Il mio amico giardiniere (poster)

Il mio amico giardiniere
(Dialogue avec mon jardinier)

di Jean Becker (Francia, 2007)
con Daniel Auteuil, Jean-Pierre Darroussin,
Fanny Cottencon, Hiam Abbass,
Elodie Navarre, Alexia Barlier

E’ sempre brutto entrare in un cinema prevenuti però spesso capita. Credevo che questa pellicola fosse banalotta invece ho dovuto ricredermi. Il mio amico giardiniere è un film dolce, delicato, semplice. Racconta l’amicizia tra due uomini di mezza età: l’uno ricco, borghese, pittore contemporaneo e proprietario di una grande villa nella campagna francese; l’altro ex ferroviere, di estrazione popolare, una persona umile e discreta, che, una volta andata in pensione, decide di prendere in gestione il giardino e l’orto del primo.
Jean Becker offre un ritratto intimista dell’incotro tra due persone inizialmente molto distanti. Due francesi che si sono persi di vista dai tempi in cui andavano a scuola insieme e che si ritrovano, ormai adulti, con la voglia di raccontarsi tutto quello che gli è accaduto durante gli anni in cui sono stati distanti. Entrano quasi in punta di piedi l’uno nella vita dell’altro e provano piacere nel riscoprire un amico, una persona con cui essere se stessi, con cui chiacchierare, a cui riferire i problemi esistenziali (mogli, figli, generi, amori, lavoro, passione, malattie, ecc.) che affliggono le loro vite, ormai irrimediabilmente rivolte verso il termine. Così facendo, scopriamo pian piano il pittore che si prende cura degli ortaggi che gli crescono davanti a casa e, viceversa, il giardiniere che si avvicina all’arte espressa dal pittore sulla tela.
Sullo schermo si muove un giardiniere «che ha un forte senso della realtà e che ha messo ordine nella sua vita […] E’ un individuo profondamente morale che ha usato bene la sua vita, che ha saputo darle un valore». (parole di Jean-Pierre Darroussin).
Il fattore più interessante di tutto il film, comunque, rimane il modo in cui il regista ha saputo tratteggiare il dolore e la morte. Senza urla, senza pianti, né strazi, è riuscito ad infondere il proprio volere nelle menti degli attori, permettendo così che questi esprimessero, attraverso la loro mimica, tutto il male di vivere.
Non vi ho trovato la ricerca del pietismo a tutti i costi, né alcuna forzatura nel rappresentare la sofferenza per la malattia o per la perdita di una persona cara. E, personalmente, credo che in questi tempi di recitazione mediocre da fiction televisiva, tutto ciò sia una merce rara.Discorso a latere: sono solo io ad identificare in toto il cinema francesce con Daniel Auteuil? Sbaglio o questo nasuto attore recita ormai in ogni pellicola prodotta oltralpe?
Lodi lodi lodi a Jean-Pierre Darroussin: nonostante il suo sia un ruolo sostanzialmente drammatico, mi ha ispirato tanta simpatia. Faccia buffa e voce profonda – ma questo, in realtà, sarebbe merito del doppiaggio italiano. Attore da rivedere volentieri in altre vesti.
La pellicola è tratta da un romanzo di Henry Cueco.
Domani, 23 novembre, esce nelle sale cinamatografiche italiane, distribuita da Bim Distribuzione.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.
Il post mirror su ScreenWeek Weblog.