2061 (poster)

2061 – Un anno eccezionale

di Carlo Vanzina (Italia, 2007)
con Diego Abbatantuono, Emilio Solfrizzi,
Sabrina Impacciatore, Dino Abbrescia, Andrea Osvart,
Stefano Chiodaroli, Jonathan Kashanian, Antonello Costa,
Ninì Salerno, Ugo Conti, Anna Maria Barbera,
Massimo Ceccherini, Michele Placido,
Alessandro Paci, Paolo Macedonio

Se si è in cerca di buonumore di certo un po’ se ne trova in 2061. Qualcuno dirà che si tratta del solito film dei Vanzina ed in parte avrà ragione. Io, ad esempio, in diverse scene ho riso. E non me ne vergogno. Ho trovato molto divertenti alcuni passaggi in cui la loquela di Emilio Solfrizzi si fa serrata ed ansiogena – ma io, essendo pugliese, mi trovo qui ad essere di parte. Un po’ meno riuscita la performance di Dino Abbrescia – anch’egli pugliese. Non credo sia colpa sua. Forse il personaggio del mezzo matto non era adatto a lui.
Squisita Sabrina Impacciatore nei panni della prostituta dal cuore d’oro che si sacrifica per la causa della ‘Patria’. Tira fuori tutta la sfliza di espressioni romanacce di strada e ti fa sorridere. Più e più volte. A me piace sin da quando si guadagnò a fatica uno spazietto in Macao (la trasmissione tv di Boncompagni). Le scene in cui la sua Mara tuba con Nicola (il personaggio di Solfrizzi) non funzionano molto. Sembrano un po’ fuoriluogo. Una parentesi sentimentale in questa farsa triviale – a tratti anche slapstick – non ci sta. Ma non credo che la colpa sia dei due attori.
Michele Placido recita per una decina di minuti. Fa quasi un cammeo. Credo che in questi ruoli comici tenda un po’ a ripetersi. Per carità: è bravissimo e divertente. Ma mi sembra che alcune caratteristiche tirate fuori in 2061 per il cardinale patriota le abbiamo già viste nel prete pragmatico de La rosa del deserto.
Paolo Cevoli ahimé è un po’ limitato. Simpatico – io lo trovo geniale – ma non riesce a tirar fuori tutto l’assessore di Roncofritto che ha in sé. Occasione sprecata.
Ninì Salerno è perfetto nella parte del nobile. Un vero signore. Mi spiace che un attore del genere non venga mai lodato; è proprio bravo.
Ugo Conti da anni lo prendono a recitare solo per fare un’opera di bene. Lo so, è una cosa cattiva da dire ma io penso a lui. A quell’età fa ancora in tempo a cambiare mestiere? Spero di sì. Ripeto: lo dico per lui.
Andrea Osvart è mooooolto carina. Bionda, capello corto, gambe lunghe e fisico mozzafiato. Dice che non vuole buttarsi via, che non vuole rimanere ingabbiata nella parte della strafiga messa lì per portare dei maschi in calore al cinema. Però mi sa che ha sbagliato film. Fa piacere comunque vedere che parla benissimo l’italiano.
Anna Maria Barbera fa Anna Maria Barbera, ossia Sconsolata. Il solito ruolo. Ovvio. Vederla sparare contro le forze armate della repressione in minigonna è una scena imbarazzante che dà il voltastomaco.
Ceccherini fa il matto. Ancora una volta. Ancora una volta al suo fianco, in ombra, c’è il fedele compagno Alessandro Paci. Il siparietto sui fiorentini Cecchi Gori contro i Della Valle machigiani (vedi il riferimento ai Guelfi vs. Ghibellini) sembra scritto da loro due. Il linguaggio e i temi sono ricalcati da quelli della tifoseria della Fiorentina.
Su Antonello Costa e Paolo Macedonio calerei un velo pietoso. Mi spiace solo che ai due personaggi siciliani da loro interpretati vengano affibbiate diverse caratteristiche negative come l’ignoranza, la disonestà, l’ingenuità, ecc.
Jonathan Kashanian (il Jonathan del Grande Fratello e di Modeland) fa il gay effemminato. C’è niente di più banale? Le batture triviali da osteria si sprecano. Tra l’altro sono sempre le stesse da diecimila anni. Mi sembra assurdo che si sia prestato ad interpretare questo ruolo. L’avrà fatto per soldi e/o popolarità? Con un po’ più di coerenza e di dignità credo che avrebbe desistito.
Stefano Chiodaroli urla a perdifiato proprio come quando interpreta il personaggio del panettiere padano che l’ha reso famoso. Qui lo vediamo nei panni di un pazzo cannibale dalla forza sovrumana. Forse di tutti è quello che ci mette un po’ più di personalità.
Ma andiamo al sodo. Com’è Abbatantuono? Fa ridere? Si. Abbastanza. Non tantissimo. Ma se siete devoti del Terrunciello allora vi sbellicherete dalle risate. Il suo professore parla come il commissario Cotone di Viulentemente mia. Mi chiedo come mai Abbatantuono abbia ritirato fuori questo personaggio – è un linguaggio che adesso usa anche negli spot Telecom Italia. Ci aveva messo un ventennio per liberarsi da quel cliché. Adesso ci è ripiombato. Perché, di grazia? Spiace, in quanto da queste parti la stima per l’attore è davvero grandissima. Cioè, intendiamoci: Abbatantuono può e sa fare di più, sia nei ruoli comici, che in quelli drammatici. C’è ancora bisogno di parlare in maniera forzatamente sgrammaticata con una sequela infinita di calembour grotteschi? Non si tratta più nemmeno di una idea originale, dal momento che c’ha più di 30 anni.
Nel mix degli elementi che compongono questa commedia ci terrei a sottolineare il continuo riferimento al Risorgimento italiano (seppure in maniera squisitamente superficiale) e il tentativo (non credo riuscito) di riproporre l’avventura alla Brancaleone. Si, è vero: un gruppo di straccioni buzzurri e scalzacani attraversa l’Italia da Sud a Nord passando per mille disavventure. Ma non basta. Mi sembra difficile paragonare il lavoro che i due Vanzina e lo stesso Abbatantuono hanno fatto sulla sceneggiatura a quello che 40 anni fa fecero Monicelli, Age e Scarpelli. Non si tratta solo del soggetto ma soprattuto del linguaggio. Per entrambi i film potremmo dire che si tratta di commedia grottesca ma le molte volgarità di 2061 mi sembrano sul serio fine a se stesse. Insomma: quando avevamo 5 anni ridevamo ogni volta che sentivamo dire la parola ‘cacca’. Adesso saremmo anche cresciuti. E’ sbagliato pretendere una comicità un po’ più adulta?
Il film uscirà nei cinema italiani domani, venerdì 26 Ottobre, distribuito da O1 Distribution.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.
Qui il mirror su ScreenWeek Weblog corredato di foto.