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Ma stiamo scherzando?

Lo smeerchblog citato in una tesi di laurea? Non ci volevo credere nemmeno io, finché non l’ho visto. Per la precisione si tratta di una segnalazione nella bibliografia della tesi di tale Cristina Taffora "Una nuova opportunità per la comunicazione d’impresa: il Product Placement cinematografico in Italia", pubblicata sul sito TesiOnline.it. La laureanda non cita un mio pensiero ma un post in cui riprendo (copio ed incollo) un articolo da Corriere.it del 16 Gennaio 2004.

Filosofie di vita

Ghemon Scienz

"Somatizzare
mangiare come fosse il modo per ricordarsi come dimenticare".

Ghemon Scienz dal brano "Pace", pubblicato nell’E.P. "Ufficio immaginazione" (2006)

Thank you for smoking

Thank you for smoking

Thank you for smoking

di Jason Reitman (Usa, 2005)
con
Aaron Eckhart, Katie Holmes, Maria Bello,
Rob Lowe, Robert Duvall, Cameron Bright, Adam Brody,
Sam Elliot, David Koechner, William H. Macy

Mi aspettavo forse qualcosa in più ma, tutto sommato, credo che questo sia un buon film. Mi è piaciuto. Mi ha divertito. Pur essendo classificato come ‘commedia’, non genera una ‘risata di pancia’, non ci si sganascia dalle risate. Piuttosto, spesso si ridacchia, si ghigna constatando la furbizia e la faccia di bronzo del protagonista, i suoi escamotage, i suoi infidi giri di parole.
Questo è un film tutto costruito intorno ai dialoghi e ai monologhi del protagonista. Una struttura portante fatta di parole che si adagia, però, e che si adatta perfettamente alle fattezze di Aaron Eckhart: protagonista assoluto. Senza la sua faccia il film non varrebbe nemmeno la metà. Ho avuto modo di apprezzare quest’attore già in “The Departed” e – devo ammetterlo – con questa pellicola si è confermato un bravissimo attore. Un personaggio di primo livello. Intravedo per lui quindi una sfavillante carriera in quel di Hollywood.
Il film narra le vicende del portavoce della lobby americana del tabacco. Un uomo che gira per tutti gli stati al fine di mantenere alta, vincente, allettante, sexy e cool l’immagine del fumo, per cercare di tenere sotto controllo la paura dilagante delle malattie legate all’abuso (e all’uso) di tabacco. Uno squalo senza scrupoli che mente sapendo di mentire. Uno che, nonostante il suo evidente ruolo ultra-negativo, riesce a risultare simpatico allo spettatore sin dalla prima scena. I temi trattati sono i più svariati (successo professionale, comunicazione fraudolenta, rapporto padre/figlio, avidità, opportunismo, sfacciataggine, rivalse, rinascita, etica del lavoro, senso di responsabilità, fiducia, l’essere di esempio, ecc.) ma comunque sembra che l’intento del regista sia tutt’altro che infondere moralismo sulla questione della pericolosità del tabacco per la salute dell’uomo.
Katie Holmes (Ms. Cruise) ha ancora troppo la faccia da bambina per interpretare il ruolo di una giornalista che usa il suo fascino per sedurre l’uomo a cui deve carpire segreti dal valore inestimabile. In questo caso il casting ha toppato. Ma forse, più che altro si è trattato di un evidente caso di nepotismo.
Simpaticissimo William H. Macy nei panni del governatore imbranato e incazzoso, uno che rosica continuamente per i successi e la visibilità del suo avversario, nascondendosi dietro una facciata di tranquillo e bonario padre di famiglia.
A Robert Duvall – vista anche l’età – ormai affidano solo ruoli da vecchio. Poco importa. Lui riesce a recitare ormai qualsiasi ruolo. A vederlo c’è solo da imparare. Il suo personaggio emana un carisma negativo: un uomo ricchissimo, molto anziano, che nonostante l’età continua a preoccuparsi che l’industria del tabacco non cada sotto gli strali del salutismo imperante.
Rob Lowe è spassoso – oltre che ridicolissimo – nei panni di un alto dirigente dell’industria del cinema che ha perso la testa per la cultura giapponese. Peccato che a lui siano state riservate solo pochissime scene.
Dite quello che volete ma secondo me Maria Bello ha grande fascino. Purtroppo qui per lei c’è solo un ruolo secondario: fa la parte di una portavoce della lobby della morte (il terzetto tabacco, alcool e armi).
Ricordate Sam Elliot? L’uomo baffuto seduto nel bar che apre e chiude il film “Il grande Lebowsky”? Beh, qui si cala benissimo nei panni del “Malboro Man”, ossia il testimonial della nota casa produttrice di sigarette, ormai malato terminale a causa di un tumore ai polmoni. Il vecchio cowboy rude e cialtrone gli riesce benissimo.
Anche se non si tratta di un esaltante capolavoro, consiglio a tutti di vedere “Thank you for smoking”. A me è piaciuto.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

Film. Storico personale

pellicola

anno

film visti

2006

78

2005

67

2004

66

Un testo al dì (27/01/07)

“Coriandoli a Natale”
Subsonica
dall’album “Terrestre e varie altre disfunzioni” (2006)

È inutile sai,
il male che fa
il peso di un bacio.
L’hai dato soltanto
perché eri da solo.

La colpa dov’è?
Qua intorno non c’è,
sai dirmi tu dov’è?
In un giorno che piove
Un giorno che tu ti senti
inutile
Coriandoli a natale
e magari ancora troppo stanco
per ricominciare.
Ma scometto
che poi
tu te ne andrai.

È semplice ma
ma non dire che
la vita ti prende
soltanto alle spalle
Ti ha preso in un giorno in cui ti
senti inutile.
Coriandoli a Natale
E magari ancora
troppo stanco per ricominciare.
E magari ancora
troppo stanco per ricominciare. .
In un giorno che ti
senti inutile
Coriandoli a Natale
Ma scometto
che poi
tu te ne andrai.

È inutile sai,
vorrei ma non puoi
toccarmi nel cuore
entrarmi negli occhi
ti ha preso in un giorno che ti senti inutile.
Coriandoli a Natale
Ma scometto
che poi
tu te ne andrai
tu te ne andrai
tu te ne andrai
tu te ne andrai.

Zoro vs. GF7. Puntata 2

Anche questa settimana Zoro ha messo online il suo videocast con il commento alla puntata del Grande Fratello settima edizione. Seconda puntata. Anzi, si è superato. In apertura ha fatto il verso a Enrico Ghezzi seguendo le gesta di Corrado Guzzanti in "Il caso Scafroglia" e ha dato al post il titolo "Ukraina eto Ukraina", citando il mai dimenticato spot della De Agostinil’omonimo brano techno-coatto.

World Oriented Disorganization

Un paio di giorni fa sono stato a pranzo da WOK, un ristorante molto cool nella Stazione Termini, qui a Roma. WOK starebbe per "World Oriented Kitchen". Una specie di fast-food etnico con arredamento minimal molto figo. Ho avuto la sensazione che sia un ristorante di McDonald perché di fronte all’ingresso, vicino alla scala mobile per l’accesso alla Metro B, si trova la grande M dorata, logo del gruppo americano. Leggendo poi lo scontrino fiscale ho letto l’intestazione "Ice Train s.r.l. – Forum Stazione Termini" e lì mi è venuto il sospetto che si tratti di una nuova catena del Gruppo Cremonini, gli stessi proprietari cioè del marchio Chef Express. Un sospetto, non ne ho certezza.
Qui una piccola foto del locale.
Ma il punto non è questo. Il punto è l’organizzazione. Arrivando, durante il tragitto in bus, ho letto con attenzione il menù, che avevo preso qualche giorno prima. Ho deciso di predere il Tori Yoi, un abbinamento di riso in bianco e strisce di petto di pollo. Nel menù c’è scritto "Squisite listarelle di petto panate con sesamo e fritte, accompagnate da riso giapponese al vapore". Prezzo della pietanza: 4,90 Euro. Accanto al nome del piatto c’era un numeretto: il 28. Ho pensato: "una buona idea per permettere a chi ordina di velocizzare le stesse procedure di ordinazione". Così, quando sono arrivato, alla cassiera che prendeva ordinazioni ho detto semplicemente "28". E lei molto candidamente, sorridendo, mi ha detto: "Mi diresti direttamente il nome del piatto, che qui sul terminale ho numeri differenti?" Difatti sullo scontrino accanto a Tori Yoi c’era il numero 11. Siete dei geniacci!

SmeercHouse 25 Gennaio 2007

La scorsa settimana l’appuntamento (ex-fisso) con SmeercHouse è saltato causa impegni personali. Stasera invece la puntata (numero 16 della stagione 4) ha avuto addirittura l’onore di fare da traino a MacchiaRadio. Sebbene con qualche intoppo tecnico sono riuscito a terminare la playlist, per altro rimaneggiata continuamente durante la stessa programmazione.
Nota egotica: stasera record personale: oltre 30 utenti collegati negli ultimi minuti della trasmissione.
Il podcast numero otto qui.

La tracklist:

Dulevànd – Fuggo La Solitudine
Dulevànd – Alla Controra
Le Vibrazioni – Ovunque Andrò
George Michael – My Baby Just Cares For Me
Max Sedgley – Happy (Original Mix)
Death In Vegas – Hands Around My Throat
Tim Hutton – Colours (Freeform Five Mix)
John Legend – Used To Love U
Mona Lisa feat. Lost Boyz – Can’t Be Wasting My Time
Spiller feat. Theo – Sola
A.Skillz and Krafty Kuts feat. TC Izlam – Tricka Technology
Roisin Murphy – Sinking Feeling (Smeerch House Remix)
Subsonica – Coriandoli A Natale

Un uomo ovunque

Sabato scorso anche Nicola Mattina era al Linux Club per il BarCamp Rome. Pare che abbia girato un bel po’ di immagini e ci a fbbia poi fatto un clip… in cui io, ovviamente, sono finito casualmente. :-P

L’arte del sogno

L'arte del sogno

L’arte del sogno

di Michel Gondry (Francia, 2006)
con Gale Garcia Bernal, Charlotte Gainsbourg,
Miou-Miou, Emma de Caunes, Alain Chabat,
Pierre Vaneck, Aurelia Petit, Sacha Bourdo


I capolavori forse vengono una sola volta nella vita. A Michel Gondry è già capitato qualche anno fa con Eternal Sunshine of the Spotless Mind (Se mi lasci ti cancello) per cui questa volta ripertersi era praticamente impossibile. Si tenga anche conto che, a questo giro, lo sceneggiatore non era il geniale Charlie Kauffman. Eppure questo film mi è piaciuto molto. L’ho trovato molto romantico, fantasticamente sentimentale, capace cioè di esprimere sentimenti in un modo molto vivido, vero e spontaneo. Nonostante questo sia un film onirico e visionario. E, credetemi, il che non vuol dire che si tratti necessariamente di una contraddizione in termini.
Gondry è schiavo del sogno. E’ ormai il suo tema portante; lo si è visto in diverse sue pellicole, nei videoclip e persino nello splendido spot che ha diretto per le Adidas 1. Il bello è che il suo sognare non è vissuto come angoscia (almeno non sempre) ma piuttosto è rappresentato con la semplicità – anche tecnica – di una mente infantile. Come a dire che quando siamo assopiti o in dormiveglia il nostro è un cervello puerile . L’uomo che sogna è praticamente un bambino per Gondry.
Il protagonista del film, Stephane, è un trentenne che è rimasto bambino sin dalla separazione dei suoi genitori. Uno che non è affatto cresciuto, soprattutto a livello di subconscio, anche perché ha sempre avuto difficoltà a distinguere la realtà dal sogno. Lo stesso spettatore, attraverso gli occhi del protagonista, fa fatica a comprendere se quello che gli viene mostrato è una situazione reale o se invece si trova davanti agli occhi un mondo onirico. Le difficoltà del nostro Stephane si acuiranno quando s’innammorerà della sua vicina di pianerottolo, Stephanie, una tizia smilza piuttosto restìa a mostrare la volontà di ricambiare lo stesso tipo di sentimento.
Molto bravi entrambi gli attori, anche se Charlotte Gainsbourg a volte mi lascia perplesso. La sua espressione tende ad apparire spesso banale, sembra cioè quella di una che non sa recitare. In questo caso diciamo pure che la faccia da svampitella ci stava bene. Il ruolo probabilmente richiedeva una personalità alquanto effimera.
Simpaticissimi anche gli attori comprimari. Sia i colleghi d’ufficio (su tutti lo spassoso Alain Chabat – Guy) che l’amica della vicina di casa, ossia Emma de Caunes – Zoé.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.