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Le relazioni pericolose
(Dangerous Liaisons)

di Stephen Frears (Usa, 1988)
con John Malkovich, Glenn Close,
Michelle Pfeiffer, Uma Thurman, Keanu Reeves,
Swoosie Kurtz, Mildred Natwick, Peter Capaldi,
Joe Sheridan, Laura Benson, Joanna Pavlis, Valerie Gogan

Premessa: i film in costume non mi sono mai piaciuti. Ma in questo caso faccio un’eccezione. Bisogna fare un’eccezione. Perché “Le relazioni pericolose” è un vero capolavoro. Sesso, vendetta, perfidia, vanità, gossip, sotterfugi, seduzione, loquacità. Sono questi gli ingredienti di una commedia all’humor nero, ambientata nei salotti buoni della Parigi di fine ‘800, che finisce per tramutarsi in tragedia. Tanto di cappello al regista, Mr. Stephen Frears. Ma anche applausi sonori al cast tutto. Ad iniziare dai due protagonisti: Glenn Close e John Malkovich. A questi bisognerebbe dare decine di premi. Facciamo in modo che insegnino in scuole di cinema. Please. Perché qui sono davvero eccelsi. Perfetti per la parte. Incredibilmente dentro il personaggio. Che abbiano usato il celeberrimo metodo Stanislavskij?
Lei appare algida, perfida, di una cattiveria unica. Pungente, sagace, vendicativa. Lui si mostra sornione, seduttore suadente, abile affabulatore – anche se, a dirla tutta, di primo acchitto, un po’ ti chiedi come sia possibile che un non-bello come Malkovich possa risultare tanto credibile nel ruolo del seduttore.
E poi c’è Michelle Pfeiffer. Altra performance da applausi. Casta, silenziosa, timorata, sempre circospetta e con gli occhi bassi, prima. Amante folle dopo. Bellissima nelle scene in cui la si vede a letto con i lunghi capelli biondi sciolti.
Uma Thurman e Keanu Reeves sembrano ancora dei ragazzini. Anzi no. Nel 1998 erano ancora dei ragazzini. Ed infatti recitano la parte di due giovani. Lei dovrebbe apparire esile, soave, pudica ma piena di malizia recondita. A me la Thurman non è mai piaciuta come donna ed infatti mi chiedo perché non ne abbiano presa una più bella. Tutto sommato qui recita davvero bene per cui – alla fine – credo che nel suo caso si sia trattato di una valida scelta di casting.
Reeves invece, gestisce benissimo la faccia da bambascione. Per il 90% del tempo incarna un giovane maestro di musica, tanto ingenuo, invaghito della giovane Cecil. In coda si mostra uomo d’0nore, profuso di senso del dovere e conscio della gravità della situazione. Bravo anche lui.
Molto valida inoltre la performance di Mildred Natwick: qui la vediamo nei panni dell’anziana e saggia zia. Una sola scena da protagonista e classe da vendere. Mette quattro frasi in croce e riesce ad esprimere tutta l’esperienza che un’anziana dama di corte deve necessariamente aver accumulato negli anni.
Questa pellicola, remake di un film del 1959 diretto da Roger Vadim, agli Oscar del 1988 è riuscita a vincere 3 premi: uno per i costumi, uno per la scenografia e uno per la sceneggiatura non originale. E difatti tutta qui sta la potenza del film: nella storia. Semplicemente meravigliosa. Tutt’altro che banale. In un ipotetica scala di cose valide presenti in questo film seguono: la maestria degli attori, i dialoghi (da restarci a bocca aperta tanto sono cesellati e pregni di frasi pesantissime), le ambientazioni, i costumi ed il trucco.
Realizzazione pressoché perfetta. Exploit difficile da ripetere.
Nota personale: nella trama di “Le relazioni pericolose” ci ho visto molti spunti che sono stati poi ripresi – una decina di anni dopo – dal film “Cruel Intention”.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.