La ragazza del lago (poster)

La ragazza del lago

di Andrea Molaioli (Italia, 2007)
con Toni Servillo, Valeria Golino, Fabrizio Gifuni,
Nello Mascia, Marco Baliani, Giulia Michelini,
Fausto Sciarappa, Denis Fasolo, Franco Ravera,
Sara D’Amario, Heidi Caldart, Alessia Piovan,
Nicole Perrone, Enrico Cavallero, Anna Bonaiuto, Omero Antonutti

Secondo me è il miglior film italiano della stagione in corso. Anche se è vero che è appena incominciata… la stagione, dico. I motivi alla base di questa mia perentoria affermazione sono sostanzialmente tre.
1. La storia: originale, molto contemporanea, d’attualità. Basti pensare ai delitti e ai misteri che in questi giorni affollano la stampa italiana. Qualcosa che non è già stato raccontato, comunque. Qualcosa di molto verosimile, credibile, vivido nella sua angosciante semplicità. Tratto dal romanzo di Karin Fossum “Lo sguardo di uno sconosciuto'”. Una ragazza viene ritrovata morta sulla sponda di un lago in Friuli Venezia Giulia. Il commissario Sanzo, un cinquantenne di origine campana, accorre sul posto con il suo aiutante. Inzierà una classica indagine nel paesino d’origine della giovane per scoprire chi l’ha uccisa e perché.
2. La recitazione di Toni Servillo. Si potrebbe dire che quando recita lui tutti gli altri al suo fianco scompaiono. Ma sarebbe un’esagerazione. Per fortuna non è così. E’ comunque uno dei più bravi attori italiani del momento. Anche se forse non è molto versatile e alla lunga potrebbe stancare. A me, adesso e comunque, piace un casino. Ho visto tre suoi film (compreso “L’uomo in più” e “Le conseguenze dell’amore”) e li ho trovati l’uno meglio dell’altro. Ciò che mi affascina è il suo modo di recitare, il pizzico di strafottenza ed irriverenza che infonde al suo personaggio. Un ghigno beffardo che ti strappa diversi sorrisi, nonostante quella che stai vedendo non sia una commedia. La flemma tipica del commissario, il suo essere riflessivo, attento ai dettagli, tutt’altro che frettoloso, sono caratteristiche che lo rendono un personaggio idealtipico. Un tipico tipo di commissario a cui però Servillo aggiunge il suo pizzico – distintivo – di originalità.
3. Lo stile. Questo è un noir. Thriller mi sembra una parola grossa in questo caso. Un noir all’italiana. O meglio fatto in Italia. In un posto cioè dove non è che siamo poi così abituati, né bravi, a tirar fuori dei film di questo genere. Eppure Molaioli ci è riuscito. Io di altri noir ben riusciti negli ultimi anni ricordo solo – su due piedi – “Romanzo criminale” di Michele Placido e “Quo vadis, baby” di Gabriele Salvatores. “La ragazza del lago” mi ha affascinato per il ritmo: molto lento ma mai noioso. La storia si evolve in maniera lineare, senza discontinuità, mantenendo viva l’attenzione dello spettatore che è curioso di vedere come si evolvono le indagini – anche se fino a tre quarti del film sembra che tutti siano potenziali sospettati. Un’altro aspetto delizioso è l’uso della fotografia (affidata a Ramiro Civita). Verde, verde e verde a perdita d’occhio. Ci credo che la regione Friuli Venezia Giulia abbia partecipato in qualche modo alla produzione del film. Questa pellicola sembra un enorme spot alle località amene della regione. Il lago splende su tutti i peasaggi. Ma anche le scene girate nel paese hanno il loro appeal. Un’attrattività che sa di ‘mediocritas’, nel senso di ‘medio’, normale. Nulla di fuori dall’ordinario. Il paesino dove viveva la vittima poteva essere il mio, il nostro. Una qualsiasi cittadina di montagna. Così come le sfighe (tremende) che capitano ai personaggi di questo film: potrebbero capitare a noi da un giorno all’altro – qualora non fossero già accadute. Ecco. Molaioli ti racconta la semplicità. Vi prego: non venitevene fuori con frasi del tipo “Che palle! Che tristezza! Che sfiga!” In questo caso non attacca. Non con me. Il tema drammatico a volte deprime, altre volte – come in questo caso – intrattiene, grazie al sapiente modo di essere raccontato.
Da segnalare tra gli attori Fabrizio Gifuni. Qui interpreta un misterioso e taciturno papà sulla quarantina. Una sfinge. Davvero notevole. Mi dicono che quest’attore abbia tirato fuori una performance interessante anche quando ha recitato la parte del protagonista nella fiction su Aldo Moro. Bravo davvero.
Valeria Golino non mi ha convinto. Forse è ancora troppo giovane per il ruolo della madre di famiglia. O forse troppo vecchia. L’aspetto emaciato, da donna sofferente e tormentata, secondo me non è state sufficiente a renderla credibile al 100%.
Da tener d’occhio Heidi Caldart, la ragazza che interpeta la sorella della vittima.
Nello Mascia va un po’ sopra le righe con la recitazione in alcuni duetti con Servillo – se volete capire cosa intendo date pure un’occhiata al trailer. Ma tutto sommato è stato bravo anche lui.
Omero Antonutti nei panni del paraplegico irritabile e scontroso l’ho trovato semplicemente meraviglioso; per come era conciato sembrava che portasse sul volto i segni di una personalità burbera.
La ragazza del lago, Alessia Piovan, è una modella. D’accordo. Ma bella di una bellezza non appariscente. La semplice ragazza della porta accanto che tutti però vorrebbero come vicina. Guardate un po’ se non ho ragione.
Ho trovato molto carina anche Giulia Michelini, la ragazza che interpreta la figlia del commissario.
Anna Bonaiuto merita rispetto e stima. In due o tre scene appena costruisce un personaggio così vero, genuino che mette i brividi per quanto sia tragicamente verosimile. Interpreta la moglie malata del commissario: una donna che, perdendo gradualmente la memoria, arriva a non riconosce più marito e figlia.
Per descrivere brevemente ma con efficacia questo film potrei elencarvi aggettivi quali: angosciante, brutale, reale, vivido, serio, convincente, avvincente, toccante… ma sarebbe solo verbosità. Fate prima a guardarlo, il film.
La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.