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«A discesa iniziata, sto solo aspettando di fermarmi per inerzia»

Mario Biondi (bianco e nero)

Apro GQ Italia di Ottobre – pagina 424. Rubrica b-side di Alessio Bertallott*.
Titolo: “Quelli che combattono la dittatura del mediocre”. Sottotitolo: “La stagione passata ha messo in evidenza pianisti come Picco, Allevi e Einaudi, cantanti come Mario Biondi, che fanno del jazz (vero o finto) una bandiera. Una piccola rivolta del gusto”.
E perché, di grazia, Mario Biondi non sarebbe da considerare un jazzista vero? Forse perché non è anziano? Forse perché la Schema Records è un’etichetta troppo fighetta? Forse perché ha acquisito una certa notorietà? Perché il suo album è entrato nella top ten? Forse perché è Italiano? Perché è Siciliano? Perché non viene dal sud degli Stati Uniti? Perché non viene da un paese Scandinavo? Perché è pelato? Perché ha una voce che voi manco vi sognate? O forse perché non è uno di quei musicisti che fanno degli inutili, lunghi, interminabili assoli/improvvisazioni completamente fuori tempo?
E non venitemi a dire che la musica è musica e che le etichette non contano. Perché contano, invece. Eccome se contano! Qui è tutta un’etichetta. Dentro e fuori la musica.
Siamo mica nati nell’epoca in cui il pizzicagnolo vendeva la pasta sfusa.
Voi siete tra quelli che arriverebbero ad impiccarsi in un supermarket se sugli scaffali non foste in grado di trovare prodotti con sopra bene indicata la marca, la data di scadenza e – persino – i valori nutrizionali.

* Sia chiaro: io non ce l’ho con Bertallot. Anzi lo stimo. Lo reputo un’ottima voce radiofonica e un valido selezionatore di nuova musica/buona musica. Come dice lui.

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18 Comments

  1. Enrico on ottobre 16, 2007 3:50 pm

    “O forse perché non è uno di quei musicisti che fanno degli inutili, lunghi, interminabili assoli/improvvisazioni completamente fuori tempo?”..LOL Signori e Signore ecco a voi il jazz secondo nicola bruno.

  2. Smeerch on ottobre 16, 2007 3:52 pm

    Certo che anche tu hai abboccato all’amo come un pesce drogato. Per la precisione hai spaccato il secondo. Avrei dovuto scommettere un sacco di soldi su questo commento. :D

  3. brassy on ottobre 16, 2007 6:22 pm

    Sarà che a me i pelati mi stanno antipatici, però questo post mi ha fatto venire in mente che sarebbe divertente se – che ne so – la barilla oltre a fare pasta fosse anche un’etichetta discografica.

  4. antonio on ottobre 16, 2007 6:25 pm

    eh eh…ne ero sicuro..questa discussione ha già avuto luogo in altre sedi

    e comunque dubito che le persone che accompagnano Mario Biondi nel disco e nei live siano da considerarsi jazzisti finti, solo perchè italiani

    perchè erriche sta cosa un pò ce l’ha :)

  5. Smeerch on ottobre 16, 2007 6:32 pm

    Come dicolo gli americani? Ah, si… “ai nò mai cicchens” :D

    Brassy: anche tu mi stai antipatica :D
    La Philip Morris, oltre a fare le sigarette e ad essere proprietaria della Kraft Food, un tempo finanziava anche alcuni cd di musica jazz.

  6. Enrico on ottobre 16, 2007 6:49 pm

    Bella Nicò, piratiamo pure le sottilette!
    Hasta siempre.

  7. Smeerch on ottobre 16, 2007 7:20 pm

    Io boicotto sottilette (tutte, non solo le Kraft) e formaggini da sempre. Cioè sin da quando, da bambino, cercavano di infilarmeli nella pastina. Ma che so’ formaggi, quelli? :)

  8. Flavio on ottobre 17, 2007 10:50 am

    Siamo alla tua solita battaglia un po’ velleitaria, Nico’: risolvere l’esistenza di scomparti ed etichette, di divisioni create ad hoc tra “alto” e “basso” sbattendo i piedini, cercando per forza di equiparare tutto (soprattutto cercando di trascinare a forza il basso verso l’alto).

    Eppure gente che da decenni si muove su territori “di confine” come quelli di Biondi (un Paolo Conte qualsiasi basterebbe come esempio), non ha mai sentito la necessità di essere considerato “jazzista” dalla stampa o dal pubblico.

    Se Biondi (ma ne dubito, sai che gli frega a lui) avesse questa necessità sarebbe già sconfitto in partenza, perche’ implicitamente, da gregario, riconoscerebbe la “superiorità” del treno sul quale pretenderebbe di salire.

    La musica popolare, nel ventesimo secolo, si è guadagnata importanza, significatività, mercato e rispetto a scapito della musica classica e classica contemporanea in un solo modo: andando per la sua strada e ignorandole. E il risultato è che adesso a Uto Ughi tocca parlare dei Beatles e dei Radiohead nelle interviste ;-)

  9. Smeerch on ottobre 17, 2007 10:53 am

    E due. :D

  10. Flavio on ottobre 17, 2007 11:05 am

    Su ‘sta storia smarroni ormai da troppo tempo per rendere credibile il fatto che tu non ci creda.

  11. Smeerch on ottobre 17, 2007 11:13 am

    Che faccio? Devo farmi trascinare anche io nel marasma dei commenti piccati? :)

  12. Flavio on ottobre 17, 2007 11:18 am

    Quanto al “piccato” hai già dato con il tuo post.

    Adesso potresti trascinarti del “marasma” dei commenti argomentati, per esempio ;)

    Hai visto mai? Magari scopri che il numero dei contatti sul blog puo’ aumentare anche cosi’ :)

  13. Smeerch on ottobre 17, 2007 11:28 am

    Io sono quello che non va al mulino pur di non infarinarsi, nonostante rischi di rimanere digiuno senza pane.

  14. Flavio on ottobre 17, 2007 11:39 am

    Peccato che in questo caso sia TU il mugnaio. Un po’ triste, no? ;)

    Per l’infarinatura che ti assicuro mi devi un drink, quantomeno. A Enrico ovviamente cocacola :)

  15. Enrico on ottobre 17, 2007 11:44 am

    Nicò, dai l’impressioni che quello che scrivi non ha importanza per te. O per lo meno ne ha così poca che se arriva un fesso e ti smonta un post gli dici grazie e gli offre pure le paste.

  16. Smeerch on ottobre 17, 2007 11:58 am

    Buongiorno!

  17. Smeerch.it » Blog Archive » I post che scriverò on ottobre 17, 2007 12:03 pm

    [...] « Biondi, il Jazz e la società delle etichette [...]

  18. Smeerch on ottobre 17, 2007 12:17 pm

    E fu così che Hansel e Gretel arrivarono alla casa di marzapane della vecchina… :D

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