
Ieri sono stato da Tony, il mio meccanico. Sento un rumorino quando premo il pedale del freno a corsa intera. Questa storia va avanti da 6 mesi circa. Mi sono un po’o rotto le scatole. Non mi va di rimanere a piedi di punto in bianco o di finire schiantato contro un muro. Così ho portato la mia vecchia quattroruote da Tony Lazio.
Tony è un ragazzone alto più quasi sei piedi o forse più. Suo nonno era italiano. Sua nonna no. Suo padre vendeva impianti super8 negli anni ’70 a Sacramento. Lui ha voluto seguire una strada diversa. E’ venuto qui nella città degli angeli per inseguire il suo sogno. Ha questo garage in cui tenta di riparare auto. Nel tempo libero vende erba ai ragazzini di Burbank.
Ogni volta che vado nella sua officina lo vedo occupato. Ha sempre uno straccio lercio in mano. Veste una tuta su cui non smette di strofinarsi le mani sporche di grasso. Ma le mani non sono l’unica cosa che ha occupata. Anche la bocca non si ferma mai. Parla e straparla di tutti. Soprattutto dei suoi clienti. I più strani di tutta l’area nord di Hollywood – e oltre. Lui chiacchiera e gli altri lo ascoltano. O meglio devono starlo a sentire. Pauley, il suo giovane aiuto gay, finge spesso di starlo a sentire: annuisce, sorride e dice sempre “Sì, sì Tony, è normale!” Stessa cosa fanno quei due vecchiacci di Craig e Thomas che ovviamente, non avendo un cazzo da fare tutto il giorno, preferiscono sorbirsi le storie di Tony, piuttosto che annoiarsi standosene seduti sugli scalini di qualche palazzo lì nel circondario.
Ora io entro da Tony tutto di fretta e lui attacca con la sua ultima storia. Pare la racconti da circa un mese. Saranno 20 o 30 giorni che non dice altro. “Hanks! Tom Hanks è venuto da me! Capite? Quello del cinema. Tommy! E’ un amico. Cazzo però, che amico! La prima volta che mi si presenta mi porta un bel regalino! E che regalino! Un regalino di ‘sta ceppa! Un’auto italiana, vecchia come il buco del culo di mio nonno e per giunta arrugginita!” Ecco. Parola più, parola meno, è questo che mi sono sentito dire. Ci sono voluti circa 40 minuti per convincerlo a ridurre il flusso di parolacce che gli usciva di bocca e a concentrarsi un po’ sul mio problema: il rumorino del freno.
Mi ha detto che Tom Hanks è andato da lui con questa macchina e gli ha chiesto di rimetterla in sesto. Tirarla a lucido. Pare che si sia messo in testa di mettersi nuovamente a guidare. Lui da sempre va in giro con l’autista. Non tocca voltante da anni eppure adesso gli ha preso quest’idea della macchina italiana. Lì, negli ambienti bene, pare faccia figo. Però lui non ne sa nulla di auto. Tanto meno di auto d’epoca. Non distingue un Maggiolino tedesco da una Rolls inglese. Quello che sa è che aveva una macchina. L’aveva abbondanata in un garage e adesso se ne ricorda. La vuole usare in prima persona, vuole mettersi al volante e guidare. “Essere indipendente sotto il profilo della mobilità cittadina” – così dice quello lì. Pensa te!
Ma c’è un però. Il problemino – mica tanto piccolo – è che lui questa auto l’ha comprata nel 1984. Più di 23 anni fa. Credo si chiami Fiat Regata. Una specie di berlina grigio topo. Mille e otto di cilindrata. L’ha presa dall’Italia. Dio solo sa perché. Lì, in Europa guidano senza il cambio automatico. Come fanno non si sa… ma lui la voleva. Non aveva mica tutti questi soldi – non era ancora una star di Hollywood – ma la voleva. Se l’è fatta spedire. Dall’Italia proprio. Avrà speso tutto quello che aveva. S’era anche convinto che le auto europee sono fatte meglio, che sono indistruttibili, che sono ‘very classy’. Che le Ford invece sono guidate solo da tamarri provinciali. “Le auto americane… tzè! Buone solo per gente che mangia solo hamburger da mattina a sera!” Diceva lui. Manco avesse comprato una Ferrari, poi!
Per cui si prende questa Regata e inizia a metterci mano. L’ha guidata per una quindicina di giorni circa. L’avrà pure imballata un paio di volte. Poi boom! Diventa famoso. Quelli del cinema si accorgono che aveva fatto una discreta serie tv. Lo chiamano, gli fanno contratti milionari, se lo vendono a peso d’oro. Il che significa soldi, autista e addio auto italiana. L’ha parcheggiata in una specie di garage/deposito in Osborne Street, lì su, vicino al Lago Hansen. E sapete che significa? Un’auto parcheggiata per più di 20 anni in un stanza, chiusa, ferma, a meno di mezzo miglio da un lago? Significa ruggine! Ecco che significa!
E allora lui, adesso, Mr. Hanks, s’è ricordato di avere una macchina, l’ha tirata fuori da quel maledetto garage con una gru, l’ha messa su di un camion e l’ha portata qui, nella mia officina. E il mio meccanico, il mio Tony (mio perché lavora per me, non perché sono frocio), adesso è andato fuori di melone. Non pensa ad altro se non a quella stramaledetta auto. Come si dice? E’ fuori di senno. Mentre gettava distrattamente gli occhi nel cofano della mia auto pensava alla Regata di Tom, il suo amico Tom… e la macchina di Tom va riparata, sapete? Nonostante sia un unico pezzo di ruggine che brulica di batteri desiderosi solo di veicolare tetano. Lui deve riparla. Necessariamente. Sennò che figura ci farebbe con la sua nuova ragazza, quella messicana alta quanto una pompa di benzina che se ne va in giro sulla Corvette decappotabile di Tony (rossa, del 1958) con gli stivali porpora-fluo a mezzo polpaccio fuori dal finestrino. Il contabbandiere che vende sigarette sotto casa mia, all’angolo, mi ha detto che loro la chiamano Wichita, la mamita nana. Ma come!? Una star del calibro di Tom Hanks chiede a lui – proprio a lui – di riparargli l’auto d’epoca e Tony risponde di no? Che non si può fare? E’ fuori discussione! Va rimessa a nuovo e subito!
Beh, basta! Sapete che ho fatto? Quando le mie orecchie hanno sentito ripetere il nome “Tom Hanks” per 1200 volte in meno di 60 minuti non ci ho visto più. Ho urlato “Fanculo tomeeeeeeencs!” e sono corso via dal garage, tenendo stretta in mano la chiave della porta di casa mia – una bella blindata da 130 libbre. Bilancio della giornata: uno sportello segato in due per la Regata del signor Hanks e la ricerca di un nuovo meccanico di fiducia per il sottoscritto.






Miii, che bella la Regata!
Ne ho avute 3, alternate a 3 Ritmo.
Fedelissimo Fiat, dunque. :)