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Il mio disco per l’estate

Martin Solveig - So Far

Non so voi. Ma io ho trovato il mio disco per l’estate. Si chiama "Cabo Parano". E’ prodotto dal dj francese Martin Solveig. A metterci la voce è una certa Stephy Haik. Cassa in 4/4 e tanta, dico tanta solarità. Ogni volta che lo ascolto non posso esimermi dal picchiettare il palmo della mano sul tavolo o fare il ‘clap’ in aria. Il pezzo mi è piaciuto così tanto che dopo soli 20 minuti ho comprato l’intero album (su Ebay). Che tanto conteneva anche altre storiche chicche dello stesso produttore. "So Far" di Martin Solveig. Etichetta ULM (Universal Licensing Music). Francia.
Compratelo. Scaricatelo. Suonatelo. Ballatelo. Non vi pentirete. Io lo sta già facendo.

All’onorevole piacciono le donne

All'onorevole piacciono le donne

All’onorevole piacciono le donne
Nonostante le apparenze… e purché la nazione non lo sappia

di Lucio Fulci (Italia, 1972)
con
Lando Buzzanca, Laura Antonelli,
Agostina Belli, Renzo Palmer, Corrado Gaipa,
Lionel Stander, Arturo Dominici, Eva Czemerys, 
Josè Quaglio, Armando Bandini, Aldo Puglisi, Claudio Nicastro,
Fancis Blanche, Quinto Parmeggiani, Anita Strindberg

Quella raccontata in questo film è una storia davvero qualunquista ma, chissà perché, i film con Lando Buzzanca mi risultano sempre parecchio simpatici.
Un onorevole siciliano intorno alla quarantina è possibile candidato alla Presidenza della Repubblica. E’ un membro del parito di centro ed è già presidente del consiglio – carica guadagnata palesemente grazie a diversi brogli, imbrogli, sotterfugi, truffe, ecc. In realtà il suo sucesso non è tutto merito personale. Anzi, del suo carisma c’è poco e nulla. Lui è solo un pupazzo nelle mani di un potentissimo cardinale – anch’esso di origine siciliana – che fa di tutto per portare un suo uomo alla più alta carica dello Stato Italiano. Come se non bastasse, il porporato è anche colluso con una potente famiglia mafiosa che offre il suo aiuto per eliminare fisicamente quanti si oppongono al disegno superiore.
Il problema è che l’onorevole si è dedicato anima e corpo alla causa della carriera, mettendo da parte, anzi ignorando del tutto, i richiami della carne. Il suo appetito sessuale – putroppo per lui – si risveglia all’improvviso proprio alcuni giorni prima della sua elezione a presidente. Per evitare qualsiasi scandalo, e per permettere all’uomo di curarsi, un amico frate domenicano gli consiglia di rinchiudersi in un convento per alcuni giorni, dove potrà essere assistito da un altro frate tedesco, psichiatra esperto di turbe di questo tipo. Tra le mura del convento il problema si risolverà con un improvviso sfogo degli istinti più bassi del malato. In altre parole l’onorevole, in preda a raptus incosciente, fara sesso (disonorerà) con tutte le suore ivi domiciliate. Quando tutti i suoi guai sembrano risolti in una sola notte, i sintomi della sua irrefrenabile fame sessuale si manifestano anche il giorno dopo, durante il ricevimento per la Festa della Repubblica.
Inoltre, una suora, scampata al raptus della notte prima, lo raggiungerà in città per chiedergli di subire lo stesso trattamento delle sue consorelle. La tentazione sarà forte. L’onorevole cercherà di resistere ma alla fine cederà e si rifugerà in un motel per una notte di fuoco con la sua tentatrice. Sarà lì che deciderà di abbandonare la politica per seguire i suoi istinti. Ma non ha fatto i conti con il suo protettore di sempre che, a suon di minacce, lo rimetterà sulla strada per lui tracciata da tempo. Volente o nolente deve diventare Presidente della Repubblica. Tra le altre cose, si assiste anche ad un maldestro e ridicolo tentativo di colpo di stato da parte delle forze dell’ordine, a intercettazioni ambientali incrociate tra vari corpi dello stato e la mafia e persino all’esplosione di un aereo su cui volava il candidato avversario alla corsa per il Quirinale.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

Io vi dichiaro marito e… marito

Io vi dichiaro marito e marito

Io vi dichiaro marito e… marito
(I Now Pronounce You Chuck and Larry)

di Dennis Dugan (Usa, 2007)
con Adam Sandler, Kevin James, Jessica Biel,
Dan Aykroyd, Steve Buscemi, Ving Rames,
Cole Morgen, Shelby Adamowsky

Commedia leggera leggera che però tocca un argomento di cui non si parla mai abbastanza: la discriminazione sessuale.
Due amici e colleghi che di mestiere fanno il vigile del fuoco, sono costretti a fingersi gay e a sposarsi pur di essere riconosciuti come partner dallo stato. La motivazione di fondo è che uno dei due, Larry (Kevin James), è vedovo e teme che in caso di morte nessuno potrà prendersi cura dei suoi due bambini. Nessuno tranne il suo fedele amico Chuck (Adam Sandler), il quale però è a dir poco uno sciupafemmine, uno che definire "mandrillo" non è sufficiente per rendere l’idea. I guai per i due protagonisti arriveranno quando lo stato manderà qualcuno a controllare che la loro sia davvero una unione omosessuale e che invece non stiano defraudando l’assicurazione. Anche rivolgersi ad un esperto avvocato non agevolerà la situazione dal momento che questi si rivelerà una giovane donna, Alex (Jessica Biel), non solo avvenente ma anche single.
Questo almeno è quello che sono riuscito a capire. Io il film l’ho visto ieri pomeriggio nella sala privata della Universal, qui a Roma. Nei cinema arriverà il 14 Settembre e purtroppo non è stato ancora doppiato. Il mio inglese non è a livelli tali da poter cogliere tutte le sfumature delle battute di Sandler e del suo compare che – lo sapevate? – è il tizio che fa coppia con Will Smith nel film "Hitch".
Il punto debole di questo film è che il cast è composto da volti non molto noti in Italia. Jessica Biel inizia ad essere abbastanza riconoscibile ma non è ancora una diva internazionale. Ahimé. Ho scoperto anche che è una voce molto bella, davvero sensuale, che – abbinata al corpo mozzafiato – la rende una delle giovani attrici americane più desiderabili del momento.
Inoltre anche Adam Sandler non è poi così famoso qui da noi. "50 volte il primo bacio", "Spanglish", "Cambia la tua vita con un click", "Big Daddy", "Prima o poi me lo sposo", "Terapia d’urto", non sono titoli che in Italia hanno sbancato il botteghino. Tutt’altro. Ed è un vero peccato perché ha una faccia che fa simpatia e con la parola ci sa fare. Stesso discorso, a grandi linee, va fatto con Kevin James.
E’ sempre un piacere comunque vedere recitare sul grande schermo una vecchia gloria della commedia americana come Dan Aykroyd. Ne siamo un po’ tutti orfani. Anche se le sue ultime pellicole da protagonista (Blues Brothers 2000 e Evolution) non ci hanno proprio esaltato, continuerà ad essere sempre nei nostri cuori per le sue superlative interpretazioni degli anni ’80. Qui lo vediamo nei panni del Capitano Tucker, il capo del team dei pompieri, e devo dire che se la cava decisamente bene. Soprattutto nell’arringa finale dentro l’aula del tribunale.
Buona performance anche per Steve Buscemi. Il suo personaggio è un po’ un freak. Un tipo strano che indaga sulle vite private della gente rovistando nella spazzatura e piazzandosi dietro la porta di casa dei sospettati. Buffissimo il borsello a stelle e strisce che porta legato alla cintura.
Da segnalare anche il cammeo di Richard Chamberlain (ricordate padre Ralph di Uccelli di Rovo?) che interpreta un giudice bonario dai baffi biondi. 
Ancora una volta gli addetti al cast sono stati molto in gamba nel reclutare gli attori per la parte dei bambini. Tra i due figli di Larry è da segnalare il maggiore, un ragazzetto di 8/9 anni molto effemminato – diciamo pure in forte odore di omosessualità – che balla il tip tap, gioca con il Dolce Forno Harbert e fa continuamente la spaccata.
Il punto forte è il trattare di un argomento – l’omosessualità – su cui ancora si fa dell’umorismo e che – da non crederci – attecchisce ancora sul pubblico. Insomma è come se le risatine sui gay non moriranno mai – ahinoi. Lodevole comunque il tentativo di trattare un arogmento sempre più di attualità, come il diritot per le coppie di fatto di vedersi riconosciuti alcuni diritti fondamentali come la mutua assistenza, anche al di fuori del matrimonio tradizionale. Lo ripeto: non se ne parla mai abbastanza. Merito dello sceneggiatore Alexander Payne? (Vedi il regista del film "Sideways").
Punto di domanda: fare uscire questo film il 18 Settembre sarà d’aiuto? La stagione cinematografica 2007/08 sarà appena partita. L’estate sarà ormai alle spalle – anche se da poco. Ma gli spettatori ritornernanno subito in massa a rinchiudersi nelle sale? Io me lo domando. Non sono uno che crede poi tanto nell’allungamento della stagione cinematografica. E’ un argomento questo su cui gli addetti ai lavori dovrebbero riflettere ancora a lungo, magari alla luce degli incassi di questi ultimi caldissimi mesi.

Qui una locandina alternativa per gli Stati Uniti.
La scheda di
IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

Il nostro segreto in edizione integrale

Mauro Mancini è un amico, un vecchio collega di università. E’ anche un regista. L’anno scorso ha prodotto e diretto un corto dal titolo "Il nostro segreto". L’ha portato un po’ in giro per vari festival, italiani e non, arrivando persino a vincere il Premio del pubblico al Rome Independent Film Festival.
Mi è giunta voce che questo corto sarà distribuito sul DVD allegato al prossimo numero della rivista Best Movie. Io, nel frattempo ve lo mostro in edizione integrale. Lo trovate in
questo post di ScreenWeek Weblog. Niente di illegale, s’intende. E’ stato lo stesso Mancio (noi lo chiamiamo così) a metterlo su Crackle.com, la nuova piattaforma Sony per la distribuzione di video. Una specie di nuovo YouTube, per intendersi.

Fascisti su Marte

Fascisti su Marte

Fascisti su Marte

di Corrado Guzzanti (Italia, 2006)
con
Corrado Guzzanti, Marco Marzocca,
Lillo Petrolo, Andrea Blarzino, Andrea Purgatori,
Andrea Salerno, Caterina Guzzanti, Irene Ferri,
Simona Banchi, Paola Minaccioni

Nel 2003, all’interno del suo programma "Il caso Scafroglia", Corrado Guzzanti creò una miniserie dal titolo "Fascisti su Marte". Tre anni dopo quella stessa serie è diventata un film di 100 minuti prodotto dalla Kipli Entertainment (dello stesso Guzzanti) e dalla Fandango di Domenico Procacci.
Più che di film si dovrebbe forse parlare di pseudo-documentario storico. Più che altro è una collezione di gag, collegate tra loro da una storia improbabile ambientata durante il ventennio del Fascismo, e realizzata sulla falsa riga stilistica dei cinegiornali dell’Istituto Luce che, proprio in quell’epoca, venivano trasmessi nelle sale cinematografiche.
"Fascisti su Marte" narra di un manipolo di camice nere, capitanate dal gerarca Barbagli, che cerca di conquistare Marte, altrimenti detto, il "pianeta rosso, bolscevico e traditor". Testuali parole della sigla di testa. Un gruppeto di sei imbranatissimi pseudo-militari, che definire babbei è dir poco, arriva addiritura a crede di incontrare un popolo autoctono ostile che, in realtà, altro non è che un gruppo di sassi dalla forma ovale (i Mimimmi).
L’operazione non è puramente comica, né completamente ancorata ai fatti del ventennio. Anzi credo che si siano volutamente tirati in ballo temi alqunato attuali, un po’ per strizzare l’occhiolino a chi poco sa del triste ventennio, un po’ perché è tipico di Corrado Guzzanti e della sua ars comica infarcire i testi di satira nei confronti dei tempi che corrono.
Si ride tantissimo, soprattutto se si è fan di Guzzanti e si apprezza il suo umorismo stralunato, meravigliosamente originale. Si rimane anche a bocca aperta per come abbia curato il lessico sia dei – pochi – dialoghi che della lunghissima narrazione fatta dalla voce fuori campo, che finisce per coprire più del 90% del tempo della pellicola. Ti viene da chiederti quanto sia durata la ricerca, quanti cinegiornali e "Settimane Incom" si sia visto Guzzanti, per scivere l’intera sceneggiatura.
Piccola nota 1.: in questo film Irene Ferri appare molto sexy. Non l’ho mai vista sotto questa luce. Credo sia merito degli striminziti abiti bianchi da amazzone e del trucco molto pesante.
Piccola nota 2.: origliando i commenti degli spettatori ho scoperto che il film è stato girato in una cava in zona Magliana qui a Roma. Sarà vero?
Piccola nota 3.: i costumi mi sono sembrati alquanto fedeli a quelli dell’epoca. In particolar modo la divisa militare con i pantaloni alla zuava.
Nota grande: Corrado Guzzanti non solo è il protagonista e il regista del film ma si è anche occupato della sceneggiatura, delle luci e delle musiche. Suo ovviamente anche il soggetto. Si può dire dunque che questo film sia proprio suo, al 100%.
Io che ho adorato interamente "Il caso Scafroglia" non potevo proprio perdermelo. Averlo visto solo diversi mesi dopo in un’arena estiva all’aperto è un ritardo alquanto colpevole. :D

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

Vito Lops on Nova100

L'economia della trasparenza

L’amico, nonché paesano ed ex-direttore, Vito Lops ha iniziato a scrivere di economia su L’economia della trasparenza, un blog tutto suo, affiliato al progetto Nova100 de Il Sole 24 Ore.
Mi ha chiesto di dirlo un po’ in giro. Dunque ecco qui: questo post valga come augurio e post promozionale allo stesso tempo. Che poi, a pensarci, non c’era neanche bisogno che me lo chiedesse: il suo nuovo blog era nel
mio feed aggregator, e nel mio blogroll, da più di 15 giorni. :-)

La scimmia pensa, la scimmia fa

La scimmia pensa, la scimmia fa

La scimmia pensa, la scimmia fa
Quando la realtà supera la fantasia
(Stranger Than Fiction)
di Chuck Palahniuk
2006, Mondadori – collezione "Strade Blu"
pagg. 268 – Euro 15

Questo libro di Palahniuk non mi è piaciuto come gli altri. Si tratta di una raccolta di racconti scritti lungo un ampio arco temporale per tutta una serie di riviste differenti. C’è l’intervista a Marylin Manson, quella a Juliette Lewis, il racconto del rodeo dei trattori nel midwest, quello di una serie di match di lotta libera, quello di un incontro/festival tra editori ed aspiranti autori, quello di una seduta spiritica con delle pseudo-medium, quello del giorno in cui è andato a firmare il contratto per i diritti di sfruttamento sul libro Fight Club per realizzarne un film o quello sul giorno in cui è andato a Los Angelese per una premiazione importante (i Grammy Awards) e si è tenuto gli abiti che qualche ora prima gli avevano fatto indossare per un servizio fotografico molto glamour su GQ.
Anche nei pezzi più autobiografici, nello scrivere di se e della sua vita, Pahalaniuk si scopre e non si scopre. E’ curioso leggere i retroscena dal quotidiano del proprio autore preferito (quanto ci sarà di vero?) eppure si ha la sensazione di rimanere in superificie. Anche su cose molto intime e/o drammatiche come il rievocare gli eventi che hanno portato alla morte del padre, il riconoscimento della sua salma oppure il racconto della drammtica infanzia di suo padre, l’abuso di steroidi, ecc. sembra quasi che eviti di andare davvero a fondo.
Forse il mio giudiuzio ‘non positivo’ è stato largamente influenzato da quello di Michele Boroni che ha parlato di un Palahniuk che gioca a fare il Palahniuk.
"Solo voglia di stupire, turbare e sconvolgere. E nulla più". Forse no. Non saprei dirlo di preciso. Comunque sia, se proprio volete leggere qualcosa della sua produzione ‘fate skip’ su "La scimmia pensa…". Passate oltre. Molto meglio un "Ninna nanna", un "Fight Club" o un "Survivor". 

La scheda di Bol.it e quella di Internet Bookshop.

Dulevànd all’Hotel La Griffe

Venerdì sera – 21 Luglio – sono stato al La Griffe Hotel in via Nazionale per un aperitivo notturno. L’occasione era l’ennesimo reading del libro “Appena il tempo di andare via” di Fabio Morici. Anche questa volta si sono esibiti i Dulevànd. Hanno eseguito 4 pezzi. Uno dei quali, “Alla controra” lo potete ascoltare nel player qui sotto.

Vogliate scusarmi per la poca luminosità delle immagini e per la bassa qualità del suono ma lì sopra la luce a disposizione per illuminare gli artisti era davvero poca e poi il microfono della mia Casio Exilim EX-S500 è quel che è.
Qui trovate altri due video dei Dulevànd.

Schmap again n’ again

Porta Piavia Salaria

Quelli di Schmap hanno pubblicato la terza edizione della guida di Roma, che adesso, tra l’altro, è disponibile anche online.
Ancora una volta hanno utilizzato mie immagini. Due, per la precisione: 
Porta Pia e via Salaria.
Non c’è che da andarne fieri.

Il mio nome è pensa più

Provate a pensare al brano "Il mio nome è mai più" del trio LigaJovaPelù. Poi pensate a "Pensa" di Fabrizio Moro. Adesso sovrapponete le due immagini sonore e ditemi se il risultato non è molto simile al brano qui sotto.

"Il mio nome è pensa più" è un mash-up realizzato da Catominor.