Nicole Kidman

Venerdì pomeriggio, appena uscito dal lavoro, sono andato dal parrucchiere. Il sabato pomeriggio è una bolgia. C’è da attendere per delle ore prima di essere serviti. Idem il sabato mattina. Quando la gente non lavora pare che non trovi nient’altro di meglio da fare che andarsi a rintanare in un salone di barberia. Per questo scelgo sempre di andarci il venerdì.
Che poi io odio andare dal parrucchiere. Non mi piace stare seduto ad attendere il mio turno, né tantomeno starmene buono buono sul sedile a lasciare che un tizio mi infili le mani nei capelli. Lo odio! Mi infastidisce e mi imbarazza. Con quello che costa, poi! 25 Dollari per tagliuzzare qualche decina di grammi di capelli. Il mucchio di peli che Julio mi toglie dalla testa non peserà nemmeno 3 once. È una cosa che mi dà noia ma ogni tanto va fatta. Ne farei a meno, ma i capelli lunghi non li sopporto. Con questo caldo, la mattina mi sveglio fradicio e di notte i capelli che si attaccano tra la nuca ed il cuscino sono quanto di più deleterio possa esserci per un sacro riposo.
L’ultima volta che li ho tagliati è stato per Natale. Sono passati anche quasi quattro mesi, andavano necessariamente accorciati. Ragion per cui mi sono deciso ad andare da Julio.
Julio ha un piccolissimo salone in Evan’s Street, a due passi da casa mia. È così vicino che a spesso ci vado a piedi. Devo ammettere che forse l’unica cosa bella dell’andare dal parruchiere è il non dover essere costretti a prendere la macchina. Ma vabbé, il resto è solo noia, perdita di tempo e denaro.
Julio Sanchez Sagrado ha questo localino in affitto qui a South Greendale: due poltrone d’epoca, uno specchio gigante alla parete ed acqua fredda corrente. La sua dotazione è tutta qui. Anzi no: mi sono dimenticato di aggiungere qualche acuigamano lercio, la scopa con cui spazza via i capelli appena tagliati fuori dal locale (no, non usa una paletta ed un cestino per raccoglierli) e Salvador, il garzone.
Salvador è un ragazzino di 16 anni circa. Forse ne ha 17. Boh. Comunque sia, Salvador è da considerarsi piena proprietà di Julio. Diciamo che in un certo senso Julio è per Salvador una specie di padre, patrigno, datore di lavoro e un mucchio di altre cose. Salvador non ha famiglia. Non credo che ce l’abbia, almeno. Vive infatti con Julio, il quale oltre il mestiere credo che gli abbia anche insegnato cosa significa essere adulti – ormonalmente parlando. Si beh, insomma, non sta a me giudicare. Non c’è nulla da giudicare. Salvador aiuta in bottega e anche a casa. È il lasciapasssare di Julio verso la giovinezza, lo aiuta a non sentirsi vecchio – che poi Julio a 43 anni vecchio proprio non può essere considerato. Salvador è come una piccolo trofeo che Julio spesso mostra ai suoi amici, ossia a tutti quei gay che qui a Hollywood hanno ormai una consolidata vita di coppia. Non finisce mai di ripeterlo: “Abbiamo la fortuna di non essere scontati. Possiamo amare senza legami, doveri, perché mai dovremmo sposarci? Perché dovremmo costringerci in un legame così opprimente?”
Giuro che spesso non riesco a seguirlo in queste prese di posizione da checca-ultrà però se avere Salvador come amante sta bene a lui, sta bene anche a me. I genitori di Salvador probabilmente non ne sarebbero contenti. Ma chi sono i genitori di Salvador? Chi li ha visti mai i vecchi di quel portoricano?
Venerdì scorso sono arrivato verso le sette. Non ho dovuto attendere molto. Prima di me c’era solo Salvador che si stava facendo aggiustare il ciuffo biondo ossigenato dal suo paparino. Credo che funzioni così: si fanno i capelli l’un l’altro. Salvador a Julio e Julio a Salvador. Anche queste sono forme d’amore.
Il salone era praticamente vuoto. C’eravamo solo noi tre. Ho visto da subito qualche nuvola sul volto di Julio. Mi sembrava stanco. Forse però era tutta una sceneggiata, chissà. Non appena gli ho chiesto come stava e se c’era qualcosa che non andava gli si sono illuminati gli occhi e ad iniziato a parlare come un treno. Chi lo fermava più?
– Bene! Benissimo sto! Guarda qui che capolavoro! Che taglio… e che tinta! Ti piace, Sal? Sally caro, vero che sei un amore così?
– Ah mi fa piacere! Se stai bene tu! io invece sudo ogni notte. C’ho quattro peli in testa e mi sudano pure! Che schifo! Che me la dai una bella spuntata, Julio?
– Ma sì, sì… ci vogliono solo 10 minuti. Dammi 10 minuti e sono da te. Con Sal ho finito… finito quasi…
– Sì, dai. Tranquillo. Fai con calma. Non ho fretta. Non devo andare da nessuna parte. Filo dritto a casa quando esco di qui. Sono appena uscito dal lavoro. A te come va qui? Il lavoro, dico… che mi dici?
– E che ti dico!? Non si batte chiodo. Guarda qui… solo 4 anni fa a quest’ora di venerdì il mio salone era pieno di impiegati che il sabato andavano al mare. Il venerdì sera tutti a farsi belli per mostrare il taglio nuovo in spiaggia il mattino dopo e ora invece siamo solo io e il mio Sal… ah… sei uno dei pochi che m’é rimasto fedele negli anni…
– Eh! Ma che sarà successo? Come mai tanta penuria di clienti? Dove sono andati tutti?
– Io lo so dove sono andati tutti! Lo so! Maledetti! Fermo Sal, stai fermo. E zitto! Gira la testa che da qui non ho finito!… Io lo so dove sono!
– E dove? In un altro salone?
– E certo! Ovvio. Non è che di colpo sono diventati tutti capelloni! Ovvio! Vanno tutti a Bel Air. Tutti a Bel Air a farsi la tinta all’henné
– Bel Air.. henné… ih! Fa rima…
– Non mi prendere per il culo, ehi! Che rima vuoi?! Qui la gente non ha più rispetto per i grandi artisti. Ai tempi di mio padre la gente non cambiava barbiere come si cambiano i pedalini. Un tempo il barbiere non si cambiava. Un barbiere era per tutta la vita…
– Un barbiere è per sempre! Sembra uno slogan!
– E non mi prendere per il culo! Smettila! Ma io me ne vado da qui! Io cambio tutto! Basta con sto buco!
– L’avessi detto io che il tuo salone è un letamaio ti saresti offeso…
– Piano con le parole, Ciccio! Del mio salone posso parlare male solo io! E poi non è un letamaio. E’ piccolo ma ancora dignitoso. L’ho preso che era un gioiellino e tale resta! Almeno sinché non me ne vado. Io il mio salone lo so mantenere. Eccome!
– E dove andresti? Sentiamo…
– Vado a Bel Air, chiaro! Vogliono la tinta all’henné? La so fa’ pure io. Che si credono? Che sarà poi? Così difficile? E’ una stronzata! Molto più semplice di quelle che faccio ora.
– Ohi, lasciami l’indirizzo sennò come faccio a continuare a venire da te!?
– Tzé! Si improvvisano tutti hair-stylist dall’oggi al domani! Un tempo ti dovevi fare un mazzo tanto. Corsi, autorizzazioni, timbri… e poi mesi e mesi per vedere i primi clienti… Adesso ti svegli la mattina e boom! Ti apri un centro estetico con servizio parrucchiere.
– Sei sicuro che anche oggi non serva un autorizzazione per aprire un locale come questo?

– Beh.. forse sì. Ma comunque che c’entra… se ne aprono uno al giorno. Nascono come i funghi. Uno qui e uno lì. Hollywood ne è piena. Ma aspettate ancora qualche settimana e arrivo anche io! Che credete? ‘sti stronzi!
– Apri anche tu un centro estetico? E dove?
– Bel Air, amico, Bel Air!
È lì che vanno tutti. Ho già visto un localino niente male su Denslow Avenue. Fai arrivare il 2008 e vedrai che apro anche io!
– Cazzo Bel Air! Un po’ lontano… Sinceramente non so se ci arriverò sin li, Julio. Troppo lontano per me…
– Ma no, dai! Nemmeno tanto!
– È che io vengo a piedi, non in macchina. È una bella abitudine che non vorrei perdere…
– Beh vabbé ma chi se ne frega allora… vienici se vuoi. Se no niente! Tanto tu quanto mi lasci ogni volta? 20, 25 Dollari?
– 25, sì! Ma perché parli così? Mi devo ritenere offeso?
– No, che offeso! Dicevo per dire. Sei un buon cliente, sì… ma lo sai quanto pagano quei fighetti per una tintura all’henné lì su a Bel Air?
– No che non lo so!
– Nemmeno io di preciso… ma sono centinaia di Dollari a botta! Faccio soldi a palate. Soldi veri, faccio.
– Auguri!
– Bisogna andare dietro le mode… aspetta Sal! Ti devo sare un’ultima spazzolata con il talco… hai tutte le spalle piene di peli! Vieni qui! Aaah! Disperare mi fa sto ragazzo!… Bisogna aggiornarsi. Se resto qui chiudo bottega. Muore il negozio, muoio io… mi rimane solo il mio Sal. Ormai ho deciso. Tempo 3 o 4 settimane chiudo. Chiudo qui e apro lì, su Denslow Avenue. Una bella saletta. Non grandissima… non enorme ma dignitosa. Ho già in mente il nome: Henné-dome! Henné Dome: Che te ne pare?
– Boh! Dici che funzionerà? Non ti sembra un po’ esagerato ‘dome’? Hai detto che non è enorme il posto… ma poi come ti è venuto in mente il nome? Cioè l’henné. Che idea è questa?
– Ma tu che ne sai!? Il locale è grande abbastanza per metterci un paio di bei sedili nuovi. Sedili nuovi di pacca in stile retrò… adesso va di moda. Sai, il retrò è come l’hi-tech di tre anni fa. It’s so up-to-date! L’henné è il prodotto del momento. Lo usano tutti per i capelli… ma anche per il viso, per le mani… è il nuovo oro. C’è da farsi i milioni! L’ha lanciato la Kidman…
– Nicole Kidman? Ha lanciato l’henné?
– Si! Da quando lo usa lei lo usano tutti. Io l’ho capito subito, sai… è che adesso mi posso muovere… non ho investito prima perché… prima ero bloccato qui… lo sai, no… insomma l’henné è qualcosa di cui tutte le star vanno pazze. Nicole Kidman si tinge i capelli con l’henné. Lei ne va pazza. E così le sue amiche…
– Cioè l’henné sui capelli di Nicole Kidman? Ma non è nera di capelli! E’ bionda…
– Ma si si… l’henné biondo. Biondo cenere.
– La cenere non è mai stata bionda! Al massimo grigia. E poi no! Io una cosa la so. L’henné e nero e di certo non l’ha inventato Nicole Kidman… che è pure bionda. Non nera: bionda.
– Che memoria hai? Ma te la ricordi la Kidman in Cuori Ribelli? Com’era? Rossa! Rossiccia, bravo! Adesso com’è?
– L’ho detto: bionda!
– Esatto! Merito dell’henné.
– Ti ho detto che è nero l’henné. Non giallo. Al massimo un marrone scuro… molto scuro… che vuoi che si tinga la Kidman.
– Di certo non la topa! Si tinge i capelli! I capelli se li fa trattare con l’henné… adesso che ne so io… ce ne saranno mille di nuance all’henné…
– Cazzo dici?
– Dico, dico! Qui il parrucchiere sono io. Tu piuttosto: che ne sai!? Io leggo, mi informo. La Kidman è stata in Africa. Ti ricordi due anni fa? Madonna è andata in Africa. Dov’era? In Congo?
– Malawi, credo!
– Beh fa lo stesso. Anche la Kidman c’è voluta andare. In gran segreto. S’era messa in testa di prendere in adozione anche lei un bambino.
– Madonna in realtà l’ha rubato quel bambino…
– Fammi finire, zitto! Cazzo ne sai tu! Mica si rubano così i bambini? Louis Veronica Ciccone, la divina, ti sembra una che ha bisogno di rubare un bambino? E poi la Kidman voleva fare tutto legalmente… è solo che non ci è riuscita. C’è stata appena tre giorni… poi è fuggita via. L’avranno spaventata quei cannibali! Comunque ha avuto il tempo per appassionarsi all’henné. S’è fatta tatuare tutte le mani e i piedi con quella sostanza…
– E i capelli?
– Pure! I capelli se li è fatti trattare con quella sostanza. Da quel momento non ha voluto altro. Tornata a Los Angeles ha voluto solo quel trattamento per i suoi capelli. Fine dei trattamenti chimici. Che poi a me mi hanno anche ridotto le mani a due pezzi di legno secco. Nicole ha chiesto al suo hair-stylist personale di procurargli il materiale… ma quello era un impedito… Non è riuscito a trovare l’henné!
– Beh, a Los Angeles non sarà semplicissimo…
– Macchè! L’ha licenziato in tronco infatti! E se lo meritava!
– Concorrenza pura! Ah! Siete degli squali voi parrucchieri!
– L’avessi saputo io per tempo mi sarei offerto come nuovo responsabile personale dell’immagine della sigora Kidman…
– Sai che acquisto!
– Stronzo, che fai? Sfotti? Lasciami parlare! Nicole ne ha preso subito un altro di parrucchiere, uno specializzato sull’henné. E da lì è stato tutto un copia-copia. Tutti che si mettono a lavorare sull’henné e sui prodotti africani naturali. Estratti di alberi, piante, sassi sbriciolati…
– Sassi sbriciolati? Cioè li vendono come prodotto per i capelli?
– Non solo! Anche per viso e corpo! Nelle creme, negli spray… Mi sono già informato. Una società di New York ha una linea specifica di prodotti sull’Africa. Ha una sessantina di colorazioni per capelli tutte diverse, tutte naturali a base di henné.
– Aspetta. Fammi indovinare. La Redken. 5th Avenue NYC. Mio cugino ci ha lavorato tre anni. Ha quasi perso la vista a causa dei fumi delle reazioni chimiche…
– Ma cosa mi frega di tuo cugino? Chi lo conosce!… Comunque mi spiace… però la Redken non c’entra niente. Parlo di un’altra azienda… ce l’avevo qui un catalogo dei prodotti… Sal me lo prendi? Lo porteresti qui al tuo Julie-woolie?
– Quando posso sedermi?
– Dammi un minuto, tesoro. Il tempo di spazzare questa peluria dal pavimento.
– Ma ti hanno mai beccato per i peli che butti in strada?
– Chi, io? Ma no. No… Una volta si son fermati due agenti… due tipi gentili… mi è bastato offrire loro un taglio di capelli gratis… e sono andati via ringraziandomi…
– Tu sì che lo conosci il quartiere…
– Beh ormai son qui da una decina d’anni…
– E proprio adesso vuoi andare via? Perché?
– Ma te l’ho detto! Sei cocciuto! Ormai sono nel business dell’henné. Dammi tre settimane. Quattro settimane di tempo. Ed è fatta. Mi sarò sistemato. Mi verrai a trovare? Dai, su… non mi tradirai, vero? Primo taglio di capelli gratis. Offro io. Anzi no: tu il taglio di capelli me lo paghi e io ti offro gratis una bella maschera per il viso all’olio di Jojoba.
– Julio, il Jojoba è messicano. Tu dovresti saperlo…
– Beh perché i prodotti messicani non sono naturali? Ci vieni o no a Bel Air quando mi trasferisco?
– Ci vengo… beh vediamo dai… Non ti prometto nulla. Ma la storia della Kidman non mi convince. Il bambino non l’ha preso.
– Ma no, ti ho detto di no. L’adozione non è andata in porto.
– Dove l’hai letto?
– Boh… no, che letto. Non lo sa nessuno. Niente giornali. Non è apparsa sulla stampa. Quando è tornata dall’Africa è dovuta restare 15 giorni lontana da flash e telecamere. Non ha nemmeno lavorato. Aveva la faccia, le mani, i piedi e le gambe piene di tatuaggi all’henné. Ci vogliono giorni per far sparire quella roba dalla pelle! A me l’ha detto Mallory, una collega di Burbank. Sai, le voci girano nell’ambiente…
– Il tuo ambiente? Quello dei parrucchieri?
– Ci vogliamo tutti un gran bene…
– E il bambino allora non l’ha preso.
– Cos’è, sei sordo? No che non l’ha preso! Troppi casini burocratici. Doveva firmare decine di carte, attendere mesi, se non anni… Non se l’è sentita, poverina! Nicole è tanto sensibile. Li ama i bambini. Ma quegli zoticoni di africani volevano spremerla. Chissà quanti soldi le hanno chiesto per un bambino…
– Dunque la colpa è dell’amministrazione dello stato… africani ladri, dici, eh? … e tu, Julio? Hai mai pensato a prendere un bambino in affidamento… in adozione? Non hai mai sentito questo bisogno di paternità?
– Ma che dici? Scemo! Io? Ma io ho già il mio bambino. Vero Saaaaal?… Sal, già che ci sei, tesoro: portami un asciugamano asciutto e la macchinetta!
– Ah, già! Stupido io a chiederlo!