Kate Winslet

Non mi piacciono le collezioni. Le odio. Anzi odio i collezionisti. Di per sé cosa può far di male un francobollo? Nulla. È il collezionista di francobolli, il filatelico, che mi sta sui coglioni. È lui che rompe l’anima con le sue serie speciali, le edizioni limitate, i pezzi rarissimi. E poi i costi. Gente che spende tutto il suo patrimonio per un pezzo introvabile: milionate per quel tappo di una bottiglia del ’56, per una figurina, per una scheda telefonica, persino per una bustina di zucchero – che dopo una ventina di mesi potrebbe anche andarti a male, sopratutto se si bagna. Questa è gente fuori dal mondo, ve lo dico io!
Il mio amico Darren è tra questi. Lui colleziona tutto. Tutto quel che c’è da collezionare. Quando attacca con i suoi discorsi da collezionatore di oggetti lo odio. Vorrei tappargli la bocca, vorrei soffocarlo con un asciugamano bagnato, ma poi mi ricordo di tutte le birre che mi offre, delle risate che ci facciamo quando parliamo d’altro e soprassiedo. Darren Salmendy ha soldi da spendere. Non è un riccone ma se la passa bene. È un geek. Vive d’informatica. Scrive migliaia di righe di codice al giorno. Fa il programmatore di professione. Guadagnerà un 7/8000 Dollari al mese. Credo sia un freelance. Non chiedetemi quale sia il suo linguaggio di programmazione perché non saprei dirvelo. So solo che scrive programmi per il computer. Non mi frega di saperne di più. Darren colleziona roba moderna. Non è un rigattiere. Non va in giro alla ricerca di ferri vecchi. O almeno questo è quello che dice. Si definisce un “esperto di modernariato”, lui. Secondo me è un poveretto che accumula oggetti maniacalmente.
Domenica scorsa mi ha mostrato l’ultimo pezzo di cui è entrato in possesso. Stavamo in macchina su al Cahuenga Park. Ci siamo appartati in una zona buia. Proprio dietro l’Hollywood Sign, la celeberrima scritta che sovrasta la città. Se un malpensante ci avesse visto avrebbe potuto persare che eravamo lì per pomiciare. Ma non avevamo alcuna intenzione di accoppiarci, noi. Siamo solo due buoni amici che desideravano fare due chiacchiere, non dei busoni! Abbiamo parceggiato la macchina su Mt Lee Dr., fuori dalla carreggiata della strada, sullo sterrato. Abbiamo acceso una canna e ce la siamo fumata. Un po’ io, un po’ lui. A turno. Ci siamo rilassati, gettando in tanto in tanto lo sguardo sulla città illuminata. Forse lo skyline è l’unica cosa di Los Angeles che ancora mi piace. Forse l’unica che mi tiene ancora qui. Lavoro escluso.
Mentre ce ne stavamo stesi, sbracati sui nostri sedili, Darren ha infilato una mano sotto il suo, di sedile, ed ha tirato fuori una specie di valigetta.
Poi ha aggiunto: Adesso ci divertiamo un po’!
E’ stato allora che mi sono accorto che si trattava di un telefono mobile. Adesso noi diremmo cellulare. Ma lui mi ha spiegato che quello che aveva in mano era un Motorola 4800x. Un telefono portatile analogico. A vedersi oggi poco portatile ma comunque non fisso, ecco. Mi ha detto che in giro ce ne sono pochissimi. Sta ancora cercando di capire in che anno è stato prodotto. Lui dice il 1991 ma non è sicuro. Comunque ha più di 15 anni ed è già un pezzo da collezione.
Sorridendo, prende questa specie di valigetta, la apre, accoppia un paio di fili – o almeno così mi pare – poi compie una lunga sequenza sulla tastiera. Sembra che prema dei tasti a caso. Sono sicuro però che in testa ha ben chiaro quello che sta facendo. Ad un certo punto il telefono inzia ad emettere strani suoni, sembrano interferenze. Sembra qualcosa di simile al rumore di un modem che esegue le procedure di connessione al un server. Poi una voce di donna. Una donna aziana, credo.
Oh! Ecco. Sentiamo che dice questa qui! – esclama Darren – Hai mai ascoltato conversazioni con un telefono? Intendo conversazioni altrui? Non è divertente?
Darren – gli dico – questo si chiama spiare. Non è un reato?
Non da noi, credo. Questi sono gli Stati Uniti, fratello, qui tutto è possibile. E poi che danni fai se ti senti questa qui che ciarla al telefono?
Credevo non si potesse fare. Cioè tecnicamente. Questa roba non è criptata? Insomma le linee sono così libere? Aperte? Non c’è una protezione?
Si… beh la protezione c’è. Ci sono dei sistemi di criptazione del segnale. Ma non in questo caso. E poi sono comunque eludibili. Questo qui è un telefono analogico. Un telefono degli anni ’90. Non è come quello che hai in tasca tu adesso. E’ molto più semplice agganciarsi ad un segnale analogico. Sono frequenze, amico. Semplici frequenze. L’avrebbe potuto fare anche Bell in persona ai suoi tempi!
Bell chi? Il presidente della Bell? O dici Bell quello del telefono?
Sì, lui. Non è lui che ha scoperto le onde? Quelle robe lì…
Guarda, sinceramente, credo che ti sbagli… Bell dovrebbe aver inventato il telefono. Il primo a metterci mano sulle onde credo sia stato un italiano. Mr. Marconi, credo. E poi comunque le onde non le ha inventate nessuno. Le onde ci sono sempre state. Non le ha inventate nessuno… se non la natura…
Zitto! Stai zitto. Basta con ‘ste stronzate naturalistiche e ascolta. Qui la babbiona sta parlando con una. Credo sia una parente. La sorella, la figlia. Boh. Due donne che chiacchierano. E  non sanno che tu ascolti. Ma quando ti ricapita un’occasione simile!? Non lo trovi… eccitante?
Discutere con un babbeo è sempre fiato sprecato. Ho preferito abbandonare la discussione e mettermi ad ascoltare. Non nascondo che la cosa incuriosiva anche me.
… che poi io il latte quasi non l’ho bevuto fino ai 30 anni. E invece adesso a momenti ne bevo una confezione al giorno. Non mi vergogno a dirlo ma qui obbligo quasi tutti a berlo. – Ha detto la voce femminile più giovane.
Kate, tesoro, tu te ne stai ad uscire pazza con ‘sta cosa. Che te ne fai? Cosa vinci poi? Hai tutti i soldi del mondo, figlia cara. Sei fortunata come poche. Compra quella cosa se ti serve sul serio!
No, ma’. Non è così. Non è affatto così! Io adesso ho bevuto latte per sei mesi e mollo all’ultima settimana? E poi per cosa? Solo perché mi mancano 44 punti? E’ ormai una questione di principio! Io quel servizio da colazione lo voglio!
Che servizio? Che ci sta nel servizio? Quante tazze?
Sono quattro tazze. Le devi vedere, ma’, sono bellissime! Quattro tazzoni grandi, bassi. Scodelle sono! Poi ci stanno le quattro tovagliette sotto e una lattiera con piattino. E’ porcellana italiana, mica cotiche! Roba buona. Di prima qualità.
Ci credo poco, Kate. E se fosse davvero merce pregiata, che costa un sacco di soldi, te la regalerebbero con i bollini del latte?
Ma perché no? Guarda che è una raccolta punti di qualità: ci sono 500 punti da raccogliere. 500. Mica fanno tutti così. Io ce la devo fare. Sono stata costante. Me ne mancano solo 44. Ma’ tu quante ne hai? Li passo a prendere domani mattina.
Ma non lo so. Lo sai che tuo padre è come te. A lui il latte non piace. Non mangia nemmeno il formaggio, pensa te! Non so, devo vedere in frigo. Ogni tanto prendo una confezione piccola per me…
E sulla confezione piccola ci sta solo mezzo punto. Quante confezioni hai?
Ma non lo so, ti dico! Una… forse due. Una sarà nella spazzatura…
Ma come, non le conservi? Te l’avevo chiesto, ma’! Te l’avevo chiesto, e dai! Ricordatelo una buona volta! Ma come è possibile che a te non si può chiedere nulla? Ti chiedo mai nulla? Una cosa ti ho chiesto! E tu te la dimentichi pure!
Eh Kate, Sono anziana. Le cose me le dimentico. Che ci vuoi fare, non è più l’eta di ricordarsi le cose. La tua vecchia madre non ha più la memoria di una volta. Mi vuoi punire? Non mi vuoi più bene adesso?
Ma no, no… che dici? No. Certo che no! Ti voglio bene, sì. Ma adesso voglio anche i premi. Voglio i punti. Ho chiesto anche a Kevin. Lui lo beve il latte… Kevin Spacey, te lo ricordi? E’ un amico. Ci abbiamo anche lavorato insieme una volta.
Kevin? Kevin come? Quello che ti veniva dietro quando avevi 17 anni? Kevin, quello con la frangia?
Ma che stai a dire!? No. Non quello. Ma chi se lo ricordava più quello sfigato! No, no. Kevin Spacey. L’attore! Ma’, ma tu ci vai al cinema? O vedi solo i miei film in tv?
Ma no. Che c’entra? I tuoi film li vedo. Certo che li vedo. Il cinema che c’entra… non è che con tuo padre ci andiamo più di tanto. Ecco. L’ultima volta è stato a Natale. Tu ci hai consigliato quel bel cartone animato e noi ci siamo andati. Non è che ci andiamo tutti i giorni.
Vabbè, lui: Kevin. Kevin mi ha detto che lui c’è la un po’ di latte. M’ha detto che ne compra un cartone per volta. Adesso a casa gli devono essere rimasti una ventina di confezioni. Per cui all’incirca diciamo 44 meno 20 fanno 24. Adesso devo trovare 25 punti… più o meno. Entro Aprile. Il primo aprile scade il concorso. Devo spedire tutti i punti entro il 31 Marzo. Mi dai una mano, ma’? Non puoi chiedere a zia Betty, alle tue amiche? Lo bevono loro il latte?
Sì, sì dai. Vedrai che li troviamo ‘sti bollini…
Punti, ma’.
Sì, punti, bollini… insomma te li trova mamma, dai! Vedrai che te li rimedio. Fammi chiamare Donna e Gina. Donna Michaels: lei le fa tutte le raccolte punti. Anche le altre amiche mie li fanno. Sono appassionate di queste cose. Vedrai che te li danno i tuoi bollini.
Oh, ecco. Lo vedi che quando vuoi sei la migliore mamma del mondo? Grazie ma’. Ti amo!
Eeeeh… ecco! A te basta farti contenta. Basta tenerti contenta che diventi subito la più adorabile delle donne. Come ci sai rigirare tu… non ci rigira nessuno. Sin da piccola, facevi sempre così, sia con me che con tuo padre. Dicevi, chiedevi, ti lamentavi, poi ci facevi un sacco di moine: baci, carezze e noi, stupidi, che ci cascavamo come pere cotte! E ti accontentavamo. Ah! Bei tempi quando eri piccola…
Sì ma’. Dai! Lo so. Non è che me lo puoi ripetere sempre ogni volta che ti chiamo.
Ma se non mi chiami mai! Dovresti chiamarla più spesso tua madre…
Sì, sì. Ok. Lo faccio. Lo sai che lo faccio. Ti chiamo sempre. Adesso dimmi quando quelle tue amiche mi rimediano i punti. Oh, che a me servono entro un paio di settimane…
Va bene ma dammi tempo. Domani le chiamo. Oh, e poi sii buona con loro. Io chiedo un favore ma tu datti da fare anche. Dobbiamo sdebitarci. Perché non compri loro un regalo?
Ah. Ma che vogliono queste? Che compro? Dei fiori? L’apprezzeranno?
Boh! Fiori! Sono banali. Belli. Un bel pensiero. Ma banali. Perché non fai così: rimedia dei biglietti per loro. Magari per la tv. Da Oprah. Loro ne adrebbero pazze. Tu conosci tutti lì, alla televisione!
Ma che dici, ma’? Io Opra l’avro vista due o tre volte in vita mia. Non sono mica il produttore del suo show!? Come faccio? E poi non mi va di chiedere favori a tutti…
Oh! E ci dobbiamo pur sdebitare con loro! Trova qualcosa! Un biglietto per il cinema allora. Un’anteprima lì a Hollywood. Quando esce il tuo nuovo film?
Ah, ma no! Non credo che posso! Come faccio? Revolutionary Road esce a Dicembre. Credo… ma non posso mica…
Su queste parole il telefono deve aver perso il segnale. L’altoparlante si è ammutolito.
Darren ha sbuffato, poi ha iniziato a sbracciarsi. Avevamo la capotte abbassata. Ha tirato su le braccia. Ha portato la valigetta-telefono sulla testa. Sembrava uscito fuori di senno. Voleva a tutti costi riagganciarsi al segnale. Stava impazzendo. Io ho iniziato a ridere sotto i baffi. Poi lui è sceso di scatto dalla macchina. S’è portato dietro l’apparecchio. Non si è nemmeno accorto che il cavo d’alimentazione s’è staccato dall’accendisigari. Era alla disperata ricerca del segnale. Non faceva altro che cambiare continuamente posizione. Alzava il telefono, poi l’abbassava. Allungava le braccia, le distanziava dal corpo. Poi le ripiegava.
Ma tu pensa che sfiga! Ho beccato la frequenza su cui parlava una star del cinema e il segnale mi va via! Ma quando mi ricapita! Pensa quanto mi danno se racconto tutto alla stampa. Quei fogliacci scandalistici pagano migliaia di Dollari per storie di questo tipo! Posso essere ricco!
Sì, come no! Milionario diventi! Ma smettila! A chi frega che la questa beva il latte in quantità industriali! Finiscila e torna qui in macchina. Stai perdendo tempo.
No, no! Vedrai che la ribecco. La telefonata non è finita. Voglio sapere tutto del film! Magari viene fuori uno spoiler. Un dietro le quinte. Tutta roba che vale una fortuna!
Alla pazza ricerca del segnale perduto, s’è diretto verso il ciglio della strada nel buio più pesto. Nessuna luce accesa. Anche i fari della macchina erano spenti. Correndo di qua e di là ha finito per inciampare nel paraurti della sua stessa auto. E’ caduto. Il telefono gli è sfuggito di mano ed è ruzzolato giù nel burrone.
Tornando a casa mi sono dovuto subire 40 minuti di parolacce e maledizioni. Sono stato costretto a rimanere zitto. Se l’è meritato! Collezionista del cazzo! L’unica frase di circostanza che sono riuscito a dire, correndo pure il rischio di scoppiare in una risata fragorosa, è stata:
– Va là che non ti sei perso nulla! Chi ti dice poi che fosse davvero Kate Winslet?!