Naomi Watts

Sbagliate di grosso se credete che tutti i vip di Los Angeles abbiano delle grosse ville a Bel Air, Hollywood o Malibù. A meno che tu non abbia mai ricevuto almeno una nomination per l’Academy Awards di certo non puoi permetterti magioni dal costo milionario. Sono centinaia gli attori che vivono in case più o meno ‘normali’.
Mia zia Sondra, una pro-zia per essere precisi – la zia texana di mia madre – fa la portiera in un palazzo residence giù a Los Alamitos. Lì ci vivono diversi professionisti del cinema e della tv. Più che un raggruppamento di villette è una specie di casa di ringhiera. C’avete presente quelle case con ingresso che affaccia sul cortile interno? Quelle che si vedevano nei film neorealisti italiani degli anni ’50? Beh lo stabile di Katella Avenue è proprio uno di quelli. Fu costruito negli anni ’60 da un magnate edile di Frisco, tale Jeff Kentucky Reilly. Da appassionato di film di De Sica (padre), Mr. Reilly volle riprodure proprio lì, nell’Orange County, uno di quei complessi edilizi visti al cinema in bianco e nero. Prese un lotto che si affaccia nell’Armed Forces Reserved Centre (chissà come poi) e in meno di due anni tirò su tre casermoni del tipo a ringhiera. Nel primo che trovate venendo da Est ci abita mia zia, la signora Sondra Arlowsky – vedova Kinley. Un donnone di 71 anni, mezzo polacco mezzo tedesco, che campeggia 24 ore su 24 in atteggiamento di ronda sul portone dello stabile in cui risiede. Vedi appunto le case su Katella Avenue di cui sopra.
Lei abita al pian terreno nella guardiola adibita ad abitazione del portiere. Di fronte a lei ci sono un paio di stanzette con angolo cottura e cesso ricavato in una specie di armadio a muro. In questo sgabuzzino nauseabondo – non il cesso ma l’intero appartamentino – ci vive Scott Baio, ossia l’attore che interpretata Chucky, il cugino di The Fonz (Fonzie), nella serie tv “Happy Days”. Cos’ha fatto da allora? Ha recitato come protagonista in “Charles in Charges”. Ma chi se lo ricorda ormai? Ragion per cui non mi soffermerò a riportare le sue recenti disgrazie. Lasciamolo pure a deperire, stordito com’è dagli acri odori del suo mini loft – lui lo chiama così. Che poi le volte lì siano alte poco più di 6 piedi non ha importanza per il suo grande ego. Daltronde è fatto così: tanto impettito in pubblico quanto annichilito in privato.
Al terzo piano, l’appartamento 307 risulta ancora intestato alla DeFRE. Questa sigla altro non è che l’acronimo di Debbie Ferrari Real Estate, un’agenzia immobiliare che vende e acquista case nell’Orange County. Debbie è la titolare. Amministratrice unica. Uno squalo del mattone che sta sulla cresta dell’onda da più di 20 anni. Da 30 nel settore. L’appartamento è di proprietà dell’agenzia che gestisce un po’ tutto il comprensorio delle case ivi costruite dal fu J.F. Reilly ma il 307 è appannaggio esclusivo di Abigail Breslin, la bimba dai grandi occhi azzurri, aspirante miss in “Little Miss Sunshine”. Un’attrice molto giovane – non ha nemmeno 12 anni – ma già tanto cacacazzi. Simpatica come un taglio sotto la pianta del piede, lo scorso 26 Dicembre, alle 5.40 del mattino, è stata capace di far riaprire il terrazzo all’ultimo piano del Mandalay Bay Resort di Las Vegas – nonostante i lavori di ristrutturazione in corso. Motivo: la piccola voleva godersi l’alba da lassù. Pare che il suo karma fosse ispirato dai primi raggi del sole sul deserto del Nevada. Suo papà gliel’aveva promesso come regalo per il suo undicesimo “Boxing Day” e come si poteva non accontentarla? Mai rischiare di scontentare una divetta da 5 milioni di Dollari a film che da un momento all’altro può misconoscerti come suo genitore-tutore.
L’appartamento della Breslin non è intestato a lei. Credo sia sostanzialmente un problema di tasse e fisco, più che di età. Ricordo che una volta Max Von Sidow intestò una villa con piscina al suo cavallo. Credo fosse il 1942. Tutto si può fare qui a Hollywood. La mancata intestazione dell’abitazione alla Breslin è un problema tutto interno alla DeFre. A me che mi frega?! A me risulta solamente che la piccola infida stracciamaroni usa quell’indirizzo quando passa in città per qualche provino. Tutto qui. Non è molto usato. Sarà anche mezzo ammobilliato – dice zia. Ma io non ci credo. Se la piccola riesce a rompere le scatole a causa di un cono gelato troppo freddo per le sue corde vocali o per un tacos troppo piccante che rischia di screpolare le sue labbra così fragili e rosee, figuriamoci se si adatta a vivere per qualche giorno in un ambiente privo di mobili, tende, elettrodomestici bianchi all’avanguardia, tv al plasma e gingilli hi-tech.
Zia mi dice tutto. Lei sa tutto di tutti. I suoi vicini di casa sono come un libro aperto per lei. La gente ci vede cattiveria in questo suo atteggiamento ma zia è buona. Buona come una doughnut pucciata in un frappuccino all’italiana. Quella di squarciare le gomme delle auto con un taglierino ogni qual volta le trova parcheggiatre fuori dalle strisce gialle segnate sulla pavimentazione del parcheggio non è mica cattiveria. E’ precisione.
In famiglia noi la chiamiamo così: precisione. Zia è sempre stata precisa. Il suo matrimonio fu uno dei primi in Texas a prevedere un contratto pre-matrimoniale. Lei era molto precisa. Nel contratto ci fece aggiungere che, qualora suo marito fosse rimasto sul lastrico o andato in bancarotta, il vincolo dell’unione era da ritenersi automaticamente sciolto. Seduta stante. Inoltre in tal caso le era anche concesso di prendere nuovo marito in seconde nozze, scegliendo tra uno dei cugini di suo marito – il più giovane o il più facoltoso, a piacimento di zia Sondra. Le beghine dei ranch confinanti malignarono sulla cattiveria della zia. Misero in giro la voce che in quel contratto ci fosse anche un’ulteriore clausola che prevedeva un ingente rimborso economico in caso di rattrappimento e/o accorciamento del pene di zio Josh (Mr Kinley – quel sant’uomo che poi sarebbe diventato il futuro marito di Sondra). Fosse andato sotto i 6 pollici, l’intera baracca sarebbe passata di mano. A quelle condizioni zia Sondra sarebbe potuta divenire unica intestataria. O quasi. Cosa che poi in effetti successe… pensandoci. Ma ripeto: erano solo malelingue. Era sicuramente tutta invidia. Negli anni ’40 le zitellone del Texas del Sud non avevano altro da fare che passare le giornate a sparlare delle loro compaesane, a tutti gli effetti avversarie nell’ambita corsa al matrimonio con un bellimbusto di buon partito.
Zia Sondra, dicevo, mi racconta tutto. Io e lei ci vogliamo molto bene. Più lei che io – ma tant’è. Insomma è l’ultimo legame che mi resta con la famiglia di mia madre. Sapete, no? Un uomo vive anche di ricordi, tradizioni, sentimenti…
Zia Sondra si occupa di tener pulito il parcheggio che fiancheggia i casolari. Non che sia spesso lindo, ma sul contratto d’ingaggio c’è scritto così. Nello stesso pezzo di carta, che ha sancito 17 anni fa il suo ingresso nello stabile in qualità di portiera, c’è anche scritto che ha il compito di raccogliere mensilmente le quote delle spese condominiali. In altre parole fa le veci dell’amministratore del condominio, l’avvocato Kief Sullivan. Lui non c’è mai. Zia mi ha detto che viveva in una villa di lusso a Malibu Crest, vicino a quelle delle star. Almeno fino al rogo di dello scorso Ottobre.

Lo stabile dove vive zia è bello grosso: 5 piani per 18 appartamentini più le due guardiole. Che fanno 92 condòmini. 91 – se si esclude la stessa zia Sondra. Lei pare un generale della Luftwaffe. Precisissima. Con Sondra non si sgarra di un cent. Raccoglie tutto lei. Moneta per moneta. Senza peraltro spostarsi di un metro dal suo gabbiotto recintato di vetri smerigliati. Sono i condòmini che, ossequiosamente, entro il terzo giorno del mese – venisse pure un nuovo diluvio universale in Terra – si recano a casa di zia Sondra e le versano le quote stabilite da Mr. Sullivan. Lei non si muove. Non va a raccogliere i soldi casa per casa. Non le piacerà bussare, credo. Dice che così è svilente. Lei non si sente una pezzente che fa l’elemosina. Quei soldi le spettano. Anzi spettano all’amministratore. Sono soldi dovuti per cui “Che alzino il culo e vengano qui a versate, ‘sti stronzi!” Proprio così dice.
Sabato pomeriggio sono passato a trovarla. Non avevo niente di meglio da fare. Se non mi faccio vedere con una certa regolarità, quando torno a trovarla mi mette il muso. Non mi fa entrare in casa. Una volta ha proprio perso la testa, si è infuriata a tal punto… stava per chiamare la polizia. Poi per fortuna l’ho fatta ragionare, pian piano mi ha lasciato entrare e ci siamo riappacificati. Se non vado a trovarla almeno una volta al mese rischio che mi accada qualcosa di brutto e totalmente imprevedibile.
Sabato pomeriggio sono sceso a Los Alamitos. Non è che mi piaccia molto ma, quando c’è il sole, quel quartiere si trasforma. In meglio. Lo trovo inebriante. In certi casi non sembra di essere nel 2008. Ti capita a volte di assistere a scene che ti fanno pensare ad una black-series, una di quelle della tv degli anni ’70. Sabato era proprio uno di quei giorni. Sole pieno, ragazzini in strada ad insultarsi. Ogni volta che ci torno mi imbatto in un paio di giovani chiappe rosolate. Sempre nuove, sempre diverse. La senorita con mezzo culo nudo e mezzo culo coperto da jeans-shorts qui è un classico. Le messicane sotto i 20 anni in quel posto si vestono così. Che ci volete fare?! Gioia per gli occhi, meno per l’udito. Parlano velocissime e con tono alto. E chi le capisce!?
Arrivato a casa di zia Sondra mi sono dovuto sorbire l’ennesima storiaccia. La tizia del 502 fa finta di non capire. Non sente o non vuole sentire. Zia dice che fa la finta tonta anche se tutti i condomini la danno per pazza. No, intendiamoci. La malata di mente non è zia Sondra – o almeno non solo lei. Chi non ci sta bene con la testa è la bionda che vive in quell’appartamento.
Al 502 ci sta Naomi Watts. Fate uno sforzo mnemonico. L’avete vista nel film “21 Grammi”? La ricordate? Io non la ricordavo. Quando zia mi ha detto “Watts” ho pensato alla lampadina, alla luce elettrica. Credevo fosse un’erede dell’inventore della macchina a vapore. Invece no. Poi ho capito. Ho fatto mente locale: è quella sciacquetta che in “La promessa dell’assassino” se ne va in giro su di una vecchia moto, indossando giubotto di pelle e jeans attilatissimi. Così descritta ci sarebbe da arraparsi ma, sul serio, non è tutta questa sensualità. Soprattutto se l’incontrate la mattina presto sul pianerottolo di casa vostra.
Perché è questo che è successo a zia Sondra. Giovedì mattina la bionda inglesina con la puzza sotto il naso è stata beccata in flagrante da zia Sondra. Quando zia ha aperto la porta con uno scatto felino – tutt’altro che naturale per la sua veneranda età – ha trovato Miss Watts in ciabatte. Che ci faceva alle 8.10 del mattino in ciabatte di pelo rosa sull’uscio del palazzo?
La Watts non ha detto nulla in un primo momento. Sulla faccia gli si è piantata un’espressione da tonta per un paio di minuti. Credo che sia stata mia zia ad iniziare l’aggressione. “Eccola! Eccola qui la bellina! Adesso siamo arrivati a questo. A mettersi in ciabatte per non far rumore! Non ti volevi far beccare, eh? Va’ che ti sento comunque, lo sai? Le mie orecchie, in due, fanno 142 anni belli tondi. Ma ci sentono ancora, sai? Che ti credi? Che non ti sentivo che passavi? Ohi, cosa! Tu mi devi 2500 e 8 dollari. Son quattro mesi che non mi paghi il condominio! Dove li spendi i quattrini che ti danno al cinema? Eh? Qui non puoi fare come vuoi, sa’? Le regole so’ regole! E per tutti! Mi frega mica che sei una signora del cinema! Qui si paga tutti e si paga al tempo! Io il 3 devo avere tutte le quote in mano. Non anticipo, eh? Mai fatto e mai lo farò. Io riferisco. Appartamento 502: manca. La signora non paga e io non anticipo. Sono tre mesi che l’amministratore mi fa una faccia brutta per causa sua. Lo sa questo lei? Eh no! Ma che vi credete? Ohi, io sono vecchia, posso mica stare a combattere con voi!? O mi pagate o mi pagate! La prossima volta io chiamo la polizia. Che c’hai i debiti, bellina? Te spendi tutto coi trucchi? Ti vesti di fino? Macché! Fiato sprecato! Va là, che sei di uno sciatto unico: tuta in acetato fucsia, borsa di camoscio a frange e capelli da strega. Ma non lo sai che hanno inventato lo shampoo? Te non li lavi per scelta ideologica o per dimenticanza? Se non mi dai subito fino all’ultimo centesimo giuro che oggi non passi. Vada, vada pure! Ma non torni. Non tornerai. Non riuscirai a tornare a casa! Non le permetterò di salire su finché non sgancia. E suo marito lo sa? Che dice? Come li spende lei tutti quei denari? Maledetti voi e i vostri vizi. Essì che andate a cena 7 giorni su 7. Maledettissimi. E i soldi per il condominio non me li date. A me non mi pagate e voi vi sciallate! Le placche alla gola mi fate venire per le urla! Disperare mi fate! Ma io sono vecchia, sa’! Io muoio qui. E sarà per colpa vostra! Condòmini di merda! Mi avrete sulla coscenza a vita!”
La signora Watts credo che abbia ascoltato tutti gli sproloqui ammutolita. Serrate le labbra, ha iniziato a guardare in alto con aria vaga. Poi ha semplicemente aggiunto: “Scusi signora, io sto accompagnando Melissa… ehm lei è la figlia di mia sorella, deve andare a scuola… Mi scusi eh? Faccio tardi, mi perdoni… Non urli la prego. La prego. C’ho premura. Vado. Io vado, eh?” Ha infilato un grosso paio di occhiali da sole ed è andata via. Aveva Alexander Pete, suo figlio, tra le braccia. E’ salita con sua nipote su quel coso ed ha iniziato a pedalare. Beh sì, come si chiama quell’affare col volante e i pedali? … mmnnmnn… Risciò! Sì, risciò! Naomi Watts va in giro col risciò. Ma solo di mattina. Che la sera è pericoloso. Pur essendo dotato di catadriotti catarinfrangenti, si rischia comunque di essere appiattiti sull’asfalto da uno di quei SUV che scorrazzano ad alta velocità sui Boulevard. Di sera preferisce andare in giro accompagnata da Liev Schreiber – il suo compagno. Mai da sola.
La vita della Watts è fuel-free. Vive senza benzina, lei! Dice che lei almeno ci prova. Lei che si può permettere qualsiasi pazzia – che sia supportata da un’idea o meno. Lei non circola in automobile, no! Di giorno pedala su quella bici a 4 ruote, di sera si fa scarrozzare dalle lussuose berline di lui. Che coerenza, eh?
Adesso insomma è in fissa con l’ambientalismo. Niente confezioni in plastica, niente cartacce abbandonate per terra, in casa solo lampadine a risparmio energetico. Niente pellicce di animali, niente cosmetici testati sugli animali – ma quando mai si trucca poi? Niente frigorifero a causa dell’inquinamento da CloroFluoroCarburi – questo me l’ha detto zia ma ci credo poco. Come li conservi i bastoncini di pesce, altrimenti? Non avrà nemmeno un congelatore in casa? Ha già tirato giù un progetto per demolire un’ala del casermone in cui vive e creare un’area adibita a pannelli fotovoltaici. Zia sarà contentissima! La Watt fa anche la raccolta differenziata. Il vetro da una parte, la carta dall’altra. Le lattine di alluminio sono pochissime, praticamente nulle. Costringe tutti ad evitare di bere bevande gassate. “L’acqua è sorgente di vita” – dice sempre. E poi solo pannolini in lino per il piccolo Alex. Se potesse riciclerebbe tutto. Dalla A alla Z. Monroe Salpitch, il dottore in pensione della 301, l’ha vista anche rovistare nei cassonetti. Che maleducato! Non è bello sparlare degli altri condomini!
Ah, dimenticavo: le voci che girano sulla presunta instabilità mentale della signora Watt sono precedenti alle scene da lesbicona che ha girato per “Mulholland Drive”. Sia chiaro: noi californiani non discriminiamo. Non abbiamo mai avuto astio nei confronti delle leccapassere.