marzo, 2008


31
mar 08

I padroni della notte

I padroni della notte (poster)

I padroni della notte
(We Own the Night)

di James Gray (Usa, 2007)
con Joaquin Phoenix, Mark Whalberg,
Eva Mendes, Robert Duvall, Alex Veadov,
Tony Musante, Antoni Corone, Katie Condidorio,
Burton Perez, Dominic Colon, Maggie Kiley, Robert C. Kirk

Un classico film poliziesco all’americana, ma ben fatto. I buoni contro i cattivi. Da una parte la polizia di New York – sul cui distintivo c’è scritto appunto “We Own the Night”, dall’altra la mafia russa che importa droga di ogni tipo nella metropoli.
New York, 1988. La storia è quella di Bobby Green, un ragazzone che fa il viveur. Ha un sacco di soldi, una donna stupenda (Amanda), sniffa cocaina e gestisce uno locale avviatissimo – un vero e proprio club – per conto di una famiglia russa. Problema: suo padre e suo fratello sono due poliziotti. Non due semplici agenti ma due ufficiali alti in grado, molto stimati e rispettati nel loro distretto e in tutta la città.
SPOILER LUNGHISSIMO.
Nell’ambiente in cui Bobby si muove nessuno sa che è figlio e fratello di poliziotto. Un po’ se ne vergogna. Difatti per gli affari usa il cognome di sua madre (Green) anziché quello vero di suo padre (Grusinsky). Bobby riceve un avvertimento dalla sua famiglia: “O stai con noi o stai con loro. E’ una guerra. Bobby st’attento, che prima o poi ti pizzichiamo”.
E in effetti la guerra scatta, improvvisa. Retata nel locale gestito da Bobby. Vadim Nezhinski, il pezzo grosso russo, nipote del titolare di Bobby, è l’obiettivo primario della polizia ma questa volta riesce a passarla liscia. Dentro ci vanno un suo scagnozzo, che si suicida sgozzandosi prima di essere sottoposto ad un interrogatorio, e lo stesso Bobby. Tempo qualche ora Bobby esce, con l’avvallo della parola di suo padre, e torna ai suo affari. La macchina della violenza però si è ormai messa in moto. Vadim cerca di assassinare Joseph, il fratello poliziotto di Bobby che ha organizzato e messo a segno la retata. Questo è un ovvio avvertimento. Joseph fortunatamente non muore ma trascorre diversi mesi in ospedale. Bobby ne rimane sconvolto. Fa una scelta: decide di passare definitivamente dalla parte dei buoni. Accetta di fare da esca. Si mette un microfono addosso e si fa portare nella tana del lupo. Mentre si sta per compiere un grosso acquisto di droga, le cose vanno storte. La polizia irrompe e Vadim viene arrestato. Bobby rischia la vita ma fortunatamente ne esce solo con qualche acciacco. A cose fatte poi, entra nel programma testimoni perché rischia la vita. I russi vogliono farlo fuori. Insieme con la sua amata va sotto scorta. I due vengono tenuti sotto stretta sorveglianza.
Ma Vadim è molto più che furbo. Trattasi di volpe, una faina violenta e sanguinaria. Dal carcere riesce a fuggire. Si finge in cattivo stato di salute e si fa portare in ospedale. Una volta fuori, individua il nascondiglio di Bobby, grazie alla soffiata di una spia, e organizza subito un agguato ai suoi danni, in cui però perde la vita il padre, il vecchio poliziotto.
A questo punto Bobby, estremamente scosso dalla morte di suo padre – avvenuta sotto i suoi occhi – decide di entrare in polizia, come avrebbe voluto il vecchio Capitano Burt, il quale appunto desiderava vedere entrambi i suoi figli indossare una divisa.
Amanda intanto va via. Lo lascia perché ormai lui in testa ha un solo obiettivo: vendicare suo padre. E così accade. Bobby mangia la foglia: capisce come fanno i russi a portare la droga negli Stati Uniti, poi con suo fratello organizza una nuova retata, in cui il vecchio russo viene arrestato e lo spietato nipote Vadim viene ferito a morte dallo stesso Bobby. In chiusura, finita l’accademia, Bobby entra finalmente in polizia, in pianta stabile. Suo fratello decide di abbandonare l’azione e si fa spostare negli uffici amministrativi del corpo. I dissidi tra i due fratelli (l’odio, le invidie, le gelosie) dopo tante vicissitudini, sembrano ormai del tutto appianati.
Joaquin Phoenix e Mark Wahlberg non sono decisamente i miei attori preferiti. Li ho sempre considerati due manzi bolliti belli grossi. Due tronchi alquanto legnosi. Devo ammettere però che in questa pellicola riescono a dare il loro meglio, risultando estremamente convicenti. Se proprio dovessi scegliere chi tra i due si esprime meglio, direi Phoenix, sul cui personaggio peraltro il film è incentrato.
Robert Duvall è un mito vivente. Ineccepibile. Un monumento del cinema americano. Attore decano, dalla grande forza espressiva. Per lui mi viene in mente la frase “La forza tranquilla”, slogan che Jacques Seguela s’invento negli anni ’80 per una campagna presidenziale di Mitterand. Ecco, sì: se mai si dovesse scegliere un attore per interpretare François Mitterand io prenderei Duvall senza pensarci due volte.
Eva Mendes è meravigliosamente stupenda. Un mio caro amico, di fronte a tanta bellezza, è capitolato dichiarandosi follemente innamorato di lei. Attenzione alla primissima scena del film: momenti di autoerotismo dalla forte carica erotica per la nostra diva latina preferita. Brivido caldo!
Nota: la colonna sonora è quanto di più ritmico ci sia in giro. Funky, soul, dance e tanti altri generi per una miscela esplosiva. Mi permetto di citare alcuni titoli esemplificativi: “Let’s Dance” di David Bowie, “Rapture” e “Heart Of Glass” dei Blondie, “Mambo Diablo” di Tito Puente, “Message To You, Rudy” dei The Specials e la fantastica “Que Pasa/Me No Pop” dei Coati Mundi.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


31
mar 08

Alla Winslet mancano 45 bollini

Kate Winslet

Non mi piacciono le collezioni. Le odio. Anzi odio i collezionisti. Di per sé cosa può far di male un francobollo? Nulla. È il collezionista di francobolli, il filatelico, che mi sta sui coglioni. È lui che rompe l’anima con le sue serie speciali, le edizioni limitate, i pezzi rarissimi. E poi i costi. Gente che spende tutto il suo patrimonio per un pezzo introvabile: milionate per quel tappo di una bottiglia del ’56, per una figurina, per una scheda telefonica, persino per una bustina di zucchero – che dopo una ventina di mesi potrebbe anche andarti a male, sopratutto se si bagna. Questa è gente fuori dal mondo, ve lo dico io!
Il mio amico Darren è tra questi. Lui colleziona tutto. Tutto quel che c’è da collezionare. Quando attacca con i suoi discorsi da collezionatore di oggetti lo odio. Vorrei tappargli la bocca, vorrei soffocarlo con un asciugamano bagnato, ma poi mi ricordo di tutte le birre che mi offre, delle risate che ci facciamo quando parliamo d’altro e soprassiedo. Darren Salmendy ha soldi da spendere. Non è un riccone ma se la passa bene. È un geek. Vive d’informatica. Scrive migliaia di righe di codice al giorno. Fa il programmatore di professione. Guadagnerà un 7/8000 Dollari al mese. Credo sia un freelance. Non chiedetemi quale sia il suo linguaggio di programmazione perché non saprei dirvelo. So solo che scrive programmi per il computer. Non mi frega di saperne di più. Darren colleziona roba moderna. Non è un rigattiere. Non va in giro alla ricerca di ferri vecchi. O almeno questo è quello che dice. Si definisce un “esperto di modernariato”, lui. Secondo me è un poveretto che accumula oggetti maniacalmente.
Domenica scorsa mi ha mostrato l’ultimo pezzo di cui è entrato in possesso. Stavamo in macchina su al Cahuenga Park. Ci siamo appartati in una zona buia. Proprio dietro l’Hollywood Sign, la celeberrima scritta che sovrasta la città. Se un malpensante ci avesse visto avrebbe potuto persare che eravamo lì per pomiciare. Ma non avevamo alcuna intenzione di accoppiarci, noi. Siamo solo due buoni amici che desideravano fare due chiacchiere, non dei busoni! Abbiamo parceggiato la macchina su Mt Lee Dr., fuori dalla carreggiata della strada, sullo sterrato. Abbiamo acceso una canna e ce la siamo fumata. Un po’ io, un po’ lui. A turno. Ci siamo rilassati, gettando in tanto in tanto lo sguardo sulla città illuminata. Forse lo skyline è l’unica cosa di Los Angeles che ancora mi piace. Forse l’unica che mi tiene ancora qui. Lavoro escluso.
Mentre ce ne stavamo stesi, sbracati sui nostri sedili, Darren ha infilato una mano sotto il suo, di sedile, ed ha tirato fuori una specie di valigetta.
Poi ha aggiunto: Adesso ci divertiamo un po’!
E’ stato allora che mi sono accorto che si trattava di un telefono mobile. Adesso noi diremmo cellulare. Ma lui mi ha spiegato che quello che aveva in mano era un Motorola 4800x. Un telefono portatile analogico. A vedersi oggi poco portatile ma comunque non fisso, ecco. Mi ha detto che in giro ce ne sono pochissimi. Sta ancora cercando di capire in che anno è stato prodotto. Lui dice il 1991 ma non è sicuro. Comunque ha più di 15 anni ed è già un pezzo da collezione.
Sorridendo, prende questa specie di valigetta, la apre, accoppia un paio di fili – o almeno così mi pare – poi compie una lunga sequenza sulla tastiera. Sembra che prema dei tasti a caso. Sono sicuro però che in testa ha ben chiaro quello che sta facendo. Ad un certo punto il telefono inzia ad emettere strani suoni, sembrano interferenze. Sembra qualcosa di simile al rumore di un modem che esegue le procedure di connessione al un server. Poi una voce di donna. Una donna aziana, credo.
- Oh! Ecco. Sentiamo che dice questa qui! – esclama Darren – Hai mai ascoltato conversazioni con un telefono? Intendo conversazioni altrui? Non è divertente?
- Darren – gli dico – questo si chiama spiare. Non è un reato?
- Non da noi, credo. Questi sono gli Stati Uniti, fratello, qui tutto è possibile. E poi che danni fai se ti senti questa qui che ciarla al telefono?
- Credevo non si potesse fare. Cioè tecnicamente. Questa roba non è criptata? Insomma le linee sono così libere? Aperte? Non c’è una protezione?
- Si… beh la protezione c’è. Ci sono dei sistemi di criptazione del segnale. Ma non in questo caso. E poi sono comunque eludibili. Questo qui è un telefono analogico. Un telefono degli anni ’90. Non è come quello che hai in tasca tu adesso. E’ molto più semplice agganciarsi ad un segnale analogico. Sono frequenze, amico. Semplici frequenze. L’avrebbe potuto fare anche Bell in persona ai suoi tempi!
- Bell chi? Il presidente della Bell? O dici Bell quello del telefono?
- Sì, lui. Non è lui che ha scoperto le onde? Quelle robe lì…
- Guarda, sinceramente, credo che ti sbagli… Bell dovrebbe aver inventato il telefono. Il primo a metterci mano sulle onde credo sia stato un italiano. Mr. Marconi, credo. E poi comunque le onde non le ha inventate nessuno. Le onde ci sono sempre state. Non le ha inventate nessuno… se non la natura…
- Zitto! Stai zitto. Basta con ‘ste stronzate naturalistiche e ascolta. Qui la babbiona sta parlando con una. Credo sia una parente. La sorella, la figlia. Boh. Due donne che chiacchierano. E  non sanno che tu ascolti. Ma quando ti ricapita un’occasione simile!? Non lo trovi… eccitante?
Discutere con un babbeo è sempre fiato sprecato. Ho preferito abbandonare la discussione e mettermi ad ascoltare. Non nascondo che la cosa incuriosiva anche me.
- … che poi io il latte quasi non l’ho bevuto fino ai 30 anni. E invece adesso a momenti ne bevo una confezione al giorno. Non mi vergogno a dirlo ma qui obbligo quasi tutti a berlo. – Ha detto la voce femminile più giovane.
- Kate, tesoro, tu te ne stai ad uscire pazza con ‘sta cosa. Che te ne fai? Cosa vinci poi? Hai tutti i soldi del mondo, figlia cara. Sei fortunata come poche. Compra quella cosa se ti serve sul serio!
- No, ma’. Non è così. Non è affatto così! Io adesso ho bevuto latte per sei mesi e mollo all’ultima settimana? E poi per cosa? Solo perché mi mancano 44 punti? E’ ormai una questione di principio! Io quel servizio da colazione lo voglio!
- Che servizio? Che ci sta nel servizio? Quante tazze?
- Sono quattro tazze. Le devi vedere, ma’, sono bellissime! Quattro tazzoni grandi, bassi. Scodelle sono! Poi ci stanno le quattro tovagliette sotto e una lattiera con piattino. E’ porcellana italiana, mica cotiche! Roba buona. Di prima qualità.
- Ci credo poco, Kate. E se fosse davvero merce pregiata, che costa un sacco di soldi, te la regalerebbero con i bollini del latte?
- Ma perché no? Guarda che è una raccolta punti di qualità: ci sono 500 punti da raccogliere. 500. Mica fanno tutti così. Io ce la devo fare. Sono stata costante. Me ne mancano solo 44. Ma’ tu quante ne hai? Li passo a prendere domani mattina.
- Ma non lo so. Lo sai che tuo padre è come te. A lui il latte non piace. Non mangia nemmeno il formaggio, pensa te! Non so, devo vedere in frigo. Ogni tanto prendo una confezione piccola per me…
- E sulla confezione piccola ci sta solo mezzo punto. Quante confezioni hai?
- Ma non lo so, ti dico! Una… forse due. Una sarà nella spazzatura…
- Ma come, non le conservi? Te l’avevo chiesto, ma’! Te l’avevo chiesto, e dai! Ricordatelo una buona volta! Ma come è possibile che a te non si può chiedere nulla? Ti chiedo mai nulla? Una cosa ti ho chiesto! E tu te la dimentichi pure!
- Eh Kate, Sono anziana. Le cose me le dimentico. Che ci vuoi fare, non è più l’eta di ricordarsi le cose. La tua vecchia madre non ha più la memoria di una volta. Mi vuoi punire? Non mi vuoi più bene adesso?
- Ma no, no… che dici? No. Certo che no! Ti voglio bene, sì. Ma adesso voglio anche i premi. Voglio i punti. Ho chiesto anche a Kevin. Lui lo beve il latte… Kevin Spacey, te lo ricordi? E’ un amico. Ci abbiamo anche lavorato insieme una volta.
- Kevin? Kevin come? Quello che ti veniva dietro quando avevi 17 anni? Kevin, quello con la frangia?
- Ma che stai a dire!? No. Non quello. Ma chi se lo ricordava più quello sfigato! No, no. Kevin Spacey. L’attore! Ma’, ma tu ci vai al cinema? O vedi solo i miei film in tv?
- Ma no. Che c’entra? I tuoi film li vedo. Certo che li vedo. Il cinema che c’entra… non è che con tuo padre ci andiamo più di tanto. Ecco. L’ultima volta è stato a Natale. Tu ci hai consigliato quel bel cartone animato e noi ci siamo andati. Non è che ci andiamo tutti i giorni.
- Vabbè, lui: Kevin. Kevin mi ha detto che lui c’è la un po’ di latte. M’ha detto che ne compra un cartone per volta. Adesso a casa gli devono essere rimasti una ventina di confezioni. Per cui all’incirca diciamo 44 meno 20 fanno 24. Adesso devo trovare 25 punti… più o meno. Entro Aprile. Il primo aprile scade il concorso. Devo spedire tutti i punti entro il 31 Marzo. Mi dai una mano, ma’? Non puoi chiedere a zia Betty, alle tue amiche? Lo bevono loro il latte?
- Sì, sì dai. Vedrai che li troviamo ‘sti bollini…
- Punti, ma’.
- Sì, punti, bollini… insomma te li trova mamma, dai! Vedrai che te li rimedio. Fammi chiamare Donna e Gina. Donna Michaels: lei le fa tutte le raccolte punti. Anche le altre amiche mie li fanno. Sono appassionate di queste cose. Vedrai che te li danno i tuoi bollini.
- Oh, ecco. Lo vedi che quando vuoi sei la migliore mamma del mondo? Grazie ma’. Ti amo!
- Eeeeh… ecco! A te basta farti contenta. Basta tenerti contenta che diventi subito la più adorabile delle donne. Come ci sai rigirare tu… non ci rigira nessuno. Sin da piccola, facevi sempre così, sia con me che con tuo padre. Dicevi, chiedevi, ti lamentavi, poi ci facevi un sacco di moine: baci, carezze e noi, stupidi, che ci cascavamo come pere cotte! E ti accontentavamo. Ah! Bei tempi quando eri piccola…
- Sì ma’. Dai! Lo so. Non è che me lo puoi ripetere sempre ogni volta che ti chiamo.
- Ma se non mi chiami mai! Dovresti chiamarla più spesso tua madre…
- Sì, sì. Ok. Lo faccio. Lo sai che lo faccio. Ti chiamo sempre. Adesso dimmi quando quelle tue amiche mi rimediano i punti. Oh, che a me servono entro un paio di settimane…
- Va bene ma dammi tempo. Domani le chiamo. Oh, e poi sii buona con loro. Io chiedo un favore ma tu datti da fare anche. Dobbiamo sdebitarci. Perché non compri loro un regalo?
- Ah. Ma che vogliono queste? Che compro? Dei fiori? L’apprezzeranno?
- Boh! Fiori! Sono banali. Belli. Un bel pensiero. Ma banali. Perché non fai così: rimedia dei biglietti per loro. Magari per la tv. Da Oprah. Loro ne adrebbero pazze. Tu conosci tutti lì, alla televisione!
- Ma che dici, ma’? Io Opra l’avro vista due o tre volte in vita mia. Non sono mica il produttore del suo show!? Come faccio? E poi non mi va di chiedere favori a tutti…
- Oh! E ci dobbiamo pur sdebitare con loro! Trova qualcosa! Un biglietto per il cinema allora. Un’anteprima lì a Hollywood. Quando esce il tuo nuovo film?
- Ah, ma no! Non credo che posso! Come faccio? Revolutionary Road esce a Dicembre. Credo… ma non posso mica…
Su queste parole il telefono deve aver perso il segnale. L’altoparlante si è ammutolito.
Darren ha sbuffato, poi ha iniziato a sbracciarsi. Avevamo la capotte abbassata. Ha tirato su le braccia. Ha portato la valigetta-telefono sulla testa. Sembrava uscito fuori di senno. Voleva a tutti costi riagganciarsi al segnale. Stava impazzendo. Io ho iniziato a ridere sotto i baffi. Poi lui è sceso di scatto dalla macchina. S’è portato dietro l’apparecchio. Non si è nemmeno accorto che il cavo d’alimentazione s’è staccato dall’accendisigari. Era alla disperata ricerca del segnale. Non faceva altro che cambiare continuamente posizione. Alzava il telefono, poi l’abbassava. Allungava le braccia, le distanziava dal corpo. Poi le ripiegava.
- Ma tu pensa che sfiga! Ho beccato la frequenza su cui parlava una star del cinema e il segnale mi va via! Ma quando mi ricapita! Pensa quanto mi danno se racconto tutto alla stampa. Quei fogliacci scandalistici pagano migliaia di Dollari per storie di questo tipo! Posso essere ricco!
- Sì, come no! Milionario diventi! Ma smettila! A chi frega che la questa beva il latte in quantità industriali! Finiscila e torna qui in macchina. Stai perdendo tempo.
- No, no! Vedrai che la ribecco. La telefonata non è finita. Voglio sapere tutto del film! Magari viene fuori uno spoiler. Un dietro le quinte. Tutta roba che vale una fortuna!
Alla pazza ricerca del segnale perduto, s’è diretto verso il ciglio della strada nel buio più pesto. Nessuna luce accesa. Anche i fari della macchina erano spenti. Correndo di qua e di là ha finito per inciampare nel paraurti della sua stessa auto. E’ caduto. Il telefono gli è sfuggito di mano ed è ruzzolato giù nel burrone.
Tornando a casa mi sono dovuto subire 40 minuti di parolacce e maledizioni. Sono stato costretto a rimanere zitto. Se l’è meritato! Collezionista del cazzo! L’unica frase di circostanza che sono riuscito a dire, correndo pure il rischio di scoppiare in una risata fragorosa, è stata:
- Va là che non ti sei perso nulla! Chi ti dice poi che fosse davvero Kate Winslet?!


31
mar 08

Ninja Marketing presenta Alixir ai blogger italiani

Alixir (1)

Sabato sera sono stato invitato, in qualità di blogger, alla presentazione della nuova linea di prodotti Alixir, messa sul mercato dalla Barilla. A dire il vero mi sono fatto invitare – ma questa è un’altra storia.
L’evento è stato organizzato dai ragazzi di Ninja Marketing e si è svolto nel lussuoso “Temporary store Alixir” che si trova in piazza San Lorenzo in Lucina, qui a Roma. Il locale è aperto dal 20 Marzo al 2 Aprile. Si tratta di un posto open space dalla volta altissima, con scalinate e balconate, arredamento contemporaneo minimale, mobili neri e luci arancio. Tutto davvero molto carino e supertrendy.
Premessa 1: non mi hanno pagato per scrivere questo post. Non ho preso soldi ma ammetto che poco prima di andar via mi hanno dato una pennina usb brandizzata Alixir e un bustone con dentro tutta la linea dei prodotti. Una confezioni per ogni prodotto.
Premessa 2: mi piace mangiar bene. Mi piace mangiar tanto. Non sto attento alla linea. Anzi, tutt’altro. Non sono un nutrizionista. A mala pena distinguo un grasso, da una proteina o da un carboidrato.
Premessa 3: quello che scrivo in questo post – come in tutto il mio blog – sono opinioni personali.
Detto questo, passiamo ai prodotti Alixir.
Si tratta di 4 linee, identificate con uno specifico logo e un nome registrato.
Alixir Cor > Aiuta la salute del cuore.
Alixir Immunitas > Aiuta a rinforzare le difese immunitarie.
Alixir Iuvenis > Aiuta a rallentare l’invecchiamento cellulare.
Alixir Regularis > Migliora le funzioni intestinali.
Questi 4 sono marchi registrati. Io che credevo si trattasse di una proteine sintetizzata ho chiesto lumi al tecnico nutrizionista di Barilla, il dott. Pietro De Albertis. Il quale con molta calma e pazienza mi ha spiegato che quei nomi indicano semplicemente delle ricette messe a punto dallo staff Barilla, preparati che contengono prodotti naturali e principi attivi. Nulla più. Niente di sintetico, tutto naturale. Sono miscugli di sostanze che vengono aggiunte ai tradizionali ingredienti. In un certo senso i prodotti inviterebbero a prendersi cura di queste 4 funzioni dell’organismo.
Ad esempio 2 porzioni di Alixir Cor contengono i betaglucani presenti in 100 g. di farina di avena, la stessa quantità di Omega3 presenti 300 g. di merluzzo e i folati presenti in 200 g. di spinaci.
Il dott. De Albertis ci ha tenuto a precisare anche che il rischio di sovradosaggio è praticamente assente.
Questa linea di prodotti non è medicale. Gli uomini Barilla ci tengono a farlo presente. Non si tratta di medicine ma di prodotti che aiutano a prevenire alcuni problemi dell’organismo.
Per scrivere sulle confezioni determinate frasi che fanno accenno alla salute, è stato richiesto – ed ottenuto – una specie di nulla osta dal Ministero della Salute.
La linea Alixir è formata – per il momento – da un totale di 10 prodotti, distribuiti nei 4 insiemi sopraccitati.
Alixir Cor si trova nel Pan di Brioche e e nel Pane ai Cereali.
Alixir Immunitas si trova nei Fiocchi di Cereali con cioccolato e nello Snack-Biscotto con Cacao.
Alixir Iuvenis si trova nel Té Verde, nelle Barrette di Cereali e Frutta e nella Bevanda ai Frutti Rossi.
Alixir Regularis si trova nei Biscotti, nei Cracker e nella Bevanda Arancia e Carota.
Sul perché dei diversi tipi di bevande mi è stato detto che i frutti rossi sono più invernali come gusto mentre il thè verde è più estivo. Sinceramente non l’avrei mai detto. Non si finisce mai di imparare.
Le bevande non le produce la Barilla direttamente, ma un partner commerciale: la San Benedetto, sempre comunque sotto stretta osservanza dei dettami Barilla.
“Si raccomanda sempre di associare l’uso regolare dei prodotti Alixir ad un’alimentazione equilibrata e ad uno stile di vita sano” è una di quelle asserzioni che mi lasciano sempre un po’ interdetto. Ma come? È proprio come la frase sulla scatola delle “Nicorette”. Il prodotto dovrebbe farti smettere di fumare e sulla scatola tu ci trovi scritto che durante l’assunzione di Nicorette si sconsiglia di fumare. Andiamo! Sembra un po’ una presa in giro, no?
Il pay-off dei prodotti Alixir è “Il segreto del vivere al meglio”. Nel librettino che mi hanno dato con i prodotti c’è anche scritto: “Dall’esperienza alimentare Barilla e dalle più aggiornate conoscenze nutrizionali nasce il mondo Alixir, alimenti sani e gustosi che agiscono positivamente sulla nostra salute”.
Bisogna aggiungere che lo sviluppo di questi prodotti è avvenuto a seguito di ricerce e test di somministrazione presso una ventina di università di tutto il mondo.

Passiamo al packaging. Perché il nero? Non l’ho capito bene. So solo che per la scelta del colore del packaging e per la realizzazione della comunicazione intergrata, spot tv compreso, hanno chiamato un tizio inglese che ieri sera, manco a farlo a posta, era tutto vestito di nero come Diabolik. Alla Barilla hanno dovuto scegliere tra il bianco e il nero. Tutte e tre le agenzie di comunicazione (o di stile?) che avevano interpellato consigliavano questi due colori abbastanza neutri. Loro hanno scelto il nero. Per eleganza? Forse. Sicuramente per distinguersi. Per fare qualcosa di innovativo. Una domanda molto cattiva, che non ho rivolto ai responsabili marketing per decenza e per non passare da rompicoglioni, è “Avete presente che fine ha fatto la mozzarella Zarina Francia?” Forse alcuni di voi lo ricorderanno. Quella fu la prima volta che in Italia si abbinava una confezione completamente nera ad un prodotto alimentare. Credo che sia stato un flop totale. La ditta Francia esiste ancora, fabbrica ancora mozzarelle e formaggi ma credo che sia stato cambiato sia nome che packaging. Lo dico per chiarezza e sincerità ma non vorrei augurare ai prodotti Alixir la stessa fine.
Credo che ci vogliano meno di 24 mesi per rendersi conto se questa linea di prodotti riuscirà a prendere il volo o si rivelerà un buco nell’acqua.
Per quanto riguarda il nome, ovviamente il riferimento è all’esilir di bella vita. “Elisir” credo che l’abbiano scartato per evitare la sicura associazione mentale con la trasmissione che il prof. Michele Mirabella conduce su RaiTre e che ha un target di spettatori quasi esclusivamente formato da anziani. “Alixir” ricorda “Elisir” ma non è “Elisir”.
Il direttore marketing che ha fatto la presentazione ha indicato come potenziale target dei prodotti Alixir un universo di circa 5 milioni di persone, per gran parte formato da adulti con un età superiore ai 35 anni. Dicono che è quella l’età in cui si smette di pensare a se stessi come immortali. Sarà verò? Io di certo non lo so. Ancora per poco ho meno di 30 anni. Comunque questo è uno dei motivi per cui non rientro nel target dei prodotti Alixir. Intendiamoci: io il pane in cassetta lo compro, così come i succhi, le bevande, i crackers, i cereali. Ma più che alla salute, penso al gusto. Al prezzo non ci penso. Sono un ingordo. Compro i cibi che più mi aggradano, del loro costo spesso me ne frego.
Altro fattore qualità importante: a quanto pare i principi attivi che vengono aggiunti ai tradizionali, ossia le ricette Alixir ingredienti costano molto. Ragion per cui i prezzi dei prodotti sono più alti della media. Inoltre, anche gli ingredienti tradizionali sono stati scelti di altissima qualità soprattutto perché c’era bisogno di far conservare meglio i principi attivi e per rendere meno cattivo il loro sapore al palato di chi li mangia.
Chi visita il temporary store può sottoporsi ad una specie di test, una serie di domande che servono alla Barilla per un progetto denominato “Qx”. Io l’ho fatto. Mi sono dunque imbattutto nella “New Food Experience”. A fine presentazione mi è stata data una tessera. Ho fatto il test su di un touchscreen, alla fine del qule le mie risposte sono state registrare su di una tessera di plastica – nera anch’essa. Poi sono stato indirizzato verso una specie di ristorantino circolare di colore arancio – l’Alixir Food Lounge – che si trova al centro dello store. Mi sono seduto, ho consegnato la tessera ad una specie di cuoco (Chef dell’Accademia Barilla) e questi mi ha comunicato il risultato del test. Mentre mi preparava un piccolo assaggio dei prodotti Alixir mi ha fatto notare che il test mi indicava una carenza di attenzione nei confronti della salute del cuore. Mi ha regalato una spilletta col simbolo della linea Alixir Cor e mi ha dato da bere 3 bevande (Té Verde, Frutti Rossi e quello Arancia e carota). Poi mi ha servito un cracker Alixir con della zucchina cruda sopra, dei fiocchi di cereali con gocce di cioccolato e fiocchi di latte tre piccoli pezzi di pane ai cereali Alixir con vari condimenti sopra. L’aperitivo è stato praticamente tutto qui. Si tenga presente però che prima, durante, e dopo la presentazione dei camerieri giravano tra gli invitati offrendo spumante, cocktail bellini, acqua e succhi Alixir. Inoltre ho avuto modo di assaggiare un pezzo di buon formaggio francese (tipo brie, camoscio d’oro o camembert) su cui era stata posata una goccia di miele e una coppetta di vellutata di piselli con un pezzo di pancetta (guanciale?) dentro. Mi è stato detto che era vellutata di piselli ma l’odore era più simile alle fave. Comunque buona.
A chi sono rivolti i prodotti Alixir, dunque? Ci è stato fatto l’esempio del manager impegnatissimo che mangia male e fuori pasto. Che non pranza, e non cena, con regolarità e che spesso è costretto a scongelare surgelati, a cucinarsi cibi precotti… situazioni di questo tipo. L’ortolano che si ciba dei prodotti della propria terra, invece, è decisamente fuori target.
Per quanto riguarda il sito Alixir ci hanno detto che ci sono due sezioni: una nera rivolta al prodotto e al marchio Alixir e una bianca più divulgativa relativa al mangiar bene, alla salute e al benessere in generale.
La mia opinione comunque non rimane interamente posivita. Rimango dubbioso. Prima di recarmi alla serata in questione mi sono letto questo documento che ho trovato in rete.

Interessante leggere il punto di vista sulla presentazione del blog FrizziFrizzi.it.


30
mar 08

SmeercHouse 29 Marzo 2008

La puntata numero 19 della quinta stagione, raggiungendo una punta di 21 ascoltatori connessi, ha stabilito un record storico. Traguardo conseguito, comunque, in virtù del traino dovuto al programma di Cofano che mi ha preceduto.
Grazie, come sempre, a chi si è connesso ed ha prestato orecchio.
Potete ascoltare il podcast premendo ‘play’ sul piccolo lettore nero che vedete qui sopra oppure potete scaricarlo cliccando qui (File Mp3 da 27,2 MB. Durata: 95 minuti circa – Codificato Mono a 40Kbps – 22 kHz)

La tracklist:
1. SmeercHouse (Sigla)
2. Get Cape. Wear Cape. Fly – D.A.N.C.E.
3. Agostinho Dos Santos – A Felicidade
4. Elza Soares – Rosa Morena
5. Mariachi Aguilas De Mexico – Viva Obama 2008
6. Gil Scott-Heron – The Bottle
7. Guilty Simpson – Man’s World
8. N.E.R.D. – Everyone Nose
9. La Famiglia – Prrr
10. Frankie Hi NRG Mc – Rivoluzione
11. Frank Head – Para Parà Ra Rara
12. Tricarico – Vita Tranquilla
13. Lenny Kravitz – I’ll Be Waiting
14. Radio Citizen – Everything
15. Mount Sims – Rational Behavior
16. Del Shannon – Gemini (Pilooski Edit)
17. Dragonette – The Boys
18. Ian Oliver – Bucovina (Radio Mix)
19. Diplo – Shake It Up (Baltimore Club Mix)
20. The Chemical Brothers – The Salmon Dance (Crookers Wow Mix)
21. Martin Solveig – C’est La Vie (Original Club Mix)


29
mar 08

… e quando mi ricapita?

Dedica Rossella Ninna Twitter

La simpatica Rossella “Ninna” mi ha dedicato questo messaggio Twitter.


29
mar 08

Nessuna qualità agli eroi

Nessuna qualità agli eroi (poster)

Nessuna qualità agli eroi

di Paolo Franchi (Italia, 2008)
con Elio Germano, Bruno Todeschini,
Irène Jacob, Maria de Medeiros, Paolo Graziosi,

Mimosa Campironi, Alexandra Stewart, Rinaldo Rocco

Un film decisamente lento. Lo so che come definzione può sembrare brutta ed antipatica ma vi giuro che è così. Non è un film brutto, non è confezionato male, ma io l’ho trovato noioso e pretenzioso. In altre parole non mi è piaciuto.
Facciamo la tara. Bruno Todeschini ed Elio Germano sono bravissimi. I loro ruoli erano difficilissimi da interpretare eppure ci sono riusciti. Ce l’hanno messa tutta ed hanno dimostrato di essere degli eccellenti attori drammatici. La stessa cosa si può dire anche di Irène Jacob.
Il problema è il film in sé per sé. Mi spiego: “Nessuna qualità agli eroi” è un film che vuole essere un raffinato noir. Vuole essere un film artistico, nel senso più alto del termine. La storia è semplice e potrebbe risolversi in un quarto d’ora scarsa, ma Paolo Franchi (regista, nonché autore del soggetto e sceneggiatore) la tira per le lunghe e ci mette 102 minuti per rappresentare la semplice vicenda.
Torino. Anni 2000. Bruno Ledeux, un assicuratore di origini svizzere sulla quarantina, si fa visitare da un medico e scopre di essere sterile. Non può avere figli. I problemi pare che non vengano mai da soli: Bruno ha contratto anche un debito grandissimo con Giorgio Neri, il funzionario di una banca, una specie di dirigente cravattaro. La situazione è alquanto grave ma Bruno ci tiene a non coinvolgere sua moglie Anna, una donna francese anch’essa sulla quarantina. Ad Anna inoltre tiene nascosta anche la questione della sterilità. Bruno si rivolge alla sua famiglia d’origine per risolvere i suoi problemi finanziari. Sua sorella Cecile gli presta un po’ di soldi ma quando torna in banca per saldare parte del debito gli viene detto che il direttore è scomparso da un paio di giorni. Ben presto Bruno scoprirà che è stato il figlio di Neri, Luca, ad uccidere suo padre. Luca è una specie di giovane disturbato, schiavo dei farmaci, con gravi problemi psichici, che spesso soffre di crisi di panico. Dal momento in cui i due si incontreranno Luca non lascerà più in pace Bruno. Lo seguirà ovunque, persino in Francia, dove la madre di Bruno ha allestito una mostra personale delle opere del suo defunto marito artista. Scopriremo solo in coda al film che l’intento di Luca è di far ricadere su Bruno le colpe dell’assassinio e della sparizione del cadavere.
I soliti benpensanti, gli amanti del ‘bello in quanto bello’ vi spacceranno questa pellicola per un capolavoro. Tireranno in ballo la rappresentazione della difficoltà della comunicazione della coppia, il male di vivere, i conflitti padre/figlio, l’esistenzialismo più becero. Voi non credeteci. Ascoltate un cretino: evitate di guardare questo film. Risparmierete del tempo.
Donne, non fatevi prendere dalla curiosità. L’erezione di Elio Germano c’è. Si vede ma è fugace e sinceramente niente di che. Alcuni invidiosi hanno anche parlato di una protesi appositamente costruita. Fatto sta, comunque, che le scene di nudo e di sesso (tipo quella del sogno in cui la moglie di Bruno masturba Luca nel museo) sono davvero puro manierismo fine a se stesso. Niente che sia funzionale al racconto. Il recensore di MyMovies che parla di “estetizzazione inutile” mi trova completamente d’accordo.
Nota: il titolo fa riferimento ad uno dei più famosi quadri del padre artista di Bruno.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


28
mar 08

Fine pena mai – paradiso perduto

Fine pena mai (poster)

Fine pena mai – Paradiso perduto

di Davide Barletti e Lorenzo Conte (Italia, 2008)
con Claudio Santamaria, Valentina Cervi,

Ippolito Chiarello, Daniele Pilli, Giorgio Careccia,
Giancarlo Luce, Lea Barletti, Giuseppe Ciciriello,
Ugo Lops, Danilo De Summa, Fabrizio Parenti,
Simone Franco, Fabrizio Pugliese

Peccato. Occasione mancata. Mi aspettavo qualcosa lontanamente paragonabile a “Romanzo criminale” invece sono rimasto profondamente deluso. Non gli si avvicina minimamente.
Questo film è liberamente tratto dal romanzo “Vista d’interni. Diario di carcere, di ‘scuri’ e seghe, di trip e di sventure” di Antonio Perrone. Narra le vicende dello stesso Perrone, un malavitoso affiliato alla Sacra Corona Unita, che è stato condannato all’ergastolo. Da cui il titolo “Fine pena mai”.
Davide Barletti e Lorenzo Conte sono due registi della “Fluid Video Crew”, gli stessi che nel 2003 hanno prodotto “Italian Sud Est”, un film ambientato in Puglia che non ho ancora avuto il piacere di vedere.
Tornando a “Fine pena mai – Paradiso perduto” devo dire che l’ho trovato decisamente sconclusionato. Mi spiego: forse le vicende da narrare erano tante, forse il lasso di tempo che si doveva coprire con la storia era molto lungo, ciò non toglie che però il flusso del racconto pare frammentario, slegato. Non si capisce mai perché un dato avvenimento accada. Non c’è un filo logico nelle cose. Mai un rapporto causa/effetto. Il film inzia e siamo già nel pieno dell’azione. Alla gioventù del protagonista non c’è accenno. Bene. Si parte con Antonio che è già ventenne. E’ già stato fuori del Salento per un studiare. Un anno fuori casa all’Università. Noi lo vediamo quando già è tornato. Ma non capiamo se è stato durante l’università che ha preso una brutta strada. Non sappiamo se era già una testa calda da ragazzino. La sua stessa voce narrante dice di essere tornato per lei, Daniela – la bella liceale, quella che diverrà poi sua moglie e la madre di suo figlio. Lui torna al paese. Fa la bella vita. Si diverte come un matto. Droga, alcool, notti brave, spensieratezza, bravate. S’innamora di Daniela. Le cose continuano, avvengono l’una dietro l’altra senza spiegazione alcuna. Intesse rapporti con la Mafia. Compra eroina dalla Sicilia e la rivende nella sua zona. Come ha fatto a contattare i Siciliani? E perché? Solo per denaro? Non è dato saperlo. Mette su una banda di scagnozzi e presto diventa un piccolo boss locale. Cerca di fortificarsi per difendersi da chi lo vuole male. Ma chi sono questi che lo vogliono male non si sa. Con l’aiuto di alcuni compari, Tonio aiuta un giovane ad evadere di prigione. Poi lo prende come suo braccio destro perché questo Gianfranco è considerato ‘un asso di bastoni’, ossia un pazzo che si fa rispettare da tutti. Ne diventa amico. Poi glielo ammazzano. Intanto è diventato anche un eroinomane. Si mette a fare rapine perché ha bisogno di denaro. Lo arrestano e va in carcere. Qui, non si sa perché, si affilia alla SCU. E così via. Si procede a tappe forzate.
Sullo sfondo di tutto questo Valentina Cervi, nei panni della bella (?) Daniela, s’affatica per rimanere al fianco del suo uomo. Gli è fedele fino alla fine. Non lo tradisce. Ha paura di rimanere sola, ma non si butta nelle braccia di un altro. Eppure non è chiaro se e quanto sia coinvolta nei traffici di suo marito. A volte la si vede preoccupata per la famiglia, a volte è lei che sperpera il denaro raccimolato in maniera del tutto illegale.
La recitazione di Santamaria è forse l’unica cosa che si salva – insieme ad una buona fotografia che esalta il già spettacolare paesaggio. Il buon Claudio se la cava nella parte del giovane bandito baffuto. Il suo dialetto salentino (Leccese? Brindisino?) non è il massimo ma convince abbastanza. Comunque sia non è a lui che si devono imputare le pecche di questa pellicola.
“Fine pena mai”: sconsigliato a tutti. E’ stata una fortuna non essere andati al cinema a vederlo. Nelle scorse settimane una certa curiosità nell’aria c’era. 7 Euro risparmiati.
Nota: Film realizzato con i contributi della provincia di lecce (Salento Film fund), del fondo Eurimages del Consiglio D’europa, della Regione Puglia e riconosciuto d’interesse culturale nazionale dal Ministero per i Beni Artistici e Culturali.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


28
mar 08

Back 2 da mixtape

Musicassetta

Ho appena aperto un account su Muxtape. Così, tanto per provare questo nuovo servizio online. In un certo senso si tratta di un ritorno – seppur in forma digitale – alle buone vecchie selezioni registrate su musicassette.
Cliccando qui potete ascoltare i 12 brani che ho scelto. Giusto per farvi un’idea della musica che sto apprezzando in questi ultimi mesi.
Nota tecnica: non c’è bisogno di installare alcunché. Non necessita di player specifici. Semplicemente: click and play.

minifeedlogo (grey) Questo è il feed RSS per tenersi aggiornati sulla playlist.


27
mar 08

Il trailer italiano di Wall-E

Ne ero già convinto da tempo ma ora, guardandone il clip italiano, ne sono convinto ancora di più – se possibile. Wall-E sarà il mio film del 2008.

Fonte: dLog – Davide Dellacasa in Blog.


27
mar 08

I perfetti innamorati

I perfetti innamorati (poster)

I perfetti innamorati
(America’s Sweethearts)

di Joe Roth (Usa, 2001)
con Catherine Zeta-Jones, John Cusack,
Billy Cristal, Julia Roberts, Hank Azaria,
Stanley Tucci, Christopher Walken, Larry King,
Seth Green, Scott Zeller, Steve Pink, Alan Arkin

Film caruccio. Simpatico. Sarebbe la solita commedia sentimentale, se non fosse per un paio di caratteristiche peculiari: la bonaria presa per i fondelli del ‘sistema Hollywood’ e il cast pieno di pezzi da 100.
I protagonisti sono due attori marito e moglie: rispettivamente Eddie Thomas (John Cusack) e Gwen Harrison (Catherine Zeta-Jones). Sono considerati da tutti i fidanzatini d’America – da cui il titolo originale della pellicola. Una vera e propria coppia, sia sul set che nella vita reale. Il loro ultimo film manda in crisi il loro matrimonio. Lei lascia lui per un babbeo spagnolo super-macho, lui la prende male e dà di matto. I suoi istinti omicidi lo portano a farsi rinchiudere in una specie di centro per la cura di problemi di autostima. Il regista pazzoide che ha girato il film (Chistopher Walken magnificamente calato in una parte naif) si rifiuta di mostrare il film in anteprima al produttore, il quale decide perciò di affidare le sorti della conferenza stampa e della prima proiezione ad un press agent molto in gamba, tale Lee Philips (Billy Cristal). Il compito di Lee sarà quello di distrarre i giornalisti dal film, usando sapientemente tutti i trucchi del mestiere che conosce per dirottare la loro attenzione verso la vita privata dei due protagonisti. Le dimostrazioni d’affetto pubbliche che i due divi si scambiano durante le giornate di promozione nel deserto del Nevada s’intrecceranno con le loro schermaglie private, coinvolgendo persino Kiki, la sorella-assistente-tuttofare di Gwen, che finirà per innamorarsi di suo cognato.
Buona prova di recitazione per tutti gli attori primari.
Catherine Zeta Jones è più bella che mai. Il confronto con Julia Roberts non regge. La Jones vince ovviamente a mani basse. Credo perciò che sia stata operata una giusta scelta di cast nell’affibiare alla Roberts il ruolo della sorella che da grassoccia e bruttina riesce a trasformarsi in un cigno-caruccio.
John Cusack malato mentale, frustrato ed innamorato fa tenerezza. Questi son quegli attori versatili che negli anni ’90 hanno cercato di emergere ma che, ahinoi, Hollywood ormai sta pian piano dimenticando.
Billy Cristal resta un punto di riferimento. Simpatico come pochi. Il soggetto e la sceneggiatura sono suoi (e si sente) e di Peter Tolan. Si è riservato una parte da gran figlio di… Il suo è un personaggio tutto sommato positivo: scaltro come una faina ma in fondo in fondo dal cuore d’oro, capace ancora di distinguere i veri sentimenti dagli affari promozionali dello show-biz.
Stanley Tucci è molto credibile nella parte del presidente-carogna di uno studios cinematografico. Il produttore che di cinema non capisce nulla, cinico e disposto a tutto pur di far soldi, gli riesce molto bene. Deve averne incontrati sicuramente molti nel corso della sua vita professionale.
Hank Azaria è l’attore cialtrone e pieno di sè che seduce la bella Gwen col suo fascino da macho spagnolo. Né carne né pesce. Hanno preso lui ma potevano prendere tranquillamente un altro. La faccia da scemo ce l’ha ma a volte non basta.
Alan Arkin, l’attore che in “Little Miss Sunshine” fa la parte del nonno cocainomane, qui interpreta una specie di santone dai capelli lunghi bianchi che si fa corrompere dal press agent in cambio di una lussuosa macchina decappottabile.
A Seth Green – fortunatamente – hanno lasciato ancora una volta la parte del ragazzotto ingenuo.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.