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Il mattatore

di Dino Risi (Italia, Francia, 1959)
con Vittorio Gassman, Anna Maria Ferrero,
Peppino De Filippo, Dorian Grey, Mario Carotenuto,
Alberto Bonucci, Fanfulla (Luigi Visconti), Fosco Giachetti,
Luigi Pavese, Armando Bandini, Linda Sini, Aldo Bufi Landi

Film che rientra pienamente nel filone della ‘commedia all’italiana’. Un’altra di quelle pellicole che cerca di prendere in giro l’arte di arrangiarsi di quell’Italia popolare nell’immediato dopoguerra.
Un attore fallito, Gerardo Latini, detto l’Artista, approfitta delle sue doti recitative per mettere in piedi un sacco di truffe. Dopo i primi passi molto goffi finisce in carcere dove incontra un ‘figlio d’arte’: un tale noto come ‘Chinotto’. Usciti di prigione, i due faranno coppia e carriera. Si sposteranno a Milano. Qui l’Artista conoscerà una truffatrice, una donna tanto affascinante quanto scaltra, che lo porterà a rompere il sodalizio con il suo compare. Le cose andranno sempre meglio: la fama arriverà fin sui giornali nazionali. La nuova coppia riuscirà persino a realizzare una truffa ai danni di un facoltoso industriale, coinvolgendo anche il Ministero dell’Aviazione. Il rapporto con la sexy Elena, però, si rivela presto solo una questione d’affari. Tornato a Roma, infatti, l’Artista cerca di riconquistare una sua vecchia fiamma, un’onesta ballerina di rivista che intanto sembra si sia legata ad un ragionierino sfigato. L’amore e la fiducia nei confronti della ragazza porteranno l’Artista a farsi gabbare da quest’ultima, la quale, con l’aiuto del vecchio socio Chinotto, metterà in scena un vero matrimonio per incastrare l’aitante truffatore. Lui infatti, credendo che la cerimonia sia finta, si ritroverà spostato alla bella giovane.
Il racconto è quasi tutto un flashback durante il quale il protagonista (Vittorio Gassman) racconta ad un maldestro truffatore i suoi ultimi anni di vita, le mirabolanti truffe e le vicende che lo hanno condotto a fare la vita di onesto maritino.
Due parole sugli attori: questo film è rimasto talmente legato a Gassman da far sì che poi “il Mattatore” rimanesse uno dei suoi soprannomi.
Anna Maria Ferrero è davvero molto bella. Di una bellezza semplice e molto elegante. Non sosfisticata. Una moretta dolce e piccola che si rivela perfetta nel ruolo della mogliettina dei sogni. Senza dimenticare, però, che in costume da ballerina (gambe scoperte, spalle scoperte, body scollato e piume sul sedere) fa pur sempre la sua porca figura. Passatemi il termine e scusatemi la volgarità. In questo caso nell’aggettivo ‘porca’ non c’è nulla di sconveniente. Mi chiedo dunque come mai il suo nome non sia diventato così celebre come Sophia Loren, Gina Lollobrigida, Silvana Mangano o Marisa Allasio.
Peppino De Filippo ha un ruolo di contorno. Non è fondamentale, seppure se la cava ottimamente in due o tre scene che lo vedono protagonista.
Mario Carotenuto rimane uno dei più brillanti caratteristi del cinema italiano. Simpaticissimo.
Dorian Grey fa sempre la fatalona. La bella ma non buona. Portatrice di simboli quali la seduzione, l’inganno, la scaltrezza, la doppiezza. Sarà stata una femme fatale anche nella vita reale? Era davvero una mangiauomini anche fuori dal palcoscenico? A distanza di anni risulta sempre un bel vedere, nonostante i canoni di bellezza e fascino siano ormai cambiati.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.