The Queen (poster)

The Queen

di Stephen Frears (Gran Bretagna, 2006)
con Helen Mirren, Michael Sheen,
James Cromwell, Sylvia Syms, Tim McMullan,
Alex Jennings, Helen McCrory, Roger Allam,
Paul Barret, Elliot Levey, Stephen Samson,
Gavin Park, Christopher Fosh

Il difficile rapporto tra la Regina e il suo popolo, quel sentimento di odio/amore tipico della Gran Bretagna dei giorni nostri (ma non solo). E’ questo quello che racconta Stephen Frears in “The Queen”. Occhi puntati su Sua Maestà e sulla sua sfera intima, su quello che non è pubblico, sul dietro le quinte.
Siamo nel 1997. Agosto. Tony Blair si è appena insediato come Primo Ministro, pieno di promesse. Il primo premier laburista dopo 14 anni 18 anni di governo Tory (conservatore). Ai reali sta un po’ sulle scatole. Lo ritengono presuntuoso, soprattutto per la sua tanto sbandierata attitudine riformatrice.
La notizia della morte di Lady Diana prende tutti alla sprovvista. Nessuno se l’aspetta. Da una parte la Regina, il suo consorte e la Regina Madre si rintanano in un silenzio imbarazzante. Non escono dalla loro residenza estiva di Balmoral, non rilasciano dichiarazioni, né interviste. Non sono intenzionati a fare funerali di stato o pubblici, ma fingono di rispettare le volontà della famiglia Spencer, ossia quella originaria di Lady D.
Dall’altra Blair esprime pubblicamente tutto il cordoglio nazionale, si concede alla stampa, si dà da fare per svolgere al meglio il suo ruolo istituzionale. Proprio a lui spetta l’infausto compito di fare da paciere tra il popolo e la Casa Regnante. Quando la popolarità della Corona crolla vistosamente sotto il peso del cordoglio non espresso in pubblico, Tony Blair si trova nell’imbarazzante condizione, da riformatore, di fare da scudo agli attacchi che provengono dalla stampa – soprattutto popolare – ai danni della Regina. Il Primo Ministro rilascia dichiarazioni chiarificatrici e consiglia a Sua Maestà in persona di cambiare in corsa le proprie scelte. Di mostrarsi in pubblico prima che sia troppo tardi e di partecipare al dolore con un atto pubblico, qualcosa, un gesto, che possa dimostrare che anche i Regnanti stanno soffrendo per la grave perdita. E quando questo accade, lo staff del Premier arriva addirittura a suggerire delle correzioni e delle aggiunte al discorso pubblico della Regina. Anche perché, ricordiamolo, Diana da più di un anno aveva ormai divorziato da Carlo.
Se si mette da parte la sfacciata partigianeria del regista nei confronti di Blair, qui ritratto come il salvatore della Patria e della Monarchia, e di Carlo (il Principe di Galles) tratteggiato in manier fin troppo sensibile, possiamo affermare – senza il timore di essere smentiti – che Frears ha realizzato un buon film. Una reale e realistica rappresentazione di quello che è oggigiorno la situazione della Corona, il rispetto e l’opinione che il popolo inglese nutre nei suoi confronti.
Poi sì, certo, andrebbe fatto tutto un discorso sul senso del dolore, sul modo di vivere il lutto, sui sentimenti mostrati pubblicamente e senza pudore, sullo stracciarsi le vesti in piazza, sui riti collettivi, sulla riservatezza, sulle tradizioni della Casa Reale inglese. Ma questo post diverrebbe forse troppo lungo e comunque credo che il film andrebbe visto proprio perché riesce a riassumere tutto ciò ottimamente.

Helen Mirren ha vinto l’Oscar per questa interpretazione, ma a me fa piacere sottolineare anche la stupenda recitazione di Roger Allam (già visto in Speed Racer nei panni di Mr. Royalton). Preciso, misurato, senza sbavature. Mai sopra le righe: proprio come il ruolo del segretario di Sua Maestà Elisabetta II, Regina d’Inghliterra, esigeva.
Tanto di cappello anche a James Cromwell. Meglio di così Re Filippo non lo si poteva proprio rappresentare. Alto, magro, serioso, brontolone, antiquato e anche un po’ tonto. Praticamente perfetto.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.