Jake Gyllenhaal

Venerdì mattina mi sono svegliato a casa di Bernadette, la cameriera de “El Pollo Loco”, il ristorante di solo pollo che si trova al 521 della 1st Street, su a Burbank. Non che il pollo mi faccia impazzire. Ma ci sono stato una volta con Poncho, il mio amico postino – quello che se ne va ingiro a consegnare la posta su di un vecchio chopper degli anni ’60 – e ci sono tornato. Di “El Pollo Loco” più che il cibo mi è piaciuta Bernadette, la cameriera – appunto. Dovreste vederla. Con quei riccoloni biondi, il cappelletto da donnina che serve ai tavoli, camicetta bianca inamidata e scollatura vertiginosa. Sin dal primo caffé che mi ha servito me ne sono andato ai pazzi. Ma sul serio.
Poncho invece è stato scortese. Quando mi ha visto fissarla con l’occhio da pesce lesso gli ho detto che mi piaceva. Allora lui mi ha redarguito severamente ed in modo scortese: “Ma lascia stare! E’ un troione! E pure vecchio! Potrebbe essere tua madre! Fattene una giovane che ti giova alla salute!” Lì per lì ci sono rimasto male. Volevo rispondergli a tono ma ho lasciato perdere. Chi se ne frega se a lui non piace. Sarà anche vero che gli zigomi marcati e la pelle cotta dalle lampade a raggi ultravioletti le danno un’aspetto da signora adulta. Ma in fondo in fondo io già lo sapevo che era una ragazzina. Poi stanotte, proprio durante un amplesso me l’ha confessato: ha 43 anni. E’ stato come un momento verità. Dice che sentiva di dovermelo dire. Capirai! Chi se ne frega! Ancora una volta ho fatto spallucce. Non gliene davo mica venti! A me piace e questo deve bastare.
Non è stata poi neanche così dura con me. Me l’ha data abbastanza presto. Ci sono tornato tre volte appena. L’ultima ieri sera. Ed è lì che è scattata la magia – se così volete chiamarla. Vabbé, nulla di romantico. Ha capito che nel suo ristorante ci tornavo per lei. Magari stanotte era sola, si sentiva sola, non aveva nessuno con cui dividere il letto. Un po’ come me. Che poi: ci sono altri motivi per fare sesso? Insomma c’è stata. M’ha detto di attenderla fino a fine turno.
Ha smontato alle dieci e mezza circa. Alle undici siamo arrivati a casa sua, su a Sunset Canyon Road, – Che culo! E’ solo una cameriera e ha la fortuna di lavorare ad appena 5 isolati di distanza! –
Siamo saliti su. Il tempo di toglierci i vestiti e già ero dentro di lei. Poche parole, molto movimento. Il sesso è stato ok anche se è durato poco – non c’è nemmeno bisogno che lo dica. Però m’è piaciuto! A me va bene così, tutto sommato. Non chiedevo altro. Lei ha anche goduto. Pare. Una o due volte. Boh! Vai a capire poi se è vero oppure no. Comunque ci siamo anche fatti una bella sigaretta, dopo. Una a testa, contemporaneamente. Quella classica del ‘dopo’. E poi siamo letteralmente crollati. Stanchi morti.
Non lo faccio mai. Non dormo mai a casa delle donne, dopo averci scopato. Meglio starsene ognuno a casa propria. Il sonno per me è sacro. Una questione molto seria. Non è cosa da dividere con taluni o talaltri, né tantomeno rischiare che qualcuno lo disturbi. Per cui io solitamente vado via dalla casa della tizia se l’abbiamo fatto lì. Oppure, nel caso in cui ci abbiamo dato sotto da me, appena finito mando a cagare la tipa con una scusa X.
Invece giovedì notte non ce l’ho fatta. M’avrà succhiato l’anima ‘sta Bernadette qui! Che ne so. Forse. Fatto sta che ho dormito a casa sua giovedì notte e venerdì mattina sono stato svegliato da un baccano infernale. Sirene, urla, auto in partenza, frenate, vociare di gente, ecc.
Ci avrò messo mezz’ora a capire quello che stava accadendo. Di fronte a casa di Bernadette c’è una pizzeria, credo che sia di un Italiano. Bertolino, Bartollini… non so come si chiama. So solo che proprio venerdì uno s’è barricato dentro e non voleva più uscire. Ha preso anche in ostaggio due poveracci e – apriti cielo! Ecco che ti arrivano gli sbirri a sirene spiegate. Che poi, dico io, che cazzo li chiamate a fare?! Ma lasciate pure che si ammazzino tra di loro questi merdosi di italiani! Almeno mi risparmiavate tutto quel baccano.
Invece no. Sto tizio, Frank Dubell, ha perso la brocca. Era solo il garzone del locale. E’ venuto a Hollywood quasi un anno fa. E’ il cugino di Jake Gyllenhaal, l’attore. Quel tizio che se lo prendeva in culo nel film dei cowboy froci. Cugino di primissimo grado. Figlio della sorella della mamma. Beh Jake l’ha fatto venire qui. I soldi fanno un brutto effetto – lo dico sempre io! “Frank vieni, dai! Vieni a Hollywood, qui si sta una favola! Te lo trovo io il lavoro!” Così gli avrà detto Jake. Oppure il contrario, sarà stato Frank a rompere i coglioni a Jake per trasferirsi in città. Lui era dell’Ohio, credo. Magari erano anni che gli chiedeva un aiuto. Alla fine il cuginetto famoso ha ceduto, gli ha comprato un bel biglietto. Si sarà sentito in colpa per il fatto che in famiglia – a parte sua sorella Maggie – è l’unico a guadagnare milioni di Dollari come se piovessero. Frank s’è messo sulla corriera ed è corso qui. Di tutte le pizzerie proprio a Burbank doveva venire a lavorare? Perché non se n’è andato a far panini per i fighetti di Santa Monica, giù al mare? Maledetto!
Insomma Frank viene a Los Angeles e che fa? Dove va? Avrà preso un appartamento fuori città – con i soldi che gli avrà prestato Jake, ovviamente. E poi che fare? Step 2: trovare lavoro. Il suo pallino da sempre era il cinema, come suo cugino – o quasi. Jake era il suo idolo, in un certo senso, no? Lui regista e suo cugino attore: coppia perfetta. Questo almeno nei suoi sogni. Invece non è andata proprio così. Frank si sarebbe anche accontentato di un posticino da aiuto regista, montatore, stunt, attrezzista, catering-man. Niente. Invece niente.
Jake non è riuscito a trovargli uno straccio di lavoro sui set di Hollywood. Gli diceva sempre: “Sì, sì, dammi tempo! Dammi tempo e vedrai! Vedrai che qualcosa te la trovo, dai. Ti ho mica fatto venire qui a vuoto!” Eppure sono passati prima due, poi quattro, sei, dieci mesi. Un anno. Niente. Nessun lavoro dietro le cineprese per Frank. Che – a pensarci fa anche un po’ pena – s’è dovuto adattare. L’unica cosa che ha trovato è stato un lavoretto come ‘delivery boy’ da questo pizzaiolo. Il pizzaiolo dove s’è barricato. Cosa gli è preso non era subito chiaro. Io l’ho letto sul giornale il giorno dopo. Già sabato le cronache gossip insinuavano che Frank sarebbe stato preso da un raptus. Dicono che gli è venuta una crisi depressiva profonda. A me mi sa che era tutto matto, altro che!
Frank stava male. Non si era adattato all’ambiente di Los Angeles. Si, come no! A chi la vogliono dare a bere? Sei a Hollywood e hai un cugino che è pieno di soldi e di figa! Ma quale disadattato?! Comunque Jake sarà anche un po’ un braccino corto perché mi sa che non è che facesse tutti questi favori al cugino dell’Ohio. Alcune voci sostengono che Frank si fosse indebitato per pagarsi addirittura l’affitto della topaia dove stava. Capite? Non era nemmeno uno sbandato. Non ha perso i soldi giocando al casinò o scommettendo. No. Era in bolletta solo perché doveva pagare le bollette. Che sant’uomo! Non vi pare? Chissà perché quando uno muore viene sempre etichettato come innocuo cittadino modello dalla stampa. Che cazzoni! Ce la vogliono dare a bere. A me invece Cugino Frank mi ha rovinato una giornata. Una intera! Sto stronzo!
Insomma immaginatevi Frank che deve dei soldi alla sua padrona di casa, Mrs. Ritchie, una vecchia babbiona spilorcia – e vedova – che gli sta attaccatta al culo. Non lo molla un attimo. Ogni sera, alle 19 – fisso, gli va a chiedere l’affitto. Ma Frank non ce l’ha l’affitto. Non ha mezzo dollaro il nostro Frankie. E’ arrivato alla frutta. E cugino Jake non aiuta, non interviene economicamente. Non sente la richiesta d’aiuto. Finge di non sentire, si dimentica, insomma non molla mezzo Dollaro. Il mafiosone Bartollini poi si dimentica pure di pagarlo. Finge di dimenticarsi di pagarlo. Anche lui. Sono 3 settimane che non sgancia lo stipendio a Frank.
A Frank non gliene va bene una. Anche con le donne non è che vada alla grande. Chi è che si vuole spupazzare un ventenne spiantato, senza macchina, né soldi? Bernadette, ad esempio, uno così non lo vedrebbe nemmeno…
Frank era sostanzialmente uno sfigato. Anche mezzo nerd. Sempre lì a vedere film su film. Il pallino del regista, sapete com’è. Magari tutti soldi che aveva da parte gli avrà spesi in qualche videoteca ad affittarsi film in bianco e nero! Che sega! Proprio la scorsa settimana ha messo gli occhi su Brooklin Decker, una figona che è apparsa più di una volta su Sport Illustrated. Modella, bionda, abbronzata. Fisico mozzafiato. Va in giro sempre con gonne corte, scollature, capelli fatti e pelle lucida. Sembra che l’olio non lo usi solo sui set fotografici. Che zoccola!
L’ha vista ad una festa. Parlava proprio con suo cugino Jake. Frank non è riuscito a metterci piede nel locale quella sera, ha fatto due ore di fila fuori, davati al velvet rope – il cordone di velluto sorvegliato a vista dagli energumeni della security. Ma se n’è innamorato subito. Tant’è che il giorno dopo ha chiesto a Jake di presentargliela. “Dai Jake, presentami quella del paginone centrale!” Ma lui ha fatto, come dire, il vago. “Ma sai, la conosco appena… me l’hanno presentata giusto ieri… non so se è il caso… è una che se la tira. Non credo che ti possa piacere… Non fa al caso tuo. Fidati. Ma poi comunque vediamo… magari venerdì mattina. Dai, sì… venerdì alle 12.30 forse, dico forse, vado a pranzo con lei… no, anzi: pranzo con degli amici e c’è anche lei. Al massimo ti chiamo e ci passi a salutare. Vediamo se riesco a presentartela. Non ti prometto nulla, però…”
Frank non avrebbe voluto sentire altre parole. Era al settimo cielo. Avrà comprato anche una giacca nuova. Da indossare sui quei jeans che portava 7 giorni su 7. Non attendeva altro che arrivasse venerdì mattina. Avrebbe potuto incontrare quell’angelo biondo. Erano tre giorni che si preparava le frasi da dire per non apparire come un fessacchiotto. Avrebbe lodato con diecimila parole la bravura di suo cugino. Che grande attore! L’avrebbe ringraziato di fronte a lei. Magari le avrebbe parlato delle sue umili origini… chissà… magari per intererirla. Chissà se lei fosse mai stata in Ohio!?
Invece – spiace dirlo – così non è andata. Stronzo di un Jake. Jacob Benjamin Gyllenhaal – detto Jake l’infamone – venerdì ha mandato tutto a monte. Non l’ha nemmeno chiamato. Verso le 10 manda un SMS con scritto. “Colazione rimandata. Sorry. Magari la prossima volta”. Bang! Il mondo crolla sulle spalle di Frank. Niente soldi da mafio-pizza-man, niente soldi per la vecchia arcigna, niente figa d’alto bordo.
Ha preso il coltellaccio con cui il titolare della pizzeria taglia solitamente il mozzarella-cheese e gli ha staccato una mano. Sì. Così. All’improvviso. Tutto ad un tratto. Non ci ha visto più e ha mozzato la mano sinistra a Bartollini. Sangue, tanto sangue nell’impasto e urla del baffo italiota. Non so se è una fortuna che nella pizzeria ci fossero solo due clienti. Un negro di nome Rahim Muleed e un tale Joshua Camden.
Il giornare è stato un po’ vago. Non so di preciso come sono andate le cose. Prima Frank ha staccato una mano al suo capo. Poi ha minacciato i due clienti e si è barricato dentro. La cosa deve essere andata avanti per una ventina di minuti circa. Quanto può essere pericoloso un coltello da pizzaiolo? Non lo so. Non riesco nemmeno ad immaginarlo.
Alcuni passanti devono essersi accorti della mala situazione e devono aver chiamato la polizia. Ed è qui che entrano in scena le sirene delle volanti. Ed è anche qui che io mi sveglio. Mi sono affacciato alla finestra e ho iniziato a tirar giù madonne. Avevo un sonno bestia, nonostante avessi dormito per circa 11 ore. Saranno state le 11.30. Forse qualcosa in più. I miei occhi non si volevano proprio aprire. Non ci ho capito nulla per un quarto d’ora. Poi ho visto arrivare un’altra macchina con la sirena. Non era quella della polizia. Era una berlina. Forse una Ford Mustang rossa decappotabile. Credo del 2007. Aveva comunque una sirena attiva e rumorosissima. Ma tanto io ero già sveglio, cazzo! Era ovviament la macchina di Jake.
Frank aveva già iniziato a comunicare ai poliziotti le sue richieste quando mi sono alzato dal letto. Il cretino ha chiesto solo di parlare con suo cugino Jake. Ma già che ci sei chiedi anche i soldi, pirla! Anzi. Chiedi solo Dollari. Banconote di piccolo taglio. Avrai visto 1000 film di rapine in banca, di assedi con ostaggi… ma chiedi di più! Alza il tiro. Alza la posta in gioco, scemo!
Il cugino Jake – tanto premuroso – ci ha messo una buona mezz’ora prima di arrivare. Se l’è presa comoda, diciamo! Credo che a quell’ora dormisse anche lui come il sottoscritto. I piedipiatti quando hanno visto che le cose andavano per le lunghe sono andati a prendere Gylleenhaal da casa. Solo che lui non c’è voluto salire nella macchina dei poliziotti. Dice che le volanti puzzano di criminali. Aveva pure paura che qualche paparazzo spuntasse da un cespuglio e lo fotografasse mentre saliva sulla vettura in compagnia dei poliziotti. Un po’ c’ha anche ragione. Quei cazzo di fotografi scattano qualsiasi cosa. I giornali ci sarebbero andati a nozze con quelle foto. Poi finalmente si sono messi d’accordo. La polizia gli ha fornito un lampeggiante. Jake l’ha messo sul cofano anteriore della Mustang e ha giocato a fare l’ispettore dei telefilm polizieschi. Sul luogo del fattaccio è arrivato con tutta calma. A cose ormai fatte. Verso le 12.20 nella pizzeria erano tutti belli che cotti. Morti stecchiti. Non so com’ha fatto Frank. L’articolo del giornale ha tirato giù due ipotesi ma fare una carneficina con un coltello da cucina la vedo dura. Frank comunque l’ha fatto. Ci ha saputo fare. Dopo una quindicina di minuti, tra singhiozzi e pianti, mentre bestemmiava contro gli sbirri, ha infilzato per benino il ciccione che l’aveva assunto qualche mese prima in pizzeria, poi ha segato la testa dei due avventori – che erano stati precedentemente legati mani e polsi agli sgabelloni del locale – quindi s’è sminuzzato le budella.
I poliziotti alla vista della scena hanno tentato un salvataggio in extremis. Si sono lanciati verso il criminale ma la porta era stata bloccata dall’interno. Frank ha avuto il tempo di pensare anche a questo. Quando l’ispettore Ionesco – un trippone di origini rumene con il baffettino che sembrava la brutta copia di Sipowicz di NYPB Blue – e i suoi sono riusciti a sfondare la porta il plurimo omicidio (3+1) era già avvenuto. Alle divise blu restava solo da iniziare a scattare foto. ‘ché tanto Jake aveva fretta. Era già in ritardo. Ma senza nequizia. La scintillante Brooklin lo aspettava da 5 minuti al “Blvd”. Ristorante extralusso locato al 9550 di Regent Beverly Wilshire, Wilshire Boulevard – Beverly Hills. Tavolo per due. Ore 12.30.