Basta che non si sappia in giro (frame)

Basta che non si sappia in giro

di Luigi Comencini, Nanni Loy, Luigi Magni (Italia, 1976)
con Monica Vitti, Nino Manfredi,
Johnny Dorelli, Vittorio Mezzogiorno,
Lino Banfi, Isa Danieli, Monica Fiorentini,
Grazia di Marzà, Renzo Marignano, Mauro Vestri,
Marzio Onorato, Nando Marineo

Film sorpresa. Non mi sarei mai aspettato di divertirmi tanto. L’ho registrato dalla tv qualche mese fa. Credo sia una di quelle pellicole che Rete 4 manda nelle notti d’estate quando l’addetto al palinsesto non sa proprio come riempire le ore piccole della programmazione.
Pellicola composta da tre episodi: l’uno più bizzarro dell’altro.
In “Macchina d’amore” di Nanny Loy, una velocissima dattilografa di umili origini (Monica Vitti) sogna ad occhi aperti, lasciandosi travolgere dai sensi, mentre batte a macchina la sceneggiatura di un film erotico. A dettarle il copione è un uomo burbero (Johnny Dorelli) il cui fascino, però, riesce a far presa sulla fantasia della donna.
In “Il superiore” di Luigi Magni un secondino viene preso in ostaggio da un gruppo di carcerati che, anzichè darsi alla fuga, si barricano sul tetto dell’istituto di correzione e chiedono di essere ascoltati dal Ministro di Grazia e Giustizia. La protesta è finalizzata ad attirare l’attenzione sul problema delle necessità sessuali dei detenuti. Qualora la richiesta di udienza con la massima autorità dello stato in materia non venga accolta, allo scadere dell’ultimatum lanciato dai criminali/sequestratori, il povero sequestrato, nonostante ce la metta tutta per fraternizzare e rendersi simpatico, dovrà essere vittima di un gesto esemplare in grado di creare scandalo: una sodomizzazione di gruppo.
In “L’equivoco” di Luigi Comencini, l’addetta di una libreria viene scambiata per una prostituta quando va a casa di un ragioniere scapolo, tanto solo quanto sfigato, per riscattare un credito.
Nino Manfredi dove lo mettevi stava. Semplicemente magnifico. Forse poteva fare solo il romano, solo un uomo di origini laziali, ma quante sfaccettature riusciva a dare ai personaggi che interpretava? Qui è prima guardia carceraria di estrazione popolare dalle idee libertarie e poi mammone single, bamboccio mai cresciuto. Prima col baffo e poi senza ma sempre adorabilmente simpatico.
Monica Vitti… e che vuoi dire? Qualsiasi parola è sprecata. Di lei si è già detto tutto. Che altro aggiungere? I suoi occhioni verdi ancora riescono ad esprimere un fascino del tutto particolare, nonostante siano passate decine di anni. Romana de Roma anche lei. Ma che romana! Gran donna, bravissima attrice. Qui in un episodio fa la sempliciotta sognatrice, un po’ ignorantella ma sveglia, ligia al suo dovere e maliziosamente fascinosa, nell’altro fa la complessata, una timida ed impaurita che fugge il contatto con gli uomini.
Vittorio Mezzogiorno sarà stato anche un grande attore ma nei suoi confronti non c’è mai stata grande empatia. Questa pellicola conferma la mia sensazione. Lo vediamo nei panni di un detenuto pieno di livore che farebbe di tutto pur di sodomizzare la guardia carceraria.
Lino Banfi: non pervenuto. O quasi. Fa ‘il Lino Banfi’ di un tempo, già schiavo del suo classico personaggio da macchietta. Recita in così poche scene che è quasi irrilevante. Per il suo ruolo (uno smidollato direttore di carcere) potevano prendere anche un altro attore. Sarebbe cambiato poco.
Il ruolo di Johnny Dorelli in questo film (lo sceneggiatore antipatico) è uno di quelli che lo hanno reso inviso a molti. Peccato. La sua voce è così particolare che mi mette sempre di buon umore. E’ buffo pensare che anni fa tante donne lo trovassero affascinante.
Isa Danieli è perfetta nelle vesti della donna meridionale di mezza età; interpreta la mamma di famiglia che fa la sceneggiata, si scaglia fisicamente verso il sacrificio, mostrandosi disposta a farsi possedere sessualmente da un gruppo di denenuti assatanati, pur di salvare la dignità di suo marito.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.