Tutta la vita davanti

Tutta la vita davanti (poster)

Tutta la vita davanti

di Paolo Virzì

(Italia, 2008)
con Isabella Ragonese, Sabrina Ferilli, Laura Morante (voce),
Massimo Ghini, Elio Germano, Valerio Mastandrea,
Micaela Ramazzotti, Valentina Carnelutti, Edoardo Gabriellini

Un film di Virzì merita sempre di essere visto. Prendetelo come un assunto di base. Aggiungeteci poi che questa commedia, tratta dal romanzo di Michela Murgia “Il mondo deve sapere – Romanzo tragicomico di una telefonista precaria”, è veramente molto bella e divertente.
Il mondo dei precari non sarà forse esattamente come lo descrive il regista, forse c’è qualche luogo comune di troppo ma non essendo noiosa, né molesta, questa pellicola merita di essere vista.
“Tutta la vita davanti” racconta di Marta, una ventiquattrenne siciliana di stanza a Roma, appena laureata a pieni voti in Filosofia e in cerca di prima occupazione. Dopo essere stata cacciata da casa, e dopo che il suo ragazzo storico (Edoardo Gabriellini) vola negli States per seguite un dottorato di ricerca, trova casa e lavoro facendo la baby sitter per una simpaticissima bambina della periferia romana. La giovane mamma della ragazzina segnala a Marta anche un’altra occupazione: fare la telefonista alla Multiple, una società che vende elettrodomestici porta a porta. Lavorando in questo posto assurdo, Marta si accorgerà di quanto è spietato il mondo che la circonda, di come è facile esserne divorati ed inglobati, di come è difficile essere una giovane precaria nell’Italia di oggi, delle pratiche assurde che si utilizzano per gestire una società, di cosa siano il rampantismo, l’arrivismo e l’aziendalismo, di come alcuni diritti dei lavoratori che, pur ritenuti ovvi e scontati, spesso vengano schiacchiati con un’assurda disumanità.
Durante questo periodo le capiteranno anche un sacco di sventure, come ad esempio la morte di sua madre per cancro. Sul suo percorso poi incrocerà tutta una serie di personaggi molto particolari. Troverà il sindacalista dei precari (Valerio Mastandrea) che, nonostante sembri una persona gentile e su cui riporre fiducia, finisce per tradirla ugualmente, lasciandosi prendere da una libido esagerata. Troverà la vecchia signora che per solitudine le racconta al telefono della nipote morta giovane. Troverà la bimba simpatica e molto intelligente a cui dovrà fare da mamma per la scarsa presenza della vera madre biologica (Micaela Ramazzotti) – ancor troppo immatura e presa da se stessa. Troverà il giovane rampante (Elio Germano) pieno di sé che non riesce ad affrontare lo stress da sconfitte sul lavoro. Troverà una collega invidiosa (Valentina Carnelutti), una responsabile (Sabrina Ferilli) arrivista, ignorante, estremamente autoritaria, superlampadata e tutta tirata e un capo sfigato (Massimo Ghini) che fa di tutto per darsi un tono davanti ai suoi dipendenti ma non riesce a gestire nemmeno i problemi con la sua famiglia – e con la sua amante.
Applausi per la recitazione di tutti. Per definire un film si può ancora usare il termine “corale”? Vabbé, chi se ne frega, io lo uso.
Grandissima Isabella Aragonese: alla sua prima apparizione sul grande schermo conquista tutti. Non è bella, non è brutta, è semplice. Una ragazza come tante: recita come se lo facesse da una vita. Ottima scelta di cast.
Elio Germano va stimato. Ormai fa 5/6 film all’anno ma non accetta di tutto. Ultimamente gli sono capitati ruoli più o meno riusciti ma il bello è entra anche in quelle produzioni in cui non interpreta il protagonista. E anche quando recita piccole parti lo fa con grande professionalità. Qui, ad esempio, il suo “Lucio 2” è fantastico. Ancora bravo. In costante crescita.
Non ho mai visto recitare tanto bene Sabrina Ferilli come in questo film. Che il ruolo della stronza patetica sia nelle sue corde? Attenzione: riflettiamoci su.
Massimo Ghini è una conferma. Non ha bisogno di commenti o critiche. Mi si lasci solo ricordare l’esilarante prima scena in cui appare il suo personaggio, quando cioè lo si vede arrivare tra i suoi dipendenti tutto tronfio a bordo di un Segway (ginger).
Valerio Mastandrea recita un ruolo semplice. Non va mai sopra le righe. E’ bello vederlo calato in panni pià adulti e normali. Che sia passata ormai per lui l’età del giovane romano borderline? Credo che, dopo “Notturno bus” questo sia il suo secondo film da ‘regolare’.
Michaela Ramazzotti (parente?) è la Denise Richards italiana. Qualcuno ha dichiarato che la sua interpretazione denota “struggente intensità”. Forse esagerano ma comunque la tipa se la cava. Il ruolo da sciaquetta di borgata è suo e credo che per un bel po’ di tempo nessuno glielo toglierà.
L’accento toscano di Edoardo Gabriellini fa sempre tanta simpatia anche se lo si vede recitare in pochissime scene.
Unica nota stonata: la voce fuori campo di Laura Morante. Voce forse troppo anziana e ‘recitata’ per un film abbastanza schietto come questo.
Paolo Virzì è il regista di “Ovosodo”, “Ferie d’agosto”, “Baci e abbracci”, “My name is Tanino” e “Caterina va in città”. Non dimentichiamolo mai.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

Pubblicato da Smeerch

A blogger, a dj

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