Caos calmo

Caos Calmo

di Antonello Grimaldi (Italia, 2008)
con Nanni Moretti, Isabella Ferrari,
Alessandro Gassman, Kasia Smutniak, Silvio Orlando,
Roman Polanski, Valeria Golino, Blu Yoshimi,
Hyppolite Girardot, Denis Podalydès, Charles Berling,
Alba Rohrwacher, Roberto Nobile, Manuela Morabito,
Cloris Brosca, Antonella Attili, Ester Cavallari, Sara D’Amario,
Babak Karim, Nestor Saied, Stefano Guglielmi

Quest’è un film che molti definiranno lento. Ma chi se ne frega! A me è piaciuto. Sarò sincero: lo guardi e spesso ti trovi a chiederti “Ma non succede mai nulla qui?”. Ma va bene così. Non c’è problema. E’ una bella storia (tratta dall’omonimo romanzo di Sandro Veronesi). Non deve per forza essere sempre tutta un’epifania. Una pellicola è buona anche se non è infarcita di colpi di scena.
La storia è quella di Pietro Paladini, un manager tra i 40 e i 50 anni che rimane vedovo. Il caso vuole che sua moglie perda la vita proprio il giorno in cui Pietro salva la vita ad una donna che rischiava di annegare in mare. Dal momento che sua figlia gli rinfaccia di essere rimasta sola con il cadavere di sua madre mentre lui era al mare, Pietro decide di rimanerle vicino il più possibile. Inizia così ad assentarsi dal lavoro e a passare le giornate fuori dalla scuola elementare frequentata dalla sua piccola figlia, in attesa che questa termini le lezioni ed esca. Il tempo scorre lentamente. Pietro soffre in silenzio. Sta male ma non lo dà a vedere. Stessa cosa vale anche per la piccola Claudia, che pare subisca una specie di transfert da suo padre. Pietro prova anche a frequentare uno di quei ridicoli incontri di gruppo in cui ci si aiuta a vicenda a superare i traumi. Per fortuna (nostra) abbanona subito. Intorno a lui intanto vediamo gravitare diversi personaggi: la sorella di sua moglie con i problemi da adulta frustrata, il fratello di lui – un bellone scapolo e cuor contento, la mamma di un’amica di sua figlia, i suoi colleghi che lavorano con lui nella tv satellitare e una decina di altre piccole ma interessanti figure.
Com’é Moretti? Nanni Moretti è Nanni Moretti che fa Nanni Moretti – anche se il suo personaggio qui si chiama Pietro Paladini. Sono tanti i momenti in cui viene fuori il suo tipico modo di recitare (vedi la fisima delle varie liste ripetute mentalmente dal suo personaggio). Tutte quelle piccole cose che con gli anni ce l’hanno reso simpatico. Devo ammettere che l’ho trovato adatto per il ruolo che è stato chiamato a recitare. Non ho visto eccessi. Non è andato sopra le righe. Nemmeno nella scena in cui lo si vede piangere. È riuscito infatti a portare con grande professionalità la maschera dell’uomo adulto che soffre con dignità la perdita della propria compagna di vita.
Isabella Ferrari si porta bene i suoi 44 anni; il suo corpo si mantiene bene. È decisamente meglio di molte sue coetanee, ma al sottoscritto non piace. Da ragazzina era ugualmente svampita, ma almeno appariva dolce e carina (cfr.. “Sapore di mare” di Carlo Vanzina, 1983). Ciò detto, do per certo che molti uomini la troveranno sexy in quanto vedono in lei la tipica tipa matura e fatalona da portarsi a letto – a pensarci bene, deve aver pensato la stessa cosa anche il protagonista del film.
Valeria Golino fa la sorella cacacazzi della defunta. E sapete che vi dico? Ci riesce benissimo. La sciaquetta inaffidabile con la vita incasinata pare (metaforicamente) un vestito adatto ad essere indossato da lei.
Blu Yoshimi è piccola d’eta ma grande di spirito. Bravissima attrice.
Silvio Orlando è buffo ma poco poco poco. Meno del solito, diciamo. Qui recita la parte del direttore risorse umane sconvolto dalla fusione della sua azienda con una più grande. Rimarrà folgorato sulla via della religiosità che, a quanto pare, è una costante di famiglia.
Lo dico senza vergogna: Alessandro Gassman a me piace. Qui non recita, è se stesso. Ed è un bene. Sia l’attore che il personaggio sanno di essere belli, giovani, attraenti. Non fanno nulla per nascondersi, né per pavoneggiare oltre ogni eccesso. Vivono serenamente il loro status. Punto. Il fratello minore è meno serio, scapolo, privo da qualunque legame sentimentale, fa un mestiere fico (l’attore), funge cioè da contraltare alla seriosità e alla drammaticità del fratello maggiore.
Roman Polanski appare solo verso la fine del film e per meno di 5 minuti. Dice poco o nulla. Scambia giusto un paio di battute con il protagonista. Credo che anche questa sia stata una scelta sensata. L’espressione greve del suo viso, la statura, la stazza, gli abiti e persino il taglio di capelli gli conferiscono un’aria solenne da gran capo dei capi.
Kasia Smutniak è bella. Qui l’hanno fatta bionda: non è malaccio ma io la preferisco mora – nature, senz’alcuna modifica. Semplice semplice, il suo personaggio è quello di una passante che ogni mattina porta a spasso il cane (un grosso san bernardo) proprio nel parco in cui si ferma a riflettere il protagonista.
Antonella Attili è prorompente. Quel seno enorme la rende forse troppo sexy e matura per intrepretare la maestrina d’elementare.
Alba Rohrwacher, quella che nel film “Mio fratello è figlio unico” interpretava la sorella dei due fratelli protagonisti, qui veste i panni di Annalisa, la segretaria personale di Pietro Paladini. Poche scene, poca profondità di personaggio: invalutabile.
Cloris Brosca (ricordate la maga della Luna nera del preserale Tv?) interpreta invece la terapeuta di gruppo. Un’altra di quelle figure che appaiono sulla scena per pochi attimi.
Sulla scena di sesso che tanto ha fatto parlare mi permetto una riflessione. Innanzitutto non credevo fosse così lunga. Grimaldi a mio avviso indugia un po’ troppo. A momenti si scade nel porno, sebbene non si tratti di scene volgari. Almeno non a mio avviso. Mi chiedo piuttosto: A. se fosse davvero necessario mettere in scena l’intero amplesso B. cosa rappresenti davvero quella scena. Un sogno o la realtà? Tutto ciò accade sul serio o è solo un mero frutto dell’immaginazione di Pietro?

La colonna sonora non è da buttar via. Qualche pezzo riesce ad essere appropriato ai sentimenti che il film intende trasmettere allo spettatore. Il brano di chiusura credo sia di Ivano Fossati.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.
Daria Bignardi su Barbablog.Style.it esprime un interessante parere sia sul libro che sul film.