Perduto per sempre - cover

“Perduto per sempre”
di Roberto Moroni
2006 – Rizzoli, collana Scala Italiani
406 pagg. – 18,50 Euro.

Un romanzo che ho finito di leggere ieri ma non ho ancora capito se mi è piaciuto o meno. La storia è originale. Mi ha fatto piacere leggere le vicende di un ragazzo di appena soli 10 anni più grande di me, vissuto nella mia epoca. Mi è piaciuto leggere di una vita tutto sommato normale, vicina a me. Qualcosa che in fondo potrebbe accadere a tanti. La storia di una famiglia italiana. Ho apprezzato anche – e soprattutto – il modo in cui ha trattato temi molto delicati come una malattia terminale. Il tutto senza grandi patemi, colpi di teatro, scene madri, drammoni strappalacrime. Ecco, forse è la semplicità dei contenuti che mi ha affascinato. Quello che invece mi ha infastidito un po’ – ma solo un po’ – è stato lo stile barocco di diverse elucubrazioni mentali del protagonista, la ricerca dell’iperbole linguistica a tutti i costi. Come se l’autore avesse cercato in tutti i modi di distinguersi e perseguendo questo fine abbia sovraccaricato di termini inusuali il lessico.
Un grande apprezzamento va fatto per il modo in cui l’autore descrive gli ambienti borghesi romani, pur essendo egli di origini settentrionali (credo). In particolar modo nella prima parte. E’ bravissimo Moroni a descrivere le amicizie che si sivluppano in certi circoli sulle sponde del Tevere, i rapporti tra le famiglie, le feste, le cene, le abitudini dei ragazzini capitolini, ecc.
La curiosità che mi ha spinto a leggere questo libro è stato l’aver conosciuto l’autore di persona lo scorso dicembre, durante un incontro tra blogger romani. Lo dico con sincerità: non fosse stato un blogger, non fosse stato un conoscente di conoscenti, forse, Moroni l’avrei ignorato. E con lui il suo libro. Invece più leggo il suo blog più scopro cose interessanti, come dibattiti sulla fiction italiana (è di questo che Moroni si occupa nella vita), vecchi pezzi di musica italiana facilmente catalogabili come tormentoni estivi, segnalazioni letterarie, dibattiti sull’evoluzione della cultura italiana, più lo apprezzo.
Ma non voglio divagare. Rimango sul libro. Un tempo opere come questa si sarebbero chiamate ‘romanzi di formazione’. Mi sembra ormai un termine fuori luogo, anche perché Moroni ha già scritto un altro romanzo prima di questo. “La Verità Vadovunque”. E poi non so. Aveva bisogno di formarsi? Perché? E su che cosa? Piuttosto ammetto di essermi chiesto più volte, durante la lettura, se e quanto ci fosse di autobiografico tra le righe di questa storia.
Consiglierei “Perduto per sempre” a tutti quelli che sotto l’ombrellone vogliono una bella lettura, né pesante, né impegnativa. Uso il condizionale: mai atteggiarsi a critico letterario, soprattutto dalle colonne di un blog. Davvero non è il caso. Ormai l’estate è passata, lo so. Ma io proprio in spiaggia ho letto gran parte della seconda parte del tomo.

Qui il blog dell’autore.
La scheda di Bol.it e quella di InternetBookshop.