Sapori e dissapori

Sapori e dissapori
(No Resevations)

di Scott Hicks (Usa, 2007)
con Catherine Zeta-Jones, Aaron Eckhart,
Abigail Breslin, Patricia Clarkson, Lily Rabe,
Jenny Wade, Brian F. O’Byrne, Matthew Rauche, Bob Balaban,
Eric Silver, Patrick Zeller, Ramon Fernandez, Matt Servito,
Mario Morales, Fabio Cecere, Yevgeniy Dekhtyar, Zoe Kravitz

Premessa: ho un debole per Catherine Zeta-Jones. Tutto quello che scriverò potrebbe essere falsato dal fascino che questa splendida donna ha su di me.
“Sapori e dissapori” non mi è dispiaciuto. E’ la storia di una donna tutta d’un pezzo, di una stimata cuoca di un rinomato ristorante newyorkese che ha messo la carriera al primo posto nella sua vita, chiudendosi nel suo guscio, tenendo gli uomini a debita distanza e cancellando dai suoi progetti cose come il matrimonio ed i figli. Questo suo singolare temperamento ha fatto sì che il suo capo, la titolare del ristorante, la costringesse ad entrare in analisi. Difatti il film si apre proprio con una seduta da un buffo psicanalista, una specie di premessa che serve ad introdurci la protagonista.
Le abitudini di vita della bella chef cambiano improvvisamente e repentinamente quando si trova costretta a lavorare fianco a fianco – nel suo regno, la sua cucina – con un bravissimo collega maschio e a fare da tutore per la sua giovane nipote: una bambina di 7/8 anni.
Non dico altro per non svelarvi troppo della trama. Non voglio peccare di spoiler. Sappiate però che New York potrà sembrare banale come location, ma io credo che sia adorabile, ancora, nonostante l’abbia vista fare da sfondo a decine di film. In questo caso in particolare poi, ho trovato davvero magnifici alcuni dettagli, come la collinetta su cui si trova un’ala del cimitero o come i due ristoranti ad angolo, immersi in un quartiere la cui architettura e i cui colori per un attimo mi hanno riportato alla mente la Soho di Londra.
Se dico che la Zeta-Jones è splendente rischio di essere banale? Eppure è così. Comunque, calata nei panni della raffinata superchef l’ho trovata abbastanza credibile. Il suo asso nella manica sta tutto nell’essere dolce ed affascinante anche con un broncio sulla faccia. L’attrice si dimostra molto valida persino in diverse scene particolarmente drammatiche. Ah, sì: parentesi. Nonostante vi vendano questa pellicola come commedia romantica, sappiate che consta anche di due o tre passaggi drammatici tutt’altro che leggeri. Belli ed intensi, per carità. Ma così realistici e ben costruiti da risultare pur sempre angoscianti.
Aaron Eckhart si conferma faccia da stronzo. Lo dico in senso positivo – s’intenda – con tutto il rispetto e la stima che riesco a provare nei confronti di quest’uomo. Insomma come si fa a non volergli bene? E’ naturalmente simpatico. Ti fissa, sfodera un sorrisone dei suoi e tu automaticamente gli vai dietro. Magia. Bravo e gigione. Alle donne piacerà moltissimo nei panni del cuoco pieno di buonumore. Lo stato d’animo del suo personaggio è contagioso, qualcosa di speciale, in grado di far breccia immediatamente nei cuori femminili di ogni età.
Abigali Breslin fa Zoe. Recitare il ruolo di bambina dolcissima e brillante le riesce perfettamente – gliel’abbiamo già visto fare in Little Miss Sunshine. Qui si cimenta in un ruolo decisamente drammatico e gli riesce benissimo. Un futuro radioso l’attende ad Hollywood. Speriamo solo che con gli anni non si monti la testa. Sarebbe un vero peccato – e una perdita per il cinema.
Nota dolente del film: i luoghi comuni. Ancora gli americani credono che gli italiani ascoltino sempre e solo musica lirica. Che noia! Se un cuoco ha origini italiane perché deve necessariamente prediligere il canto di Pavarotti e fare associazioni tra opere, operette e piatti? Bah!
Altro meccanismo già visto: una piccolina che funge da magnete – e da volano – per l’avvicinamento di due adulti di sesso opposto che fanno di tutto per tenersi alla lontana. Se avete presente il film “Una moglie per papà”, allora capirete sicuramente cosa intendo.
Pregiudizio: temevo che la sceneggiatura (scritta da Carol Fuchs) maltrattasse i piatti italiani. Devo ammettere invece che nel citare ingredienti e ricette “Sapori e dissapori” rimane alquanto fedele alla realtà. Meglio così.
Nota sulla colonna sonora: contiene “Via con me” di Paolo Conte. Questa canzone funge anche da brano di accompagnamento sui titoli di coda. Le musiche originali sono state composte, invece, da Philip Glass. Tutto il resto – ahimé – era lirica.
Film da vedere in due. In coppia, intendo.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.
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