Un’impresa da Dio (locandina)

Un’impresa da Dio
(Evan Almighty)

di Tom Shadyac (Usa, 2007)
con Steve Carell, Morgan Freeman,
Lauren Graham, John Goodman,
John Michael Higgins, Wanda Skyes,
Jonah Hill, Jimmy Bennett, Molly Shannon,
Johnny Simmons, Ed Helms

Questa è una commedia per famiglie, ma così per famiglie che per protagonista ci troviamo proprio un nucleo famigliare – composto da padre. madre e tre figli maschi in età scolare – e i cui temi portanti sono cose come l’unità familiare e il passare più tempo coi figli. Ho detto tutto. O quasi. Un’altro elemento fondante di Un’impresa da Dio è la questione ambientalista, ossia il preservare la natura e gli animali, non abusare delle risorse naturali, non modificare l’orografia della Terra e così via, tradotti in una storia che ruota intorno ad una speculazione edilizia. [SPOILER] Il teorema è alquanto semplice (e già sentito): la politica è il male, o meglio i politici sono avidi, approfittatori, speculatori, bugiardi ed ingannvoli, il protagonista invece (ex giornalista tv vanesio prestato al Congresso) è l’uomo nuovo, un tale che, nonostante parta con il piede sbagliato, riesce a redimersi e portare una ventata di freschezza all’interno dell’ambiente politico con il suo gesto esemplare: costruire un’arca su missione diretta di Dio al fine di salvare uomini e animali dall’inondazione di un’intera vallata, un disastro naturale causato dalla rottura di una diga costruita a suo tempo per mere questioni di speculazione edilizia.
Questa pellicola è un sequel, anche se non continua esattamente il racconto là dove l’aveva lasciato Una settimana da Dio (Bruce Almighty). Bissare il successo di pubblico che ebbe quel film, con protagonisti Jim Carrey e Jennifer Aniston, mi sembra alquanto difficile. Difficile ma non impossibile. Non è mai detto. Magari mi sbaglio.
Steve Carell, poi, ha una faccia pulita. Lo reputo un comico molto simpatico. Piacerà a tutti, ne sono sicuro, anche perché in un certo senso l’intero film si basa su di lui, sul suo essere gigione, sulle sue espressioni stralunate, sulle facce piene di stupore, sui suoi momenti di panico, sul suo balletto (ce lo ficca in qualsiasi scena). Eppure io continuo a non capire perché abbia accettato di girare Un’impresa da Dio. Mi spiego: lui non è un signor nessuno. E’ un attore in ascesa. L’ho trovato meraviglioso in Little Miss Sunshine. Negli Usa il suo show The Office va a gonfie vele, è stato host per una decina di volte al Saturday Night Live, e via dicendo. Perché allora prendere l’eredità di Carrey? I sequel solitamente si danno a gente semi-sconosciuta che ha bisogno di popolarità si fa leva quasi esclusivamente leva sulla forza del titolo, già molto riconoscibile. Il cast e la trama seguono, in quanto ad importanza.
La performance di Morgan Freeman non si discosta molto da quella per il film precedente. E’ sempre un Dio simpaticone e di colore. L’idea ultra-politically-correct che Dio venga rappresentato come un anziano afroamericano (si, insomma negro) a quanto pare ha avuto successo, per cui si è pensato bene di ripeterla, di riproporla.
Lauren Graham (la mamma amica della serie tv Una mamma per amica) ha un ruolo di affiancamento. Il suo aspetto di donna dolce e materna (appunto) credo sia appropriato per questa parte. Come a dire che qui ci voleva una carina ma non aggressiva ed infatti hanno preso lei. Io ci avrei visto bene anche Courtney Cox ma lei ormai si è data un’immagine completamente differente con la serie Dirt. Anche se, a dirla tutta a figura della moglie non ne esce vincente. Qui la compagna di vita anziché assistere il marito che va fuori di testa, abbandona il tetto coniugale, portandosi via pure i figli, ai primi segni di cedimento psichico del marito.
John Goodman si butta un po’ via. Qualche anno fa è stato in grado di mettere su un personaggione ne Il grande Lebowski (era un pazzo fanatico ebreo-non-ebreo). Adesso lo vediamo a camuffarsi da onorevole truffaldino che scalpita per farsi approvare una legge anti-ambientalista. No, nei panni viscidi dell’uomo d’affari non ce lo vedo proprio.
Le battute da segretaria zitella di Wanda Skyes potranno anche risultare simpatiche ma a me sono apparse un po’ vecchiotte e prevedibili.
Ah, se vi piacciono gli effetti speciali questa potrebbe essere la commedia che fa per voi. Ci sono decine e decine di scene in cui viene fatto un uso massiccio di croma key (il telo blu per le scene da miscelare con le immagini digitali). A partire da quelle in cui intevengono le coppie di animali di qualsivoglia specie, per continuare con tutta la lunga sequenza dell’arca che viene sballottata a destra e a manca dalle onde frutto dell’inondazione
C’è una cosa in particolare che mi ha dato fastidio di questo film. Io non sono un fanatico religioso, ma non credete che sia un po’ blasfemo far giurare fedeltà alla costituzione Americana a Dio? Peraltro in piedi, in abito bianco e con la mano destra sul petto. Insomma: il patriottismo sarà pure un valore molto rispettato negli Stati Uniti ma non si starà un tantino esagerando?
Nota: la colomba bianca, simbolo abbastanza diffuso e riconoscibile di pace, dovrebbe portare nel becco un ramoscello di ulivo – ripeto di ulivo. Ricordare al regista di frequentare più spesso il catechismo.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.
Mirror da ScreenWeek Weblog.