settembre, 2007


30
set 07

Il… Belpaese

Il Belpaese (poster)

Il… Belpaese

di Luciano Salce (Italia, 1977)
con Paolo Villaggio, Gigi Reder,
Pino Caruso, Anna Mazzamauro,
Silvia Dionisio, Massimo Boldi,
Giuliana Calandra, Raffele Curi

Commedia grottesca e beffarda. Guido, un uomo sulla quarantina interpretato da Paolo Villaggio, dopo alcuni anni trascorsi a fare l’operaio nell’Oceano Indiano su di una piattaforma per l’estrazione del petrolio, torna in Italia, intenzionato ad investire il denaro guadagnato aprendo un’orologeria nel centro di Milano. Troverà un paese che stenta a riconoscere, un’Italia dilaniata dalla violenza di qualsiasi tipo in cui avvengono continuamente rapine, rapimenti, ricatti, rivolte, sparatorie, sopprusi, ecc. Subirà angherie da tutti. Proverà a trovare conforto nei sentimenti, innamorandosi di una ragazza molto giovane, una rivoluzionaria ‘anti-borghese’ a tutti i costi, che cambia continuamente ideologia, abbracciando linguaggio e stile di vita dei vari gruppi giovanili rivoluzionari dell’epoca, come ad esempio le streghe femministe, gli indiani metropolitani, gli autonomisti operai, ecc.
La squadra è quella tipica della saga Fantozzi – vedi l’uso di attori quali Anna Mazzamauro e Gigi Reder. Stesso discorso per lo stile della narrazione e delle gag comiche. D’altronde Luciano Salce è stato il regista di diversi film con Villagio protagonista.
Silvia Dionisio è molto giovane e bella. Nel film Amici Miei era Titti, l’amante del conte Mascetti (Ugo Tognazzi).
Molto buffo Massimo Boldi nel ruolo del giovane sfaccendato e schiavo dell’eroina che prova a dare una mano a suo zio nella gestione del negozio.
Pino Caruso è davvero eccezionale, invece, nei panni dell’uomo ‘di mondo’ che predica bene e razzola male, un tipo che si lamenta dei ‘giovani d’oggi’, della deriva cui va incontro la società, che si mostra preoccupato per il mancato rispetto della legalità e che per primo poi, nei fatti, abusa del suo potere e dei suoi privilegi.
La sceneggiatura è di Castellano e Pipolo su soggetto degli stessi Villaggio e Salce.
Colonna sonora molto carina. Le musiche sono di Gianni Boncompagni, Paolo Ormi e Dario Farina. Originale l’idea di inserire spesso, tra una scena e l’altra, la voce fuoricampo di uno speaker radiofonico di una cosiddetta radio libera, un personaggio strafottente che si diverte ad usare un linguaggio molto colorito e a tradurre a modo suo i titoli di alcuni brani di lingua inglese.

La scheda di Cinematografo.it e di MyMovies.it.


29
set 07

Neffa live @ Pincio – Roma


Ecco qui l’ultimo video che ho messo sul mio account YouTube.
“Aspettando il sole”, eseguita durante il concerto che Neffa ha tenuto a Roma sulla Terrazza del Pincio ieri sera, 28 Settembre 2007.


29
set 07

Ci vediamo da Grazia per un aperitivo

graziablogaperitivo.jpg

Domenica pomeriggio – 30 Settembre – sarò all’Auditorium Parco della Musica di Roma per l’aperitivo organizzato da Grazia Blog. Ci si vede lì.


28
set 07

Waitress – Ricette d’amore

Waitress (poster)

Waitress – Ricette d’amore
(Waitress)

di Adrienne Shelly (USA, 2007)
con Keri Russell, Nathan Fillion,
Cheryl Hines, Adrienne Shelly,
Jeremy Sisto, Andy Griffith,
Eddie Jemison, Lew Temple,
Darby Stanchfield, Lauri Johnson,

Sulla carta questa sarebbe una commedia ma non vi nascondo che, al suo interno, presenta diverse situazioni particolarmente drammatiche, tanto che in più momenti sono stato sul punto di commuovermi. Dico sul serio.
La storia è quella di tre cameriere che lavorano in un ristorante – ricordate la vecchia serie tv dal titolo “Alice”? Un ristorante di quelli tipici americani, il Joe’s Diner, di quelli che si vedono in tv o al cinema, che hanno ancora l’aspetto di essere rimasti bloccati negli anni ’60. La protagonista è una delle tre, una ragazza molto dolce e carina, sposata con un uomo che la tratta … da schiava, che (apparentemente) non la ama, che la fa lavorare per poi rubarle tutti i soldi dello stipendio perché – parole sue – «A che ti servono i soldi se ti mantengo io?» Insomma questa poveretta rimane incinta e anziché esserne felice inizia a deprimersi. La sofferenza però non è data solo dal fatto di ritrovarsi a mettere al mondo un figlio da una persona così arida e mostruosa, ma anche e soprattutto dal timore di una gravidanza, dal fatto che agli occhi di una partoriente l’essere madre appaia come un’incognita assoluta. Riporto qui una saliente dichiarazione di Adrienne Shelly (regista, sceneggiatrice ed attrice di questa pellicola) riguardo l’idea di avere un bambino: «Non riuscivo ad immaginare come sarebbe stata la mia vita, pensavo che sarebbe cambiata in modo così drastico che io non sarei neanche stata in grado di riconoscermi. Ero terrorizzata e non avevo mai visto questa sensazione espressa in un libro o in un film. La gente non parla di questo tipo di paure ma io so quanto sono profonde. Non se ne discute ed è quasi una bestemmia dire che diventare madre è qualcosa di spaventoso. Così volevo scrivere un film su questi timori e dar loro voce [...]». E la Shelly non lo dice tanto per dire ma con cognizione di causa, dal momento che questa storia l’ha scritta proprio quando era all’ottavo mese, incinta del suo primo figlio.
Ecco, questo è stato uno degli espetti che più mi è piaciuto di “Waitress”. Cose che non ha mai raccontato nessuno prima le trovi qui. Si chiama originalità.
Tornando alla storia, aggiungo che la protagonista trova una ragione di vita quando s’innammora del suo nuovo ginecologo. Non sono cose semplici, intendiamoci, il senso di frustrazione sarà alto in quanto la sua moralità ed i sensi di colpa la perseguiteranno a lungo, però le cose andranno avanti ed uno spiraglio di luce gli si parerà davanti. Non vado oltre, ovviamente, per non eccedere con gli spoiler e rischiare di rovinarvi il piacere di godervi questa pellicola.
Keri Russell, la protagonista, è molto bella. L’ho già detto? Allora lo ripeto. E’ molto dolce e bella. Una faccia così non può che suscitare sentimenti di benevolenza. Soprattutto nel pubblico maschile – anche se forse sarà poco presente in sala. Nel pubblico femminile forse farà un po’ invidia. Ma non importa. Rimane bella. E brava. Le vengono benissimo le parti in cui la si vede sognare ad occhi chiusi, concentrarsi sulle sue torte, e quelle in cui mostra un cipiglio notevole.
Ah, ecco. Dimenticavo di dirvi che in questo film le torte sono centrali. Fanno da perno a tutta la trama. Il cibo, e in particolare le ‘cakes’, sono ciò che lega il passato ed il futuro della protagonista. Il rapporto con sua madre ed il tanto agognato futuro, fatto di libertà dal marito opprimente. Spesso si vede Jenna con gli occhi chiusi, tutta intenta a pensare/creare/inventare una nuova torta: dolce, salata, quiche o crostata che sia. Un esempio? Torta ‘il bambino piange come un dannato nel cuore della notte e rovina la mia vita’, ossia torta al formaggio stile New York, con delle noci pecan spruzzate e con il brandy e la noce moscata.
Jeremy Sisto risulta credibile come marito-padrone, come uomo truce e rude, privo di sensibilità e moderazione. Però, lasciatemelo dire, qui si eccede un po’ con il luogo comune dell’uomo marcio fin nelle ossa che fa da contraltare al fusto belloccio, perfettino, di buon partito, ricco, dolce, sensibile e desideroso d’affetto. In media res stat virtus, non dimentichiamolo mai. E poi Nathan Fillion nei panni dell’uomo ideale non sfigura… ma la faccia del bamba gli rimane!
Premio simpatia a Andy Griffith. Ricordate il detective Matlock, protagonista dall’omonima serie tv? Bene: è lui e… sì: è ancora vivo. Qui lo vediamo nei panni di Old Joe, il proprietario del locale, un vecchio dal cuore d’oro che fa di tutto per risultare scontroso e scorbutico.
Cheryl Hines, la cameriera Becky, è perfetta nel ruolo della donna scafata, di quelle quarantenni (e passa) che, seppur non piacenti, puntano tutto sul sex appeal, disilluse dalla vita e disposte a combattere con in denti per accaparrarsi gli ultimi bagliori di felicità che la vita le concede.
Eddie Jamison l’abbiamo già visto negli undici del film Ocean’s Eleven. Qui fa la parte di un revisore dei conti, provetto poeta, molto buffo e tontolone. S’innammora della cameriera Dawn.
Di Adrienne Shelly che dire? La guardi per tutto il film e non sai che lei – che del film è regista, attrice, sceneggiatrice, creatrice, madre, deus ex machina – non è riuscita a vedere il suo sogno realizzarsi. Infatti è morta nel Novembre 2006, poco dopo aver ultimato la lavorazione del film che, invece, è arrivato al Sundance Film Festival solo nel gennaio 2007. Un vero peccato. A pensarci ti si spezza il cuore.
Nota di merito sulla colonna sonora: nel momento in cui la vita della protagonista arriva ad una svolta, quando cioè dalle tenebre si passa alla luce, in sottofondo con volume bello alto si sente suonare un brano molto carino: ‘Short Shirt/Long Jacket’ dei Cake.

Il film Waitress arriverà nelle sale cinematografiche italiane venerdì 19 Ottobre, distribuito dalla 20th Century Fox.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.
Mirror su ScreenWeek Weblog.


26
set 07

Moss Paradox

 Kate Moss nuda (bianco e nero)

«In definitiva direi che essere magre è più facile che essere belle. Questo è il paradosso di Kate Moss».

La chiusa di Robba in una discussione sul suo blog su Style.it.


26
set 07

Velvet Goldmine

Velvet Goldmine (poster)

Velvet Goldmine

di Todd Haynes (Usa, Gran Bretagna 1998)
con Jonathan Rhys-Meyers, Ewan McGregor,
Christian Bale, Toni Collette, Eddie Izzard

Paillettes, colori, lustrini, tacchi alti (zatteroni), piume di struzzo, abiti attillati, tutto un luccichio questo “Velvet Goldmine”. Sarebbe dovuto essere una specie di biopic sulla vita di David Bowie e del suo alter-ego Ziggy Stardust – anche se il protagonista si chiama Brian Slade – ma a me è sembrato più un enorme videoclip. Non so se si può palrare di pellicola riuscita. Bisognerebbe anche vedere cosa avesse in mente il regista, Todd Haynes.
Consigliato comunque a chi ha amato – e ama ancora – il glam rock. Un fido compare mi ha fatto notare che in alcuni personaggi è possibile intravedere caratterische risalenti a tipi come Brian Eno, Iggy Pop e Lou Reed.
Se vi piace quella musica la colonna sonora – a cui hanno preso parte lo stesso Eno, Thom York dei Radiohead e il cantante dei Placebo – non vi dispiacerà affatto.
Rhys-Myers veste i panni del protagonista. Sesso, droga, trasvestitismo ed eccessi li mette in scena quasi come se avesse vissuto in prima persona quel periodo e ne fosse stato davvero il leader.
Ewan McGregor forse ha la faccia un po’ troppo da scozzese per interepretare un rinnegato americano. Tra l’altro la parrucca dai capelli lunghi e biondi lo fa assomigliare tremendamente a Kurt Cobain più che a Iggy Pop. E poi, guarda caso, il suo personaggio si chiama proprio Kurt.
Toni Collette tira fuori una prestazione che non ti aspetti. In un paio di scene è truccata così bene da sembrare addirittura giovane e carina. Mah!
Christian Bale non te lo vedi a fare il giovane incerca di se stesso che rimane folgorato dall’estetica glam. E’ un ragazzone australiano con due spalle quadrate ed una mandibola esagerata – che dentro ci starebbe comodo un ferro da stiro. Come si può affidargli la parte di un giovincello inglese nemmeno ventenne?

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


23
set 07

Tandem

Tandem (poster)

Tandem

di Lucio Pellegrini (Italia, 2000)
con Paolo Kessisoglu, Luca Bizzarri,
Maddalena Maggi, Luciana Littizzetto, Sandra Ceccarelli,
Giovanni Esposito, Enrico Bertolino, Catherine Spaak,
Fabrizia Sacchi, Luca Giordana, Paolo Sassanelli,
Tiziana Catalano, Srdjan Todorovic, Michele Vietri

La storia è quella di una coppia di Torino che, avendo dei problemi di convivenza, si rivolge ad un paio di analisti. Ognuno dei due partner ne sceglie uno diverso. Lei si affida ad una lei, lui ad un lui. Dopo un po’ di scopre che gli analisti stanno insieme, cioè formano una coppia nella vita privata. E’ crisi. I due analisti si mollano mentre la coppia continua a prendersi e lasciarsi. Si odiano ma non riescono a stare l’uno lontano dall’altra. Lui è un ex leader di una rock band che per mantenere la famiglia si è messo a scrivere dei jingle per gli spot pubblicitari. Lei una ragazza appassionata di riforme istituzionali che non ha mai finito di laurearsi in Scienze Politiche (o forse in Giurisprudenza). Le mancano pochi esami ma l’amore e la vicinanza con il suo compagno le impediscono di realizzarsi.
Paolo Kessisoglu ancora una volta fa il cialtrone. Un analista bugiardo, traffichino e senza spina dorsale.
Luca Bizzarri – proprio come in “E allora mambo” – è invece il trentenne che non vuole crescere, incastrato con tutte le scarpe nella sindrome da Peter Pan.
Maddalena Maggi è ancora la bella ragazza tormentata che soffre a causa del suo (genuino?) amore.
Insomma tutto molto molto simile al precedente film di Pellegrini. Una pellicola fotocopia. Persino 3 su 4 dei protagonisti sono gli stessi. C’è anche Luciana Littizzetto che qui però, in un certo senso, è stata ‘degradata’ ad un solo cammeo. In pratica appare in un paio di scene nei panni della poliziotta finta dura ma dal cuore tenero.
Giovanni Esposito è simpaticissimo nel ruolo dello sciamannato, del fuori di testa. Crede che la sua ragazza, andando a studiare negli Stati Uniti, si sia innammorata di Bill Clinton e che questi lo minacci e si prenda gioco di lui parlandogli attraverso le prese di corrente. Ricordate la parte di Gigio Alberti nel film precedente? Bene, è estremamente simile a questa qui.
Alla fine sono stato accontentato (o quasi). Sandra Ceccarelli ha partecipato ad una commedia ma – guarda caso – ha recitato il ruolo di una sfigata che prende parte alle sedute di terapia di gruppo. Tristezza, ancora tristezza.
Enrico Bertolino si imbuca in due o tre scene come partecipante ad uno di quei corsi sull’autostima. Per una volta ha saltato la barricata: si trova dalla parte del corsista, anziché da quella del trainer.
Un altro che ho trovato molto simpatico è stato Srdjan Todorovic; lo vediamo nei panni di un ragazzo greco trafugatore di reperti archeologici, palesemente innammorato della terapista.
Carina la colonna sonora: contiene alcuni brani dei Subsonica (che li vediamo esibirsi anche dal vivo in un locale della città), “Viva la felicità” di Franco Godi e un pezzo di musica elettronica, molto ma molto interessante, di cui però non ricordo il nome.
Se volete vedere un film di Lucio Pellegrini guardate il primo. “E allora mambo” è decisamente meglio. Fresco, originale e divertente. Questo qui saltatelo a piè pari, se mai aveste intenzione di dargli un’occhiata.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


23
set 07

La ragazza del lago

La ragazza del lago (poster)

La ragazza del lago

di Andrea Molaioli (Italia, 2007)
con Toni Servillo, Valeria Golino, Fabrizio Gifuni,
Nello Mascia, Marco Baliani, Giulia Michelini,
Fausto Sciarappa, Denis Fasolo, Franco Ravera,
Sara D’Amario, Heidi Caldart, Alessia Piovan,
Nicole Perrone, Enrico Cavallero, Anna Bonaiuto, Omero Antonutti

Secondo me è il miglior film italiano della stagione in corso. Anche se è vero che è appena incominciata… la stagione, dico. I motivi alla base di questa mia perentoria affermazione sono sostanzialmente tre.
1. La storia: originale, molto contemporanea, d’attualità. Basti pensare ai delitti e ai misteri che in questi giorni affollano la stampa italiana. Qualcosa che non è già stato raccontato, comunque. Qualcosa di molto verosimile, credibile, vivido nella sua angosciante semplicità. Tratto dal romanzo di Karin Fossum “Lo sguardo di uno sconosciuto’”. Una ragazza viene ritrovata morta sulla sponda di un lago in Friuli Venezia Giulia. Il commissario Sanzo, un cinquantenne di origine campana, accorre sul posto con il suo aiutante. Inzierà una classica indagine nel paesino d’origine della giovane per scoprire chi l’ha uccisa e perché.
2. La recitazione di Toni Servillo. Si potrebbe dire che quando recita lui tutti gli altri al suo fianco scompaiono. Ma sarebbe un’esagerazione. Per fortuna non è così. E’ comunque uno dei più bravi attori italiani del momento. Anche se forse non è molto versatile e alla lunga potrebbe stancare. A me, adesso e comunque, piace un casino. Ho visto tre suoi film (compreso “L’uomo in più” e “Le conseguenze dell’amore”) e li ho trovati l’uno meglio dell’altro. Ciò che mi affascina è il suo modo di recitare, il pizzico di strafottenza ed irriverenza che infonde al suo personaggio. Un ghigno beffardo che ti strappa diversi sorrisi, nonostante quella che stai vedendo non sia una commedia. La flemma tipica del commissario, il suo essere riflessivo, attento ai dettagli, tutt’altro che frettoloso, sono caratteristiche che lo rendono un personaggio idealtipico. Un tipico tipo di commissario a cui però Servillo aggiunge il suo pizzico – distintivo – di originalità.
3. Lo stile. Questo è un noir. Thriller mi sembra una parola grossa in questo caso. Un noir all’italiana. O meglio fatto in Italia. In un posto cioè dove non è che siamo poi così abituati, né bravi, a tirar fuori dei film di questo genere. Eppure Molaioli ci è riuscito. Io di altri noir ben riusciti negli ultimi anni ricordo solo – su due piedi – “Romanzo criminale” di Michele Placido e “Quo vadis, baby” di Gabriele Salvatores. “La ragazza del lago” mi ha affascinato per il ritmo: molto lento ma mai noioso. La storia si evolve in maniera lineare, senza discontinuità, mantenendo viva l’attenzione dello spettatore che è curioso di vedere come si evolvono le indagini – anche se fino a tre quarti del film sembra che tutti siano potenziali sospettati. Un’altro aspetto delizioso è l’uso della fotografia (affidata a Ramiro Civita). Verde, verde e verde a perdita d’occhio. Ci credo che la regione Friuli Venezia Giulia abbia partecipato in qualche modo alla produzione del film. Questa pellicola sembra un enorme spot alle località amene della regione. Il lago splende su tutti i peasaggi. Ma anche le scene girate nel paese hanno il loro appeal. Un’attrattività che sa di ‘mediocritas’, nel senso di ‘medio’, normale. Nulla di fuori dall’ordinario. Il paesino dove viveva la vittima poteva essere il mio, il nostro. Una qualsiasi cittadina di montagna. Così come le sfighe (tremende) che capitano ai personaggi di questo film: potrebbero capitare a noi da un giorno all’altro – qualora non fossero già accadute. Ecco. Molaioli ti racconta la semplicità. Vi prego: non venitevene fuori con frasi del tipo “Che palle! Che tristezza! Che sfiga!” In questo caso non attacca. Non con me. Il tema drammatico a volte deprime, altre volte – come in questo caso – intrattiene, grazie al sapiente modo di essere raccontato.
Da segnalare tra gli attori Fabrizio Gifuni. Qui interpreta un misterioso e taciturno papà sulla quarantina. Una sfinge. Davvero notevole. Mi dicono che quest’attore abbia tirato fuori una performance interessante anche quando ha recitato la parte del protagonista nella fiction su Aldo Moro. Bravo davvero.
Valeria Golino non mi ha convinto. Forse è ancora troppo giovane per il ruolo della madre di famiglia. O forse troppo vecchia. L’aspetto emaciato, da donna sofferente e tormentata, secondo me non è state sufficiente a renderla credibile al 100%.
Da tener d’occhio Heidi Caldart, la ragazza che interpeta la sorella della vittima.
Nello Mascia va un po’ sopra le righe con la recitazione in alcuni duetti con Servillo – se volete capire cosa intendo date pure un’occhiata al trailer. Ma tutto sommato è stato bravo anche lui.
Omero Antonutti nei panni del paraplegico irritabile e scontroso l’ho trovato semplicemente meraviglioso; per come era conciato sembrava che portasse sul volto i segni di una personalità burbera.
La ragazza del lago, Alessia Piovan, è una modella. D’accordo. Ma bella di una bellezza non appariscente. La semplice ragazza della porta accanto che tutti però vorrebbero come vicina. Guardate un po’ se non ho ragione.
Ho trovato molto carina anche Giulia Michelini, la ragazza che interpreta la figlia del commissario.
Anna Bonaiuto merita rispetto e stima. In due o tre scene appena costruisce un personaggio così vero, genuino che mette i brividi per quanto sia tragicamente verosimile. Interpreta la moglie malata del commissario: una donna che, perdendo gradualmente la memoria, arriva a non riconosce più marito e figlia.
Per descrivere brevemente ma con efficacia questo film potrei elencarvi aggettivi quali: angosciante, brutale, reale, vivido, serio, convincente, avvincente, toccante… ma sarebbe solo verbosità. Fate prima a guardarlo, il film.
La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


21
set 07

Fingershopping

Lungimiranza e modernariato: una clip del passato mostra il futuro dello shopping via monitor.
Fonte: … ma sono vivo e non ho più paura (Gparker)


19
set 07

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