Vero come la finzione

Vero come la finzione

Vero come la finzione
(Stranger Than Fiction)

di Marc Foster (USA, 2006)
con William Ferrell, Emma Thompson,
Dustin Hoffman, Queen Latifah, Maggie Gyllenhaal,
Tom Hulce, Tony Hale, Denise Hughes, Linda Hunt
 

Commedia molto divertente e per nulla scontata. Visto tutto il ciarpame che c’è in giro, questo film risulta decisamente fresco ed originale.
Un uomo sulla quarantina, single, di punto in bianco si trova a sentire le voci nel cervello. Anzi una voce, quella di una donna che racconta della sua vita. Crede di essere pazzo ma presto si rende conto che non si tratta di malattia mentale. Se non altro perché la voce della narratrice non parla ‘con’ lui ma ‘di’ lui.
Emma Thompson: da rivalutare. In questo film interpreta una scrittrice tabagista incallita in cerca dell’ispirazione. Un ruolo questo, fuori dallo spettro dei suoi soliti personaggi strappalacrime ma che comunque le riesce benissimo. Al suo fianco troviamo anche una convincente Queen Latifah nei panni di un’assistente con il compito di aiutare l’autrice a superare il blocco dello scrittore.  
Molto divertente la parte di Dustin Hoffman: un professore esperto di narrativa che si occupa anche di fare il bagnino nella piscina dell’Università. Per il protagonista si rivelerà un valido strumento nella risoluzione della delirante situazione di cui è vittima.
A Maggie Gyllenhaal avrebbero voluto dare un’aspetto più sexy ma non credo che ci siano riusciti. Mi spiego: le spalle scoperte, le magliettine attillate e l’intero braccio destro ricoperto da un orrendo tatuaggio non sono sufficienti a dare sex appeal ad una che a momenti ha la faccia da cartone animato. Troppo caruccia, troppo dolce, tutt’altro che aggressiva. Non attizza. Il fatto che la sua interpretazione in "Secretary" sia stata eccellente non basta a trasformarla in una icona sexy.  
Unici due punti negativi: l’attore protagonista e il finale. Io al posto di Will Ferrell avrei preso qualcuno di 5/6 più giovane. Ma forse qui hanno avuto ragione loro. Nel senso che un quarantenne solo fa molta più tristezza di un trentenne. Un attore che si trova ancora negli ‘enta’ avrebbe dato meno il senso della profonda solitudine che, invece, qui il quarantenne Ferrell riesce a tramettere benissimo.
Il finale purtroppo non è all’altezza della tensione narrativa di tutto il resto. Troppo buonista, diciamo. Con una spiegazione inutile che non regge affatto. Bocciato.
Il film comunque, nella sua interezza, mi sento di consigliarlo a tutti. Dovessi votarlo gli darei un sette. Su una scala di dieci (7/10).

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

Pubblicato da Smeerch

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