Diario di una tata (poster)

Il diario di una tata
(The Nanny Diaries)

di Shari Springer Berman e Robert Pulcini (Usa, 2007)
con Scarlett Johansson, Laura Linney,
Paul Giamatti, Nicholas Reese Art,
Alicia Keys, Chris Evans

In questa commedia per tutti di tutte le età Scarlett Johansson fa la ventenne in cerca di se stessa. Una ragazza che, laureatasi in economia, sente di avere velleità più antropologiche che broker-oriented. Quasi per caso viene assunta da una signora della New York bene e si ritrova in men che non si dica a fare la tata per un marmocchio di circa 5/6 anni.
Cosa vogliono dirci regista e sceneggiatore? Boh! Non saprei dirlo con precisione. Che forse è difficile fare delle scelte quando si diventa adulti? Che anche lavori apparentemente semplici, umili, che non richiedono grandi studi e destinati alle categorie sociali più basse, nascondono sotto sotto una loro difficoltà? Forse.
Inutile dire che il riferimento a Mary Poppins qui è è più che esplicito. Basti vedere l’ombrellin rosso svolazzante e tendere l’orecchio alla suoneria del cellulare della protagonista.
Quello che non mi ha convinto è stata la critica alla upper class americana. Se l’intento fosse quello di fare satira verso questo gruppo sociale non credo che ci siano riuciti in pieno. Onestamente quello rappresentato non mi è sembrato un quadro spietato. Non c’era quel pizzico ci cattiveria che ci vuole sempre quando si devono attaccare i costumi. Ecco: metterli in ridicolo per tutta la durata del film e piazzare in fondo un bel finale dove tutto si risolve e i cattivi, gli aridi e gli insensibili si redimono, non mi sembra un esperimento riuscito. Hey, lo so: questa è una commediuccia leggera leggera all’americana, per di più prodotta dagli Studios. E allora? Una volta dovrebbero provare anche loro a crederci. A fare qualcosa di vero. Di reale. Di spietato e spiazzante. Di buoni sentimenti mostrati sul grande schermo ne abbiamo le tasche piene! Per non dire altro.
Mi fa piacere vedere che Scarlett Johansson stia crescendo come attrice. Credo che sia l’attrice giusta per questo ruolo. La giovane tata pasticciona ed affettuosa allo stesso tempo le riesce molto bene. Ben recitate le piccole parti in cui fa dei monologhi e validissimi anche tutti i voice-over.
Segnalazione per i voyeur fan della Johansson. Qui la tipa fa la sexy meno del solito. Anzi quasi per niente. C’è solo una scena vagamente sexy: quella in cui il marito della sua datrice di lavoro cerca di sedurla invitandola ad andare insieme al mercato a comprare delle arance per la spremuta. Bah! Che situazione stramba! In un altra scena, visibile anche nel trailer, le si vedono le mutandine fuori dai jeans? Scena sexy? Più che altro io l’ho trovata buffa e poco poco imbarazzate. Nulla più.
Interessanti le capacità di Nicholas Reese Art. Non appare come un bambino odioso. Anzi. Sa cosa fare e come farlo. Recita bene, devo ammetterlo. Ahimé non credo sia colpa sua se il profilo del piccolo che interpreta non sia molto approfondito. [Spoiler] Credo di non essere l’unico ad aver notato che il legame che s’instaura tra tata e bimbo non è poi esplorato così tanto da giustificare il dramma della separazione finale. Hey, un ‘I love you, Nanny’ detto così, all’improvviso, non credo basti. Certi sentimenti vanno esplorati e spiegati. Non si può certo buttarli lì, nel bel mezzo del nulla.
Più vedo Alicia Keys recitare al cinema e più mi sta simpatica. Qui interpreta Lynette, una giovane (e carina) laureanda in psicologia, amica della protagonista. Oltre ad avere una voce magnifica, la tipa se la cava discretamente anche davanti alla cinepresa. Potrebbe costruirsi una piccola ma interessante carriera cinematografica – in parallelo, ovviamente.

Di contro, Chris Evans è il solito bell’imbusto. Il giovinastro all’americana, che persino nel film stesso sbaffeggiano con l’appellativo di ‘Harvard Hottie’.
Laura Linney è pressoché perfetta nei panni della ricca (e moderna) signora della metropoli: Ricordate la donna in giallo dei Ferrero Rocher? Quella era molto Eighties. Questa, invece, è figlia del suo tempo e superficiale all’ennesima potenza. Bella, affascinante, bastarda, cinica, senza cuore e, allo stesso tempo, fragile e schiava del ruolo che con gli anni si è costruita nella cerchia sociale high profile a cui appartiene.
Non mi ha convinto del tutto Paul Giamatti, invece. Lo stimo – sia chiaro. Però qui lo si vede trasformatissimo. A momenti irriconoscibile. Sarà un buon attore ma l’abito scuro da businessman non è la sua mise migliore. Lo dico sia in senso letterale che figurato. Il papà distaccato, che si disinteressa della famiglia e dei figli per pensare solo alla carriera e al sesso con la sua collaboratice figa, non gli riesce granché bene. Forse non è nelle sue corde. Forse è la faccia ed il fisico che si ritrova. Davvero non so come spiegarlo ma spero di aver reso l’idea.
Buona anche la performance dell’attrice che fa la mamma della protagonista, Donna Murphy. Una di quelle mamme grandiose che sanno essere severe, integerrime, seriamente preoccupate per l’avvenire dei propri figli e, contemporaneamente, comprensive.
Commedia senza infamia e senza lode. Non commuove né fa sbellicare dalle risate. 6 di stima per l’idea e la scelta della protagonista.
Il film, che io ho avuto il privilegio di vedere ieri in anteprima in lingua originale sottotitolato, uscirà nelle sale cinematografiche italiane il 30 Novembre, distribuito dalla 01 Distribution.
La produzione è a cura della Weinsten Company e della Film Colony.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.
Il mirror post su ScreenWeek Weblog.