aprile 3rd, 2008


3
apr 08

L'odore della notte

L’odore della notte (poster)

L’odore della notte

di Claudio Caligari (Italia, 1998)
con Valerio Mastandrea, Giorgio Tirabassi,
Marco Giallini, Emanuel Bevilacqua, Marina Viro,
Alessia Fugardi, Francesca D’Aloja, Little Tony,

Giampiero Lisarelli, Elda Alvigini, Lele Vannoli,
Federico Pacifici, Marcello Mozzarella, Stella Vorderman
n

Film buio e scuro. Un noir all’italiana, potremmo dire. La storia è quella di una gang di rapinatori che circola intorno alla figura di Remo Guerra, un giovane romano sulla trentina, ex poliziotto, che si sente in costante guerra contro la società. Remo è uno che ruba ai ricchi non tanto per denaro ma per sentirsi impegnato, vivo.
I personaggi che gli girano a torno sono tutti particolari. C’è uno – Roberto (Giorgio Tirabassi) – che si è sposato solo perché ha messo incinta una ragazza. Fa rapine solo perché ha bisogno di soldi per la sua famiglia. Tutto sommato si rivela essere una brava persona, uno che ha paura a compiere azioni criminali e che, non appena trova un bar da gestire, approfitta ed esce dal giro. Un’altro – Maurizio (Marco Giallini) – è un latin lover patito di auto e bravissimo al volante. Rapina la gente solo perché ha bisogno di tanti soldi per permettersi di fare la bella vita. Un altro ancora è Marco Lorusso, detto Il rozzo (Emanuel Bevilacqua). Questo è il figlio di un emigrante pugliese che ha passato la vita in una baracca alla periferia estrema della capitale. Il suo unico linguaggio è la violenza. Una persona rozza e poco istruita che non conosce nemmeno il senso dell’amicizia – vedi i prestiti da usuraio che fa al protagonista suo compare quando questi vuole aprirsi un bar.
La storia va avanti tra alti e bassi. Ci sono delle pause, un po’ perché arriva la paura di essere beccati, un po’ perché a Remo capita di innamorarsi di alcune donne ed essere tentato di abbandonare una volta per tutte la strada della malavita di borgata. Un’altra sosta alquanto lunga è dovuta invece al fatto che Remo finisce davvero dietro le sbarre, anche se per pochi mesi e senza coinvolgere i suoi compari. Così facendo, la cricca si scioglierà e riavvicinerà più volte, fino a quando verranno definitivamente catturati a causa delle solite leggerezze nel compiere le incursioni a fini di rapina.
Notevole la colonna sonora, infarcita di bei pezzi che riescono a riprodurre con efficacia lo stile musicale dell’epoca – vedi su tutti i brani di genere trip-hop.
Se non avete visto questo film, comunque, non vi siete persi granché. Mastandrea, ad esempio, è ancora acerbo nella recitazione ma presenta già tutte le caratteristiche del grande attore.
In questa pellicola io, quasi quasi, tra tutti preferisco Marco Giallini. È il volto che più mi fa simpatia. Ma anche Tirabassi non se la cava malaccio, nonostante paia essere anni luce dal successo che poi il pubblico gli ha riservato per l’interpretazione di Roberto Ardenzi in “Distretto di Polizia”.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


3
apr 08

We must cable the world

Un paese veramente moderno non può prescindere assolutamente da dotare la propria popolazione, l’amministrazione e le aziende di una rete di collegamento a Internet. Un tempo era necessaria ed indispensabile una rete telefonica efficiente e capillare. Oggi non basta. Serve una connessione ad Internet a banda larga. A tutti i costi.
A mio modesto parere, investire nella tecnologia DSL (che sia simmetrica o assimetrica, di prima o seconda generazione) non è sufficiente. Anzi, in un certo senso sbagliato. Sono soldi sprecati. Quello è un investimento che può interessare solo le aziende private, le società che forniscono connessione, interessate a sfruttare a pieno ogni singolo step nell’allargamento della banda da mettere a disposizione dei propri clienti. Ad uno stato no: non deve interessare.
Una soluzione più sensata e – alla lunga – più economica c’è. Si chiama fibra ottica. E’ una tecnologia già esistente. Non è da sperimentare. Esiste anche da un bel po’ di anni.
Ad esempio: non vorrei dire una scemenza ma credo che in Italia, all’inizio degli anni ’90, quando ancora era un’azienda di stato, Telecom Italia iniziò a cablare le città più grandi e popolose. Poi si fermò. In seguito parte della cablatura credo sia stata ceduta anche a terzi (Fastweb)… ma non allontaniamoci dall’argomento principale. Perché investire sulla posa di connessioni in fibra ottica?
Io credo che debba essere lo stato ad investire. E’ la comunità intera che deve farsi carico della rete di comunicazione, così come è stato per l’acqua, l’energia elettrica, il gas e la stessa telefonia fissa. Spendere tutti per usufruirne tutti a condizioni paritarie.
L’investimento migliore – ripeto – è la posa della fibra ottica. Perché? Ce lo spiega David Isenberg in questo articoletto. Avrei voluto scriverlo io da tempo ma non mi sono mai venute le parole, inoltre, non avevo dati tecnici per argomentare il mio punto di vista. Adesso sì. Adesso posso. Ecco qui:

«Questo cavo ha 864 fibre (mostra un cavo in fibra ottica).

Ogni fibra porta 160 differenti lunghezze d’onda, e ogni lunghezza d’onda può portare 10 Gigabit. Questa tecnologia è sul mercato da almeno cinque anni. Questo segnale da 1,6 Terabit può viaggiare da Washington a Chicago senza bisogno di rigenerazione attiva.
Quant’è grande un gigabit? Un gigabit può trasportare l’intero carico di telefonia convenzionale di una città di 100.000 abitanti. Quindi se una fibra porta 1.600 Gbits, o 160 milioni di persone, due o tre fibre potrebbero trasportare la telefonia convenzionale di tutti gli Stati Uniti.
Ecco un altro modo di guardare a questo cavo. Se tutti gli abitanti della terra fossero tutti contemporaneamente al telefono, generando 64 kbps, e se tutte le conversazioni passassero per questo cavo, ci sarebbero ancora 100 fibre non utilizzate.
Immagina ore che questo cavo passi per la tua via. Immagina che ogni casa abbia due o tre fibre, portando in ogni abitazione più banda di una intera compagnia telefonica.
In altre parole, il problema è inquadrato in maniera totalmente sbagliata. Comcast e Verizon, e perfino i proponenti della Net Neutrality, parlano di come gestire la scarsità. Dovremmo invece parlare di come ottenere l’abbondanza»
.

Fonte: IsenBlog via Gaspar Torriero.