settembre, 2007


19
set 07

Electronic argument

Gabry Ponte vs. M.I.A.

Warp Records Media Records

Se Gabry Ponte avesse pubblicato i suoi album per un’etichetta estera e di culto come la Warp, ad esempio, oggi molto probabilmente si esibirebbe all’Auditorium di Roma con biglietti dai costi esorbitanti.
Ribaltando il discorso, se M.I.A. invece di aver pubblicato la sua musica sull’etichetta inglese XL (la stessa dei Prodigy, degli X-Press 2, ecc), fosse stata un’artista della Media Records (etichetta bresciana) credo che oggi i suoi brani sarebbero in rotazione su M2O e si troverebbe snobbata da tutta quella categoria di persone che si auto-definiscono con frasi tipo “sono sempre aggiornato sulle ultime novità musicali”.


18
set 07

Piano, solo

Piano solo (poster)

Piano, solo

di Riccardo Milani (Italia, 2007)
con Kim Rossi Stewart, Jasmine Trinca,
Michele Placido, Paola Cortellesi, Corso Salani,
Mariella Valentini, Sandra Ceccarelli, Claudio Gioè,
Roberto De Francesco, Konrad Podolny, Alba Rohrwecher,
Maurizio Urbani, Alan King, Kristy McGovern, Beatrice Maione

Intenso. Dovendo scegliere un aggettivo che descriva e sintetizzi questa pellicola è per questo che opterei: intenso. Sì, è vero: i film sono fatti di pieni e di vuoti, di parole e di silenzi, solo che dovrebbero alternarsi, gli uni non dovrebbero prendere il sopravvento sugli altri. Invece qui siamo in presenza di un ritmo molto lento che credo stanchi un certo tipo di spettatore. Ed è un peccato perché la storia è molto bella (la vita del musicista Luca Flores) e magistralmente recitata da Kim Rossi Stuart.
SPOILER. Luca Flores, un bambino solare, assiste alla morte di sua madre, avvenuta a causa di un drammatico incidente automobilistico. A seguito di questa tragedia si chiude in sè. Crescendo poi, dedica il suo tempo libero al pianoforte. Diventa bravissimo, consegue il diploma di conservatorio e subito dopo scopre il jazz. Due musicisti infatti si fanno avanti e gli propongono di formare un trio. Il successo gli si spalanca subito grazie alla sua eccellente bravura. Dai piccoli club, infatti, passa in poco tempo a tournè nazionali ed internazionali. Raggiunge persino grande traguardo: suonare nel tour eurpeo di Chet Baker. Nel frattempo conosce Cinzia, una ragazza motlo semplice e se ne innammora. Tuttavia l’apparentemente felice vita sentimentale – e professionale – non riescono a distrarlo dai suoi brutti ricordi. la nostalgia dell’affetto di sua madre lo prende a tal punto da risultare eccessivamente schivo ed asociale. Più si chiude più si allontana dagli altri. Finirà con l’impazzire.
Jasmine Trinca non mi piace (non mi è mai piaciuta) né come donna né come attrice. Ci sono anche un paio di scene in cui la si vede nuda. Ho dovuto coprirmi gli occhi – ma non era imbarazzo. Però devo ammettere che prenderla per il ruolo della giovane cameriera – tanto sempliciotta, quanto odiosa – è stata una buona idea.
Buona anche la scelta di prendere il piccolo Konrad nei panni del giovane Luca. Sembra davvero un Kim Rossi Stuart in miniatura.
Michele Placido continua a non sbagliare film e ruoli. Qui è molto credibile nel ruolo del padre poco presente in famiglia. Un patriarca dall’aspetto bonario ma che non conosce i suoi figli, avendo girato molto il mondo ed essendo stato per cui sempre molto lontano da casa.
Paola Cortellesi è bravissima. Meritava di più. Più scene, più dialoghi, più spazio. Qui interpreta molto bene una delle sorelle del protagonista, la più giovane, quella che gli sta più vicino nei momenti di maggior sofferenza.
Di Mariella Valentini che posso dire? Questa è una delle prime volte che non la trovo in un ruolo da sgallettata o da pseudo-vamp. Buon per lei. Tra l’altro vedo che riesce molto bene anche in ruoli drammatici.
Viceversa di Sandra Ceccarelli mi piacerebbe vedere un ruolo brillante un giorno di questi. Si cala sempre in ruoli ultra-drammatici. Non ne rimmarrà schiava?
Claudio Gioè parte con una performance incerta ma sul finale riesce a costruire una scena molto molto intensa. Si assiste a qualcosa di davvero forte che riesce a trasmettere grandi sensazioni. Roba da lacrime agli occhi.
La colonna sonora è tutta da ascoltare: jazz energico a gogo, alternato a struggenti melodie che si impastano bene con il dramma narrato dalle immagini che corrono sullo schermo. Alcuni dei pezzi utilizzati furono composti dallo stesso Flores.
Non mi è mai successo che ad un’anteprima mi regalassero un libro. Questa volta era il romanzo di Walter Veltroni, Il disco del mondo – Vita breve di Luca Flores. Quanto sono vicine le primarie del Partito Democratico?
Questo film – prodotto da Rai Cinema, Palomar e Hugo Films – arriverà nei cinema venerdì prossimo, 21 settembre, distribuito dalla 01 Distribution.

Qui il trailer.
La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.
Mirror su ScreenWeek Weblog.


18
set 07

Funeral Party

Funeral Party (locandina)

Funeral Party
(Death At a Funeral)

di Frank Oz (Inghliterra, Germania, Olanda, Usa, 2007)
con Matthew Macfadyen, Rupert Graves,
Alan Tudyk, Daisy Donovan, Kris Marshall,
Andy Nyman, Jane Asher, Keeley Hawes,
Peter Vaughan, Ewen Bremner, Gareth Milne,
Peter Dinklage, Peter Egan, Kelly Eastwood, Thomas Watley

Alla direzione di questa pellicola troviamo Frank Oz, ossia il regista di piccole deliziose produzioni come “In & out”, “Due figli di”, “Una poltrona per due”, “The Score” e “La donna perfetta”. Per cui tanto di cappello ad un regista di codesto rango.
Commedia inglese molto divertente. Il tutto ruota intorno ad un morto ma, ad essere sincero, non sono sicuro si possa parlale di humor nero – almeno non in senso stretto.
Ad ogni modo immaginate un funerale in una villa nella campagna inglese. Una cerimonia sobria per pochi invitati. S’inizia con un cadavere che viene scambiato per sbaglio. Il figlio della vittima è un uomo sulla trentina, uno scrittore in erba che si accinge a preparare il discorso di commiato per la cerimonia. Ha sempre vissuto in casa con i suoi genitori ma sta per cogliere l’occasione, con sua moglie, di andare a vivere in un appartamento. Dagli Stati Uniti arriva suo fratello, uno scrittore di successo di cui è stato sempre invidioso. Per la funzione arrivano in villa anche una cugina con il fidanzato (casualmente) sotto acidi, uno zio medico, un altro vecchio zio paraplegico ed incazzoso, un paio di amici, un nano minaccioso e diversi altri parenti/amici. Non dico altro per non peccare eccessivamente di spoiler.
Mi preme sottolineare però che ne succedono di tutti i colori. C’è anche un coup de teatre finale. Si tratta insomma di una godibililissima commedia. Qualcosa che però, ahinoi, non diventerà fenomeno di massa. Non riempirà le sale. Putroppo rimmarrà prodotto di nicchia. Al massimo di culto, sempre che qualcuno si accorga della sua presenza in sala. Un plauso alla Mikado che ha deciso di distribuirlo comunque in Italia.
Il cast è completamente sconosciuto in Italia. Io sono riuscito a riconoscere solo Ewen Bremner (lo smilzo occhialuto di “Trainspotting”) e Peter Vaughan (il vecchio negoziante di strumenti musicali in “La leggenda del pianista sull’oceano”). Attori non noti ma bravissimi. Di certo in patria godranno di maggior stima – e notorietà – che non da noi. Sono pronto a scommettere che molti di loro hanno alle spalle una buona gavetta fatta di anni trascorsi sulle tavole del teatro.
Colonna sonora: non pervenuta. Se la musica c’era io non mi sono accorto, anche perché sono i dialoghi la vera forza di questo film.
Funeral Party arriverà nelle sale italiane venerdì 21 Settembre 2007.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.
Mirror su ScreenWeek Weblog.


16
set 07

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto

di Elio Petri (Italia, 1969)
con Gian Maria Volontè, Florinda Bolkan,
Gianni Santuccio, Sergio Tramonti, Aldo Rendine,
Arturo Dominici, Orazio Orlando, Filippo De Gara,
Vittorio Duse, Vincenzo Falanga, Aleka Paizi,
Massimo Foschi, Salvo Randone

Durante un amplesso un commissario (il capo della Squadra Omicidi di Roma) sgozza la sua amante con una lametta. Non si preoccupa di occultare le prove anzi fa tutto il possibile per lasciare degli indizi che portino direttamente a lui come un filo della sua cravatta azzurra tre le dita del cadavere, impronte digitali su decine di oggetti, impronte di scarpe insanguinate sul pavimento ecc. Arriva persino a farsi vedere da un inquilino del palazzo mentre abbandona la casa. Tornato in questura festeggia con i suoi colleghi e subalterni una promozione a capo del cosiddetto ‘ufficio politico’ della polizia. In seguito seguirà da vicino l’indagine sull’omicidio e farà di tutto per portare i suoi colleghi sulla giusta traccia, ossia per auto incrinarsi – seppur con qualche apparente tentennamento. La sua idea è dimostrare che la posizione di potere che ricopre non può permettergli di essere riconosciuto colpevole poiché – come dice il titolo – lui è un cittadino al di sopra di ogni sospetto.
Non vi svelo la fine che è abbastanza interessante, anche se l’estremo codino mi è sembrato un po’ superfluo. Mi limito a sottolineare la pesante polemica di Elio Petri con le forze dell’ordine, la catena di comando, la corruzione all’interno di alcuni corpi investigativi, il cameratismo, il potere che dà alla testa e la sua cattiva gestione in generale. Dallo sfondo spesso emerge la situazione politica italiana di quegli anni in cui da una parte c’erano i fautori dell’ordine a tutti i costi e dall’altra gruppi di giovani studenti e operai incazzati e inneggianti alla rivoluzione.
Gian Maria Volontè fa una performance da grande attore quale era. Difatti gli fece vincere un Nastro D’argento. Fin ora non avevo mai visto un suo film. Adesso forse è meglio che vada a ripescare qualche altra pellicola che lo vede come protagonista.
Florinda Bolkan sarà anche una brava attrice (e qui lo è sul serio), ma non mi è mai piacuta come donna. Dopo aver visto questa pellicola, invece, devo ammettere che da giovane un certo fascino riusciva ad esprimerlo.
Da segnalare anche Salvo Randone nella parte dell’idraulico che, da semplice passante, si ritrova nei guai con la giustizia e Massimo Foschi nel ruolo del marito omosessuale della vittima che viene sottoposto ad un interrogatorio denigrante.
Le musiche sono state scritte dal M° Ennio Morricone. Il tema, in particolare, è una musichetta che è diventata poi celeberrima.
Una pietra miliare della cinematografia italiana che non potevo non vedere. Oscar 1970 per il miglior film straniero.
La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


15
set 07

Illegale ha sempre fatto rima con legale

Project Free Tv (testata)

Cinque minuti fa ho scoperto Project Free Tv, un sito che mostra gratis ed interamente gli ultimi film e show televisivi. Gratis e completi, ripeto. Le stesse cose che adesso trovate al cinema o in tv. Adesso ad esempio ci sono il film dei Simpson, Transformers o cose che arriveranno in Italia nelle prossime settimane come Troppo incinta, SuXbad, The Bourne Ultimatum, Shoot ‘Em Up.
Clicco sulla locandina di quest’ultimo film e mi appare una pagina con tre link a tre differenti risorse dove poter fruire del film. In alto, nella stessa pagina, c’è un box pubblicitario. Sapete cosa pubblicizza? Le offerte di Sky.


15
set 07

Scrivilo sui muri

Scrivilo sui muri (poster)

Scrivilo sui muri

di Giancarlo Scarchilli (Italia, 2007)
con Cristiana Capotondi, Primo Reggiani,
Ludovico Fremont, Daniele De Angelis,
Mattia Braccialarghe, Yvonne Sciò, Anna Galiena,
Claudio Bigagli, Rodolfo Laganà, Dolcenera, Luis Molteni,
Stefano Antonucci, Michael Schermi, Claudio Botosso,
Alessandro Tiberi, Francesca Mezzano, Chantal Lakonic,
Nino Prester, Edoardo Leo, Stefania Orsola Garello, Davide Silvestri

Questo terzo lungometraggio di Giancarlo Scarchilli si innesta in quel florido filone di film italiani pensati, prodotti e distribuiti ad uso e consumo dei teenager nostri connazionali. Accanto a “Scrivilo sui muri” ci stanno bene “Cardiofitness”, “Notte prima degli esami” (primo e secondo episodio), “Melissa P.”, “Tre metri sopra il cielo”, “Ho voglia di te”, ecc.
I miei auguri più sinceri al regista, alla produzione e alla Eagle Pictures (che distribuisce). Una certa platea, alquanto vasta ed economicamente ben disposta, esiste. L’exploit al botteghino potrebbe riuscire. Perché no.
Ad ogni modo, parliamo di pellicole da cui è lecito non aspettarsi nulla, almeno dal punto di vista stilistico/formale e dei contenuti. Ed infatti nulla se ne trae se non il solito racconto pseudo-drammatico su come sia difficile l’adolescenza con annessa storia sentimentale tra coetanei. Dei cinque personaggi che compongono il gruppo di amici dediti al graffitismo, uno ha una madre che convive con un tizio che la picchia, un altro ha perso la mamma da bambino e vive con sua sorella che tra l’altro odia il padre poiché li ha abbandonati. Situazione analoga per la protagonista: sulle prime battute è lì lì per suicidarsi, buttandosi dal balcone, poiché sua madre, troppo presa da se stessa, è sempre lontana da casa e la ignora. Insomma il solito mal-di-vivere, quel modo fin troppo banale che l’industria dell’intrattenimento ha di rappresentare la gioventù moderna.
Tra i giovani attori merita riguardo solo Primo Reggiani, uno la cui bellezza non ha nulla da invidiare a soggettoni come Riccardo Scamarcio. Reggiani alle ragazzine piace di sicuro. Per cui un certo pubblico questa pellicola potrebbe averlo.
Della Capotondi che dire? A lei siamo affezionati. La ricorderemo sempre come la piccola e dolce figlia di Gigi Proietti nella sit com “Italian Restaurant”. Sarà sempre la nostra ‘Tegolino’ (nomignolo affibiatole ai tempi della scuola, a causa della sua partecipazione nello spot della famosa merendina). Sono sicuro che per lei in futuro ci saranno altre parti da protagonista. Magari in pellicole più importanti e dal target potenziale più ampio. Solo che, onestamente, è difficile immaginarla in ruoli diversi da questo. Ha un viso troppo carino e delicato, ancora troppo acerbo per parti da vera donna. Difatti ha appena compiuto 27 anni ma le fanno recitare ancora parti da sedicenne. Auguri Cristiana.
Solidarietà per Ludovico Fremont. Qui ha dovuto fare il ‘terzo’, ché il ruolo del protagonista figo l’avevano già assegnato a Reggiani.
Posso dire che Dolcenera invece mi è piaciuta? Intendo sia dal punto di vista fisico (con quel trucco ed il nuovo taglio di capelli la trovo incredibilmente sensuale) che dal punto di vista della recitazione. Io qualche altra possibilità gliela darei. Magari se avesse più spazio potrebbe rendere meglio. Le basi per fare l’attrice ci sono. Ci dovrebbe pensare. Potrebbe avviare una doppia carriera, l’una parallela all’altra come le dive americane: cantante e attrice.
Ottima la scelta del regista di affidare all’esordiente Mattia Braccialarghe la parte del graffitaro di bassa estrazione sociale. Si vede che è sul serio un ragazzo di strada. Il suo aspetto, il lessico e la pronuncia sono quelle tipiche da borgataro, per cui risulta davvero credibile. L’unico appunto lo si può fare allo stile. Più che un ragazzo amante dell’hip-hop sembrava uno scervellato dedito alla musica techno.
Anna Galliena è sempre impeccabile, anche quando veste i panni della mamma stronza.
Yvonne Sciò dovrebbe cambiare mestiere. Qualcuno le faccia notare che non è il caso di continuare a recitare. Non s’incaponisca.
I cammei di Rodolfo Laganà, Stefano Antonucci, Claudio Botosso e Claudio Bigagli sono validi Meritevoli ma sembrano slegati dal resto. Appiccicati. Messì li a far volume. Personalità appena accennate e per nulla approfondite. Tra l’altro la loro funzione mi è apparsa poco funzionale al tutto.
Che dire del contesto che avrebbe dovuto fare da tema portante della pellicola, ossia della cultura dei writers? Io spero solo che i veri graffitari non vadano a vedere questo film. Lo odierebbero. Il ritratto che ne viene fuori si avvicina a malapena a quella che è la realtà dei ragazzi che riempiono di colore i muri delle città.
Non è cattiveria la mia, ma temo che questo prodotto cinematografico possa essere tranquillamente paragonato ad una fiction, sia in quanto a soggetto che a recitazione e sceneggiatura.

Io l’ho visto questa mattina in anteprima alla Casa del Cinema di Roma. Proiezione stampa. Il film, però, arriverà nelle sale venerdì prossimo, 21 Settembre.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.
Mirror su ScreenWeek Weblog.


15
set 07

I Simpson – Il film

I Simpson - Il film (locandina)

I Simpson – Il film
(The Simpsons Movie)

di David Silverman (Usa, 2007)
Semplicemente magnifico. E’ un po’ come guardare due o tre episodi di fila del cartoon. E non lo dico come se fosse un difetto. Anzi. Questa è stata una delle pochissime volte in vita mia in cui sono stato contento di aver pagato il biglietto per lo spettacolo. Matt Groening, James L. Brooks e soci (il regista più gli 11 sceneggiatori) si sono davvero meritati i soldi. Questa è gente che mi fa divertire da più di 15 anni. Gratis. Era ora che il pubblico gli tributasse un riconoscimento diretto di questo tipo. Fosse per me farei un film così ogni due/tre anni.
Il divertimento è totale. Lo scherzo, la burla, la farsa è ovunque. Da apprezzare persino la presa in giro dello stesso pubblico in sala attraverso una scena in cui homer varca la cosidetta “quarta parete”.
Solitamente non mi piace andare al cinema a vedere un film il giorno stesso dell’uscita. Mi è sempre sembrato un comportamento compulsivo privo di senso. Difficilmente un film scappa dalla sala. Lo tengono lì almento 7 giorni. Perché allora tutta questa fretta? Eppure, per una volta, ho fatto uno strappo alla regola e, sì, ieri sera anche io sono andato a vedere I Simpson – Il film nello stesso giorno in cui è apparso nei cinema italiani.
Non mi va di fare molto spoiler però sappiate che questa volta Homer la combina molto grossa. Ci sono di mezzo questioni ambientali che costringono il governo federale a correre ai ripari, isolando l’intera Springfield dal resto degli Stati Uniti.
Il lungometraggio è tutta una citazione, o quasi. Io sono riuscito a distinguere lo sberleffo a diverse pellicole che sono arrivate questa estate nei cinema americani, cose come “Spider-Man 3″, “Harry Potter e l’Ordine della Fenice”, il documentario “Una scomoda verità” di Al Gore, “Pathfinder” e chissà quante altre che mi sono sfuggite.
Quello che rimane di più di tutto il film è forse la scena in cui Homer canticchia la canzone “Spiderporc” (“Spiderpig” nell’edizione originale) mentre fa passeggiare un maialino sotto il soffitto di casa, tenendolo capovolto. Questa scena potete vederla online nella copertina del numero 143 del magazine di ScreenWeek. Oppure qui.
La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


14
set 07

Un’impresa da Dio

Un’impresa da Dio (locandina)

Un’impresa da Dio
(Evan Almighty)

di Tom Shadyac (Usa, 2007)
con Steve Carell, Morgan Freeman,
Lauren Graham, John Goodman,
John Michael Higgins, Wanda Skyes,
Jonah Hill, Jimmy Bennett, Molly Shannon,
Johnny Simmons, Ed Helms

Questa è una commedia per famiglie, ma così per famiglie che per protagonista ci troviamo proprio un nucleo famigliare – composto da padre. madre e tre figli maschi in età scolare – e i cui temi portanti sono cose come l’unità familiare e il passare più tempo coi figli. Ho detto tutto. O quasi. Un’altro elemento fondante di Un’impresa da Dio è la questione ambientalista, ossia il preservare la natura e gli animali, non abusare delle risorse naturali, non modificare l’orografia della Terra e così via, tradotti in una storia che ruota intorno ad una speculazione edilizia. [SPOILER] Il teorema è alquanto semplice (e già sentito): la politica è il male, o meglio i politici sono avidi, approfittatori, speculatori, bugiardi ed ingannvoli, il protagonista invece (ex giornalista tv vanesio prestato al Congresso) è l’uomo nuovo, un tale che, nonostante parta con il piede sbagliato, riesce a redimersi e portare una ventata di freschezza all’interno dell’ambiente politico con il suo gesto esemplare: costruire un’arca su missione diretta di Dio al fine di salvare uomini e animali dall’inondazione di un’intera vallata, un disastro naturale causato dalla rottura di una diga costruita a suo tempo per mere questioni di speculazione edilizia.
Questa pellicola è un sequel, anche se non continua esattamente il racconto là dove l’aveva lasciato Una settimana da Dio (Bruce Almighty). Bissare il successo di pubblico che ebbe quel film, con protagonisti Jim Carrey e Jennifer Aniston, mi sembra alquanto difficile. Difficile ma non impossibile. Non è mai detto. Magari mi sbaglio.
Steve Carell, poi, ha una faccia pulita. Lo reputo un comico molto simpatico. Piacerà a tutti, ne sono sicuro, anche perché in un certo senso l’intero film si basa su di lui, sul suo essere gigione, sulle sue espressioni stralunate, sulle facce piene di stupore, sui suoi momenti di panico, sul suo balletto (ce lo ficca in qualsiasi scena). Eppure io continuo a non capire perché abbia accettato di girare Un’impresa da Dio. Mi spiego: lui non è un signor nessuno. E’ un attore in ascesa. L’ho trovato meraviglioso in Little Miss Sunshine. Negli Usa il suo show The Office va a gonfie vele, è stato host per una decina di volte al Saturday Night Live, e via dicendo. Perché allora prendere l’eredità di Carrey? I sequel solitamente si danno a gente semi-sconosciuta che ha bisogno di popolarità si fa leva quasi esclusivamente leva sulla forza del titolo, già molto riconoscibile. Il cast e la trama seguono, in quanto ad importanza.
La performance di Morgan Freeman non si discosta molto da quella per il film precedente. E’ sempre un Dio simpaticone e di colore. L’idea ultra-politically-correct che Dio venga rappresentato come un anziano afroamericano (si, insomma negro) a quanto pare ha avuto successo, per cui si è pensato bene di ripeterla, di riproporla.
Lauren Graham (la mamma amica della serie tv Una mamma per amica) ha un ruolo di affiancamento. Il suo aspetto di donna dolce e materna (appunto) credo sia appropriato per questa parte. Come a dire che qui ci voleva una carina ma non aggressiva ed infatti hanno preso lei. Io ci avrei visto bene anche Courtney Cox ma lei ormai si è data un’immagine completamente differente con la serie Dirt. Anche se, a dirla tutta a figura della moglie non ne esce vincente. Qui la compagna di vita anziché assistere il marito che va fuori di testa, abbandona il tetto coniugale, portandosi via pure i figli, ai primi segni di cedimento psichico del marito.
John Goodman si butta un po’ via. Qualche anno fa è stato in grado di mettere su un personaggione ne Il grande Lebowski (era un pazzo fanatico ebreo-non-ebreo). Adesso lo vediamo a camuffarsi da onorevole truffaldino che scalpita per farsi approvare una legge anti-ambientalista. No, nei panni viscidi dell’uomo d’affari non ce lo vedo proprio.
Le battute da segretaria zitella di Wanda Skyes potranno anche risultare simpatiche ma a me sono apparse un po’ vecchiotte e prevedibili.
Ah, se vi piacciono gli effetti speciali questa potrebbe essere la commedia che fa per voi. Ci sono decine e decine di scene in cui viene fatto un uso massiccio di croma key (il telo blu per le scene da miscelare con le immagini digitali). A partire da quelle in cui intevengono le coppie di animali di qualsivoglia specie, per continuare con tutta la lunga sequenza dell’arca che viene sballottata a destra e a manca dalle onde frutto dell’inondazione
C’è una cosa in particolare che mi ha dato fastidio di questo film. Io non sono un fanatico religioso, ma non credete che sia un po’ blasfemo far giurare fedeltà alla costituzione Americana a Dio? Peraltro in piedi, in abito bianco e con la mano destra sul petto. Insomma: il patriottismo sarà pure un valore molto rispettato negli Stati Uniti ma non si starà un tantino esagerando?
Nota: la colomba bianca, simbolo abbastanza diffuso e riconoscibile di pace, dovrebbe portare nel becco un ramoscello di ulivo – ripeto di ulivo. Ricordare al regista di frequentare più spesso il catechismo.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.
Mirror da ScreenWeek Weblog.


14
set 07

Stima e invidia per Stuart Townsend

townsend_theron.png

Stuart Townsend è il mio mito del momento. La scorsa settimana l’attore trentaquattrenne (foto sopra) ha dichiarato al magazine People che è sposato. Testuali parole: “Non faccio un matrimonio in chiesa or qualsiasi altra cosa simile, ma noi siamo sposati. Siamo marito e moglie. Ci amiamo l’un l’altra e vogliamo trascorrere le nostre vite insieme. Non abbiamo avuto una cerimonia. Non ho bisogno di un certificato o che lo stato o la chiesa dicano qualcosa in merito. Per cui non c’è una grande storia ufficiale sul matrimonio ma noi siamo sposati… io considero lei mia moglie e lei mi considera suo marito”.
Per di più lo invidio. Da sette anni sua moglie (o compagna – chiamatela come volete) è la magnifica Charlize Theron. Devo aggiungere altro?

Fonte: Snarky Gossip.


13
set 07

SuXBad

SuXBad - Tre menti sopra il pelo (poster)

SuXbad – Tre menti sopra il pelo
(Superbad)

di Greg Mottola (Usa, 2007)
con Jonah Hill, Michael Cera, Christopher Mintz-Plasse,
Bill Hader, Seth Rogen, Emma Stone, Martha MacIsaac,
Aviva Farber, Stacy Edwards, Scott Gerbacia

Quando la pellicola parte hai la sensazione di esserti messo a vedere la classica teen comedy che scerza sul sesso (pur senza mai arrivare ad una sua chiara e realistica rappresentazione). Poi la sensazione svanisce. SuXBad in un certo qual modo va oltre il solito Porky’s, Nerd o American Pie. Sebbene le tematiche siano quelle tipiche di quando si rappresenta la vita di teenager americani, intendo il bullismo, l’amicizia, il cercare di procurarsi dell’alcool con cui ubriacarsi alle feste, dover fare sesso a tutti i costi – il prima del possibile e il più possibile – bisogna ammette che SuxBad ha alcuni elementi di originalità.
Il quartetto Judd Apatow, Greg Mottola (il regista), Seth Rogen ed Evan Goldberg è riuscito a creare una storia i cui vari elementi si incastrano in un modo abbastanza originale. Judd Apatow – tra l’altro – era già stato il produttore della commedia 40 anni vergine.
I protagonisti sono tre giovani sfigati, che non vengono mai invitati ai party. Hanno una voglia esagerata di far sesso con le loro coetanee. Quello è proprio un pensiero che non li abbandona mai. Perciò, non appena qualcuno offre loro la possibilità di partecipare ad una festa cercano di fare prodigarsi per riuscire a procurarsi dell’alcool, così da risultare fighi agli occhi degli altri e soprattutto delle ragazze che, una volta ubriache potrebbero anche concedersi ad una notte di sfrenata libidine. E’ sempre la solita storia, no? Da secoli e secoli. Questo però in teoria, perché in pratica, invece, prima di arrivare al party gliene succedono di tutti i colori. Da apprezzare il fatto che per una volta due poliziotti non siano rapresentati come integerrimi tutori della legge ma esattamente all’opposto, come due cialtroni, scansafatiche, beoni, incapaci e inconsciamente pericolosi.
Il trio dei protagonisti risulta simpatico da subito. Sia per le facce che per il linguaggio. Sono sicuro che Christopher Mintz-Plasse (per la prima volta sullo schermo) con i suoi colpi di fortuna riesce a conquistarsi la solidarietà di molti spettatori che nel profondo del loro animo si sentono dei grandi nerd. Jonah Hill invece è un volto già abbastanza noto in patria, che si sta facendo pian piano strada tra i grandi nomi dei comedians americani. L’abbiamo visto già recitare un piccolo ruolo in Troppo incinta (tra qualche giorno al cinema) e abbiamo saputo che ha intenzione di mettersi presto dietro la macchina da presa a fare il regista. Ci sono anche buone possibilità che gli offrano di prendere parte al sequel di questa pellicola (qualora venga realizzata). Così come del resto sarà chiesto anche agli altri 2 protagonisti. Ci hanno detto che Michael Cera era uno dei protagonisti del telefilm Arrested Development. Ah si? Beh in Italia l’hanno trasmesso con il nome di Ti presento i miei. Io ne ho visto un paio di puntate. Davvero esilarante. Lui però onestamente non lo ricordavo. Ma poi quanti italiani sapranno dell’esistenza di questa serie?
Attenzione comunque alle giovani protagoniste femminili di questo film: sono davvero carine e meritano un’attenzione particolare. Uno sguardo in più. Forse due. Su tutte la rossa Emma Stone: qui nei panni della dolce Jules. Ma anche Aviva Farber non la butterei via. Anzi è quella che in questo film fa la parte della panterona teenager. Valga ad esempio la sola scena del tanga portato fuori dai pantaloni.
Nota di merito per la colonna sonora: funk a tutta birra. Ci sono pezzi di The Bar-Keys, Rick James, KC & The Sunshine Band, Curtis Mayfield, The Roots. E poi c’è anche Roda di Sergio Mendes e la meravigliosa Big Poppa di Notorius B.I.G. Si inizia a ballare già sulla stupenda sigla d’apertura, dalla grafica semplice ma molto colorata.
Il film SuXBad arriverà nelle sale italiane il 21 Settembre.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.
Mirror su ScreenWeek Weblog.