Speriamo che sia femmina

Speriamo che sia femmina

Speriamo che sia femmina

di Mario Monicelli (Italia, 1986)
con
Philippe Noiret, Athina Cenci, Bernard Blier,
Lucrezia Lante della Rovere, Giuliano Gemma, Giuliana De Sio,
Stefania Sandrelli, Catherine Deneuve, Liv Ullmann, Elio Drovandi,
Mario Cecchi, Nicola Di Pinto, Nuccia Fumo, Paolo Hendel, Ron,
Paul Muller, Adelberto Maria Merli, Francesca Calò, Simona Cera

Non so fino a che punto considerare questo film commedia e fino a che punto dramma. Cioè quasi tutta la prima parte ti diverte, ti mette un certo sorriso sulle labbra, soprattutto con quel fare cialtronesco del capofamiglia – splendidamente interpretato da Philippe Noiret – o con le stranezze dello stralunato zio Gugo (Bernard Blier). Poi una disgrazia: Leonardo muore. Contemporaneamente le due bimbe fuggono, fanno perdere le loro tracce per andare a vedere un concerto del loro idolo Ron. Tutti i fragili quilibri che sino a quel momento avevano inspiegabilmente retto cedono improvvisamente sotto il peso degli eventi. E siccome dopo la tempesta, si sa, viene la quiete, ecco che la matrona Elena (Liv Ullmann) decide di vendere tutto. Si decide a vendere il casale toscano in cui vivono al contabile che sino a quel momento è stato sempre vigile sugli affari di famiglia. Non senza motivo. Il nucleo originario sembra ormai disperso: un marito appena defunto (nonostante fosse da questo separata da anni), una figlia (Giuliana De Sio) va a vivere lontano con il suo uomo (un buffo professore di glottologia interpretato da Paolo Hendel), la governante di sempre (Athina Cenci) decide di raggiungere suo marito in Australia, dopo tanti anni d’attesa. E ancora: la sorella, una splendida attrice quarantenne (Catherine Deneuve), decide di iniziare a prendersi cura sua figlia, portandosela finalmente con sè a Roma. I troppi dispiaceri, tutti accumulatisi in un sol colpo, sembrano aver dato una svolta netta e decisiva alle sorti della famiglia. Almeno così pare. Fino ad un attimo prima della fine. Poi l’amore trionfa. Tutte le donne fanno forza l’uno sull’altra, tornano a sentirsi vicine, si offrono aiuto reciprocamente, ancora una volta si preparano a rimboccarsi per tirare innanzi – anche perché devono fa fronte a molti debiti. E’ il trionfo del gineceo, che viene celebrato con la frase che dà titolo al film e che viene prounciata come buon auspicio alla fine, quando si viene a sapere che la figliol prodiga, appena ritornata sotto la podestà di mammà, aspetta un figlio.
Perché poi, diciamolo, tutti gli uomini rappresentati in questa pellicola non è che ci facciano proprio una bella figura. Senza paura di essere smentito posso dire dunque che questo è un inno con cui Monicelli ha voluto fare omaggio al sesso femminile.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

Pubblicato da Smeerch

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