Angela Lansbury

Vasta è la gamma di sentimenti che mi suscita la fauna degli abitanti di Hollywood. Certo qui ci abito anche io. C’è gente normale. Tipi semplici e tipi sfigati. Chi non sopporto è il Vip. La Very Importan Person. È questo il tipo di soggetto che infesta le strade di quella che considero la mia città. Alcun di essi mi provocano fastidio, malumore e rabbia. Soprattutto quando incrociano la mia strada. Altri li invidio ma sono pochi. Più che altro vorrei essere al loro posto. Non aver problemi di denaro e riuscire scopare anche io quelle tipe da copertina che si portano a letto. Altri ancora mi fanno penna. Diciamo compassione.
Tra questi senza dubbio c’è Angela Lansbury. La protagonista di “Murder She Wrote” (La signora in giallo). La ricordate, no? Era quella serie tv dell’anziana signora di Cabot Cove, scaltra come una faina, che sgamava qualsiati tipo di reato accadesse nella sua cittadina, riuscendo sempre ad anticipare i risultati di qualsiasi indagine della polizia locale. Era un telefilmetto da poco. Ma mi piaceva guardarlo. Sapevo sin dal principio come sarebbe andato a finire eppure lo guardavo. Era tv da disimpegno. Ricordo che da ragazzo, quando abitavo ancora con i miei, passavo intere mattinate sul divano, sdraiato, a guardare Lady Jessica Fletcher, con una lattina di Coca-cola in mano. Sei fai sega a scuola ma tuoi compagni non ti seguono nell’impresa non ti resta che tornartene a casa e sprofondare nel più pigro dei cazzeggi.
Angela non è più scaltra come Jessica. Mi chiedo se lo sia mai stata. È quasi uscita definitivamente dal giro della tv e del cinema. Fa ancora qualcosa, ma poco. Per lo più cosette. Passa gran parte del suo tempo in strada. S’è presa in affitto una casetta in Montana Avenue, vicino al Cimitero Nazionale. S’è spostata da poco. Prima aveva un appartamentino a Malibù, poco distante dal mare. Credo che si sia trasferita lì per stare più vicino al posto in cui lavora. Sì, diciamo così. Chiamiamolo pure lavoro. Più che altro è un’occupazione per alzare un po’ di grana. Economicamente credo che stia messa molto male. Basta dare una mezza occhiata alla catapecchia in cui s’è stabilita.
Con i serial tv ha fatto un bel po’ di soldi ma se li è spesi tutti. E malissimo. Per tutti gli anni ’70 non ha fatto altro che comprare gioielli. E pellicce. Pellicce negli anni ’80 e gioielli nei ’70. Tutta roba ormai rubatale dai figli o persa chissà dove. Qualche capo se l’è già venduto. Qualcuno l’ha ‘preso in prestito’ sua figlia – diciamo così – e non gliel’ha mai restituito. Metteteci nel conto anche investimenti sbagliati. Gli ultimi quattrini che le erano rimasti sono svaniti nel progetto per una fiction mai venduta alle tv. Girata una sola puntata pilota e mai andata in onda. Una serie decisamente ‘old school’ i cui protagonisti erano un gruppo di anziani che vivevano in una comunità – una specie di ospizio autogestito – e che, dall’alto della loro saggezza ed esperienza, davano aiuto a giovani che avevano bisogno di assistenza. Vecchiacci che danno consigli a ragazzi sbandati. Roba da matti! Chi è che può finanziare una cosa simile? Ma chi te la compra ‘sta roba da vecchi?! Da vecchi, con vecchi e per vecchi! Puah! 2 milioni di dollari bruciati. Buttati al vento.
Ecco che Angela s’è data da fare. S’è industriata. L’idea gli è venuta un giorno, mentre stava cucinando. Ai fornelli non è male. Se la cava benino. Però non cucina mai. Le è preso così: è diventata pigra. Mangia sempre fuori. Un hamburger in qualche localino vicino all’Università e via. Le basta quello per campare. L’idea di spacciare erba l’è venuta cucinando il polpettone. Un piatto che fa da anni. Il mese scorso però ha voluto aggiungere una nuova spezia: la salvia. Non l’aveva mai usata prima. L’ha sentito una sera in tv. Stava guardando un programma di ricette: Cooking with Coolio su My Damn Channel. Ha sentito che il rapper, host della trasmissione, consigliava di mettere della salvia anche nei piatti di carne e lei ha voluto provare. Il giorno dopo ha rifatto il polpettone e ci ha spolverato sopra anche della salvia. Quando l’ha mangiato ed è stata male di stomaco per 2 giorni ha pensato che tutto quel rimescolamento di budella fosse dovuto alla salvia. Ha avuto anche febbre alta e allucinazioni. Allora ha pensato: “Ma sta roba che è? Non sarà mica allucinogena? Non sarà una droga? Come mai la vendono al supermercato?” Chissà perché quando senti un rapper parlare di spezie pensi sempre a sostanze stupefacenti!?
All’improvviso Angela ha avuto una intuizione: ha alzato la cornetta e ha chiamato suo nipote Jordie. Gli ha chiesto di fare una ricerca su Internet lui che è tanto bravo con il computer. “Jordie, tesoro, me la fai una ricerca? A Nonna serve sapere che diavolo è sta salvia. Me lo dici per favore. Controlla su Internèt”. Jordie deve essersi sbagliato di grosso perché le ha raccontato che la salvia è in effetti allucinogena. Avrà fatto di certo confusione. La voce che ha letto da qualche parte non era di certo la Salvia officinalis, quella in senso stretto, ma la Savia Divinorum. La salvia degli dei. Quella allucinogena. Capite che guaio!? Sono andati entrambi in confusione. Lui non ha approfondito più di tanto. A lei è bastato sapere che in effetti produce allucinazioni, causa stati di alterazione della mente. “Perdita di percezione del proprio corpo” è decisamente una definizione convincente per una che si vuole mettere a spacciare.
S’è fiondata al drugstore dietro casa e ha fatto incetta di boccettine di salvia. Quella da cucina, ovvio. Ma lei ormai era convita di fare un’affare. Stava gabbando lo stato e tutte le industrie confezionatrici di salvia. Non era mica colpa sua se nessuno si era accorto che quella roba manda ai pazzi. Magari era una droga leggera leggera, per questo forse non era stata vietata dalle leggi federali. Mah. Chissà! A lei non importava. Lei era solo interessata a farci dei soldi. E tanti. Lucrare su qualcosa non era mai stato tanto facile. Per la prima volta era lei a creare un business. Tutta da sola. Senza l’aiuto di nessuno. La voglia di fare, di mettersi in proprio, di essere una pusher professionista, di diventare la nuova Pablo Escobar di Beverly Hills la riempiva d’orgoglio, tanto quanto il pensiero di aver avuto un’idea geniale tutta da sola.
Così si è organizzata per bene. Dapprima ha comprato dei libri sulla storia di alcuni noti malviventi che hanno fatto la storia dello spaccio negli USA e li ha letti in tutta fretta. Poi ha dedicato una settimana circa a cercare un buon posto dove mettersi a distribuire le sue bustine trasparenti.
Individuato Holmby Park, ci ha trascorso diverse ore ad osservare il tipo di gente che ci passa. Poi ha deciso: sarebbe stato quello il suo posto. È vicinissimo alla UCLA (University of California, Los Angeles), al campus. Sono centinaia, forse migliaia, i giovani che ci passano giornate intere. Chiacchierate animate, ore di studio sotto l’ombra degli alberi, picnic, piccole partitelle amatoriali di football e ozio. Tanto ozio. Quei fighettini della UCLA ci fanno di tutto a Holmby Park. Anche perché si trova a due passi dalle aule dove si tengono le lezioni.
Ci è voluto un po’ prima che qualcuno comprasse ma ci è riuscita. Il rischio in un certo senso c’è ma è calcolato. Non c’è molto pattugliamento nel parco. I piedipiatti non sospetterebbero mai che una ottantatreeenne spaccia erba a giovani che hanno un quarto dei suoi anni. Ma poi, a dirla tutta, il reato quale sarebbe? La salvia è una spezia. Quella che vende lei è erba aromatica, non droga. Non è proibita la vendita della salvia da cucina qui negli Stati Uniti. È un paese libero, lo sappiamo tutti. Si potrebbe configurare il reato di truffa? Si, figuriamoci! E voi riuscite ad immaginarvi un poliziotto che arresta una signora anziana mentre questa se ne sta seduta tranquilla sulla panchina? E le cronache che direbbero della polizia locale? Senza contare che a tutt’oggi nessun rottinculo con la divisa blu si è mai accorto che quella donna anziana coperta di giacchette di lana è Angela Lansbury. Fosse Sharon Stone sarebbero già corsi a fare i piacioni e a chiedere un autografo “per i miei figli, gentilmente”. Ma gran parte di loro non sa chi sia la signora Lansbury. Nè Jessica Fletcher. Magari non hanno mai visto il suo telefilm in tv. Che ne so.
Io invece l’ho riconosciuta subito. Un paio di settimane fa sono stato a Holmby. Ho preso un sandwich, un succo d’arancia e un fumetto di Matt Groening (Futurama o i Simpson per me fa lo stesso) e me ne sono andato a leggere in santa pace. Mi sono seduto su di una panchina e mi sono immerso nella lettura. Tra una risata e l’altra ho alzato lo sguardo e l’ho vista. Angela. Non ci volevo credere. La cosa ha dell’assurdo. Mrs. Legality che spaccia. Se lo racconto non ci crede nessuno. Ma a chi lo racconto? Ci potrei rischiare io qualcosa. Davvero non mi crederebbero. E poi perchè? A che pro? Un po’ mi spiace. L’ho già detto: mi fa pena. Crede di essere una criminale incallita ma è solo una povera matta. Crede di agire nell’ombra ma è chiaro come il sole che spaccia. Io sono rimasto un’ora circa su quella panchina. Ma in 20 minuti sono passati almeno tre compratori. Due hanno anche pagato. Uno se n’è andato senza prendere nulla. Magari non aveva soldi. “Chissà quali sono i prezzi” mi sono chiesto. “Chissà a quanto vende?!” Ho avuto la tentazione di provare. Ho provato.
Ho preso una bustina: 20 Dollari per circa 3 grammi di salvia. Nemmeno tanto a pensarci. Non so nemmeno se il gioco vale la candela. A comprare solitamente sono dei ragazzini. Alcuni di essi non hanno nemmeno 20 anni. E di sicuro comprare pseudo-droghe da 20 Dollari al pezzo è un affare alla portata delle loro tasche. Mi chiedo quanti cretini si siano accorti però che si tratta solo spezia profumata e nulla più.
L’ho fumata anche io. Quando sono tornato a casa ci ho fatto un paio di tiri. M’è venuto da vomitare ed ho buttato tutto nel cesso. Chissà se è davvero questo che cercano quegli sciamannati degli UCLA-erz. Di allucinazioni manco a parlarne. È impossibile crederci neppure per un secondo. Eppure questi qui comprano. Mah! Sono quattro foglioline secche e gialle. Mrs. Lansbury le farà ingiallire al sole. Magari le vuole cammuffare. Sarà davvero così rincoglionita da non essersi accorta che quella che vende non è droga? Secondo me un po’ ci crede un po’ no. Gli affari vanno benino e i soldi servono, per cui probabilmente l’ha capito anche lei, ormai, che le foglie non danno alcuna allucinazione. Ma l’erba si vende e a lei basta. Finge di esserne convinta. Soprattutto davanti ai suoi compratori. Mi chiedo come avrà fatto a non essere picchiata da quelli che le avranno chiesto i soldi indietro. Ma ci sarà mai tornato indietro qualcuno? Al parco ci sono così tanti studenti che ci puoi tornare ogni giorno per tre mesi di seguito e non incontrare mai le stesse persone. Difficile che qualcuno torni a cercarti. Per cui posso anche immaginare che sotto questo punto di vista le sia andata bene. Forse non è mai tornato nessuno a lamentarsi. Lo spero per lei.
Quello che ci fa con i soldi raccolti grazie a questa attività illecita (ma possiamo poi chiamarla sul serio così?) è molto semplice. Gioca al bingo. Non un paio di cartelle ogni tanto. Tre ore al giorno. Di fisso. Dalle 2 e mezza alle 5 e mezza. Non si perde un giro. Avete idea di quanto costi una cartella? Io no. Ma lei ne prende 6 per volta. E poi si fa tutte le chiamate. Tutte quelle del pomeriggio in quella fascia oraria. E’ molto metodica nelle sue cose. Ci va dalla domenica al venerdì. Sabato pausa. Quello è il giorno dedicato alla famiglia. Spera sempre che qualcuno dei suoi figli vada da trovarla e che le porti i nipoti. Lei ci terrebbe a vederli qualche volta. Ma niente. Speranza vana: non va mai nessuno a trovarla di sabato. Solo la sua amica Gwen passa a vedere come sta. Un paio di volte a settimana, di sera. Gwen arriva a casa sua verso le 19. Le riscalda una zuppa, l’aiuta a mettere un po’ a posto la cucina. Dovreste vedere che casino che è quella stamberga in cui vive! Poi chiacchierano un po’ come fossero due vecchie sorelle cresciute insieme e va via. Gwen è più giovane di Angela. È una zitellona: single di 67 anni ma ancora lavora. Fa le pulizie in qualche casa.
Nonostante nessun parente vada a trovarla di sabato lei, ostinatamente, resta a casa. Ne approfitta magari per andarea fare la spesa, la mattina presto. Va prendere un po’ di salvia al supermarket. Oppure mette le foglie ad essicare ulteriormente sul lucernaio. Le compra già essiccate ma s’è convinta che se diventano giallognole assumono un’aria più da merce proibita. Magari rara o chessò, esotica. È questo l’aspetto che vuole dare al suo prodotto. Daltronde i suoi studentelli quando la vedranno mai una vera pianta di Salvia Divinorum?
All’una e mezza lascia il parco, prende il bus. Una ex star della tv sui mezzi pubblici: l’avevate mai vista prima? Come s’è ridotta! Sale sul bus e scende a Inglewood. La sala bingo si trova nella Saint Mary’s Academy al 701 di Grace Avenue. Mangia un sandwich al volo – senza uovo. Lei odia le uova. E poi si tuffa ai tavoli. Come si chiamerà il tavolo del bingo? Tavolo verde come quello del casinò? Non credo. Comunque lei si siede lì e consuma un mezzo pennarello al giorno. Ne spreca così tanti che ormai se li porta da casa. Dice che al Bingo costano molto. Ne ha comprato una scatola da quaranta pezzi in un negozietto di Kinross Avenue. Lo stesso che le vende anche le bustine. Il titolare gliel’ha messo a 35 Dollari. Poco meno di 90 cent a pennarello. Quelli del bingo invece vogliono 3 dollari. Un dollaro solo se lo affitti per tutto il tempo che rimani a giocare.
Essendo un’habitué s’è organizzata. Nella sacca di iuta che porta al collo ci mette dentro le bustine di salvia, una paio di pennarelli – uno rosso e uno blu – e i dollari che incassa. Gettati a casaccio, un po’ qui un po’ lì, alla rinfusa. Più una bottiglietta d’acqua. Ha capito che se non beve di tanto in tanto, il sole di Holmby Park ci mette 20 minuti a disidratarla. E lei, lì sotto quel sole ci passa più di due ore. La mattina arriva verso le undici. Si siede. Poi si rialza, si fa a piedi un paio di vialetti. Si avvicina a questo, poi a quello. Chiede una sigaretta, propone il suo articolo, poi si risiede. E poi di nuovo: si alza, passeggia, ecc. E così via sino all’una e mezza quando corre al Bingo.
Ha provato a bere wiskey per dissetarsi. Ma ha rischiato di sentirsi male una volta. Ne aveva bevuto troppo. Poi dice pure che la sete la fa venire, più che toglierla. Per cui s’è data questa regola morale: niente alcool sul posto di lavoro. Un bicchierino se lo fa – di cognac francese – ma solo la sera, prima di andare a letto. A mezzanotte e mezza in punto, non appena finisce di vedere in tv la replica di una puntata di “Murder She Wrote”.