The Bourne Identity

The Bourne Identity

The Bourne Identity

di Doug Liman (Usa, 2002)
con Matt Damon, Franka Potente,
Chris Cooper, Julia Stiles, Clive Owen,
Brian Cox, Adewale Akinnuoye-Agbaje,
Orso Maria Guerrini, Tim Dutton, Nicky Naude,
Gabriel Mann, Dennis Braccini, Russell Levy

Un paio di domeniche fa ho visto sulla fiancata di un autobus un cartellone che pubblicizzava il terzo episodio della serie, quello dal titolo “The Bourne Ultimatum”. Un critico alquanto noto ne parlava come ‘il miglior film d’azione degli ultimi anni’. Io non lo so. Il terzo episodio non ho ancora avuto occasione di metterlo sotto la lente (uscirà nei cinema il 1° Novembre) ma, avendo visto il primo qualche sera fa (per metà su RaiTre e per metà in DivX), posso dire che non mi è sembrato tanto diverso dagli altri ‘action movie’. Magari dignitoso, quello sì, ma di certo le idee nuove erano poche. Forse il fatto principale, l’amnesia del protagonista, l’andare a ritroso nella scoperta della sua identità, è l’unico guizzo d’ingegno che, fortunatamente, regge tutto il resto. Credo tra l’altro che sia proprio preso dal romanzo da cui il film è tratto ossia “L’uomo senza volto” di Robert Ludlum.
Ad esempio tutta la sottotrama dell’innammoramento tra lui e lei è preso pari pari da “Commando”. Sì, proprio quello: il film del 1985 con Arnold Schwarzenegger come protagonista. Che poi altro non è che una messa in scena della classica sindrome di Stoccolma: il caso vuole che lei venga rapita da lui – in maniera più o meno violenta. Dopo tante peripezie vissute insieme, lei finalmente s’innammora di lui.
Buona l’idea del conto cifrato inserito sottopelle nel microchip a led luminoso.
Così come l’agenzia governativa che, fallito un obiettivo, tenta di disfarsi dell’agente in missione, liquidandolo e prendendone le distanze. Non succedeva così anche in “Spy Game” di Tony Scott con Robert Redford e Brad Pitt?
Già visto. Dunque ‘skippiamo’ oltre. Matt Damon è bravo a recitare. Certo. Le sue performance in “Ocean’s Eleven” ma soprattutto in “Genio Ribelle (Good Will Hunting)” sono state meravigliose. Poi tende a ripetersi. Bravo, ma non lo reputo uno degli attori più versatili. Per fare l’agente segreto ha la faccia troppo da bambocetto di buona famiglia.
Le scene d’azione sono valide. Ma io le ho trovate nella norma… sarà che non sono un esperto… L’inseguimento, ad esempio, mette addosso tanta ansia, scariche di adrenalina, ma chissà perché, se proprio Parigi deve essere lo scenario in cui rincorrersi con le macchine ad altissima velocità, io continuo a preferire gli inseguimenti nelle viuzze visti in “Ronin” di John Frankenheimer. Come mai, poi, l’auto guidata dal protagonista è una Mini? Cos’è, andava di modain quel periodo? Non erano anche Mini le auto usate per gli inseguimenti in “The Italian Job” (F. Gary Gray, 2003)?
Anche i combattimenti a mani nude dicono il fatto loro. Sono abbastanza rudi e iperrealistici da fare eiaculare un qualsiasi nerd con la fissa delle lotta e/o arti marziali.
Franka Potente non è carina, né bella, né figa. E’ un bene o un male secondo voi? Non so. Io in un film patinato di questo tipo mi aspetto di trovare un bel visino che risulti gradevole allo spettatore. Invece non c’era. Magari mi sbaglio. Magari la scelta era cosciente, volendo piazzare un volto più credibile nei panni di una sfigata, sfaccendata e squattrinata.
Chris Cooper l’ho scoperto con Il ladro di Orchidee. Chissà dove avevo la testa prima. Insomma lì la sua performace da schizzato sdentato esperto di botanica mi ha fatto trasalire. Guai a definirlo un attore di serie B. Questo è uno che vale. E molto. Da mettere poco lontano dall’Olimpo dei mostri sacri di Hollywood. Mi auguro che presto vinca un Oscar – qualora non sia già ancora accaduto.
Julia Stiles è troppo ‘zuccherino’ per far parte della più importante agenzia d’intelligence del mondo. Viso dolce non rende scaltrezza. Il suo personaggio è una specie di super segretaria tuttofare esperta di tecnologie e intercettazioni audio. Definirla agente speciale in missione all’estero sarebbe davvero troppo.
Vi ho già detto che Brian Cox è un grande attore? Si, credo di avervelo detto in occasione della recensione di “Correndo con le forbici in mano”. Qui fa le parte di un anziano agente CIA. Anzi no, di un dirigente conscio della sua funzione non proprio cristallina ma che sembra perplesso, turbato, forse pentito. Ma poi…
Ragazzi, ma l’avete visto Clive Owen? Questo è proprio il ruolo suo! Freddo, spietato, distaccato: killer professionista con gli occhialini da professorino del crimine. Simply perfect.
Mi fa piacere veder recitare un attore italiano così valido come Orso Maria Guerrini in una superproduzione americana. Peccato poi che il copione gli faccia cucinare ravioli. Vi sembra credibile che un marinaio italiano che sta due settimane in barca nel mediterraneo occidentale cucini sempre e solo ravioli nella sua cambusa? Non è il solito luogo comune dell’italiano visto dall’americano che di pasta e alimentazione all’italiana non capisce un tubo?
Due parole sulle location della pellicola. Parigi è un po’ un cliché che si ripete. Come a dire che non sei un agente internazionale degno di nota se non hai operato almeno una volta nella romantica capitale francese. Interessante la casa di campagna immersa nella neve – credo si trattasse della Francia del sud – e l’arredamento molto minimal e superchic dell’appartamento di Jason Bourne.
Colonna sonora: onestamente non me la ricordo. Non credo fosse degna di nota. Probabilmente una di quelle tracklist fracassone pseudo elettroniche che ormai sono sinonimo di ‘action’.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

Pubblicato da Smeerch

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3 commenti

  1. tutto vero però l’ho rivisto con piacere, e poi dall’altra sera mio marito vuole andare a vivere su un’isola ad affittare i motorini :-)
    a proposito di julia stiles, hai mai visto quel piccolo capolavoro che è hollywood vermont? noi lo riguardiamo continuamente! franka potente a me piace, a noi normali conforta molto :-)

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