Sogni e delitti

Sogni e delitti
(Cassandra’s Dream)

di Woody Allen (Usa, Gb, 2007)
con Ewan McGregor, Colin Farrell,
Tom Wilkinson, Peter Hugo-Daly,
John Benfield, Hayley Atwell, Clare Higgins,
Ashley Madekwe, Andrew Howard, Jim Carter,
Sally Hawkins, Keith Smee, Dan Carter, Matt Bardock,
Stephen Noonan, Richard Lintern, Jennifer Higha,

Lee Withlock, Emily Glichrist, Philip Davis, Cate Flower,
Tom Fisher, Mark Umbers, David Horovitch, Tamzin Outhwait
e

Un bel film davvero. Nonostante alle tipe che erano con me in sala non sia piaciuto molto, e nemmeno al mio amico Sergione che di cinema ne fruisce in quantità (e in qualità).
Bando alle analisi ombelicali. Questo è quello che un tempo si sarebbe definito ‘noir’. Una pellicola ben girata che non eccede in tecnicismi esasperati al fine di stupire lo spettatore. Anzi, fa tutt’altro. Sono moltissime le scene in cui la camera è fissa. Ferma. Più che stabile. Ad altezza d’uomo o quasi. In una scena molto carina, addirittura gli attori protagonisti recitano davanti alla cinepresa, si spostano in un’altra stanza e poi ritornano. Il tutto mentre la camera (e lo prospettiva di chi guarda) rimane lì dov’era. Senza il benché minimo movimento.
La storia è quella di due giovani della ‘working class’ ben oltre i 30 anni, due fratelli di umili origini: Ian e Terry. Il primo ha grandi progetti per la sua vita. Stufo com’è di occuparsi del ristorante messo su da suo padre con il sudore della fronte e gestito da sempre dalla famiglia, decide di farsi una vita diversa. La sua idea di è quella di realizzarsi investendo nel mercato degli alberghi di Los Angeles. Il secondo fratello invece è molto meno ambizioso, più semplice. Lavora in un officina, ha una ragazza fissa, non ha tanti grilli per la testa. Il suo unico problema sono due vizi: il gioco (il poker) e le scommesse sulle corse dei cani (credo levrieri). Così facendo Terry mette in difficoltà economiche sia se stesso che suo fratello, al quale è molto legato – per non dire che sin da ragazzi i due sono una cosa sola. Ian si offre di dare il suo sostegno a Terry. La somma di denaro da mettere insieme per evitare a Terry una brutta avventura con gli strozzini è alta ma cercano di farsi venire un’idea. Inoltre Ian, che ha perso la testa per una giovane attrice molto carina, ha deciso di lanciarsi nel suo sogno di sempre: andare a Hollywood per affari, portandosi dietro la sua nuova compagna. Anche quest’impresa, ovviamente, necessita di denaro sonante.
Il caso vuole che da Londra si trovi a passare Howard, il loro beneamato zio. Il fratello della mamma dei ragazzi è più che benestante. E’ un medico specializzato in chirurgia plastica che ha aperto cliniche private in mezzo mondo – Hollywood inclusa. Ian e Terry si fanno coraggio. Espongono il loro problemi economici allo zio che però in cambio richiede un favore che definire enorme è poco. Non svelo oltre la trama perché è qui che il film prende la sua svolta decisiva. Da questo punto in poi tutto cambia. Le cose si complicano. Il clima diventa torbido. L’aria pesante.
Tanto di cappello a Colin Farrel. Questa è decisamente la sua migliore interpretazione di sempre. Dismessi gli abiti da ragazzone tutto muscoli dei filmetti ‘action’, si è calato finalmente in un ruolo attraverso il quale riesce a dimostrare a tutti di essere un attore di serie A. Senza alcun dubbio è quello che recita meglio in “Sogni e delitti”. Magari eccede un po’ con le espressioni accigliate nell’ultima parte della pellicola, ma non credo di sbagliare se dico che i suoi gesti, la mimica facciale e i tic nervosi gli conferiscono il perfetto aspetto da persona sotto stress acuto. Un vero spettacolo. Vere e proprie lezioni di ‘acting’.
Ian McGregor dove lo metti sta. E’ forse il migliore attore della nuova generazione Britannica (comunque non è inglese, ma scozzese). Risulta sempre simpatico. Alle donne piace un casino. Eppure questa volta è chiamato a mettere in scena un ruolo non semplice. Sarà un fratello comprensivo, un giovane travolto dall’amore e allo stesso tempo un tizio oltremodo cinico. Bravisismo anche lui.
Lo zio è interpretato dal grande Tom Wilkinson, uno della squadra di disoccupati che mette in piedi lo spettacolo di spogliarello integrale in “Full Monty”. Lo ricordate? Era lui anche il medico cancella-memoria di “Se mi lasci ti cancello”. Spettacolare la scena in cui spiega ai due nipoti quali sono le sue condizioni in cambio delle quali concedere loro tutto l’aiuto e il denaro che richiedono. Nel giro di un paio di minuti si passa da sorrisi e benevolenza a urla, egoismo, sadismo, opportunismo, ricatti e rabbia compulsiva (tipica di un animale in gabbia).
Buona interpretazione anche per John Benfield. Qui interpreta il padre dei due protagonisti, un sessantenne baffuto, bonario e comprensivo che – ahilui – viene visto come un fallito agli occhi della sua stessa famiglia.
Hayley Atweel è una donna meravigliosa. Diciamolo. Anzi una ragazza, una tipetta in grado di far perdere la testa a milioni di uomini. Non una bonazza appariscente. Il contrario. Semplice, naturale, quasi acqua e sapone. Una moretta dai capelli lunghi e lisci con un sorriso che spiazza. Occhi da furbetta e fisico invidiabile guarnito da curve piccole ma toniche e soprattuto invitanti. Non mi spingo oltre per evitare di cadere nella pornografia.
La Atwell interpreta l’attrice di teatro dai facili costumi che fa breccia nel cuore di Ian. Una tipa libertina ed indipendente che ambisce a sfondare nel mondo dello spettacolo con ogni mezzo. Si contorna di uomini ma alla fine capitolerà per una sola persona: quella che sarà in grado di colpirla dritta al cuore.

Nota: il titolo originale inglese, ossia “Cassandra’s Dream”, è dovuto al nome della barca che i due protagonisti acquistano all’inzio del film e sulla quale – in maniera circolare – la storia va a chiudersi.
Film da identificare come terza parte dell’ideale trittico di film diretti da Woody Allen – prodotti in Inghilterra e ambientati nella Londra dei giorni nostri – che comprende anche “Match Point” e “Scoop”.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.