Lars e una ragazza tutta sua

Lars e una ragazza tutta sua
(Lars and the Real Girl)

di Craig Gillespie (Usa, 2007)
con Ryan Gosling, Emily Mortimer,
Paul Schneider, Patricia Clarkson, Nancy Beatty,
Kelli Garner, R. D. Reid, Doug Lennox, Joe Bostick,
Liz Gordon, Nicky Guadagni, Karen Robinson,
Billy Parrot, Sally Cahill, Angela Vint, Maxwell McCabe-Lokos

Simpatica commedia agrodolce con protagonista Ryan Gosling, il giovinastro già visto recitare al fianco di Anthony Hopkins ne “Il caso Thomas Crawford”.
Un giovane (poco meno di 30 anni) vive solo in un capanno vicino alla storica casa della sua famiglia in cui ora risiedono suo fratello e sua cognata (incinta). Il tizio è estremamente solitario, timido, schivo, sia al lavoro che a casa. Sociopatico, direbbero i più colti. Sua cognata deve letteralmente braccarlo per invitarlo a casa e convincerlo a consumare un pasto in compagnia. Il paese di montagna in cui vive è molto piccolo e continuamente innevato. Tutti si chiedono come mai Lars Lindstrom (il protagonista, di cui sopra) faccia una vita tanto ritirata e morigerata. Vive solo, va spesso in chiesa, non parla mai con nessuno, sembra quasi autistico e non ha una ragazza. Noi sappiamo che sotto ci deve essere qualcosa, una specie di trauma che si porta dietro dall’infanzia: sua madre è deceduta mentre lo metteva al mondo e tutta la sua fanciullezza l’ha trascorsa con un padre in perenne stato depressivo, mentre il fratellone era lontano.
Ad un certo punto della storia il nostro Lars sorprende tutti: compra una Real Doll (sapete, quelle bambole in scala 1:1 per bambini poco cresciuti e sessualmente sfigati) ed inizia a trattarla come se fosse una sua vera amica. Beh si, potremmo anche dire ‘come se fosse la sua ragazza’ ma il fatto è che tra i due c’è semplicemente una storia di amore platonicissimo. Niente sesso, nonostante quelle bambolone completamente realizzate in lattice siano state create proprio allo scopo genital-ricreativo. Niente sesso ma tante parole. Le parla come se fosse vera. Ma vera vera, eh? Suo fratello e sua cognata si accorgono del problema psichico e lo portano dallo psichiatra. Anzi da una dottoressa generica che è laureata in psicologia (Patricia Clarkson) – per la precisione. Una di quelle dottoresse che tutti vorremmo avere: sui 45 anni, bionda, alta, bella ma non sexy, saggia, silenziosa, riflessiva, intelligente e piena di fascino. La dottoressa consiglia di assecondarlo nella sua convizione, di non contraddirlo per peggiorare le cose. E così infatti succede. A Lars dicono che la sua amica Bianca (quella bambola la cui bocca piena di rossetto ed aperta te la fa sembrare una pornostar, lui decide di chiamarla così) è malata e che deve accompagnarla settimanalmente nello studio della dottoressa, dove questa invece lo terrà un po’ sotto osservazione, parlerà con lui, gli farà delle domande, insomma lo analizzerà per cercherà di capire il suo problema. A questa specie di malattia pare non esserci rimedio: lo stato di negazione della realtà svanirà da solo – se svanirà. Nessuno può farci nulla, ripeto, se non assecondarlo. E la cosa bella è che accade proprio così. Non sono solo i famigliari di Lars a comportarsi come se Bianca fosse una donna vera. Tutto il paese pian piano si prende cura di Lars e Bianca. Tutti entrano in punta di piedi nel mondo di sogno di Lars. Bianca addirittura trova un lavoro come manichino in un negozio di abbigliamento. Nel tempo libero poi legge favole ai bambini, aiutata da un registratore a cassette che le presta la voce. Bianca piace a tutti ma… non vi svelo il finale, visto che vi ho già detto l’80% del film. Comunque la pellicola va vista per due semplicissimi motivi.
1°: la storia è originalissima. Niente che avete già visto. Peraltro molto attuale. Le cosidette Real Dolls fino a una decina di anni fa nemmeno esistevano.
2°: gli attori sono bravissimi. A partire dallo stesso Gosling, al quale sino a due giorni fa non davo due lire. Adesso devo ammettere che sbagliavo. Se questo film, anziché indipendente, fosse stato una maxi-produzione hollywoodiana, Gosling sarebbe il nuovo reuccio del cinema americano con cachet quintuplicato. Da segnalare le espressioni vacue, perse nel vuoto e le decine di strizzatine d’occhi che fa per rappresentare la sofferenza da panico. A Yakanama, il mio vicino di cinema, nonché amico e coinquilino, è piaciuto tantissimo Paul Schneider (già visto in “Elizabethtown”) nei panni del fratello maggiore di Lars. Complimenti vivissimi anche ad Emily Mortimer, che qui recita splendidamente l’amorevole e coscenziosa cognata. Un ruolo che sembra tagliatole su misura: la pelle bianchiccia, le spalle strette, la vita esile, il faccino smunto. E’ perfetta per la donnina di casa in dolce attesa. Lei è inglese di nascita ma la trentenne del midwest americano le riesce benissimo.
Un applauso bello grande anche per Kelli Garner, che zitta zitta fa un’eccezionale interpretazione di Margo, la piccola collega bionda (svampitissima), segretamente innamorata di Lars.
Dico un’altro paio di cose semplici. Il film è un piccolo capolavoro. State attenti che qui pian piano facciamo tutti la fine di Lars. Io per primo.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.