Casino Royale

Casino Royale

di Martin Campbell (Usa, Gran Bretagna, Germania, Repubblica Ceca, 2006)
con 
Daniel Craig, Eva Green, Mads Mikkelsen,
Caterina Murino, Judi Dench, Jeffrey Wright,
Giancarlo Giannini, Ivana Milicevic

Questo nuovo episodio della saga di 007 non mi ha convito un granché. Inizio col dire che film patinati di questo genere è ormai più bravo Soderberg a farli. Uno qualsiasi dei tre episodi della saga di Danny Ocean è di gran lunga meglio di questo 21esimo film sulle vicende di James Bond.
In secondo luogo il fascino originale che aveva questo filone è sparito del tutto o quasi. Hai voglia a cercare di renderlo esteticamente valido! Nella forma la cura dei dettagli c’è, si vede, ma sa tanto di ‘forzato’, non spontaneo, innaturale. Troppo studiato, ecco. Nella sostanza è un film d’azione. Ma un film d’azione come tanti – troppi – ce ne sono, ormai. Hanno finito col rendere il film su 007 un ‘Mission Impossible’ qualsiasi. Il film, s’intende, non la serie tv.
Il primo tempo è tutta un’esplosione, cazzotti he si sprecano, pistolettate che volano, inseguimenti a piedi con evoluzioni esageratamente surreali (il Parkour qui ha regnato sovrano), ecc. Cose, notate bene, che ci sono sempre state nei film di James Bond, ma che ora sanno di già visto. Non sono l’eccezione, ma la norma. Ad Hollywood sono lo stato-dell’arte, sono routine tali da essere inserite persino nella più scrausa delle produzioni per la tv. Basta che di sera accendi il televisore su Italia 1 per poter vedere action movie dello stesso rango. O poco ci manca.
Altro punto dolente: quando mai James Bond ha lavorato in coppia con un agente? Eppure ad inizio film si vede un ragazzetto che segue a distanza gli ordini che mr. Bond gli suggerisce via auricolare.
L’algido agente segreto al servizio di Sua Maestà – finora – non aveva mai pronunciato la frase "Ti amo". Mai. Dico: mai. Un segno di debolezza verso il gentil sesso che era inconcepibile per uno che amava le donne una sola volta e le gettava via. Che se ne serviva solo per avvicinare e gabbare il cattivo di turno. Invece qui hanno avuto il coraggio di mettergli in bocca quelle infamanti parole. Di farlo capitolare. Di farlo innammorare della bella. Di farlo cadere come una pera cotta. A tal punto da rassegnare per lei le dimissioni nelle mani di M.  Ma dico: siamo impazziti?
E dov’è finito quel fascino tipico da bello e impossibile? Dov’è finito quel sorriso beffardo con cui Sean Connery e Pierce Brosnan erano in grado di far scivolare via, addosso al personaggio, anche la situazione più difficile?  Questo Craig più che un dandy inglese mi sembra un muratore. Un operaio tedesco. Non è bello. Non ha fascino. E’ gretto, turzo. Ha i lineamenti troppo duri, marcati. Spigoli ovunque sul volto e corpo da culturista. Dategli un ruolo alla rambo semmai. Il Bond che abbiamo imparato ad amare nei decenni era longilineo, fighetto, a la pàge, non un buttafuori che diventa automaticamente goffo quando gli si fa indossare uno smoking.
Eva Greeen: bella bellissima. Anche molto sexy. Da 1 a 10 le darei sette per il sex appeal. Credo che il suo fascino si sia espresso meglio in altre pellicole – e persino nello spot della Breil. Recitazione: buona. Sufficientemente nella parte. 
Caterina Murino: non pervenuta. Dicono che sia figa. Io non l’ho nemmeno riconosciuta. Che parte aveva?
Judi Dench è un’attrice da Oscar che sta nell’Olimpo della storia dell’Arte Drammatica inglese. Ogni volta che la vedi in un episodio di James Bond ti chiedi se non sia sprecata.
Mads Mikkelsen: algido, com’è giusto che un villain sia. Bravo.
Giancarlo Giannini: rigido. Si vede che recita e non è da lui. Forse non era la persona più indicata per questo ruolo ma poi, sai… quando Hollywood chiama è giusto che un attore della sua portata risponda. Non fosse altro per dare un certo prestigio internazionale all’intera categoria degli attori italiani.
Claudio Santamaria: ridicolo. Con quella faccia da pesce lesso non è credibile come attentatore. O forse è troppo assente. Perfetto per uno che dovrebbe essere senz’anima. Lo intuisci dallo sguardo vacuo. Ci crede, ci crede tantissimo… beh allora lasciamoglielo credere.
I titoli di testa sono una delle poche cose che mi è piaciuta. Fighissima la grafica ispirata alle carte da gioco francesi, incredibilmente moderna ma allo stesso tempo retrò ed elegante.
Nota necessaria: il tema musicale "James Bond" è di Monty Norman, mentre la canzone "You Know My Name" è eseguita da Chris Cornell.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.