Orientamento sessuale. Campagna stampa

Una volta tanto parliamo di argomenti seri. La Regione Toscana ha fatto una campagna pubblicitaria contro le discriminazioni nei confronti degli omosessuali. “L’omosessualità non è una scelta” dicono. In primo piano un neonato (immagine sfuocata) con al polso un braccialetto su cui è scritto ‘homosexual’.
Inutile dire che c’è chi si è schierato contro e chi a favore. Io però vorrei concentrarmi sull’omosessualità e sul preconcetto che ne è alla base. Lungi da me considerarla una malattia. Non scherziamo. Ma sfido a trovare qualcuno che possa dimostrare che si tratti di qualcosa che abbia a che fare con i geni. L’omosessualitù non sarà una scelta ma non è nemmeno una predeterminazione di tipo genetico.
Andiamo. Ma come si fa a pensarlo? Senza dubbio si tratta di qualcosa che ha a che fare con la socializzazione. Sono fattori ambientali, educazione, abitudini, bisogni, rapporti con altre persone, a determinare la scelta di un qualsiasi orientamento umano – compreso quello di natura sessuale. Intendiamoci: non c’è nulla di male a sentirsi fisicamente attratti da un sesso o dall’altro. Ma perché ricorrere ad una dimostrazione scientifica quando invece così non è? Diciamo le cose per come stanno senza bisogno di trovare giustificazioni inesistenti. Non c’è nulla di male ad essere omosessuali. Ma non si nasce. Lo si diventa. Per scelta oppure no. Volenti o nolenti. E non c’è nulla di male. Non è un male. Non va curato. E’ così e stop.
Filippo Facci (giornalista de Il foglio) la pensa diversamente da me. Qui trovate la sua opinione espressa sul blog Macchianera.net.
Se l’obiettivo della campagna comunque fosse quello di far irritare i benpensanti cattolici o gli incazzosi omofobi credo che sia stato centrato in pieno. Bravi.