Il petroliere (poster)
Il petroliere
(There Will Be Blood)
di Paul Thomas Anderson (Usa, 2008)
con Daniel Day-Lewis, Paul Dano,
Kevin J. O’Connor, Ciaràn Hinds, Paul F. Tompkins,
Russell Howard, Coleen Foy, Coco Leigh, David Willis,
Rhonda Reeves, Hope Elizabeth Reeves, Hans R. Howes

Film interessante, anche se da alcuni definito “greve”. “Il petroliere”, liberamente tratto dal romanzo “Petrolio!” di Upton Sinclair, narra la storia di un cercatore di metalli preziosi (argento?) che, dopo i primi soldi e per evitare il rischio di lavorare da solo in piccole miniere, decide di darsi alla ricerca del petrolio. Inizia così la sua lunga ascesa verso il successo negli affari. Durante i lavori di trivellazione di uno dei suoi primi pozzi, il nostro baffuto Daniel Plainview, perde uno dei suoi uomini. Di questo povero cristo non sappiamo nulla – nei primi 20 minuti di film quasi non ci sono dialoghi – tranne che ha un figlio piccolissimo. Forse un ragazzo padre? Boh. Quel che sappiamo bene, invece, è che il petroliere prende con sé il bimbo in fasce e lo alleva, principalmente allo scopo di portarsi dietro un bel faccino per intenerire i proprietari dei terreni che intende prendere in concessione per effettuare le trivellazioni.
Tutto fila liscio finché un giorno non gli si presenta un giovane sotto i 20 anni che gli propone un affare. Il ragazzo si vuole far pagare per rivelare il nome di una località in cui il petrolio affiora dal suolo e gli appezzamenti di terreno possono essere acquistati a prezzo bassissimo. Daniel accetta, paga e subito dopo si mette in viaggio per quel luogo. Una volta arrivato non si perde in chiacchiere. Ci mette pochissimo a scoprire che quella crosta di terra nasconde tonnellate di oro nero. Grazie ad un’abile loquela e al bel faccino di suo figlio non trova difficoltà nell’acquistare un bel po’ di terreno. Quindi si stabilisce in questa comunità e inizia la sua trionfale marcia alla scoperta del petrolio con una trivellazione dopo l’altra. Dalla comunità è ben visto. Tutti sembrano volergli bene ed essergli grati, tranne uno: il ragazzo che gli aveva suggerito il posto. Questo giovane dal nome Eli Sunday – magnificamente interpretato da Paul Dano – dapprima si mette a mercanteggiare con tenacia in modo da spuntare un buon prezzo per lo sfruttamento del terreno di proprietà della sua famiglia e poi decide di darsi al sacerdozio. Fonda una specie di setta e ci si mette a capo. Inoltre, in cambio della benevolenza dei suoi adepti nei confronti della società petrolifera, chiede del denaro, apparentemente finalizzato alla costruzione di una chiesa.
Tra Mr. Plainview e il religiosissimo giovane ci saranno forti attriti. Fino alla fine del film non si riuscirà infatti a capire chi sarà in grado di spuntarla. Ad un certo punto, ad esempio, Daniel sembrerà sconfitto perché Eli riuscirà a battezzarlo e metterlo alla berlina di fronte alla comunità intera. Ma l’astuto petroliere saprà rialzarsi e guadagnare terreno.
Durante tutto il racconto assistiamo anche ad altri due eventi più o meno significativi: un incidente durante i lavori della prima trivellazione che costerà la perdita dell’udito per il piccolo ragazzo di cui si prende cura Daniel – da tutti considerato suo figlio – e l’apparizione (e sparizione) di un uomo misterioso che si presenterà come fratellastro di Daniel.
Un motivo per vedere questo film è la deliziosa scena finale in cui si assiste alla definitiva vittoria di uno dei due protagonisti. Un duello all’ultimo sangue molto sadico, ma anche estremamente esilarante, in cui i duellanti giocano d’astuzia l’uno sull’altro, prima con estrema calma, poi in un crescendo grottesco che porta ad un tragico finale.

Daniel Day-Lewis si conferma ancora una volta un attore di gran classe. Il mestiere del pioniere del petrolio sembra fatto apposta per lui. In due o tre occasioni riesce a mettersi in faccia delle epressioni talmente forti da meravigliare qualsiasi spettatore.
Paul Dano non è da meno. Dopo averlo visto come fessacchiotto in “Fast Food Nation” e come adolescente enigmatico in “Little Miss Sunshine”, ecco che qui sfodera una prestazione da applausi. Tira fuori il suo lato peggiore, quello più infido e laido, e se lo appiccia in faccia come se fosse la cosa che sa fare meglio. Da uno che ha appena 24 anni non te l’aspetti proprio. Grande promessa del cinema americano. Segnalato.

Nota 1: il banale e semplicistico titolo italiano non rende onore alla forza espressiva di quello originale americano che potrebbe essere tradotto come “Scorrerà del sangue”.
Nota 2: il regista Paul Thomas Anderson è lo stesso di “Boogie Nights” e del grandissimo “Magnolia”.
Nota 3: la colonna sonora è stata scritta da Jonny Greenwood dei Radiohead.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.