L’allenatore nel pallone 2 (poster)

L’allenatore nel pallone 2

di Sergio Martino (Italia, 2007)
con Lino Banfi, Giuliana Calandra, Andrea Pucci,
Andrea Roncato, Anna Falchi, Ilaria D’Amico,
Urs Althaus, Joanna Moskwa, Carlo Mazzone,
Milo Coretti, Emilio De Marchi, Ettore D’Alessandro,
Little Tony, Luca Toni, Sandro Piccinini, Alberto Brandi,
Giampiero Mughini, Gianluigi Buffon, Fabio Galante,
Christian Brocchi, Fulvio Collovati, Roberto Pruzzo,
Giancarlo Antognoni, Anna Billò, Mario Sconcerti,
Alberto Aquilani, Amedeo Goria, Gianluca Curci,
Daniele De Rossi, Marco Civoli, Francesco Graziani,
Claudio Lippi, Claudio Lotito, Francesco Totti, Massimo Bagliani,
Camillo Milli, Massimo Mauro, Mirko Da Cruz Evora,
Alberto Gilardino, Giorgio Alfieri, Massimo Bagliani

Un film che andava visto, dal momento che amo alla follia il primo capitolo, quello ormai diventato un vero e proprio cult. Sono rimasto alquanto deluso ma d’altronde me l’aspettavo. Il primo tempo non è noioso ma poco ci manca. Mi ha stupito il fatto che lo stesso Lino Banfi ci ha messo un bel po’ prima di (ri)entrare nella parte. Per tutto il primo tempo la sua recitazione ha stentato. Poi, dopo la pausa, finalmente Banfi torna quello di una volta; si notino le gustose macchiette in cui Oronzo Canà perde la pazienza e alza conseguentemente il tono di voce.
La pellicola è intrisa di citazionismo. Ogni occasione è buona per citare, fare un riferimento o un accenno, al primo episodio. Il soggetto c’è ma è quasi come se non ci fosse. Parecchie battute sono vecchie anche più dello stesso Banfi.
Gli unici due momenti esilaranti sono quello in cui, al momento di pagare una commissione, Canà cita un fantomatico detto di Bari vecchia: “Prima o cash e dopo u pesc” e quello in cui il genero, che si è pentito di aver tradito la figlia di Canà, chiede perdono, lo abbraccia e gli dice “Babbo”. Di pronta risposta lo stesso Canà urla “Pinocchio”. Ecco, escludendo questi brevissimi episodi, il film non mi ha divertito un granché.
Ciò nonostante devo ammettere che ci sono stati attori che hanno recitato diginitosamente. Andrea Roncato, ad esempio, ha fatto il suo mestiere, recitando nei panni di un procuratore di calciatori. Senza infamia e senza lode.
Bravissimo il giovane Andrea Perroni, che in due o tre scene sbeffeggia Oronzo Canà facendogli il verso con una simpaticissima imitazione.
Stima anche per Andrea Pucci, quel tipo che più volte nella trasmissione “Quelli che il calcio” è stato identificato come ‘amico personale di Christian Vieri’. Nel film ha la parte del figlio dello storico presidente Borlotti, ora neo-dirigente della Longobarda. I suoi motteggiamenti in milanese sono sprazzi di genuina simpatia.
Intristisce il fatto che ci si è affacendati a chiamare diversi personaggi del mondo del calcio al solo e unico scopo di portare quanta più gente al cinema. I calciatori presenti nel film infatti recitano molto male e non sono affatto funzionali alla trama – eccezion fatta per Luca Toni, sul cui cognome si imbastisce un banalissimo equivoco con il cantante Little Tony.

Piccola apparizione sul finale per Urs Althaus, l’attore che nel primo capitolo vestì i panni del fuoriclasse brasiliano Aristoteles.
Fa piacere comunque che la produzione ha cercato di richiamare attori che avevano già partecipato al primo episodio – come Giuliana Calandrà (Mara Canà), Andrea Roncato (Bergonzoni), Stefania Spugnini (Michelina), Camillo Milli (Il presidente) – per cercare di dare una certa continuità alla storia.
La canzone che si sente in sottofondo sia sui titoli di testa, che su quelli di coda, è stata composta da Amedeo Minghi su testo dello stesso Lino Banfi.
Nota: durante il primo weekend nelle sale questo film ha incassato più di 3,5 milioni di Euro.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.
Per approfondire la trama date un’occhiata a questa scheda di Rodeo Drive.