Ogni cosa è illuminata

Ogni cosa è illuminata
(Everything Is Illuminated)

di Liev Schreiber (Usa, 2005)
con
Elijah Wood, Eugene Hutz,
Laryssa Lauret, Stephen Samudovsky,
Zuzana Hodkova, Boris Leskin

Prima o poi devo decidermi a leggere anche questo romanzo. Il film mi è piaciuto molto, così come mi era piaciuto, tempo fa, il secondo romanzo di Jonathan Safran Foer (Molto forte, incredibilmente vicino).
Qui si narra l’avventura di Jonathan Safran Foer (sì, autore del romanzo e protagonista della storia coincidono) alla ricerca delle origini di suo nonno omonimo, emigrato negli Stati Uniti decine di anni prima. Ad accompagnarlo ci saranno Alex e Alex (nonno e nipote), due personaggi sgangherati che di mestiere aiutano gli ebrei a ritrovare le loro origini pre-Seconda Guerra Mondiale.
Viaggio di formazione per i due giovani, chiusura col passato per il vecchio. In tre percorrono in lungo l’Ucraina, attravero la steppa desolata, alla ricerca del minuscolo paesino, ormai pressochè scomparso, che diede i natali a nonno Foer. Con loro un cane pazzoide che dovrebbe fare da guida per il nonno finto-non-vedente.
La storia è bella. Il ritorno alle origini appassiona molto, nonostante sia un tema abusato nella cinematografia mondiale. Ma forse l’originalità dei lavori di Foer – che per la sceneggiatura di questo film si è messo nelle mani del regista Liev Schreiber – sta tutta nella costruzione dei personaggi, nel mettere l’accento su alcune manie private e personali, come ad esempio il collezionare tutto quello che può aver avuto a che fare con la propria famiglia.
Interessante anche il modo schietto, dissacrante ma anche poetico, con cui affronta dei temi delicatissimi quali l’anti-sionismo di gran parte dell’Ucraina ancor prima della shoah causata dal nazismo.
Di questo film, sinceramente, non ho capito la scelta del titolo ma, per una volta, credo non sia importante.
Per quanto riguarda la recitazione: bravissimi tutti. Cane compreso.
Elijah Wood – mi dicono – rimarrà per sempre legato al personaggio di Frodo, interpretato nella saga de “Il signore degli anelli”. E’ una fortuna, dunque, che io non abbia mai visto neanche un episodio. Tuttavia ritengo che quella di Wood sia stata una scelta davvero azzeccata. La sua faccia da “bamba” è perfetta per il ruolo del giovane americano imbecillotto. Un tizio che ci mette una vita a capire che si trova in un luogo distante mille miglia dai suoi standard cutlurali. Gli occhiali e la pettinatura da nerd sono pressoché perfetti.
Con il personaggio di Alex il breakdancer, Eugene Hutz fa molta simpatia; sin dalla prima scena a tavola, quella cioè in cui si busca un pugno in faccia da suo padre. Sentirlo parlare in quell’inglese sgangherato, senza dubbio imparato attraverso l’ascolto di musica pop americana, è molto divertente. Fenomeno.
Il personaggio di nonno Alex è tratteggiato come scorbutico e riflessivo allo stesso tempo. Ottima interpretazione per Boris Leskin.
Vibranti anche le emozioni che fa vivere Laryssa Lauret, qui nel ruolo dell’anziana sorella di quella che un tempo era stata la ragazza di nonno Foer.
Divertentissimi anche gli strambi personaggi che appaiono durante il viaggio dei nostri, come gli operai addetti alla trivellazione o la proprietaria della locanda in cui il trio si ferma per mangiare e dormire.
La colonna sonora è consigliatissima a tutti coloro che si infervorano per le melodie balcaniche tipiche dei film di Emir Kusturica o delle bande di Goran Bregovich, che poi è un po’ la stessa cosa.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.