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Camerieri

di Leone Pompucci (Italia, 1994)
con Paolo Villaggio, Diego Abbatantuono,
Carlo Croccolo, Antonio Catania, Ciccio Ingrassia,
Sandra Milo, Ugo Conti, Antonello Fassari, Marco Messeri,
Enrico Salimbeni, Dany Tesoro, Regina Bianchi,
Ludovica Modugno, Fatou Sy, Dennis Fattori, Mario Bianco

Seconda visione. Questo film l’ho già visto una decina di anni fa. Credo di averlo registrato in VHS dalla tv. Proprio come oggi, solo che questa volta si trattava di un file mp4. Ad ogni modo non è questo il punto. Il punto è che mi ha fatto molto piacere rivedere “Camerieri”. Per tre semplici motivi: il cast, la storia e l’atmosfera.
Riguardo al cast posso dire che è stato scelto il meglio. Ogni personaggio era indovinato. Ognuno esattamente al suo posto. A cominciare da Paolo Villagio che vestiva i panni di un anziano capo cameriere, completamente perso nei ricordi di quando prestava servizio in prestigiosi locali in luoghi di villeggiatura molto esclusivi. Per seguire con Diego Abbatantuono, qui chiamato a rappresentare un cameriere schiavo delle scommesse, costantemente in bolletta, innamorato di una prostituta di colore, con una situazione familiare pessima e un figlio ciccione che stravede per lui. Enrico Salimbeni invece fa il giovane cameriere, figlio del caposala, al suo primo giorno di lavoro. Marco Messeri recita una parte molto stralunata: un cameriere ex fisarmonicista scostante e senza famiglia che dorme nel ristorante stesso. Antonio Catania si è calato perfettamente nei panni di un cuoco molto irrascibile, permaloso e profondamente religioso che cerca di insegnare il suo mestiere ad un filippino (Dany Tesoro) e di convertirlo allo stesso tempo al cattolicesimo. Carlo Croccolo è un ricco attempatissimo e molto cafone, un puttaniere intenzionato a comprare il locale. Antonello Fassari interpreta suo figlio, un tipaccio cattivo con il codino dall’aria molto sudicia. Regina Bianchi fa l’anziana moglie del capofamiglia mentre Sandra Milo è la sua amante. Ciccio Ingrassia appare solo nella prima parte del film come uno spossato e anzianissimo proprietario uscente del ristorante.
La storia è molto bella e, se vogliamo, nostalgica: il titolare di un ristorante, troppo vecchio e stanco per occuparsene, decide di vendere la struttura e l’attività ad un mobiliere del posto. L’ultimo giorno di lavoro per l’intero staff di camerieri scalcagnati è anche quello in cui il nuovo proprietario decide di festeggiare il suo 50° anniversario di matrimonio con un pranzo proprio nel ristorante appena acquistato. L’occasione sarà quella di testare il servizio e decidere se lasciare in attività la ristorazione o trasformare il posto in un magazzino/esposizione per la sua azienda d’arredamenti. Nel giorno maledetto succederà di tutto: alcuni litigi, un tentativo di suicidio, la scoperta di molte verità sui vari protagonisti, l’attuazione di piccole vendette, qualche furto, decine di inghippi che mineranno la riuscita del pranzo celebrativo, ecc. Ai camerieri interesserà solo che la giornata si concluda con la la promessa che il ristorante non chiuda e la loro conferma nel ruolo.
Dell’atmosfera che posso dire? Ho già affermato che è molto nostalgica. A tratti anche molto triste e drammatica. Ma rende comunque molto bene quel senso di desolazione dato dai luoghi in cui avviene l’azione e trasferito, per prossimità, alle vite dei protagonisti. Come non aver pietà per i vari mariti ripudiati dalle mogli, per le mogli tradite dai mariti, per i figli e i nipoti affezionati a padri e zii, nonostante questi diano loro un cattivo esempio, per la gloria passata di un vecchio cameriere che non vuole dimenticare i suoi giorni migliori, per la voglia d’innamorarsi ancora nonostante un matrimonio naufragato in malo modo, per un talento tanto valido quanto sprecato, ecc.
Ottima la scelta di girare in uno stabilimento balneare in totale stato di abbandono. E’ soprattutto questo a dare l’idea di anime perse.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.