L’anno in cui i miei genitori andarono in vacanza (poster)

L’anno in cui i miei genitori andarono in vacanza
(O ano em que meus pais saíram de férias)

di Cao Hamburger (Brasile, 2006)
con Michel Joelsas, Germano Haiut,
Paulo Autran, Daniela Piepszyk,
Haim Fridman,
Simone Spoladore, Liliana Castro, Eduardo Moreira,
Gabriel Eric Bursztein, Felipe Hanna Braun,
Caio Blat,
Silvio Boraks, David Kullock, Rodrigo Dos Santos,

Film decisamente bello. Pieno di sentimenti veri con qualche picolo luogo comune sulla passione che i brasiliani hanno nei confronti del calcio, soprattutto l’adorazione per la Selecao, e su alcune ortodossie ebraiche.

Brasile 1970. Mauro, un ragazzino di circa 10 anni con la passione per il calcio da tavolo (una specie di Subbuteo) viene accompagnato a casa di suo nonno. I genitori gli dicono che devono lasciarlo temporaneamente per ‘andare in vacanza’. Ben presto si capisce che in realtà i due giovani stanno fuggendo dalla polizia che li cerca quetsione politiche, credo reati d’opinione legati al fatto di essere considerati comunisti sovversivi che attentano alla solidità dello Stato. Il caso vuole però che lo stesso giorno in cui il ragazzino si trasferisce da Belo Horizonte a Sao Paolo, suo nonno – un barbiere ebreo di nome Mòtel – abbia un infarto. A prendersi cura del piccolo ci penserà un ebreo anziano di origine Polacca di nome Shlomo. A dargli man forte nel fare da custode a questo irrequieto combinaguai sarà tutto il quartiere (il Bom Retiro) e la comunità ebraica di cui fa parte. Dapprima il rapporto tra il giovane Mauro e il brontolone Shlomo sarà pieno di piccoli scontri quotidiani, tanto che il primo dei deciderà di stabilirsi nell’appartamento di fianco, dove abitava suo nonno. Pian piano le schermaglie diminuiranno e il rapporto diventerà più affettuoso. Intanto, mentre in primo piano assistiamo alle prime scoperte di Mauro, alla sua crescita, all’amicizia con i ragazzini del quartiere, alla complicità con una piccola vispa condomina di nome Hanna, all’esultanza dell’intera nazione per le vittorie della Nazionale brasiliana ai Mondiali di Calci, sullo sfondo Shlomo si dà da fare per mettersi in contatto con i genitori del piccolo. Il vecchio saggio si muove con circospezione, contattando alcuni amici dei giovani in fuga tra le file dell’associazione studentesca filo-comunista della città.
Ogni personaggio è perfetto. Niente è fuori posto. I giovani attori sono bravissimi, nonostante credo siano tutti alla loro prima prova sullo schermo. In particolar modo il piccolo protagonista (Michel Joelsas) e la sua compagna di marachelle (Daniela Piepszyk), una peperina che non sbaglia un’espressione che sia una. Sempre pronta a fulminare con uno sguardo, ad un’alzata di spalle, a mostrarsi fintamente disinteressata. Da applausi.
Anche il ruolo del vecchio brontolone dal cuore d’oro, saggio e allo stesso tempo cocciuto nelle sue tradizioni, viene interpretato a dovere da un sapiente Germano Haiut.
Buona scelta di casting anche per la barista mora avvenente di origini greche (Lilian Castro), il portiere di colore che va in giro con la motocicletta potente ed il casco in testa (Rodrigo Dos Santos), e lo studente rivoluzionario di origini italiane (Caio Blat).
Ripeto: questo film a me è piaciuto. Drammatco ma non pesante. Portatore di buoni sentimenti ma senza essere melenso. Una vera sorpresa. Piacerà agli amanti delle cose semplici ma ben riuscite.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.