febbraio 11th, 2008


11
feb 08

The Illusionist – L'illusionista

The Illusionist

The Illusionist – L’illusionista
(The Illusionist)

di Neil Burger (Usa, 2007)
con Edward Norton, Jessica Biel,
Paul Giamatti, Rufus Sewell, Eddie Marsan,
Erich Redman, Ellen Savaria, Jake Wood,
Aaron Johnson, Karl Johnson, Vincent Franklin,
Eleanor Tomlinson, Philip McGough, Brian Caspe,
James Babson, Tom Fisher, Michael Carter, Nicholas Blane

Film ai confini tra realtà e fantasia. La massima espressione dell’assunto base della magia per cui “l’occhio inganna la mente”. Non avrei mai creduto di cascarci come una pera cotta, eppure questo film mi è piaciuto poiché è riuscito davvero a sorprendermi. L’essere smaliziati ormai non è più una condizione sufficiente ben non farsi imbambolare. “The Illusionist” ci riesce. Molto bene. Sembrerà ovvio dirlo ma in questa pellicola “non è tutto vero ciò che vero appare”. La storia forse non è delle più originali ma vi assicuro che non annoia.
Inizio del XX secolo. Un illusionista di successo, detto Eisenheim, incanta i cittadini di Vienna con i suoi strabilianti trucchi. Ha un passato molto misterioso, dai tratti oscuri, ma tutto ciò pare non influire sul suo lavoro e sulla sua arte finché una sera non s’imbatte nel suo amore adolescenziale: la duchessa Sophie, una stupenda ragazza dai lunghi capelli biondi con lo sguardo magnetico. Per puro caso la chiama sul palco per sottoporsi ad uno dei suoi esperimenti sull’anima. La riconosce e torna ad innamorarsene. Il trucco riesce ma il mago ‘ci rimane sotto’ – come si usa dire. Il problema è che la giovane duchessa è promessa sposa a Leopold, il principe ereditario d’Austria, nonché persona più influente della società viennese dell’epoca. I due giovani si amano ma, come nel più classico dei drammi, il loro amore è ostacolato dai capricci del principe. Il quale, inoltre, pur non sospettando la tresca tra la sua amata e il mago belloccio, si rivela stupidamente geloso della popolarità dell’illusionista, della sua mente geniale, dei suoi trucchi accattivanti e del suo successo presso il pubblico. Ragion per cui arriva persino a sfidarlo pubblicamente durante una festa privata, da lui organizzata e riservata solo alla ristrettissima cerchia dei suoi amici.
Ovviamente non vi svelo come vanno a finire le cose. Sappiate solo che ne va di mezzo l’anima – fulcro obbligato di tutta quell’atmosfera romantica di cui è pervaso il film. Anche se sono sicuro che molti di voi abbiano già avuto il piacere di poter vedere questa pellicola al cinema lo scorso anno.
Mi permetto però di farvi notare come Edward Norton non ne sbagli una. Forse l’unica scemenza della sua carrierà sarà indossare i panni dell’Incredibile Hulk nel film omonimo – in uscita nei prossimi mesi. O forse no. Forse anche quello sarà un successo. Ad ogni modo non ricordo una pellicola in cui questo tizio reciti male. E’ sicuramente uno dei migliori attori della nuova generazione. E poi piace un po’ a tutti: grandi e piccini, uomini e donne. Cosa si può desiderare di più? Qui parla poco. Recita soprattutto con il corpo: occhi e sopracciglia parlano per lui. Nella seconda parte del film, invece, sono soprattutto le sue braccia a prendere la scena.
Jessica Biel è una bella donna. Anzi no, una bella ragazza. E’ mlto giovane, ha appena 25 anni. La ricordate nei panni della figlia teenager del pastore nella serie tv “Settimo Cielo (Seven Heaven)”? Ebbene dimenticatela. Più cresce più migliora. In tutto: sia nella recitazine che nell’aspetto. E’ davvero una bella donna. A volte i sembra stupenda, a volte bellissima, a volte meno bella. Sarà per gli zigomi spigolosi e/o per la mandibola molto squadrata… Comunque sia piace. E molto. In “The Illusionist” sarebbe la co-protagonista ma la si vede poco. Forse per meno della metà del film. Peccato.
Paul Giamatti non è un caratterista. Siamo seri. Questa è piuttosto una faccia da ‘Serie A del cinema’. Qui in Italia molti non sapranno chi sia, eppure “Sideways” di Alexander Payne, film uscito un paio di anni fa in cui era protagonista, dovrebbe avergli dato una certa notorietà. E’ sulla scena da quasi vent’anni. La lista dei film a cui ha preso parte è lunghissima. Ne cito solo alcuni: “Il matrimonio del mio migliore amico”, “Il pianeta delle scimmie”, “Fred Claus”, “Donnie Brasco”, “Savate il soldato Ryan”, “Il diario di una tata”, “Lady in the Water”, “Cinderella Man”, “Paycheck”, “Il negoziatore”, ecc. Da non crederci. Così bravo e non se lo ricorda nessuno. Qui interpreta alla grande il Generale Uhl, capo della Polizia, funzionario estremamente ligio al suo dovere che fa di tutto per apparire severo ma finisce per dimostrarsi molto umano.
Rufus Sewell credo che sia stata un’ottima scelta per intrepretare il perfido principe austriaco. E’ uno spilungone con la faccia freddissima (sarà tutto merito del trucco?). A tratti da l’idea che davvero abbia orgini slave. Bravo anche lui.
Il quartetto così composto tiene in piedi l’intero film. Gli altri attori sono tutte comparse, così inconsistenti e ininfluenti per la trama che, dopo soli 10 minuti che il film è finito, ti sei già dimenticato le loro facce.
Questo film è tratto dalla novella “Eisenheim the Illusionist” di Steven Millhauser.
Consigliato. Se avete già visto “The Prestige” vi piacerà anche questo. Se siete fan di Ed Norton non potete perdervi questo pezzo importante (anche se non fondamentale) della sua filmografia.

Come segnala anche Andrea Chirichelli su MyMovies, la scena più bella e memorabile è quella del piccolao albero di arance che cresce repentinamente sotto le mani di Eisenheim e degli occhi di un pubblico allibito.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


11
feb 08

In nome del popolo sovrano

In nome del Popolo Sovrano

In nome del popolo sovrano

di Luigi Magni (Italia, 1990)
con Nino Manfredi, Alberto Sordi,
Elena Sofia Ricci, Luca Barbareschi,
Massimo Wertmuller, Serena Grandi, Elena Berera,
Jacques Perrin, Carlo Croccolo, Gianni Garko,
Gianni Bonagura, Luigi De Filippo, Camillo Milli,
Roberto Herlitzka, Lorenzo Flaherty, Costantino Meloni

Commedia agrodolce ambientata ai tempi della Repubblica Romana in cui avvenimenti storici e personaggi realmente vissuti s’intrecciano sapientemente con storie di fantasia.
A seguito della fuga del Papa, il popolo di Roma tutto (ex garibaldini, repubblicani, letterati, popolani e persino preti illuminati) istituisce la Repubblica sotto la guida del Triumvirato (tra cui Mazzini) e cerca di resistere all’offensiva dei Francesi, che vogliono conquistare la città per destituire il potere costituitosi e riportare il Papa sul soglio pontificio.
Cristina (la Ricci), una giovane nobildonna romana molto bella ed intelligente, s’innamora di Giovanni Livraghi (Barbareschi), un militare milanese noto per essere stato uno dei luogotenenti di Garibaldi e il martire che verrà fucilato con il patriota Ugo Bassi (anche detto il cappellano di Garibaldi). Il problema è che questa Cristina è anche moglie di Eufemio Arquati (Wertmuller), il rampollo di una famiglia romana molto devota al Papa e ostinatamente contraria alla Repubblica. Il capofamiglia, nonché padre di Eufemio è il Marchese Arquati – qui tratteggiato con grande vis comica da Alberto Sordi.
Molto curati i profili che Magni traccia per alcuni personaggi chiave di quest’epoca, come Ugo Bassi, un prete molto devoto ma che, per il bene della libertà e del popolo, abbraccia la causa della rivoluzione, si schiera al fianco dei difensori della Repubblica e combatte in prima persona. Qui lo vediamo splendidamente interpretato da Jacques Perrin, un attore che riesce con le sue espressioni pensierose e i sofferti silenzi a rendere tutta la drammaticità del personaggio.
Stessa cosa dicasi per Giuseppe Gioacchino Belli. Forse qui il regista lo sbeffeggia un po’ troppo ma fa davvero simpatia vedere il modo in cui viene raffigurato: un uomo anziano (con le sembianze di Roberto Herlitzka) che si finge malato per tutta la durata dell’assenza dal Papa da Roma e che torna in piena salute – e si mette persino a ballare – non appena viene a sapere dell’ingresso delle truppe francesi in città.
Fa tenerezza anche Ciceruacchio, il tipico capo-popolo romano di estrazione popolare, uno che sa muoversi benissimo nella città in quanto ne conosce usi e costumi, essendo egli stesso un cittadino dell’Urbe da diverse generazioni. Un uomo spontaneo e sincero, pratico, pragmatico e d’azione piuttosto che colto e riflessivo. Gli dà le sembianze Manfredi, rendendolo simpaticissimo e bonario.
Piccole apparizioni anche per Serena Grandi (un’avvenente cameriera molto saggia al servizio dei marchesi Arquati); Gianni Garko (il comprensivo generale francese Oudinot, che siede alla tavola degli Arquati a seguito della presa di Roma), Camillo Milli (un prete veneto contrario all’apertura delle chiese ai bisognosi); Carlo Croccolo (Carlo Bonaparte, presidente dell’assemblea costituente, nonché cugino di Napoleone); Lorenzo Flaherty (un giovanissimo soldato francese); Luigi de Filippo (Monsignor Venini, un alto prelato di stanza a Bologna che caldeggia la condanna a morte di Bassi e Livraghi); Costantino Meloni (un ragazzino molto furbo, figlio di Ciceruacchio); Elena Berera (la figlia racchia e zitella del Marchese, che sogna di accasarsi con il primo dei soldati invasori che entrerà a Roma).
Due dei brani principali del film sono stati scritti e composti da Nicola Piovani e dallo stesso regista. Intendo quei due verosimili canti popolari – l’uno intonato da Manfredi/Ciceruacchio durante una sgangherata marcia miliare e l’altro accennato al piano da Elena Sofia Ricci.
Questo film è stato co-prodotto da RaiDue.
Nel 1991 Lucia Mirisola ha vinto il David di Donatello per i costumi.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


11
feb 08

Quando ho rigato la Regata di Tom Hanks

Fiat Regata

Ieri sono stato da Tony, il mio meccanico. Sento un rumorino quando premo il pedale del freno a corsa intera. Questa storia va avanti da 6 mesi circa. Mi sono un po’o rotto le scatole. Non mi va di rimanere a piedi di punto in bianco o di finire schiantato contro un muro. Così ho portato la mia vecchia quattroruote da Tony Lazio.

Tony è un ragazzone alto più quasi sei piedi o forse più. Suo nonno era italiano. Sua nonna no. Suo padre vendeva impianti super8 negli anni ’70 a Sacramento. Lui ha voluto seguire una strada diversa. E’ venuto qui nella città degli angeli per inseguire il suo sogno. Ha questo garage in cui tenta di riparare auto. Nel tempo libero vende erba ai ragazzini di Burbank.
Ogni volta che vado nella sua officina lo vedo occupato. Ha sempre uno straccio lercio in mano. Veste una tuta su cui non smette di strofinarsi le mani sporche di grasso. Ma le mani non sono l’unica cosa che ha occupata. Anche la bocca non si ferma mai. Parla e straparla di tutti. Soprattutto dei suoi clienti. I più strani di tutta l’area nord di Hollywood – e oltre. Lui chiacchiera e gli altri lo ascoltano. O meglio devono starlo a sentire. Pauley, il suo giovane aiuto gay, finge spesso di starlo a sentire: annuisce, sorride e dice sempre “Sì, sì Tony, è normale!” Stessa cosa fanno quei due vecchiacci di Craig e Thomas che ovviamente, non avendo un cazzo da fare tutto il giorno, preferiscono sorbirsi le storie di Tony, piuttosto che annoiarsi standosene seduti sugli scalini di qualche palazzo lì nel circondario.
Ora io entro da Tony tutto di fretta e lui attacca con la sua ultima storia. Pare la racconti da circa un mese. Saranno 20 o 30 giorni che non dice altro. “Hanks! Tom Hanks è venuto da me! Capite? Quello del cinema. Tommy! E’ un amico. Cazzo però, che amico! La prima volta che mi si presenta mi porta un bel regalino! E che regalino! Un regalino di ‘sta ceppa! Un’auto italiana, vecchia come il buco del culo di mio nonno e per giunta arrugginita!” Ecco. Parola più, parola meno, è questo che mi sono sentito dire. Ci sono voluti circa 40 minuti per convincerlo a ridurre il flusso di parolacce che gli usciva di bocca e a concentrarsi un po’ sul mio problema: il rumorino del freno.
Mi ha detto che Tom Hanks è andato da lui con questa macchina e gli ha chiesto di rimetterla in sesto. Tirarla a lucido. Pare che si sia messo in testa di mettersi nuovamente a guidare. Lui da sempre va in giro con l’autista. Non tocca voltante da anni eppure adesso gli ha preso quest’idea della macchina italiana. Lì, negli ambienti bene, pare faccia figo. Però lui non ne sa nulla di auto. Tanto meno di auto d’epoca. Non distingue un Maggiolino tedesco da una Rolls inglese. Quello che sa è che aveva una macchina. L’aveva abbondanata in un garage e adesso se ne ricorda. La vuole usare in prima persona, vuole mettersi al volante e guidare. “Essere indipendente sotto il profilo della mobilità cittadina” – così dice quello lì. Pensa te!
Ma c’è un però. Il problemino – mica tanto piccolo – è che lui questa auto l’ha comprata nel 1984. Più di 23 anni fa. Credo si chiami Fiat Regata. Una specie di berlina grigio topo. Mille e otto di cilindrata. L’ha presa dall’Italia. Dio solo sa perché. Lì, in Europa guidano senza il cambio automatico. Come fanno non si sa… ma lui la voleva. Non aveva mica tutti questi soldi – non era ancora una star di Hollywood – ma la voleva. Se l’è fatta spedire. Dall’Italia proprio. Avrà speso tutto quello che aveva. S’era anche convinto che le auto europee sono fatte meglio, che sono indistruttibili, che sono ‘very classy’. Che le Ford invece sono guidate solo da tamarri provinciali. “Le auto americane… tzè! Buone solo per gente che mangia solo hamburger da mattina a sera!” Diceva lui. Manco avesse comprato una Ferrari, poi!
Per cui si prende questa Regata e inizia a metterci mano. L’ha guidata per una quindicina di giorni circa. L’avrà pure imballata un paio di volte. Poi boom! Diventa famoso. Quelli del cinema si accorgono che aveva fatto una discreta serie tv. Lo chiamano, gli fanno contratti milionari, se lo vendono a peso d’oro. Il che significa soldi, autista e addio auto italiana. L’ha parcheggiata in una specie di garage/deposito in Osborne Street, lì su, vicino al Lago Hansen. E sapete che significa? Un’auto parcheggiata per più di 20 anni in un stanza, chiusa, ferma, a meno di mezzo miglio da un lago? Significa ruggine! Ecco che significa!
E allora lui, adesso, Mr. Hanks, s’è ricordato di avere una macchina, l’ha tirata fuori da quel maledetto garage con una gru, l’ha messa su di un camion e l’ha portata qui, nella mia officina. E il mio meccanico, il mio Tony (mio perché lavora per me, non perché sono frocio), adesso è andato fuori di melone. Non pensa ad altro se non a quella stramaledetta auto. Come si dice? E’ fuori di senno. Mentre gettava distrattamente gli occhi nel cofano della mia auto pensava alla Regata di Tom, il suo amico Tom… e la macchina di Tom va riparata, sapete? Nonostante sia un unico pezzo di ruggine che brulica di batteri desiderosi solo di veicolare tetano. Lui deve riparla. Necessariamente. Sennò che figura ci farebbe con la sua nuova ragazza, quella messicana alta quanto una pompa di benzina che se ne va in giro sulla Corvette decappotabile di Tony (rossa, del 1958) con gli stivali porpora-fluo a mezzo polpaccio fuori dal finestrino. Il contabbandiere che vende sigarette sotto casa mia, all’angolo, mi ha detto che loro la chiamano Wichita, la mamita nana. Ma come!? Una star del calibro di Tom Hanks chiede a lui – proprio a lui – di riparargli l’auto d’epoca e Tony risponde di no? Che non si può fare? E’ fuori discussione! Va rimessa a nuovo e subito!
Beh, basta! Sapete che ho fatto? Quando le mie orecchie hanno sentito ripetere il nome “Tom Hanks” per 1200 volte in meno di 60 minuti non ci ho visto più. Ho urlato “Fanculo tomeeeeeeencs!” e sono corso via dal garage, tenendo stretta in mano la chiave della porta di casa mia – una bella blindata da 130 libbre. Bilancio della giornata: uno sportello segato in due per la Regata del signor Hanks e la ricerca di un nuovo meccanico di fiducia per il sottoscritto.


11
feb 08

Dedicato a tutti i liberi bonghisti d'Italia

Ecco “Parco Sempione”, il videoclip per il brano omonimo di Elio e le Storie Tese a cui hanno preso parte quelli della ShortCut Productions (Maccio Capatonda, Ivo Avido, Rupert Sciamenna, Pelo Ponneso, ecc.)
Siamo dalle parti del capolavoro.

Via Volemose Bene (Suzuki Maruti).