Flyboys

Giovani aquile
(Flyboys)

di Tony Bill (Usa, 2006)
con
James Franco, Jean Reno, Martin Henderson,
Jennifer Decker, Tyler Labine, David Ellison, Abdul Salis

Immaginate un "Pearl Harbour" ambientato nel 1917, ossia durante la Prima Guerra Mondiale – anziché durante la seconda. Vicende di piloti dell’aeronautica militare incrociati con una storia d’amore. Mettete nel calderone anche sentimenti quali l’amicizia, il dolore per il lutto, la vendetta, la voglia di affermarsi nella vita, di farsi valere, il diventare ‘uomini veri’, il senso del dovere, il razzismo, l’ebrezza e la passione per il volo, la voglia di dominare il cielo. Mescolate il tutto ed avrete "Flyboys".
La storia è quella di un manipolo di giovani che partono dagli Stati Uniti alla volta della Francia per arruolarsi nella Squadriglia Lafayette, uno dei primi battaglioni dell’aeronautica militare francese. Tutti fuggono da qualcosa: chi per cercar fortuna poiché pieno di debiti (è il caso del protagonista – Rawlings), chi perché ricercato a causa di una rapina a mano armata, chi perchè costretto dal padre a dimostrare di essere in grado di combinare qualcosa nella vita.
La storia d’amore arriva quasi a sfiorare il patetico. Lei è una francese molto giovane che vive sola in campagna con tre bambini, figli di suo fratello e sua cognata morti. Lui incontra lei per caso in un bordello. Si trova lì dopo un brutto atterraggio d’emergenza con il velivolo. Si fa curare da lei. Si piacciono subito. Ne nascerà un equivoco che però verrà presto risolto. Lei non è una prostituta ma solitamente rifornisce il bordello di derrate alimentari (frutta, formaggi, ecc.)
I combattimenti tra gli aerei a me sono piaciuti. Sembravano abbastanza realistici, non fosse per quell’effetto scia dei proiettili sparati, che era secondo me troppo scuro ed evidenziato.
L’ho già detto
quando ho parlato di Spider-Man 3
: James Franco è un attore molto bravo. Una grande scoperta per Hollywood. Giovane ma già capace di esprimere performance a livelli altissimi. Il suo è un futuro più che promettente. Lo ripeto: secondo me il suo ceffo è più che valido per una versione di James Bond sulla trentina.
Jennifer Decker è una bellezza discreta, non urlata. Il trucco l’ha aiutata molto nel apparire una contadinella dal grande cuore, apparentemente fragile ma dal carattere roccioso. Il casting ha fatto un’ottima scelta nel prendere una francese per interpretare il ruolo di una francese. Sembra ovvio ma, ahimè, nel cinema prodotto in America ci sono stati tanti casi in cui questo, putroppo, non è avvenuto, causando poca credibilità al personaggio.
Buona prova degli attori comprimari. Tutti. Particolare segnalazione per l’attore di colore, Abdul Salis. Recita dignitosamente per cui è un peccato vederlo nei panni del personaggio che ripropone i problemi razziali nei primi decenni del secolo. Voglio dire: perché inserire di straforo questo tema in un film del genere? Perché buttarlo lì così? Era proprio necessario?
Segnalazione anche per Martin Henderson, l’attore che interpreta il caposquadra. Di qualche anno più adulto rispetto all’età media dei suoi allievi, appare come un uomo dal fascino magnetico, pieno di mistero e di tristezza nel cuore. Uno che ha visto morire un sacco di soldati, amici e parenti, uno che preso a cuore il suo ruolo, pur essendo conscio della vacuità della guerra. Io, al posto del regista, avrei insistito maggiormente sul profilo psicologico di questo personaggio.
Jean Reno non sfigura. Da bravo attore qual è fa il suo dovere. Senza esagerare. Per di più, il ruolo assegnatogli gli rende le cose più semplici. Il suo Capitano Thenault è un uomo bonario, che capisce i suoi uomini, che spinge loro a migliorarsi e che dosa benissimo il suo potere. Infatti lo vediamo severo solo in quelle rare occasioni in cui è costretto ad agire per il bene della collettività.
Portate la vostra partner a vedere questo film. Magari in un’arena estiva all’aperto. Vedrete che a lei piacerà.  

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.