febbraio, 2008


15
feb 08

L'ultimo re di Scozia

L’ultimo re di Scozia

L’ultimo re di Scozia

di Kevin MacDonald (Gran Bretagna, 2006)
con Forest Whitaker, James McAvoy,
Kerry Washington, Gillian Anderson,
Simon McBurney, Abby Mukiibi, David Oyelowo,
Adam Kotz, David Ashton, Barbara Rafferty

Questo si può definire un bel film? Sì, beh, di certo non è brutto. Diciamo pure che è confezionato bene, nonostante non stupisca più di tanto. Lo guardi da appena 10 minuti e già capisci che il bel giovinotto si pentirà presto di essersi preso un’infatuazione per il leader africano.
Quella raccontata è una storia vera, tratta dal romanzo omonimo di Giles Foden.

Nicholas Garrigan, un giovane scozzeze appena laureato in medicina, decide di andare in Uganda a prestare servizio volontario come medico. Arrivato in loco si stabilirà presso un presidio medico dove incontrerà una donna che lo affascinerà subito. Ben presto però avrà un incontro fortuito con il leader del paese, un generare che ha da poco preso il comando con un colpo di stato. Il giovane ne rimarrà affascinato. Sedotto dalle lusinghe del Presidente, accetterà di fargli da medico personale e finirà per diventare intimo amico nonché consigliere dello stesso leader. Il problema sarà che questo tipo di rapporto privilegiato non sarà tutto rose e fiori. Nicholas imparerà a sue spese che per governare bisogna sporcarsi le mani. In questo caso anche di sangue.
Ad essere sincero, mi stupisce un po’ che Forest Whitaker abbia preso un premio Oscar – come miglior attore protagonista – per questa interpretazione. Intendiamoci: io lo stimo, è davvero un bravo attore, ma ho trovato i suoi gesti un po’ troppo da americano – per non dire da Yankee – per essere quelli di un africano che ha combattuto a fianco degli scozzesi.
James McAvoy è un po’ il Muccino (Silvio) della Scozia. Gli somiglia davvero tanto, soprattutto con questo taglio di capelli. Non so se è un disonore per l’uno o per l’altro. Non è un istrione ma recita benino. I premi, difatti, non li ha presi lui ma l’attore comprimario. Si potrebbe dire che ha la faccia giusta per il ruolo assegnatoli; impersona bene il tipico giovane che in testa non ha nulla. Qui il suo personaggio è un dottorino, un laureato in medicina, e allo stesso tempo uno di quei giovani che pensa che il mondo sia fatto solo di sorrisi, di quelli che basta l’impegno ed il buon cuore per cambiare il mondo. In altre parole è un allocco imberbe, un libero sognatore – peraltro inesperto – la cui leggerezza nel prendere decisoni porterà guai ad un bel po’ di gente. Dunque si merita – a mio avviso – la punzione che gli infliggono.
Gillian Anderson appare per una quindicina di minuti appena. Ha il ruolo della moglie del dottore a capo del presidio medico, una donna pragmatica che vede con scetticismo l’entusiasmo intorno al nuovo capo di stato dell’Uganda. A stento la si riconosce. Sarà davvero quella frigida rossiccia che investigava al fianco di Fox Mulder nella serie “X-Files”? Da non crederci. Con 20 chili in meno pare essere ancor più giovane di quando giovane lo era sul serio. A momenti sembra quasi affascinante. Fate attenzione. Siete stati avvertiti.
Puntate gli occhi su Kerry Washington. E’ o non è sexy? Mi stupisce il fatto che non sia stata ancora classificata dal grande pubblico come ‘super gnocca esotica’. Come ha fatto a non diventare mira del desiderio di migliaia di uomini appasionati di cinema? Perché non ha ancora raggiunto il rango di una Rosario Dawson o di una Eva Mendes, di Salma Hayek o di Penelope Cruz? (Io ci aggiungerei anche Aisha Tyler – se permettete) Bisognava davvero aspettare questa pellicola per accorgersene? Qui interpreta la dolce e sensuale moglie del Presidente. Una delle tante, a dire il vero. Forse la più giovane.
Buona la scelta del casting di affidare a Simon McBurney il ruolo dell’inglese infido. La spia che cresce come una serpe in seno è un ruolo che gli si addice molto. Sguardo bieco e capello rado arruffato aiutano molto.
La colonna sonora contiene due o tre pezzi afro-funk molto potenti. Ti viene quasi di alzarti e metterti a ballare. Resistere è difficile.
Pellicola non per tutti. Attenzione alle scene cruenti e/o a quelle ad alta dose di tensione.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.
Qui trovate alcune versioni alternative della locandina.


14
feb 08

Espropriare ora, espropriare subito

Telecome Italia

Molti l’hanno interpretato come un fatto positivo ma io ritengo davvero vergognoso che ancora una volta Telecom Italia sia riuscita ad allontanare il pericolo di un possibile scorporo coatto della rete fissa per mano pubblica, decidendo di creare “Open Access”, ossia una nuova divisione “Technology & Operations” per la gestione della rete, divisa solo funzionalmente, e non economicamente – badate bene, dalla società principale.
La questione può essere approfondita qui.


14
feb 08

Caos calmo

Caos calmo

Caos Calmo

di Antonello Grimaldi (Italia, 2008)
con Nanni Moretti, Isabella Ferrari,
Alessandro Gassman, Kasia Smutniak, Silvio Orlando,
Roman Polanski, Valeria Golino, Blu Yoshimi,
Hyppolite Girardot, Denis Podalydès, Charles Berling,
Alba Rohrwacher, Roberto Nobile, Manuela Morabito,
Cloris Brosca, Antonella Attili, Ester Cavallari, Sara D’Amario,
Babak Karim, Nestor Saied, Stefano Guglielmi

Quest’è un film che molti definiranno lento. Ma chi se ne frega! A me è piaciuto. Sarò sincero: lo guardi e spesso ti trovi a chiederti “Ma non succede mai nulla qui?”. Ma va bene così. Non c’è problema. E’ una bella storia (tratta dall’omonimo romanzo di Sandro Veronesi). Non deve per forza essere sempre tutta un’epifania. Una pellicola è buona anche se non è infarcita di colpi di scena.
La storia è quella di Pietro Paladini, un manager tra i 40 e i 50 anni che rimane vedovo. Il caso vuole che sua moglie perda la vita proprio il giorno in cui Pietro salva la vita ad una donna che rischiava di annegare in mare. Dal momento che sua figlia gli rinfaccia di essere rimasta sola con il cadavere di sua madre mentre lui era al mare, Pietro decide di rimanerle vicino il più possibile. Inizia così ad assentarsi dal lavoro e a passare le giornate fuori dalla scuola elementare frequentata dalla sua piccola figlia, in attesa che questa termini le lezioni ed esca. Il tempo scorre lentamente. Pietro soffre in silenzio. Sta male ma non lo dà a vedere. Stessa cosa vale anche per la piccola Claudia, che pare subisca una specie di transfert da suo padre. Pietro prova anche a frequentare uno di quei ridicoli incontri di gruppo in cui ci si aiuta a vicenda a superare i traumi. Per fortuna (nostra) abbanona subito. Intorno a lui intanto vediamo gravitare diversi personaggi: la sorella di sua moglie con i problemi da adulta frustrata, il fratello di lui – un bellone scapolo e cuor contento, la mamma di un’amica di sua figlia, i suoi colleghi che lavorano con lui nella tv satellitare e una decina di altre piccole ma interessanti figure.
Com’é Moretti? Nanni Moretti è Nanni Moretti che fa Nanni Moretti – anche se il suo personaggio qui si chiama Pietro Paladini. Sono tanti i momenti in cui viene fuori il suo tipico modo di recitare (vedi la fisima delle varie liste ripetute mentalmente dal suo personaggio). Tutte quelle piccole cose che con gli anni ce l’hanno reso simpatico. Devo ammettere che l’ho trovato adatto per il ruolo che è stato chiamato a recitare. Non ho visto eccessi. Non è andato sopra le righe. Nemmeno nella scena in cui lo si vede piangere. E’ riuscito infatti a portare con grande professionalità la maschera dell’uomo adulto che soffre con dignità la perdita della propria compagna di vita.
Isabella Ferrari si porta bene i suoi 44 anni. Il suo corpo si mantiene bene. E’ decisamente meglio di molte sue coetanee ma al sottoscritto non piace. Da ragazzina era ugualmente svampita ma almeno appariva dolce e carina (crf. “Sapore di mare” di Carlo Vanzina – 1983). Ciò detto, do per certo che molti uomini la troveranno sexy in quanto vedono in lei la tipica tipa matura e fatalona da portarsi a letto – a pensarci bene deve aver pensato la stessa cosa anche il protagonista del film.
Valeria Golino fa la sorella cacacazzi della defunta. E sapete che vi dico? Ci riesce benissimo. La sciaquetta inaffidabile con la vita incasinata pare (metaforicamente) un vestito adatto ad essere indossato da lei.
Blu Yoshimi è piccola d’eta ma grande di spirito. Bravissima attrice.
Silvio Orlando è buffo ma poco poco poco. Meno del solito, diciamo. Qui recita la parte del direttore risorse umane sconvolto dalla fusione della sua azienda con una più grande. Rimarrà folgorato sulla via della religiosità che, a quanto pare, è una costante di famiglia.
Lo dico senza vergogna: Alessandro Gassman a me piace. Qui non recita, è se stesso. Ed è un bene. Sia l’attore che il personaggio sanno di essere belli, giovani, attraenti. Non fanno nulla per nascondersi, né per pavoneggiare oltre ogni eccesso. Vivono serenamente il loro status. Punto. Il fratello minore è meno serio, scapolo, privo da qualunque legame sentimentale, fa un mestiere fico (l’attore), funge cioè da contraltare alla seriosità e alla drammaticità del fratello maggiore.
Roman Polanski appare solo verso la fine del film e per meno di 5 minuti. Dice poco o nulla. Scambia giusto un paio di battute con il protagonista. Credo che anche questa sia stata una scelta sensata. L’espressione greve del suo viso, la statura, la stazza, gli abiti e persino il taglio di capelli gli conferiscono un’aria solenne da gran capo dei capi.
Kasia Smutniak è bella. Qui l’hanno fatta bionda: non è malaccio ma io la preferisco mora – nature, senz’alcuna modifica. Semplice semplice, il suo personaggio è quello di una passante che ogni mattina porta a spasso il cane (un grosso san bernardo) proprio nel parco in cui si ferma a riflettere il protagonista.
Antonella Attili è prorompente. Quel seno enorme la rende forse troppo sexy e matura per intrepretare la maestrina d’elementare.
Alba Rohrwacher, quella che nel film “Mio fratello è figlio unico” interpretava la sorella dei due fratelli protagonisti, qui veste i panni di Annalisa, la segretaria personale di Pietro Paladini. Poche scene, poca profondità di personaggio: invalutabile.

Cloris Brosca (ricordate la maga della Luna nera del preserale Tv?) interpreta invece la terapeuta di gruppo. Un’altra di quelle figure che appaiono sulla scena per pochi attimi.
Sulla scena di sesso che tanto ha fatto parlare mi permetto una riflessione. Innanzitutto non credevo fosse così lunga. Grimaldi a mio avviso indugia un po’ troppo. A momenti si scade nel porno, sebbene non si tratti di scene volgari. Almeno non a mio avviso. Mi chiedo piuttosto: A. se fosse davvero necessario mettere in scena l’intero amplesso B. cosa rappresenti davvero quella scena. Un sogno o la realtà? Tutto ciò accade sul serio o è solo un mero frutto dell’immaginazione di Pietro?
La colonna sonora non è da buttar via. Qualche pezzo riesce ad essere appropriato ai sentimenti che il film intende trasmettere allo spettatore. Il brano di chiusura credo sia di Ivano Fossati.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.
Daria Bignardi su Barbablog.Style.it esprime un interessante parere sia sul libro che sul film.


13
feb 08

Perché credo che Eriadan sia un genio…

Eriadan 10 Euro

Clicca per ingrandire


11
feb 08

The Illusionist – L'illusionista

The Illusionist

The Illusionist – L’illusionista
(The Illusionist)

di Neil Burger (Usa, 2007)
con Edward Norton, Jessica Biel,
Paul Giamatti, Rufus Sewell, Eddie Marsan,
Erich Redman, Ellen Savaria, Jake Wood,
Aaron Johnson, Karl Johnson, Vincent Franklin,
Eleanor Tomlinson, Philip McGough, Brian Caspe,
James Babson, Tom Fisher, Michael Carter, Nicholas Blane

Film ai confini tra realtà e fantasia. La massima espressione dell’assunto base della magia per cui “l’occhio inganna la mente”. Non avrei mai creduto di cascarci come una pera cotta, eppure questo film mi è piaciuto poiché è riuscito davvero a sorprendermi. L’essere smaliziati ormai non è più una condizione sufficiente ben non farsi imbambolare. “The Illusionist” ci riesce. Molto bene. Sembrerà ovvio dirlo ma in questa pellicola “non è tutto vero ciò che vero appare”. La storia forse non è delle più originali ma vi assicuro che non annoia.
Inizio del XX secolo. Un illusionista di successo, detto Eisenheim, incanta i cittadini di Vienna con i suoi strabilianti trucchi. Ha un passato molto misterioso, dai tratti oscuri, ma tutto ciò pare non influire sul suo lavoro e sulla sua arte finché una sera non s’imbatte nel suo amore adolescenziale: la duchessa Sophie, una stupenda ragazza dai lunghi capelli biondi con lo sguardo magnetico. Per puro caso la chiama sul palco per sottoporsi ad uno dei suoi esperimenti sull’anima. La riconosce e torna ad innamorarsene. Il trucco riesce ma il mago ‘ci rimane sotto’ – come si usa dire. Il problema è che la giovane duchessa è promessa sposa a Leopold, il principe ereditario d’Austria, nonché persona più influente della società viennese dell’epoca. I due giovani si amano ma, come nel più classico dei drammi, il loro amore è ostacolato dai capricci del principe. Il quale, inoltre, pur non sospettando la tresca tra la sua amata e il mago belloccio, si rivela stupidamente geloso della popolarità dell’illusionista, della sua mente geniale, dei suoi trucchi accattivanti e del suo successo presso il pubblico. Ragion per cui arriva persino a sfidarlo pubblicamente durante una festa privata, da lui organizzata e riservata solo alla ristrettissima cerchia dei suoi amici.
Ovviamente non vi svelo come vanno a finire le cose. Sappiate solo che ne va di mezzo l’anima – fulcro obbligato di tutta quell’atmosfera romantica di cui è pervaso il film. Anche se sono sicuro che molti di voi abbiano già avuto il piacere di poter vedere questa pellicola al cinema lo scorso anno.
Mi permetto però di farvi notare come Edward Norton non ne sbagli una. Forse l’unica scemenza della sua carrierà sarà indossare i panni dell’Incredibile Hulk nel film omonimo – in uscita nei prossimi mesi. O forse no. Forse anche quello sarà un successo. Ad ogni modo non ricordo una pellicola in cui questo tizio reciti male. E’ sicuramente uno dei migliori attori della nuova generazione. E poi piace un po’ a tutti: grandi e piccini, uomini e donne. Cosa si può desiderare di più? Qui parla poco. Recita soprattutto con il corpo: occhi e sopracciglia parlano per lui. Nella seconda parte del film, invece, sono soprattutto le sue braccia a prendere la scena.
Jessica Biel è una bella donna. Anzi no, una bella ragazza. E’ mlto giovane, ha appena 25 anni. La ricordate nei panni della figlia teenager del pastore nella serie tv “Settimo Cielo (Seven Heaven)”? Ebbene dimenticatela. Più cresce più migliora. In tutto: sia nella recitazine che nell’aspetto. E’ davvero una bella donna. A volte i sembra stupenda, a volte bellissima, a volte meno bella. Sarà per gli zigomi spigolosi e/o per la mandibola molto squadrata… Comunque sia piace. E molto. In “The Illusionist” sarebbe la co-protagonista ma la si vede poco. Forse per meno della metà del film. Peccato.
Paul Giamatti non è un caratterista. Siamo seri. Questa è piuttosto una faccia da ‘Serie A del cinema’. Qui in Italia molti non sapranno chi sia, eppure “Sideways” di Alexander Payne, film uscito un paio di anni fa in cui era protagonista, dovrebbe avergli dato una certa notorietà. E’ sulla scena da quasi vent’anni. La lista dei film a cui ha preso parte è lunghissima. Ne cito solo alcuni: “Il matrimonio del mio migliore amico”, “Il pianeta delle scimmie”, “Fred Claus”, “Donnie Brasco”, “Savate il soldato Ryan”, “Il diario di una tata”, “Lady in the Water”, “Cinderella Man”, “Paycheck”, “Il negoziatore”, ecc. Da non crederci. Così bravo e non se lo ricorda nessuno. Qui interpreta alla grande il Generale Uhl, capo della Polizia, funzionario estremamente ligio al suo dovere che fa di tutto per apparire severo ma finisce per dimostrarsi molto umano.
Rufus Sewell credo che sia stata un’ottima scelta per intrepretare il perfido principe austriaco. E’ uno spilungone con la faccia freddissima (sarà tutto merito del trucco?). A tratti da l’idea che davvero abbia orgini slave. Bravo anche lui.
Il quartetto così composto tiene in piedi l’intero film. Gli altri attori sono tutte comparse, così inconsistenti e ininfluenti per la trama che, dopo soli 10 minuti che il film è finito, ti sei già dimenticato le loro facce.
Questo film è tratto dalla novella “Eisenheim the Illusionist” di Steven Millhauser.
Consigliato. Se avete già visto “The Prestige” vi piacerà anche questo. Se siete fan di Ed Norton non potete perdervi questo pezzo importante (anche se non fondamentale) della sua filmografia.

Come segnala anche Andrea Chirichelli su MyMovies, la scena più bella e memorabile è quella del piccolao albero di arance che cresce repentinamente sotto le mani di Eisenheim e degli occhi di un pubblico allibito.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


11
feb 08

In nome del popolo sovrano

In nome del Popolo Sovrano

In nome del popolo sovrano

di Luigi Magni (Italia, 1990)
con Nino Manfredi, Alberto Sordi,
Elena Sofia Ricci, Luca Barbareschi,
Massimo Wertmuller, Serena Grandi, Elena Berera,
Jacques Perrin, Carlo Croccolo, Gianni Garko,
Gianni Bonagura, Luigi De Filippo, Camillo Milli,
Roberto Herlitzka, Lorenzo Flaherty, Costantino Meloni

Commedia agrodolce ambientata ai tempi della Repubblica Romana in cui avvenimenti storici e personaggi realmente vissuti s’intrecciano sapientemente con storie di fantasia.
A seguito della fuga del Papa, il popolo di Roma tutto (ex garibaldini, repubblicani, letterati, popolani e persino preti illuminati) istituisce la Repubblica sotto la guida del Triumvirato (tra cui Mazzini) e cerca di resistere all’offensiva dei Francesi, che vogliono conquistare la città per destituire il potere costituitosi e riportare il Papa sul soglio pontificio.
Cristina (la Ricci), una giovane nobildonna romana molto bella ed intelligente, s’innamora di Giovanni Livraghi (Barbareschi), un militare milanese noto per essere stato uno dei luogotenenti di Garibaldi e il martire che verrà fucilato con il patriota Ugo Bassi (anche detto il cappellano di Garibaldi). Il problema è che questa Cristina è anche moglie di Eufemio Arquati (Wertmuller), il rampollo di una famiglia romana molto devota al Papa e ostinatamente contraria alla Repubblica. Il capofamiglia, nonché padre di Eufemio è il Marchese Arquati – qui tratteggiato con grande vis comica da Alberto Sordi.
Molto curati i profili che Magni traccia per alcuni personaggi chiave di quest’epoca, come Ugo Bassi, un prete molto devoto ma che, per il bene della libertà e del popolo, abbraccia la causa della rivoluzione, si schiera al fianco dei difensori della Repubblica e combatte in prima persona. Qui lo vediamo splendidamente interpretato da Jacques Perrin, un attore che riesce con le sue espressioni pensierose e i sofferti silenzi a rendere tutta la drammaticità del personaggio.
Stessa cosa dicasi per Giuseppe Gioacchino Belli. Forse qui il regista lo sbeffeggia un po’ troppo ma fa davvero simpatia vedere il modo in cui viene raffigurato: un uomo anziano (con le sembianze di Roberto Herlitzka) che si finge malato per tutta la durata dell’assenza dal Papa da Roma e che torna in piena salute – e si mette persino a ballare – non appena viene a sapere dell’ingresso delle truppe francesi in città.
Fa tenerezza anche Ciceruacchio, il tipico capo-popolo romano di estrazione popolare, uno che sa muoversi benissimo nella città in quanto ne conosce usi e costumi, essendo egli stesso un cittadino dell’Urbe da diverse generazioni. Un uomo spontaneo e sincero, pratico, pragmatico e d’azione piuttosto che colto e riflessivo. Gli dà le sembianze Manfredi, rendendolo simpaticissimo e bonario.
Piccole apparizioni anche per Serena Grandi (un’avvenente cameriera molto saggia al servizio dei marchesi Arquati); Gianni Garko (il comprensivo generale francese Oudinot, che siede alla tavola degli Arquati a seguito della presa di Roma), Camillo Milli (un prete veneto contrario all’apertura delle chiese ai bisognosi); Carlo Croccolo (Carlo Bonaparte, presidente dell’assemblea costituente, nonché cugino di Napoleone); Lorenzo Flaherty (un giovanissimo soldato francese); Luigi de Filippo (Monsignor Venini, un alto prelato di stanza a Bologna che caldeggia la condanna a morte di Bassi e Livraghi); Costantino Meloni (un ragazzino molto furbo, figlio di Ciceruacchio); Elena Berera (la figlia racchia e zitella del Marchese, che sogna di accasarsi con il primo dei soldati invasori che entrerà a Roma).
Due dei brani principali del film sono stati scritti e composti da Nicola Piovani e dallo stesso regista. Intendo quei due verosimili canti popolari – l’uno intonato da Manfredi/Ciceruacchio durante una sgangherata marcia miliare e l’altro accennato al piano da Elena Sofia Ricci.
Questo film è stato co-prodotto da RaiDue.
Nel 1991 Lucia Mirisola ha vinto il David di Donatello per i costumi.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


11
feb 08

Quando ho rigato la Regata di Tom Hanks

Fiat Regata

Ieri sono stato da Tony, il mio meccanico. Sento un rumorino quando premo il pedale del freno a corsa intera. Questa storia va avanti da 6 mesi circa. Mi sono un po’o rotto le scatole. Non mi va di rimanere a piedi di punto in bianco o di finire schiantato contro un muro. Così ho portato la mia vecchia quattroruote da Tony Lazio.

Tony è un ragazzone alto più quasi sei piedi o forse più. Suo nonno era italiano. Sua nonna no. Suo padre vendeva impianti super8 negli anni ’70 a Sacramento. Lui ha voluto seguire una strada diversa. E’ venuto qui nella città degli angeli per inseguire il suo sogno. Ha questo garage in cui tenta di riparare auto. Nel tempo libero vende erba ai ragazzini di Burbank.
Ogni volta che vado nella sua officina lo vedo occupato. Ha sempre uno straccio lercio in mano. Veste una tuta su cui non smette di strofinarsi le mani sporche di grasso. Ma le mani non sono l’unica cosa che ha occupata. Anche la bocca non si ferma mai. Parla e straparla di tutti. Soprattutto dei suoi clienti. I più strani di tutta l’area nord di Hollywood – e oltre. Lui chiacchiera e gli altri lo ascoltano. O meglio devono starlo a sentire. Pauley, il suo giovane aiuto gay, finge spesso di starlo a sentire: annuisce, sorride e dice sempre “Sì, sì Tony, è normale!” Stessa cosa fanno quei due vecchiacci di Craig e Thomas che ovviamente, non avendo un cazzo da fare tutto il giorno, preferiscono sorbirsi le storie di Tony, piuttosto che annoiarsi standosene seduti sugli scalini di qualche palazzo lì nel circondario.
Ora io entro da Tony tutto di fretta e lui attacca con la sua ultima storia. Pare la racconti da circa un mese. Saranno 20 o 30 giorni che non dice altro. “Hanks! Tom Hanks è venuto da me! Capite? Quello del cinema. Tommy! E’ un amico. Cazzo però, che amico! La prima volta che mi si presenta mi porta un bel regalino! E che regalino! Un regalino di ‘sta ceppa! Un’auto italiana, vecchia come il buco del culo di mio nonno e per giunta arrugginita!” Ecco. Parola più, parola meno, è questo che mi sono sentito dire. Ci sono voluti circa 40 minuti per convincerlo a ridurre il flusso di parolacce che gli usciva di bocca e a concentrarsi un po’ sul mio problema: il rumorino del freno.
Mi ha detto che Tom Hanks è andato da lui con questa macchina e gli ha chiesto di rimetterla in sesto. Tirarla a lucido. Pare che si sia messo in testa di mettersi nuovamente a guidare. Lui da sempre va in giro con l’autista. Non tocca voltante da anni eppure adesso gli ha preso quest’idea della macchina italiana. Lì, negli ambienti bene, pare faccia figo. Però lui non ne sa nulla di auto. Tanto meno di auto d’epoca. Non distingue un Maggiolino tedesco da una Rolls inglese. Quello che sa è che aveva una macchina. L’aveva abbondanata in un garage e adesso se ne ricorda. La vuole usare in prima persona, vuole mettersi al volante e guidare. “Essere indipendente sotto il profilo della mobilità cittadina” – così dice quello lì. Pensa te!
Ma c’è un però. Il problemino – mica tanto piccolo – è che lui questa auto l’ha comprata nel 1984. Più di 23 anni fa. Credo si chiami Fiat Regata. Una specie di berlina grigio topo. Mille e otto di cilindrata. L’ha presa dall’Italia. Dio solo sa perché. Lì, in Europa guidano senza il cambio automatico. Come fanno non si sa… ma lui la voleva. Non aveva mica tutti questi soldi – non era ancora una star di Hollywood – ma la voleva. Se l’è fatta spedire. Dall’Italia proprio. Avrà speso tutto quello che aveva. S’era anche convinto che le auto europee sono fatte meglio, che sono indistruttibili, che sono ‘very classy’. Che le Ford invece sono guidate solo da tamarri provinciali. “Le auto americane… tzè! Buone solo per gente che mangia solo hamburger da mattina a sera!” Diceva lui. Manco avesse comprato una Ferrari, poi!
Per cui si prende questa Regata e inizia a metterci mano. L’ha guidata per una quindicina di giorni circa. L’avrà pure imballata un paio di volte. Poi boom! Diventa famoso. Quelli del cinema si accorgono che aveva fatto una discreta serie tv. Lo chiamano, gli fanno contratti milionari, se lo vendono a peso d’oro. Il che significa soldi, autista e addio auto italiana. L’ha parcheggiata in una specie di garage/deposito in Osborne Street, lì su, vicino al Lago Hansen. E sapete che significa? Un’auto parcheggiata per più di 20 anni in un stanza, chiusa, ferma, a meno di mezzo miglio da un lago? Significa ruggine! Ecco che significa!
E allora lui, adesso, Mr. Hanks, s’è ricordato di avere una macchina, l’ha tirata fuori da quel maledetto garage con una gru, l’ha messa su di un camion e l’ha portata qui, nella mia officina. E il mio meccanico, il mio Tony (mio perché lavora per me, non perché sono frocio), adesso è andato fuori di melone. Non pensa ad altro se non a quella stramaledetta auto. Come si dice? E’ fuori di senno. Mentre gettava distrattamente gli occhi nel cofano della mia auto pensava alla Regata di Tom, il suo amico Tom… e la macchina di Tom va riparata, sapete? Nonostante sia un unico pezzo di ruggine che brulica di batteri desiderosi solo di veicolare tetano. Lui deve riparla. Necessariamente. Sennò che figura ci farebbe con la sua nuova ragazza, quella messicana alta quanto una pompa di benzina che se ne va in giro sulla Corvette decappotabile di Tony (rossa, del 1958) con gli stivali porpora-fluo a mezzo polpaccio fuori dal finestrino. Il contabbandiere che vende sigarette sotto casa mia, all’angolo, mi ha detto che loro la chiamano Wichita, la mamita nana. Ma come!? Una star del calibro di Tom Hanks chiede a lui – proprio a lui – di riparargli l’auto d’epoca e Tony risponde di no? Che non si può fare? E’ fuori discussione! Va rimessa a nuovo e subito!
Beh, basta! Sapete che ho fatto? Quando le mie orecchie hanno sentito ripetere il nome “Tom Hanks” per 1200 volte in meno di 60 minuti non ci ho visto più. Ho urlato “Fanculo tomeeeeeeencs!” e sono corso via dal garage, tenendo stretta in mano la chiave della porta di casa mia – una bella blindata da 130 libbre. Bilancio della giornata: uno sportello segato in due per la Regata del signor Hanks e la ricerca di un nuovo meccanico di fiducia per il sottoscritto.


11
feb 08

Dedicato a tutti i liberi bonghisti d'Italia

Ecco “Parco Sempione”, il videoclip per il brano omonimo di Elio e le Storie Tese a cui hanno preso parte quelli della ShortCut Productions (Maccio Capatonda, Ivo Avido, Rupert Sciamenna, Pelo Ponneso, ecc.)
Siamo dalle parti del capolavoro.

Via Volemose Bene (Suzuki Maruti).


8
feb 08

When a copywriter is desperate

“If you stop creativity, reativity can turn into madness.
Now he’s furious, desperate and stronger.”

Prendi un film come “Taxi Driver” e lo rielabori; ne selezioni le scene più significative, ne modifichi il commento sonoro e ci aggiungi didascalie appropriate. Ecco cos’è “Copywriter”, il clip autobiografico realizzato da Simone Zaccaria.
Consigliato. Da vedere.


7
feb 08

Sogni e delitti

Sogni e delitti

Sogni e delitti
(Cassandra’s Dream)

di Woody Allen (Usa, Gb, 2007)
con Ewan McGregor, Colin Farrell,
Tom Wilkinson, Peter Hugo-Daly,
John Benfield, Hayley Atwell, Clare Higgins,
Ashley Madekwe, Andrew Howard, Jim Carter,
Sally Hawkins, Keith Smee, Dan Carter, Matt Bardock,
Stephen Noonan, Richard Lintern, Jennifer Higha,

Lee Withlock, Emily Glichrist, Philip Davis, Cate Flower,
Tom Fisher, Mark Umbers, David Horovitch, Tamzin Outhwait
e

Un bel film davvero. Nonostante alle tipe che erano con me in sala non sia piaciuto molto, e nemmeno al mio amico Sergione che di cinema ne fruisce in quantità (e in qualità).
Bando alle analisi ombelicali. Questo è quello che un tempo si sarebbe definito ‘noir’. Una pellicola ben girata che non eccede in tecnicismi esasperati al fine di stupire lo spettatore. Anzi, fa tutt’altro. Sono moltissime le scene in cui la camera è fissa. Ferma. Più che stabile. Ad altezza d’uomo o quasi. In una scena molto carina, addirittura gli attori protagonisti recitano davanti alla cinepresa, si spostano in un’altra stanza e poi ritornano. Il tutto mentre la camera (e lo prospettiva di chi guarda) rimane lì dov’era. Senza il benché minimo movimento.
La storia è quella di due giovani della ‘working class’ ben oltre i 30 anni, due fratelli di umili origini: Ian e Terry. Il primo ha grandi progetti per la sua vita. Stufo com’è di occuparsi del ristorante messo su da suo padre con il sudore della fronte e gestito da sempre dalla famiglia, decide di farsi una vita diversa. La sua idea di è quella di realizzarsi investendo nel mercato degli alberghi di Los Angeles. Il secondo fratello invece è molto meno ambizioso, più semplice. Lavora in un officina, ha una ragazza fissa, non ha tanti grilli per la testa. Il suo unico problema sono due vizi: il gioco (il poker) e le scommesse sulle corse dei cani (credo levrieri). Così facendo Terry mette in difficoltà economiche sia se stesso che suo fratello, al quale è molto legato – per non dire che sin da ragazzi i due sono una cosa sola. Ian si offre di dare il suo sostegno a Terry. La somma di denaro da mettere insieme per evitare a Terry una brutta avventura con gli strozzini è alta ma cercano di farsi venire un’idea. Inoltre Ian, che ha perso la testa per una giovane attrice molto carina, ha deciso di lanciarsi nel suo sogno di sempre: andare a Hollywood per affari, portandosi dietro la sua nuova compagna. Anche quest’impresa, ovviamente, necessita di denaro sonante.
Il caso vuole che da Londra si trovi a passare Howard, il loro beneamato zio. Il fratello della mamma dei ragazzi è più che benestante. E’ un medico specializzato in chirurgia plastica che ha aperto cliniche private in mezzo mondo – Hollywood inclusa. Ian e Terry si fanno coraggio. Espongono il loro problemi economici allo zio che però in cambio richiede un favore che definire enorme è poco. Non svelo oltre la trama perché è qui che il film prende la sua svolta decisiva. Da questo punto in poi tutto cambia. Le cose si complicano. Il clima diventa torbido. L’aria pesante.
Tanto di cappello a Colin Farrel. Questa è decisamente la sua migliore interpretazione di sempre. Dismessi gli abiti da ragazzone tutto muscoli dei filmetti ‘action’, si è calato finalmente in un ruolo attraverso il quale riesce a dimostrare a tutti di essere un attore di serie A. Senza alcun dubbio è quello che recita meglio in “Sogni e delitti”. Magari eccede un po’ con le espressioni accigliate nell’ultima parte della pellicola, ma non credo di sbagliare se dico che i suoi gesti, la mimica facciale e i tic nervosi gli conferiscono il perfetto aspetto da persona sotto stress acuto. Un vero spettacolo. Vere e proprie lezioni di ‘acting’.
Ian McGregor dove lo metti sta. E’ forse il migliore attore della nuova generazione Britannica (comunque non è inglese, ma scozzese). Risulta sempre simpatico. Alle donne piace un casino. Eppure questa volta è chiamato a mettere in scena un ruolo non semplice. Sarà un fratello comprensivo, un giovane travolto dall’amore e allo stesso tempo un tizio oltremodo cinico. Bravisismo anche lui.
Lo zio è interpretato dal grande Tom Wilkinson, uno della squadra di disoccupati che mette in piedi lo spettacolo di spogliarello integrale in “Full Monty”. Lo ricordate? Era lui anche il medico cancella-memoria di “Se mi lasci ti cancello”. Spettacolare la scena in cui spiega ai due nipoti quali sono le sue condizioni in cambio delle quali concedere loro tutto l’aiuto e il denaro che richiedono. Nel giro di un paio di minuti si passa da sorrisi e benevolenza a urla, egoismo, sadismo, opportunismo, ricatti e rabbia compulsiva (tipica di un animale in gabbia).
Buona interpretazione anche per John Benfield. Qui interpreta il padre dei due protagonisti, un sessantenne baffuto, bonario e comprensivo che – ahilui – viene visto come un fallito agli occhi della sua stessa famiglia.
Hayley Atweel è una donna meravigliosa. Diciamolo. Anzi una ragazza, una tipetta in grado di far perdere la testa a milioni di uomini. Non una bonazza appariscente. Il contrario. Semplice, naturale, quasi acqua e sapone. Una moretta dai capelli lunghi e lisci con un sorriso che spiazza. Occhi da furbetta e fisico invidiabile guarnito da curve piccole ma toniche e soprattuto invitanti. Non mi spingo oltre per evitare di cadere nella pornografia.
La Atwell interpreta l’attrice di teatro dai facili costumi che fa breccia nel cuore di Ian. Una tipa libertina ed indipendente che ambisce a sfondare nel mondo dello spettacolo con ogni mezzo. Si contorna di uomini ma alla fine capitolerà per una sola persona: quella che sarà in grado di colpirla dritta al cuore.

Nota: il titolo originale inglese, ossia “Cassandra’s Dream”, è dovuto al nome della barca che i due protagonisti acquistano all’inzio del film e sulla quale – in maniera circolare – la storia va a chiudersi.
Film da identificare come terza parte dell’ideale trittico di film diretti da Woody Allen – prodotti in Inghilterra e ambientati nella Londra dei giorni nostri – che comprende anche “Match Point” e “Scoop”.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.