Il diavolo veste Prada

Il diavolo veste Prada
(The Devil Wears Prada)

di David Frankel (Usa, 2006)
con
Meryl Streep. Anne Hathaway, Stanley Tucci,
Emily Blunt, Adrian Grenier, Gisele Bundchen,
Simon Baker, Rich Sommer, Tracy Thoms

Complimenti innanzitutto a Prada. Miglior product placement in un film non si può fare. Il brand nel titolo credo che – al momento – sia il top raggiunto in questo campo. Magari un giorno questo del fashion-movie diventerà un genere, una leva di marketing tradizionale per le griffe di altissimo livello. Per far colpo sulle enormi masse internazionali vale forse più questo che un megastore nelle vie più chic delle capitali del mondo. O mi sbaglio?
"Il Diavolo veste Prada" sarà pure una commediola ma una commediola coi contro-cosi. Gli americani queste pellicole le sanno fare… e pure bene. Lasciamogliele fare.
A me è piacuto. Ti svaga e non ti impegna. La storia non è così orginale: una giovane giornalista provetta smarrisce la retta via per qualche mese, restando abbagliata dal lusso del mondo della moda mentre svolge il ruolo di segretaria per la spietata direttrice della più importante riviste di moda americana. Ritroverà la retta via grazie agli amici e all’amore, ma soprattutto aprendo gli occhi davanti a cose come l’arrivismo, la solitudine, l’ingratitudine, la rivalità e il cinismo. Tutte cose che si nascondono dietro la sottile patina di fascino che ricopre l’ambiente delle passerelle, dei marchi di lusso e dell’editoria.
Inoltre è un film fatto bene. La trama è semplice, chiara, dritta e forse anche un po’ banale. Da commedie leggere come "Il diavolo veste Prada" non ti aspetti di essere sorpreso. Anche perché io, ormai, essendo a contatto il mondo del cinema le trame le so un po’ tutte. Così come i trailer: li vedo un po’ tutti. Dicevo: non è la trama il bello di questa pellicola. Ma i dialoghi, la cura nella scelta delle ambientazioni, degli abiti, della musica. Questi sì che valgono! Anche la recitazione è elemento fondamentale. Dunque lodi (seppure non sperticate) ai curatori del casting e al regista, tale David Frankel.
La pellicola è tratta dal romanzo omonimo di Lauren Weisberger. La sceneggiatura è stata curata, invece, da Aline Brosch McKenna.
Meryl Streep è Meryl Streep. Aver fatto l’Actor Studio è servito. E si vede! Capacissima di recitare qualsiasi parte, risulta perfetta sia come smidollata cantante country in "Radio America" che come arpìa malefica in questo "Il Diavolo veste Prada". Lei è il diavolo. Anzi la diavolessa Miranda Presley, una perfida qaunto ingrata direttrice del magazine "Runway". A voler essere pignoli si può dire che in qualche scena va un tantino sopra le righe ma forse è proprio quello che il copione chiedeva. Bravissimi i truccatori a farle un make-up da straccio depresso nella scena in cui ammette, sconfitta sul piano personale, di essere stata mollata dall’ennesimo marito. Di tutto il suo personaggio superchic stupisce l’acconciatura grigiastra che invecchia molto e ricorda palesemente Crudelia De Mon de "La carica dei 101".
Anne Hathaway è bravissima. Non sbaglia un’espressione. Se dico che ci si innammora di lei in 3 secondi netti si vede che sono di parte? (
Vedi immagine) Non è una strafiga ma i suoi occhioni ti conquistano. Puntano dritto al cuore e bam! Ti stendono. In certi momenti ricorda tantissimo Liv Tyler, quella piccola Aerosmith-dalla-bocca-larga dei bei tempi che furono (vedi "Io ballo da sola"). Questo film consacrerà la Hathaway. C’è da scommetterci. Altro che filmetti Disney! Basta parti da principessina sdolcinata! Fuori il fascino! Ne ha da vendere!
Adrian Grenier è il Riccardo Scamarcio di Hollywood ma – a mio modo di vedere – molto più figo. (
Vedi foto dalla prima losangelina del film) Il suo ruolo è a dir poco delizioso. Un ragazzo che tutte vorrebbero come partner, un compagno gregario che agisce nell’ombra, che parteggia per te anche quando fai le cose sbagliate e che, anzi, cerca di riportarti sulla retta via attraverso la forza dell’amore. Perché per il suo Nate, l’Amore viene prima di tutto, L’Amore con la A maiuscola, quello sincero che si nutre di una convivenza semplice e felice, fatta di piccoli momenti quotidiani. Beh, quel sentimento vince tutto e tutto può sanare. Dio, adoro questa parte!
Date un premio Stanley Tucci. Vi prego. E’ bravissimo nella parte del braccio destro gay del Diavolo. Frocio ma non troppo. Effeminato al punto giusto. Riesce a dotare il suo personaggio di un profilo unico. Cinico e simpatico al tempo stesso. Uno spasso.
Emily Blunt interpreta Emily – guarda caso – l’assistente numero uno di Miranda che viene scavalcata dalla protagonista dagli occhi suadenti. La stronzetta invidiosa e isterica le viene benissimo. Brava.
Ma quanto è magra Gisele Bundchen?!? Non l’avrei mai detto se non avessi visto questo film. Qui intrepreta una specie di redattrice del giornale in cui si svolge gran parte dell’azione. Poche le scene in cui appare. Recitazione appena sufficiente. Bravina. Ma non c’era da fare o dire granchè.
Buona la rappresentazione del gruppetto di amici della protagonista. Alquanto credibile e godibile, seppur un po’ troppo altolocati. Il bello è che, a guardar bene, ci ritrovi un po’ tutti i vizi e le virtù dei tipi 30-something che conosci.
Colonna sonora forse un po’ ruffiana ma, tutto sommato, gradevole. Pezzi pop molto chic e ‘bling bling’. Azzeccati i due brani di Madonna: "Jump", traccia house estratta dal suo ultimo album e lo stupendo classico "Vogue". Intramontabile. Bello ed inaspettato anche l’inserimento di "Seven Days In Sunny June" dei Jamiroquai. Strano: un pezzo made in Britain in un film Usa. Mi ha fatto piacere sentire anche "Here I Am" di David Morales. Se l’hanno inserita in questa mega produzione di successo vuol dire che "The Buddah of House Music" conta ancora qualcosa oltreoceano. Buon per lui. Qui in Europa, ormai, lo schifano tutti.
Da vedere per tenervi al passo coi tempi. Gradevole e poco impegnativo. Una commedia per una tranquilla serata-DVD a casa, tra amici.
Io l’ho visto al Delle Province di Roma. Ex cinema parrocchiale. Oggi sala d’essay decisamente sparatana. Domenica sera, primo spettacolo. Come si dice dalle mie parti: 3 Euro e passa la paura.

Il sito ufficiale americano e quello italiano.
La scheda di
Cinematografo.it, quella di FilmUp, quella di MyMovies.it e quella di Wikipedia.org.