Signorinaeffe

Signorinaeffe (poster)

Signorinaeffe

di Wilma Labate (Italia, 2008)
con Valeria Solarino, Filippo Timi,
Sabrina Impacciatore, Fabrizio Gifuni,
Fausto Paravidino, Giorgio Colangeli,

Gaetano Bruno, Clara Bindi, Marco Fubini,
Luca Cusani, Veronica Gentili, Luigi Lavagetto,
Alessandra Vanzi, Franco Ravera, Rosa Pianeta

Un po’ lo sapevo, un po’ me l’immaginavo, me l’avevano anche suggerito, l’avevo letto da qualche parte ma finché non l’ho visto con i miei occhi non ci volevo credere. La “F” del titolo è proprio la Fiat.
Cose da sapere: il film è stato realizzato con il contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali Direzione generale per il cinema, con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte e della Regione Piemonte e con il patrocinio della Città di Torino.
La vicenda raccontata in questa pellicola è quella di Emma, una giovane ragazza torinese di origini meridionali, che s’innamora di un operaio, Sergio, proprio durante il lungo sciopero degli operai della Fiat, avvenuto nel 1980 e terminato con la storica marcia dei 40000 colletti bianchi dell’azienda. Una liaison che ovviamente viene contrastata dalla famiglia di lei, che nutre ben altre speranze per il futuro della giovane. Ma non solo. La protagonista, ha anche una storia d’amore con Silvio, il suo capo, un’ingegnere quarantenne – sempre della Fiat – vedovo e con figlia a carico. Un uomo che dimostra di amarla e che fa di tutto per aiutarla a far carriera, sia in fabbrica che all’università, dove Emma sta cercando di ultimare gli studi in Matematica.
Dunque l’amore s’intreccia con la lotta di classe. Ma le vicende storiche torinesi, più che rimanere sullo sfondo a far da cornice ai tormentati sentimenti dei protagonisti, emergono e spesso prendono il sopravvento.
Un film interessante, girato discretamente, ma che in alcuni passaggi mi ha un po’ infastidito, perché i giovani sono giovani e paiono avere sempre ragione. Secondo chi racconta, gli operai hanno sempre speranze condivisibili. Gli ideali sono ideali e non vanno attaccati. Gli adulti, invece, sono sempre rigidi, reazionari, all’antica – eccezion fatta per l’anziana nonna splendidamente interpretata da Clara Bindi. I quadri sono vigliacchi, i dirigenti sono disumani, i violenti sono violenti e i manifestanti – non si sa come – sono sempre pacifici ed immacolati.
La fine del film fortunatamente vira nuovamente verso un certo realismo – che sia più o meno condivisibile. Superfluo il codino ambientato nel 2008 in cui vediamo la protagonista reincontrarsi casualmente con il suo vecchio amore, ormai tassista invecchiato.
Filippo Timi convince. Fa l’orso. Alto, grosso, peloso e barbuto. La sua voce bassa e carvenosa lo rende ancora più temibile – all’apparenza. Inizialmente un po’ brusco nei modi, il suo personaggio si rivela un uomo dal cuore grande, disposto a sacrificare in un certo senso i propri sentimenti per la felicità della donna che ama.
Valeria Solarino è splendida. Affascinante. La moretta più desiderabile del cinema italiano dei giorni nostri. Per questo film le avrei dato un premio. Recita come meglio non avrebbe potuto fare. La scena è completamente sua quando lancia mezzi sguardi obliqui e si mostra fragile, nervosa, insicura e allo stesso tempo orgogliosa e testarda. Osservare i minuscoli movimenti delle palpebre, delle narici e dei muscoli del collo per capire di cosa sto parlando.
Sabrina Impacciatore è sempre più simpatica. Il suo personaggio – Magda, la sorella maggiore di Emma – si mostra dapprima acidina, invidiosa della bellezza di sua sorella e menefreghista, ma poi, scoprendosi innamorata, cambia e finisce per rivelare il suo lato più materno, affettuoso e comprensibile.
Giorgio Colangeli è un grande – come ho già avuto modo di dire qui. Il ruolo del padre meridonale, conservatore, nostalgico, pragmatico, anti-giovani, contrario agli ideali e perciò reazionario, è proprio nelle sue corde. Bravissimi anche gli addetti al cast che l’hanno preso. Scelta ottima.
Fausto Paravidino fa tanta simpatia, anche se inizialmente il personaggio che interpreta – un operaio giovanissimo e frustato che si fa le pere per sopportare la sua situazione – fa un po’ pena.
Anche Fabrizio Gifuni è in parte. Forse la barba lunga non si addiceva a un rampante ingegnere della Fiat degli anni ’80 – soprattutto perché poteva confondersi stilisitcamente con la classe operaia rivoluzionaria – ma va bene comunque. Non se la sarà voluta tagliare. Che ci frega! E’ bravo a recitare e questo basta. Per ora.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

Pubblicato da Smeerch

A blogger, a dj

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