L'ombra del potere

L’ombra del potere
(The Good Shepherd)


di Robert De Niro (USA, 2006)
con
Matt Damon, Angelina Jolie, John Turturro,
Robert De Niro, Alec Baldwin, Tammy Blanchard,
Billy Cudrup, William Hurt, Timothy Hutton, Lee Pace,
Joe Pesci, Eddie Radmayne, Oleg Stefan, Hanna Schiller,
John Sessions, Mark Ivanir, Michael Gambon, Keir Dullea

Ancora non so se questo film mi è piaciuto o meno. Di certo è lungo (167 minuti) e complesso. Nella prima parte difatti si fatica una ventina di minuti prima di iniziare a capirci qualcosa.
E’ un film sui servizi segreti, sull’O.S.S., l’intelligence americana che funzionò durante la Seconda Guerra Mondiale e sulla nascita della CIA, durante l’inzio della Guerra Fredda.
Morale della favola: non ci si può fidare di nessuno. Messaggi paralleli infilati nel sottotesto: la famiglia va a rotoli se le si antepone il lavoro. Spiace che alcune piccole storie siano aperte senza essere richiuse – vedi l’aiuto richiesto al mafioso italiano, splendidamente interpretato da un Joe Pesci invecchiatissimo.
Secondo me poco senso ha anche il rapporto del protagonista con il suicidio di suo padre. Molto affascinanti le intense storie d’amore che il protagonista ha con tre donne: sua moglie, una ragazza sorda e la sua segretaria tedesca. Putroppo – oltre ad essere molto brevi – io lo ho trovate davvero banali.
La struttura narrativa, piena zeppa di flash-back e flash-forward, non rende semplice seguire l’andamento della storia e barcamenarsi tra decine di personaggi e accadimenti.

Il soggetto e la sceneggiatura sono di Eric Roth. Adesso bisognerebbe leggere il suo testo originale per capire se era già confusionario in partenza o se è stata la riduzione cinematografica a complicare le cose.
"The Good Sheperd", messo a confronto con il primo lavoro da regia di De Niro – "Bronx" – lo fa un po’ rimpiangere. Ma tutto sommato non è importante perché da queste parti si continuerà sempre a stimare il grande Bob.
Lodevole il lavoro nella ricostruzione delle location d’epoca. Meno buono quello fatto sul trucco. Per dire: il personaggio di Matt Damon da giovane si differenzia da quello maturo per un solo paio di occhiali inforcati sul naso. Non una sola ruga, né una consistente presenza di capelli bianchi.
Stessa cosa dicasi per la signora Jolie sulla quale hanno provato a far apparire i segni dell’avanzamento dell’età senza però calcare la mano.
Per quanto riguarda le recitazioni nulla da eccepire. Son bravi tutti. Matt Damon forse mantiene un’unica espressione per tutte le 3 ore del film ma, in fondo, qui è questo che gli si richiedeva.
Angelina Jolie mi ha stupito. Credevo fosse un tantino sopravvalutata, invece mostra di saperci fare davvero con la recitazione sia quando fa la giovane sexy e ribelle sia quando mette la testa sulle spalle e si fa carico del peso di una famiglia i cui componenti hanno una grossa deficenza nella comunicazione.
Alec Baldwin è sempre più imbolsito. Ma più ingrassa più mi fa simpatia e tenerezza. Peccato faccia soli 2 o 3 dialoghi.
Mi ha fatto specie vedere Billy Cudrup nei panni della spia cinica coi capelli impomatati. Forse io continuo ancora a vederlo come un giovinastro (vedi "Sleepers").
De Niro è un furbastro: si è riservato un ruolo positivo. Qui fa il grande vecchio saggio che serve lo stato è che è contrito nell’usare il proprio potere con la coscienza che possa trasformarsi in qualcosa di pericoloso. Ma lui d’altronde era il regista e poteva scegliersi il ruolo che più gli piaceva. Come dice il detto? "Chi maneggia festeggia"
William Hurt sufficiente. Non eccelle nè sbaglia alcunché. Fa il suo a modo suo.
Tammy Blanchard fa molta tenerezza nel ruolo della giovane sordomuta. Non è il mio genere di donna ma sono sicuro che ha fatto breccia nei cuori di molti spettatori uomini.
Timothy Hutton fa una piccolissima scena nel ruolo del papà del protagonista. Quest’attore sta invecchiando ma continua sempre ad avere l’aria del primo della classe secchione.
Del fantastico cammeo di Joe Pesci ho già detto sopra.
Su Eddie Redmayre, qui impegnato nel ruolo del figlio del protagonista, non mi voglio esprimere granché. Dico solo che ha una faccia un po’ da rimbambito ma è giovane. Con gli anni avrà modo di rifarsi con altri ruoli.
Michael Gambon è superbo. L’anziano professore inglese gli riesce benissimo. Sembra che non abbia fatto che quel ruolo per tutta la vita. Nell’usare il bastone sprizza classe britannica da tutti i pori.
Peccato per John Turturro. Secondo me è sprecato. Troppe poche scene. Il suo ruolo non è nemmeno di secondo piano.
Ottima la scelta di prendere Oleg Stefan per interpretare l’algida spia russa così come quella di scegliere Lee Pace per il ruolo del burocrate americano figlio di puttana che abusa del potere.
La scena in cui Mark Ivanir fa la spia sottoposta a tortura e al siero della verità è un momento di grande cinema. Da mostrare a chi vuole imparare a recitare.
Keir Dullea è lo stesso che interpretò l’astronauta di 2001 Odissea nello spazio. Ve ne eravate accorti? Io no, sinceramente.
Della colonna sonora posso dire che mi sono piaciuti molto i momenti in cui ci sono feste o incontri pubblici. In sottofondo c’è sempre dell’ottima musica jazz, charlestone, swing, ecc.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.