Vlog Camp (12)

A mio modesto parere il VlogCamp che si è tenuto oggi a Roma è stato un’occasione mancata. Io ci sono stato. Sono arrivato verso le 10.30 e sono andato via non prima delle 14.30. Dunque ho visto, ho ascoltato e, riassumendo, posso dire che, sinceramente si poteva fare di più. E forse anche meglio. Perché il videocasting e la tv sul web davvero meritano approfondimenti sostanziali.
Quello che mi ha deluso è stato semplicemente il dialogo. Avrebbe dovuto esserci e non c’è stato. Mi spiego. I barcamp sono nati come unconferences (non conferenze). La partecipazione dal basso, del pubblico è fondamentale. Anzi il pubblico quasi non dovrebbe esistere. Tutti dovrebbero essere allo stesso tempo relatori e spettatori
. Chi ascoltava doveva intervenire di più e con più entusiasmo. Ma non ho visto grande interesse. Forse perché i temi trattati non erano poi così interessanti?
Non ho una lunga esperienza di barcamp ma posso dire che
il precedente evento romano aveva espresso le sue peculiari caratteristiche molto meglio di quanto sia riuscito a fare il VlogCamp. Non ritenetelo un attacco. Anzi mi spiace per gli organizzatori che forse avevano in testa tutt’altro risultato.
Un altro aspetto negativo è stato la strutturazione dell’evento. La sala per gli interventi era una sola. Inoltre si trattava di uno studio televisivo con tanto di riflettori e di telecamere semi-professionali montate su carrelli. Zero sedie per gli spettatori. Solo tre grossi cubi bassi su cui appollaiarsi a mo’ di ‘pubblico gggiovane’. Luci troppo forti. Distanza eccessiva tra chi parlava sotto l’occhio delle telecamere e chi ascoltava in religioso silenzio. Che poi, a dirla tutta, questo barcamp era stato pensato e organizzato proprio per essere un prodotto da tv. Le 7 ore dell’evento sono state trasmesse in diretta su ben 3 televisioni: via satellite su
Taxi Channel (che ospitava nei suoi locali il barcamp) e via web su TheBlogTv e su Operator11, piattaforma video che ha permesso ad alcuni spettatori da casa di intervenire anche durante la diretta. Insomma mi è parso di stare ad assistere a delle mini-trasmissioni tv piuttosto che a degli interventi da barcamp. A conferma della mia tesi si tenga anche conto che due signori intervallavano e presentavano gli interventi proprio come se fossero un duo di speaker da talk radio.
Per nessun intervento si è fatto uso di slide. Forse vado controcorrente nel dire che ogni tanto qualche immagine o qualche cartello per seguire le parole serve.  
I due interventi più interessanti, secondo me, sono stati quelli di
Tommaso Tessarolo, sulla sua esperienza di Net Tv su piattaforma Mogulus, e quello di Stefano Vitta, che presentava per l’ennesima volta il progetto Fon e tutto il mondo che gli ruota intorno. Lo dico come disclaimer: mi sono sembrati i migliori interventi perché ero direttamente interessato alle cose che dicevano, erano due volti noti, giovani e simpatici. Magari mi sono apparsi migliori solo per questo. Chissà. Può essere. Con Tessarolo potrebbe nascere anche un’interessante collaborazione di cui non vi anticipo nulla.
Il resto delle cose che ho ascoltato mi è sembrata decisamente aria fritta. Con tutto il rispetto per Leo Sorge (
PiùBlog.it) che mi dicono sia un rispettabilissimo giornalista della vecchia scuola. Il suo intervento mi ha fatto simpatia perché ha citato un lavoro che ho fatto per diversi anni (la moderazione per una chat ibrida SMS/Teletext), però, escludendo questo, le sue parole non mi sono sembrate esaltanti o cariche di novità.
Molto buffo e curioso l’ex clown Luca Abete de
Il Ficcanaso Tv (credo che sia campano), uno che adesso fa serivizi giornalistici di denucia sul web e che pare sia riuscito a far passare qualche sua inchiesta su Striscia la notizia.
Calerei invece un velo pietoso sul tizio di Radio Città del Capo, sul suo intervento e su quello successivo. Si è sentito parlare di possibile morte della radio, di Rete, libertà di espressione, broadcast vs. narrowcast, massimi sistemi. Ripeto: tutta aria fritta. Meno teoria e più pratica, ragazzi. Diteci quello che non sappiamo. Eravamo venuti per ascoltare e apprendere qualcosa in più.
Peccato non essere riuscito ad ascoltare
Robin Good. E’ sempre un personaggio. L’ho visto attivissimo con webcam e portatile. Correva avanti e indietro per non farsi scappare nulla. Ha registrato tutto o, meglio, ha mandato tutto in onda per la sua web tv. Ecco, lui è stato uno che, più che raccontarla, la web tv la stava facendo. Un bravo se lo merita. Spiace che si dabba sempre beccare ritiche per i suoi atteggiamenti.
Nella
polemica Vlog Camp vs. PubCamp non voglio entrarci. Maxime mi sta simpatico. Sarei voluto andare a Chieti ma non ce l’ho fatta. Mi sono accontentato del camp romano e (forse) stavolta ho sbagliato.
Mario Adinolfi non s’è visto. Almeno finché ci sono stato io. Stessa cosa dicasi per Derrick De Kerckhove e Fabio Masetti (uno degli organizzatori del primo barcamp romano). Peccato.
Amanda Lorenzani, invece, rimane sempre un belvedere. :-P
Un grazie enorme a Stefania e Roldano. Non ci fossero stati loro credo mi sarei annoiato molto.

Qui tutte le foto che ho scattato al VlogCamp.