Notturno bus

Notturno Bus

di Davide Marengo (Italia, 2007)
con
Valerio Mastandrea, Giovanna Mezzogiorno,
Ennio Fantastichini, Antonio Catania, Roberto Citran, Alice Palazzi,
Iaia Forte, Mario Rivera, Francesco Pannofino, Anna Romantowska,
Ivan Franek, Paolo Calabresi, Marcello Mazzarella, Manuela Morabito

Questo film mi ha stupito in maniera positiva. Mi ha prima incuriosito – ho voluto recarmi in sala per vederlo – poi mi ha sopreso favorevolmente. Mi aspettavo una commedietta all’italiana con attori dalla recitazione sopra le righe, storia banale, incuria nelle musiche, nelle ambientazioni, ecc. Invece devo ammettere che Davide Marengo ci ha saputo davvero fare. Le vicissitudini dei personaggi si incastrano molto bene. La storia fila dritta senza alcuni buchi. I suoi unici punti deboli, se proprio vogliamo trovare il pelo nell’uovo, possono essere 4: la non spiegazione dei canali attraverso cui il microchip arriva a Roma nelle mani di un commercialista, l’organizzazione polacca che vuole mettere a tutti i costi le mani sul piccolo pezzo di silicio, l’inseguimento rocambolesco in autobus (risible spaghetti action) e la dubbia utilità della storia d’amore tra l’agente segreto corrotto e la sua vecchia fiamma.
In Italia non è frequente vedere gialli di questa fattura (se volete potete chiamarli anche thriller o noir, è solo questione di terminologia). Interessante anche la costruzione psicologica dei personaggi: l’autista di autobus genio della filosofia che, dopo aver mollato l’università, è caduto nel tunnel dei debiti da gioco d’azzardo (poker, per la precisione); la piccola giovane ladra di professione dal passato burrascoso e dal fascino irresistibile; la coppia di poliziotti, l’uno rude, burbero, manesco e pasticcione, l’altro freddo, preciso, riflessivo ma debole e ipocondriaco; l’agente  segreto d’esperienza, corrotto ma dal cuore tenero; il cravattaro grossolano, gigante e stupido; il malavitoso di origini slave. Si, vabbè, letti così sembrano tutti un po’ luoghi comuni, un po’ personaggi stereotipi e stereotipati, ma vi assicuro che sullo schermo funzionano. E anche bene. O almeno così come li ha fatti recitare Marengo hanno un qualche senso che vale davvero il prezzo del biglietto.
L’unica recitazione eccessiva mi è sembrata quella di Francesco Pannofino (ma dov’è che ho già sentito questa voce? Sarà sicuramente un doppiatore di serie A. Il suo timbro mi è molto noto) Ma, tutto sommato, forse è anche un bene che sia stato così. La sua figura ha reso il tutto un più po’ leggero, inserendo quel tocco di comicità che non guasta, che permette al film di non prendersi troppo sul serio.
Bravo anche Citran nei panni dell’astuto agente che però è sfigato, deboluccio di stomaco e con gli occhi ipersensibili.
Mastandrea fa il Mastandrea e lo fa bene. Mi è piaciuto. Ormai l’ho digerito, assimilato. Ce ne ho messo di tempo ma adesso lo apprezzo. L’uomo della strada, il romano qualunque, gli riesce benissimo. Di umanità ne ha da vendere. Perfetto nella mediocrità. E non mi si venga a dire che il termine ‘mediocre’ è portatore di un’accezione negativa. Non ne voglio proprio sentir parlare. Prendete lezioni di latino e/o sfogliate un dizionario etimologico.
Giovanna Mezzogiorno è carina… oh se è carina! Molto. Ma non è bella. Non per me. Per cui il ruolo della femme fatale non lo regge propriamente a mestiere. Diciamo pure che non le riesce benissimo. Nelle scene iniziali soprattutto, quando cioè si aggira ipertruccata e con la parrucca riccioluta. Ma non lo si dice per cattiveria: semplicemente questi non sono ruoli per lei. Faccia altro. Le diano altri 10, 100 "Ultimo bacio". A noi va bene così.
Ennio Fantastichini è perfetto. Ma quanto avrà studiato per entrare nel personaggio dell’agente segreto di alto livello? Gli riesce così bene che sembra non abbia fatto altro nella vita. Le espressioni di sofferenza e di uomo sicuro di sè sono tra quelle che gli riescono meglio. Buffissimo quando si mette la vestaglia per frugare sul luogo del delitto. Il condomino tanto infame quanto ficcanaso è un’altra delle figure che gli riescono molto bene.
Iaia Forte ha un paio di scene. Forse tre. E’ simpatica ma qui non ha modo di esprimersi. Peccato. Avrebbe dovuto avere più spazio, anche perché per una volta le hanno affidato un ruolo meno border-line: fa la moglie di un poliziotto. Forse un po’ rompiscatole e troppo poco autoritaria nei confronti di sua figlia. Tutto qui.
Una sola piccola apparizione anche per l’ottimo Catania. Appare nella prima scena del film. Poi buio per tutto il resto della pellicola. Peccato. Vi ho già detto che amo quest’attore e i suoi personaggi?
Mario Rivera fa un po’ il gigante buono, anche se intrerpreta uno strozzino violento e allo stesso tempo babbeo.
Anna Romantowska dovrebbe fare la donna matura dal fascino immutato. Non so se ci riesce poi così bene. Ma la colpa non è del tutto sua, piuttosto è della storia-nella-storia che hanno inserito – diciamo inutilmente – nel film.
Ivan Franek è decisamente valido come mini boss della mala da quartiere. Fa la parte di uno slavo (o albanese?) che fa la bella vita. Lo so, l’ho già detto: sarà uno stereotipo ma funziona. Il suo personaggio gestisce un locale e non perde occasione di infilarsi in affari loschi, quando c’è da guadagnare. Buona interpretazione anche nella scena – non facile – del torturato.
Paolo Calabresi non rende granchè come ricettatore e falsificatore di documenti con la copertura da fioraio. Ma anche in questo caso le scene a lui concesse sono troppo poche per un’accurata valutazione.
Molto interessante la colonna sonora. A parte due pezzi di Daniele Silvestri (il maliconico ed affascinante "Mi persi" su di una tenera scena d’amore e il neo tormentone "La paranza" sui titoli di coda che suona tanto ruffiano ed inappropriato) mi preme segnalare anche le tracce originali composte per l’occasione da Gabriele Coen e dallo stesso Mario Rivera (il Titti del film). Brani di elettronica contemporanea che non risultano per nulla pesanti o acidi. Gradevoli. Mi sono piaciuti molto e – a dirla tutta – non puzzano nemmeno di produzione di casa nostra.
Detto questo devo dire che sono anche un po’ curioso – adesso – di leggere il romanzo omonimo di Giampiero Rigosi da cui è stato tratto questo film.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it