Correndo con le forbici in mano

Correndo con le forbici in mano

Correndo con le forbici in mano
(Running with Scissors)

di Ryan Murphy (Usa, 2006)
con Annette Bening, Jill Clayburgh, Jack Kaeding,
Brian Cox, Joseph Fiennes, Kristin Chenoweth,
Evan Rachel Wood, Alec Baldwin,
Joseph Cross, Gwyneth Paltrow

Sono andato al cinema ben disposto e questo film non mi ha deluso affatto. Una bella commedia: originale, nulla di già visto. Se non fosse che a tratti ricorda "The Royal Tenenbaum", il capolavoro di Wes Anderson che tanto mi piacque all’epoca. Per cui quest’accostamento mi sembra tutt’altro che negativo.
Sullo schermo scorre la vita di un ragazzino rimpallato come un pacco postale da un nucleo famigliare all’altro. Abbandonato da sua madre nelle grinfie del suo pazzo psicanalista, il giovane Augusten Burroughs deve vedersela con la strampalata famiglia d’adozione. Un gruppo di persone completamente fuori dal mondo in quanto ad usi e costumi.
Nonostante spesso si rida, non credo che questa sia propriamente una commedia brillante. L’ilarità scatta da situazioni decisamente strambe eppure la vita del protagonista è tutt’altro che allegra. Trattasi dunque di humor nero.
Per inciso: non capisco la scelta del titolo. Di forbici – in mano – se ne vede solo un paio verso la fine del film. Tra l’altro in una scena abbastanza breve. Quale sarà il reale significato, allora?
L’attore che interpreta il protagonista, Joseph Cross, è bravo. Andrebbe premiato. Il film gli gira tutt’intorno. E’ il perno del racconto che – lo ricordo – è tratto da una storia vera, o meglio dal romanzo autobiografico dello stesso Augusten Burroughs. Mai nulla di sbagliato, persino le più complesse scene in cui gli è stato chiesto di provare una miscela di sentimenti come l’odio, lo sdegno, lo schifo, l’abbandono, la solitiudine, il peso delle responsabilità, il desiderio di rimanere innocente, ecc.
Annette Bening mi è piacuta molto in "American Beauty", film grazie al quale ottenne una nomination all’Oscar (la seconda delle tre totali). Qui si conferma una grande attrice. Quella statuetta prima o poi dovranno proprioo dargliela.
Da Thirteen sono passati circa ma Evan Rachel Woods è sempre più carina. Qui la truccano da teenager, una di quelle lolite capaci di scioglierti con un solo sguardo.
Bravissimo Alec Baldwin. – Io lo adoro – Pesa quanto un ippopotamo.Chiunque al posto suo si sarebbe rinchiuso in un villone sulle colline di Hollywood a rimpiangere il passato e a maledire i chili di troppo. Lui invece è uscito fuori a testa alta da questo maxi-imbolsimento. Sta vivendo la sua seconda giovinezza cinematografica. Usa quella stazza per conferire ai suoi personaggi una profondità sorprendente. Qui fa la parte del padre scellerato. Beone, manesco e irresponsabile. Uno che abbandona la famiglia per rivivere eternamente i fasti della virile giovinezza. Avercene di attori così.
Brian Cox fa la parte del pazzoide Dottor Finch. L’aspetto da Babbo Natale fa ancor più di questo personaggio una macchietta estremamente godibile. Uno che riesce a dire le cose più assurde senza mai scoppiare a ridere, né spostare un sopracciglio di troppo. Maestro.
Grande recitazione anche per Jill Clayburg che qui veste i panni di una vecchia casalinga frustrata sull’orlo della pazzia.
Gwyneth Paltrow è fantastica quando abbandona gli abiti della fidanzatina d’america. Quetsi ruoli laidi, più che ambigui le calzano addosso benissimo.
Joseph Fiennes è uno che non mi ha mai detto granché. Una faccia nè carne nè pesce. Ma qui era proprio quello che serviva. Un tontolone adulto. Un gay represso e frustrato che abusa di un ragazzino. Ma quasi con rispetto. Diventa poco credibile solo nelle scene in cui il suo personaggio avrebbe dovuto tirar fuori l’ira funesta maturata negli anni di frustrazione. Peccato. Ma va bene comunque.
Jack Kaeding ha dato il volto ad Augusten Burroughs nelle scene della sua infanzia. Recitare così a soli 10 anni vuol dire essere dei grandissimi attori. Speriamo non si bruci presto con film di cassetta e produzioni inutili. Non abbiamo bisogno di un altro Macaulay Culkin.
Kristin Chenoweth rende molto bene l’idea della biondona senza cervello che piange per un nonnulla e che si fa plagiare dalla fortissima personalità della sua vicina di casa con ambizioni letterarie.
Il regista è quello del serial tv "Nip/Tuck". Complimenti.
Su di una scala da 1 a 10 a questo film darei un bell’8. Gradevole. Per un pubblico adulto, colto e con alto senso dell’umorismo.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

Pubblicato da Smeerch

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7 commenti

  1. Ho letto l’intervista alla famiglia adottiva, arrabbiatissima per il modo in cui viene rappresentata nel film, una delle sorelle lavorava in un asilo e raccontò un episodio ad Augusten in cui si era spaventata perchè i bambini correvano con le forbici in mano e lui evidentemente è rimasto molto colpito da questa frase.

  2. sono riuscita anche a scrivere una castronata (soino umana, meno male!) ho preso Jill Clyburgh per Diane Keaton. Porc… di sicuro non è un brutto film ma non ci sono andata matta ecco.

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