ad una storia vera.
Cinque camerieri di un ristorante italiano a Londra sognano di fare il grande passo: affrancarsi dal lavoro dipendente, mettersi in società ed aprire anch’essi un ristorante tipico nella capitale inglese. I loro piani però vanno decisamente all’aria quando una notte, all’ora di chiusura, mentre cenano, fanno i conti e si preparano ad andar via, arrivano tre rapinatori neri che per l’inesperienza e la paura di essere presi finiscono per farli ostaggi.
La prigionia dei camerieri, all’interno dei magazzini del ristorante, durerà più di due giorni e non cesserà finché i tre pseudo-malviventi (auto-definitisi Combattenti per il Fronte di Liberazione Negro) si consegneranno alla polizia che li tiene sotto assedio.
Infastidisce un po’ che la sceneggiatura e i dialoghi vertano molto sul presunto paragone tra il razzismo subito dalla gente di colore e le difficoltà che devono affrontare degli onesti immigrati italiani. Il personaggio di Manfredi, infatti, non fa altro che buttarla su cose del tipo “noi siamo padri di famiglia, onesti lavoratori, siamo tutti uguali” e cose così.
La commedia in più punti da amara può trasformarsi in amarissima ma non fa lo scatto necessario, in quanto non ci scappa il morto. Nemmeno per sbaglio.
Manfredi qui è se stesso più che mai. La sua arma vincente è quell’umorismo semplice e semplicistico di chiara origine ciociara.
Nella squadra dei cinque camerieri emigrati ci sono: un giovane sardo che vorrebbe imparare il mestiere di cuoco (Sandro Ghiani), un toscano gagà dai capelli impomatati che si vanta di aver studiato alla scuola alberghiera di Montecatini (Gino Pernice), un marchigiano (Néstor Garay) e un siciliano pauroso e malaticcio, interpretato alquanto sopra le righe da Leo Gullotta.
Non male invece l’interpretazione di Rudolph Walker, nei panni del giovane Capitano Martin che fungendo da elemento serio, duro e riflessivo fa da contraltare alla cialtroneria dei camerieri fifoni.
Renato Scarpa appare in pochissime scene come il ragionere che passa di notte per i vari ristoranti italiani a riscuotere l’incasso e a far conti. Il suo personaggio sarà il primo a svignarsela all’apparire dei rapinatori.
Il soggetto del film è stato ideato dalla famosa coppia Age e Scarpelli; con loro alla sceneggiatura ha collaborato anche lo stesso Manfredi e il regista Giulio Paradisi.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

film

Prima ti sposo poi ti rovino

luglio 30th, 2008

Prima ti sposo poi ti rovino

Prima ti sposo poi ti rovino
(Intolerable Cruelty)

di Joel e Ethan Coen (Usa, 2003)
con George Clooney, Catherine Zeta-Jones,
Geoffrey Rush, Billy Bob Thornton, Julia Duffy,
Edward Herrmann, John Bliss, Cedric the Entertainer,
Steven Hack, Stacey Travis, Paul Adelstein

Simpatica commedia dei mai abbastanza lodati fratelli Coen. Un po’ amara, se considerata sotto il profilo sentimentale, o alquanto spietata, se considerata dal punto di vista della critica alla società americana in cui matrimoni, divorzi e accordi per la sparitizione dei beni sono all’ordine del giorno.
Se qualcuno vi dice che con questo film i Coen si sono svenduti non credetegli. E’ così che si fa: si raccattano quanti più soldi possibile con le commediucce da cassetta e poi si usano quei soldi per produrre cose migliore, pellicole sperimentali e dal maggior valore (simbolico, filmico, culturale, ecc.)
La storia è semplice semplice da spiegare: Miles Massey, uno dei più abili ed infallibili avvocati divorzisti di Los Angeles si mette contro Marylin Rexroth, una trentenne arrampicatrice sociale, una spenna-mariti, facendole perdere la causa che la vede schierata contro suo marito, Mr. Rexroth, per la spartizione dei beni di comune proprietà.
Lei decide allora di vendicarsi inscenando un (falso) secondo matrimonio con un (falso) facoltoso petroliere texano. Il conseguente divorzio – falso anche questo – fa sì che l’avvocato Massey, ormai perdutamente innamorato di lei, la creda miliardaria. I due si trovano a Las Vegas: lui crede casualmente, lei invece ha architettato tutto. Si piacciono, compatiscono l’uno la solitudine dell’altra e si sposano su due piedi, facendo il più classido dei colpi di testa. Prima del fatidico “Sì!” firmano un contratto prematrimoniale ma lei lo strappa durante la prima notte di nozze al fine di rendere tutta la messinscena più credibile.
Il giorno dopo lui scopre che lei è poverissima e che ha portato avanti per mesi il suo meschino piano intenzionata ad incastrarlo. Messo in mutande, o quasi, l’ex infallibile Miles Massey fa di tutto per riacquistare dignità e patrimonio. Arriva quasi all’assassinio della rivale, nonostante ne sia ancora pazzamente innamorato.
Le cose comunque alla fine si metteranno per il meglio e l’amore trionferà. La prova finale di fiducia sarà data – beffa amara e sarcastica – proprio da un contratto prematrimoniale.
George Clooney simpatico, come sempre. Forse ancora di più proprio nelle scene in cui la sicurezza del personaggio che interpreta vacilla. Lo vediamo balbettare, perdere la sicumera che lo contraddistingue e mostrarsi vulnerabile, in una parola: sperso. Bravo dunque lui ma questa volta anche bravo Francesco Pannofino che lo doppia.
Catherine Zeta-Jones fa la bellona, la tizia che fa perdere la testa. Una ultra-trentenne ultra-desiderabile. E’ e resta bellissima, intediamoci. Oggi e sempre. A dirla tutta però, forse in altri film è stata truccata ed agghindata meglio. In una scena appare persino con una capigliatura di colore biondo-pessimo.
Geoffrey Rush nei panni del riccone con il codino, e in quelli del barbone, risulta molto buffo.
Cedric the Entertainer dovrebbe risultare goffo invece, non mi sembra che lo sia. Gli spettatori americani l’avranno apprezzato sicuramente più di noi italiani: vuoi per la maggiore notorietà in patria, vuoi per i giochi di parole in lingua originale. Il suo personaggio, una specie di investigatore privato grasso e logorroico, in italiano non fa che ripetere: “L’ho incastrato alla grande!” Una frase che non mi fa ridere affatto.
Bravissimo invece Paul Adelstein nel ruolo dell’avvocato braccio destro di Massey, un tipo sensibile che si commuove ad ogni matrimonio che partecipa.
Pellicola consigliata a tutti: buona per rinfrescare con qualche sorriso le calde serate d’estate.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

film

Bluvertigo’s Moonwalking

luglio 28th, 2008

Durante il concerto del 27 Luglio a Casoni di Luzzara (RE), Andy e Morgan dei Bluvertigo si divertono a fare i cazzoni sul palco con mossette di breakdance e moonwalking.

Fonte: l’account Flickr di Fran.

segnalazioni, videoclip

Il cavaliere oscuro

luglio 28th, 2008

 Il cavaliere oscuro (poster)

Il cavaliere oscuro
(The Dark Knight)

di Christopher Nolan (Usa, 2008)
con Christian Bale, Maggie Gyllenhaal,
Heath Ledger, Gary Oldman, Michael Caine,
Aaron Eckhart, Morgan Freeman, Eric Roberts,
Anthony Michael Hall, Monique Curner, Chin Han,
Joshua Harto, Nathan Gamble, Michael Jai White,
Melinda McGraw, Nestor Carbonell

Iniziamo col dire che questo è anche un film d’azione ma non solo un film d’azione. Finalmente un bel film dedicato al Cavaliere Oscuro. Se fino a l’altro ieri ero convinto che la migliore trasposizione cinematografica di sempre su Batman fosse il primo episodio (quello del 1990 diretto da Tim Burton) adesso ci rifletterei un po’ prima di rispondere. Forse ho cambiato idea. Forse è meglio quest’ultimo.
Nonostante questo film sia decisamente più violento dei precedenti mi sento di consigliarlo praticamente a tutti. E’ una pellicola che va vista sia che siate fan di Batman sia che non lo siate. Una di quelle belle, grandi produzioni hollywoodiane che non si vedevano da tempo. Va dato atto a Nolan che con questo “The Dark Knight” è riuscito a ridare una certa diginità al filone dei film tratti da fumetti celebri.
Innanzitutto bisogna dire che il personaggio di Batman non è qui protagonista assoluto. La narrazione si concentra moltissimo anche su altri personaggi, come il tenente Gordon o il procuratore Harvey Dent, che potrebbero dunque essere considerati alla stregua di co-protagonisti.
Come dicevo già sopra, in “Dark Knight” non c’è solo tanta azione (inseguimenti, scazzottate, esplosioni, salti da palazzi, mitragliate, ecc.) ma anche del contenuto interessante ed in alcuni casi originali. Cito un paio di esempi: la questione del controllo totale sui cittadini, vista come problema non semplice da risolvere, sempre teso tra risposta alla necessità di sicurezza della comunità e violazione della privacy dei singoli. Oppure il senso di responsabilità e l’umanità della gente comune: Joker ipotizza l’anarchia e la prevaricazione dell’uno sull’altro, come conseguenza del caos generato da un’emergenza sicurezza, mentre quello che accade è esattamente il contrario. Nonostante gli eventi narrati, in questo caso, siano palesemente ipocriti e buonisti c’è da ammirare soggettisti e sceneggiatori per il solo fatto di  aver trattato un argomento del genere.
Ma la mia stima nei confronti degli uomini che hanno messo in piedi questo spettacolo di film non si limita alle grandi questioni sollevate (vedi anche il peso della colpa che alla fine della storia Batman assume sulle proprie spalle). Ci sono anche tanti altri piccoli particolari, decisamente originali e gustosi, che meritano il costo del biglietto. Penso, ad esempio, al giochetto che Joker fa con la matita quando si presenta durante il consesso dei mafiosi di Gotham City.
Joker è forse tanto importante quanto Batman in questo film. Io continuo a preferire la versione di Jack Nicholson (soprattutto per la sfrontataggine e il ghigno fisso che aveva in faccia). Ad ogni modo va detto che Heath Ledger se la cava in maniera eccellente. Ricorderemo per molto tempo il modo viscido con cui umetta la lingua mentre minaccia con il coltello le sue vittime.
Su Christian Bale mi riservo di dire qualcosa di più profondo più avanti. Ci devo pensare su. Mi sembra comunque che il suo Batman sia meno umano dei precedenti. Troppo algido, troppo ‘tedescone’, troppo distaccato. Non lo trovo in grado di suscitare il benché minimo sentimento di fascino o vicinanza nello spettatore. Inoltre non ho capito la caratterizzazione di Bruce Wayne. Non è mai stato uno spaccone, né uno che faceva bella mostra della propria ricchezza. Qui invece pecca di spavalderia in diverse occasioni: sia quando arriva al party in elicottero portandosi appresso tre strappone d’alto bordo, che quando porta in crociera sul suo yacht l’intero balletto russo – anche se l’invito di gruppo era solo un pretesto, una copertura per nascondere l’incursione in Cina dell’Uomo-pipistrello.
Maggie Gyllenhaal non è bella. Diciamolo qui chiaramente. Nessuno si offenda. Non è brutta ma manco bella. Bravissima attrice, per carità. Ma le donne dei supereroi dei fumetti sono delle donnone, delle femme fatale, delle bellissime che fanno girare la testa. E la nostra simpatica Maggie non lo è affatto. Non è credibile. Come si può credere che due uomini belli e di successo come Bruce Wayne e Harvey Dent, che potrebbero avere tutte le donne del mondo, possano invece perdere il loro tempo dietro la gonnella di questa donnetta tutt’altro che fuori dal comune?
Gary Oldman ha finalmente ottenuto più spazio per il suo personaggio. Se lo meritava. Nella pellicola precente aveva all’incirca tre scene. Qui invece è quasi principe della storia. Quasi quasi tutto ruota intorno al suo Tenente James Gordon.
Michael Caine è sempre una gustosa conferma. Mai scelta fu più felice per il personaggio del maggiordomo Alfred.
Anche Aaron Eckhart sta benissimo nei panni del procuratore Harvey Dent. Sia in versione paladino della giustizia – il super-buono biondo dagli occhi chiari – che in edizione cattivo schizofrenico dalla faccia ustionata.
Il personaggio di Morgan Freeman l’ho trovato invece eccessivamente buonista. Perché nei film americani, da un tot di anni a questa parte, il portatore dei buoni valori dev’essere sempre un negro anziano? Qualcuno me lo spieghi, per favore. Non vi puzza di schifosa ipocrisia?
A Eric Roberts hanno affidato la parte del mafiosone. Volto segnato, cappottone di gran lusso e spalle quadrate. Mi sa un po’ troppo di luogo comune. Però è anche vero che non bisogna mai dimenticare che qui stiamo parlando di un film tratto dai fumetti.
Domanda impertinente: perché il sindaco di Gotham City se ne va in giro con una ingente dose di eyeliner nero sotto gli occhi? Non l’avete trovato anche voi imbarazzante? Cosa ci avranno voluto dire? Quale era il testo da leggere tra le righe? O è stato un semplice errore dei truccatori?
Giudizio complessivo sulla pellicola: da non perdere assolutamente.
Se però volete andare a vederlo solo perché è l’ultima pellicola girata dall’attor giovane, bello e promettente, l’ultimo bello e dannato morto orora, lasciate perdere.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

film

Diary

luglio 27th, 2008

Diary - Chuck Palahniuk

“Diary”
di Chuck Palahniuk
Strade Blu Mondadori, 2003
288 pagg. – 9 Euro

Ancora una volta Mr. Palahniuk mi ha offerto una lettura gradevolissima. “Diary” è un piccolo capolavoro. Un romanzo meraviglioso – sia nella forma che nel contenuto – che si divora nel giro di pochissime ore.
Racconta la storia di Misty Marie Kleinman, una donna americana di 41 anni, che come lavoro fa la cameriera in un hotel. Sgobbando come una schiava riesce a mantenere sua figlia docicenne (Tabby) e sua suocera (Grace). Suo marito Peter Wilmot, invece, è all’ospedale in coma irreversibile poiché ha tentato il suicidio con i gas di scarico della sua auto, chiudendosi in garage.
La vita di Misty scorre amara: non fa altro che lavorare come un somaro e ricordare con dilaniante nostalgia di come trascorreva la sua infanzia chiusa nella roulotte di sua madre a sognare ad occhi aperti. Da bambina immaginava una vita tutta rosa e fiori, si divertiva a disegnare la città quasi perfetta in cui desiderava vivere. Da adulta è arrivata vicinissima a realizzare il suo sogno. Grazie agli sforzi economici di sua madre è riuscita a frequentare il college (una scuola d’arte). Lì ha conosciuto Peter, un bizzarro ragazzo di Waytandsea Island. Si è fatta conquistare dai suoi gioielli, vecchi e sporchi fondi di bottiglia che chiamarli bigiotteria sarebbe far loro un grandissimo complimento. Poi l’ha sposato, si è messa sotto la sua ala protettiva e si è fatta portare su quest’isola dove sembra che il tempo si sia fermato al diciottesimo secolo. Tutto appare perfetto, a partire dalla forma orografica del luogo, sino alla toponomastica delle strade, passando per l’architettura e gli interni delle case. Almeno così appare Waytandsea Island nel momento in cui Misty e suo marito si trasferiscono. Poi gli anni passano: hanno una bambina, Misty abbandona l’idea di diventare una grande artista, il marito si mette a fare operaio edile, dedicandosi alle ristrutturazioni, e pian piano tutta la ricchezza e i fasti delle grandi famiglie del posto scompaiono. I soldi finiscono per tutti quasi ad un tempo. Nel momento in cui il racconto inizia (circa tre mesi dopo il disgraziato tentativo di suicidio di Peter) l’isola è ridotta malissimo. I turisti hanno abbruttito ogni cosa, invadendo quello che un tempo poteva essere considerato una specie di Eden. Tutte le vecchie case delle famiglie alto-borghesi del posto sono state affittate per meri motivi economici. I signori del luogo si sono ridotti a vivere e lavorare come impiegati e/o operai nel rinomato hotel dell’isola, quello a forma di castello. Tutti gli abitanti di Waytandsea Island pare ripongano le proprie fiducie su Misty, a partire da sua suocera Grace e da sua figlia. Tutti vogliono che Misty riprenda in mano i pennelli e si dedichi alla pittura. A Waytandsea credono che la rinascita dell’isola sia nelle mani di questa grassa e stanca cameriera.
Il romanzo è redatto in forma di diario (da cui il titolo). Ogni capitolo è contrassegnato da una data e, in alcuni casi, da una fase lunare. E’ la stessa Misty a scriverlo. Racconta tutto quello che le accade e che vede in giro, i posti che frequenta, chi incontra e quello che pensa. Anche se a volte lo fa in terza persona. In realtà ama ancora suo marito e spera che un giorno possa svegliarsi dal coma – anche se sa benissimo che non accadrà mai. Vuole fargli leggere tutto quello che si sta perdendo mentre il suo cervello è spento.
“Diary” non deluderà affatto chi è già fan di Palahniuk. Anzi, potrebbe addirittura far nuovi proseliti. Chi non ha mai avuto modo di leggere qualcuna delle sue storie potrebbe trovare qui, più che altrove, un grande scrittore contemporaneo.
Romanzo più che consigliato.

La scheda di Bol.it e quella di Ibs.it.
Altre piccole recensioni di libri di Palahniuk che ho letto:
- Ninna nanna,
- La scimmia pensa, la scimmia fa.
- Cavie
- Soffocare
- Invisible Monsters
- Fight Club

libri

SmeercHouse 26 Luglio 2008

luglio 26th, 2008

Puntata numero 34 della quinta stagione. Il blog di RadioNation non voleva saperne di andare online ma SmeercHouse non si è fermato nemmeno di fronte a questo ostacolo. On air sempre e comunque.
Potete ascoltare il podcast della durata di 122 minuti circa, premendo ‘play’ sul piccolo lettore nero che vedete qui sopra. Se volete portarvelo in giro, invece, potete scaricarlo cliccando qui (File Mp3 da 36,7 MB codificato Mono a 40Kbps – 22050 Khz).

La tracklist:
1. Beth Orton – Central Reservation (The Then Again Version)
2. Tita Lima – A Conta Do Samba
3. Busta Rhymes feat. Janet Jackson – What’s It Gonna Be?
4. Missy Eliot & Da Brat – Sock It 2 Me
5. Skee-Lo – Top Of The Stairs (Vocal Radio Mix)
6. Rappin’ 4-Tay – Playaz Club
7. Esthero feat. Jemeni And Jeleestone – Fastlane
8. John Legend feat. Andre 3000 – Green Light
9. J*Davey – Mr. Mister
10. Amy Winehouse – Rehab (instumental)
11. Two Fingerz – Certe Cose
12. Caparezza – Vieni a ballare in Puglia
13. Carnifull Trio – Mama Uba (Smeerch Dubby Remiss)
14. MGMT – Electric Feel (Justice Remix)
15. Todd Terry All Stars – Get Down (Mousse T Classic Club Mix)
16. The Mitchell Brothers – Michael Jackson (Calvin Harris Remix)
17. Juan Magan, Marcos Rodriguez feat. Sergio Perez – Merenguito (Original Mix)
18. Kaz James – Breathe (Thomas Gold Remix)
19. Laidback Luke feat. Ro Krom – Boom Fatty Boom (Original Mix)
20. Adele – Hometown Glory (Axwell Remode Mix)
21. Bangana Feat. Clarisse Muvemba – Dead End (Original Mix)
22. Chris Lake & Sebastièn Leger – Word (Original Mix)

podcast, smeerchouse

Giovinezza non ritornerà

luglio 25th, 2008

Brandelli di ricordi infantili che piano piano svaniscono, uno per volta.
Dice il Daveblog che Postalmarket chiude.

segnalazioni, videoclip

Banco Paz

luglio 23rd, 2008

Banco Paz - Scorched (poster)

Banco Paz
(Scorched)

di Gavin Grazer (Usa, 2002)
con Alicia Silverstone, Woody Harrelson, John Cleese,
Rachel Leigh Cook, Paulo Costanzo, David Krumholtz,
Joshua Leonard, Ivan Sergei, Max Wein, Marcus Thomas,
Jeffrey Tambor, Gavin Grazer, Steven Shenbaum, Wayne Morse

La storia di tre rapine in banca contemporanee. Tutta la storia avviene nell’arco di un weekend: dal venerdì mattina al lunedì mattina seguente. Delle tre rapine, nessun colpevole viene minimamente sospettato. L’unico a subirne le conseguenze è l’antipatico direttore della Desert Savings Bank. Commedia caruccia dai toni vagamente pulp – vedi il montaggio della sequenza degli eventi: che parte quasi alla fine per tornare indietro a mostrare le premesse e come la vicenda si è svolta per poi tornare al punto zero dei fatti e, da lì, riprendere a raccontare.
Alicia Silverstone interpreta una cassiera di banca vendicativa. Il suo ragazzo è il direttore di banca. Lui la molla per un altra e lei svaligia la filiale per fargli perdere il lavoro. Qui risulta molto carina. Più del solito. Forse l’hanno truccata per farla sembrare ancor più giovane di quanto non lo fosse all’epoca (26 anni).
Woody Harrelson fa la parte dell’impiegato di banca schizzato, che vive solo con un anatra e il cui obiettivo nella vita (a parte fuggire con i soldi frutto della rapina) è dare una lezione al vecchio che ha ucciso durante una battuta di caccia l’anatra che lui crede essere la madre del pennuto che ha in casa.
John Cleese veste appunto i panni di questo vecchio pazzoide, che si è arricchito grazie alla pubblicazione di un libro su come diventare ricchi e che va in giro a sparare a chiunque si avvicini alla sua villona da milionario.
Joshua Leonard è il giovane e rampante direttore della banca.
Rachael Leigh Cook fa Shmally, una tipetta frizzante con i capelli scuri corti che per vivere fa la commessa di un negozio di abbigliamento che nel tempo libero, invece, se ne va in giro in moto e si diverte a tirare uova sulla villa del vecchio milionario.
David Krumholtz è il fannullone del gruppo che vive nello stesso appartamento con Shmally, Marcus (Carter Doleman)- ossia l’apprendista gelataio che va in giro per colloqui di lavoro – e Stu (Paulo Costanzo), il terzo pavido cassiere della banca.
Il simpatico Jeffrey Tambor fa il responsabile risorse umane della banca.
Il soggetto del film è di Joe e Max Wein. La sceneggiatura, invece, l’ha scritta solo Joe.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

film